Incontri Cavouriani

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UN TUFFO NEL PASSATO


1 - Locandina
A passeggio nel parco di Santena insieme alla famiglia dei marchesi di Cavour
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Buongiorno Signore e Signori,

benvenuti nel Parco Cavour di Santena. Oggi è il 12 ottobre 1825 e i Benso sono qui a Santena.

Sono presenti il marchese Michele e la moglie Adele, con i figli Camillo, Gustavo e la nonna marchesa Filippina di Sales. Hanno come ospiti i marchesi Giulia e Carlo Tancredi Falletti di Barolo.

Inoltre c’è l’architetto del paesaggio Xavier Kurten, invitato per un sopraluogo nel parco in vista di una risistemazione futura.

Noi passeggeremo nel parco incontrando i padroni di casa, i loro ospiti e la servitù. Ascolteremo i loro discorsi e li commenteremo.

Durante la nostra passeggiata vi parleremo di come si viveva in quel tempo e degli eventi che hanno caratterizzato quell’epoca. Ma vi daremo anche notizie riguardanti la famiglia Benso.

Intanto ecco alcuni dati anagrafici:

Camillo Cavour oggi ha 15 anni e suo fratello Gustavo 19. Michele Benso ha 44 anni, sua moglie Adele ne ha 46 e la nonna Filippina di Sales ne ha 63. È vedova dal 1807.

Soffermiamoci un attimo sulla situazione socio-politica del Piemonte nel 1825.

Siamo in piena Restaurazione. Dieci anni fa è finito il Congresso di Vienna, che ha riportato l’Europa alla situazione prenapoleonica. Sul trono del Regno di Sardegna dal 1821 siede il re Carlo Felice, ultimo re di casa Savoia. In Piemonte, come nel resto d’Europa, vige la monarchia assoluta!

Da poco è tornata la calma dopo i Moti liberali del 1820-21, che sono scoppiati in tutta Italia.

In Piemonte sono stati soffocati nel sangue dall’esercito austriaco, accorso su richiesta di Carlo Felice. I gendarmi austriaci hanno presidiato Torino fino a due anni fa (1823). La repressione attuata da Carlo Felice è stata così severa, che si guadagnò il soprannome di Carlo Feroce.

Carlo Alberto dei Savoia-Carignano è il principe ereditario designato dal Congresso di Vienna. Oggi ha 27 anni ed ha due figli: Vittorio Emanuele di 5 anni e Ferdinando di 3. Risiede a Torino a Palazzo Carignano o nel castello di Racconigi.

I Benso, dalla caduta di Napoleone, tengono una posizione ultraconservatrice, per farsi perdonare i loro buoni rapporti col regime francese. Il marchese Michele ha riconquistato la fiducia dei Savoia e dal 1819 è entrato a far parte del Consiglio Comunale di Torino come Decurione.

Torino è in forte espansione urbanistica e demografica. Abitanti: 1814 = 65.000 1825 = 109.000

Santena è ancora una borgata di Chieri. Qui i Benso hanno la loro dimora estiva. Vicino al castello, sotto la chiesa parrocchiale, c’è la tomba della loro famiglia.

Una raccomandazione

0ggi parleremo di come si viveva a inizio Ottocento. Tenete presente che all’epoca c’era un divario enorme tra i ceti sociali. L’aristocrazia agiata viveva nel lusso; la borghesia era più o meno benestante; il popolo invece viveva in estrema povertà.

L’aristocrazia: rappresentava circa dal 3% al 5% della popolazione

La borghesia (avvocati, banchieri, professionisti, commercianti, alcuni artigiani, …): circa il 10%-12%

Il popolino (contadini e manovali in genere, ma anche tantissimi mendicanti (circa il 10%)): circa 85%

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Fatte queste premesse, cominciamo la nostra passeggiata.

Andiamo verso le cucine del castello dove incontreremo due signore: sono Marieta, la cuoca dei Cavour, e Lina, la moglie del fattore, che abita qui nelle dipendenze del castello.

Assunta e Lucia

Marieta è seduta davanti alle cucine del castello. Sbatte due uova per la merenda di Camillo. Con lei c’è Lina che le fa compagnia.

Lina: Cosa stai preparando Marieta?

Marieta: Preparo la merenda per Camillo. Sai che lui è un gran mangione è goloso come quando era piccolo. È sempre stato vivace, ma adesso all’Accademia militare lo tengono a freno … allora … quando viene a Santena, si sfoga.

Lina: Dov’è adesso? È da un po’ che non lo vedo.

Marieta: È alla Cascina Nuova, a giocare coi figli dei contadini. Prima li sentivo gridare da qui! Corrono come matti, certo che poi ha fame. Camillo ha già 15 anni, ma qui gioca ancora come un bambino.

Lina: Che diversità da suo fratello! Gustavo l’ho visto qui sul terrazzo, sta leggendo tranquillo.

Marieta: Eh sì … sta studiando. Il prossimo anno si laurea. Mi pare … in legge.

Lina: Lui è sempre stato tranquillo, anche da bambino.

Marieta: Adesso poi è anche fidanzato! Mi sa che un altr’anno ci toccherà preparare un bel pranzo di nozze. Sono contenta per lui. Questa Adelaide è proprio una bella ragazza.

Lina: Ed è una marchesina di famiglia moooolto benestante. Anche questo non guasta.

Marieta: Ma dimmi Lina, tuo marito mi ha già preparato i polli per il pranzo di domani?

Lina: Sì sì. Galline e lepri sono già in ghiacciaia. E domani mattina ti mando mia figlia sul presto, per aiutarti a preparare la finanziera.

Marieta: Brava! La finanziera mi porta via un sacco di tempo. Ma tu lo sai, per loro il pranzo non è completo se non c’è la finanziera!

Lina: Adesso ti saluto Marieta. Le galline cantano. Vado a raccogliere le uova. Stame bin.

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Commento

Avete sentito parlare di Camillo, che sta frequentando l’Accademia militare. È già al 5° anno di studi. Il prossimo anno sarà nominato Luogotenente. L’ambiente rigido dell’Accademia non gli è congeniale. L’obbedienza cieca non fa per lui. Tiene testa ai superiori e ai professori, se ritiene di aver ragione. Questo suo atteggiamento altero gli procura molte punizioni. Tuttavia è uno studente diligente. Predilige la matematica e le materie scientifiche. Il suo professore Giovanni Plana lo porta in palmo di mano.

Gustavo è sempre stato tranquillo fin da piccolo. Studioso e riflessivo. Sta per finire Giurisprudenza. Si laureerà il prossimo anno e poi si sposerà con Adelaide Lascaris di Ventimiglia, che è l’ultima discendente dei marchesi Lascaris e dei marchesi Carron di San Tommaso. Porterà una ricca dote, ma soprattutto lascerà ai figli una eredità cospicua, di 2.000.000 di lire (pari a circa 11.000.000 di euro odierni).

Marieta e Lina parlavano del pranzo di domani. A proposito di pranzi … In quegli anni non si usava ancora andare al ristorante! I grandi pranzi erano sempre organizzati in privato, sia nei palazzi signorili, che nelle case dei contadini per coronare attività agricole. Anche in quel tempo esistevano locande e osterie, per i mercanti e i viaggiatori, ma erano locali rumorosi, con pasti semplici. In Europa la ristorazione comincerà dopo la metà dell’Ottocento, con la nascita dei Grand Hotel di lusso, frequentati da un numero sempre crescente di viaggiatori, grazie allo sviluppo delle ferrovie.

Insieme alla ristorazione comincerà anche il turismo. Un turismo non più destinato solo ai giovanotti delle famiglie nobili (Gran Tour), ma a uomini, donne, famiglie…ovviamente agiate. Per adesso, nei primi decenni dell’Ottocento, le famiglie benestanti trascorrevano i mesi estivi nelle ville e nei palazzi fuori città, come questa dimora dei Benso a Santena.

Ancora una cosa, a proposito dei cibi. Avete sentito parlare della GHIACCIAIA. In quegli anni cominciano gli esperimenti per conservare le verdure in barattoli sterilizzati. Ma per il momento la conservazione dei cibi si avvale ancora degli elementi classici: ghiaccio e sale. L’affumicatura da noi era poco usata. La ghiacciaia del castello si trova interrata sotto il cortiletto verso l’abitato.

Adesso proseguiamo la nostra passeggiata e andiamo verso il roseto.

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Vicino al roseto incontriamo la marchesa Filippina di Sales che passeggia nel suo roseto

Buongiorno Signori

Sono Philippine de Sales marchesa di Cavour.

I miei nipoti Camillo e Gustavo mi chiamano Mari-na.

Questo è il mio roseto.

L’ho creato qui una decina d’anni fa, quando sono tornata dalla Francia.

Sapete, sono stata per 7 anni la dama d’onore della principessa Paolina Bonaparte.

In quegli anni l’imperatrice Giuseppina, la prima moglie di Napoleone, aveva una vera passione per le rose.

Fece realizzare a corte un roseto enorme, con migliaia di rose. Ce n’erano più di 250 varietà. Una meraviglia per gli occhi, e che profumo!

Ho imparato tante cose sulle rose. Sono piante antichissime, che venivano già coltivate dagli Egizi, dai Greci, dai Romani... ne ricavavano unguenti e profumi, come noi oggi.

Una curiosità: le rose selvatiche crescono spontanee solo nell’emisfero nord, mai sotto l’equatore.

Che strana la natura!

Insomma, a Parigi mi sono appassionata anch’io alle rose, e quando sono tornata a casa, ho voluto creare qui il mio piccolo roseto.

A maggio, quando fioriscono, passo ore e ore a passeggiare tra queste piante e col pensiero torno indietro a quegli anni…

Non che li rimpianga, sia chiaro! Sto molto meglio qui a casa mia con i miei cari. Ma avevo qualche anno in meno … ed ero più energica.

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Commento

Ovviamente il roseto che vedete oggi non è quello ottocentesco della nonna di Cavour.

È una ricostruzione realizzata nel 2005 da noi Amici di Cavour. In onore di Filippina di Sales abbiamo messo a dimora 44 piante di rose antiche, cioè le varietà conosciute qui in occidente nel primo Ottocento.

Oggi queste rose non ci sono più nei nostri giardini. Noi adesso coltiviamo le rose moderne, nate nella seconda metà dell’Ottocento dall’ibridazione delle nostre rose antiche europee con le varietà cinesi. Le rose moderne hanno una corolla più chiusa e petali dai colori intensi. E soprattutto oggi le rose sono rifiorenti, cioè fioriscono più volte, da maggio a novembre, mentre le rose antiche fiorivano solo a maggio. Ma oggi le nostre rose non hanno più la stessa fragranza di quelle antiche.

Continuiamo la nostra passeggiata

Questa tenuta di Santena è la più frequentata dai Benso, perché qui c’è il loro castello e anche la tomba di famiglia. Ma i Cavour hanno molte altre proprietà. Hanno terreni, cascine e mulini a Trofarello, ai Ponticelli, a Torre Valgorrera vicino a Poirino, a Villanova, a Isolabella, …

Una tenuta si trova in collina, a Grinzane. In realtà il castello e i terreni di Grinzane sono della zia Vittoria e del marito, duca Clermont-Tonnère, (acquistata nel 1815), ma Michele l’ha presa in affitto e la gestisce personalmente.

Infine tre anni fa (nel 1822) il marchese di Cavour ha acquistato una grossa tenuta nel Vercellese

In realtà si tratta di due lotti: Leri e Montarucco, due lotti che facevano parte dell’enorme Principato di Lucedio. Il principato sorgeva attorno all’Abbazia omonima, che era stata fondata dai cistercensi verso il 1100 (nel 1123). Nel corso dei secoli la proprietà della terra passò a molte famiglie nobili ed infine nel 1792 andò ai Savoia.

Poi, negli anni del regime francese, Napoleone donò la grande tenuta al principe Camillo Borghese, a parziale risarcimento delle collezioni d’arte, che i francesi gli avevano requisito.

Alla caduta di Napoleone nacque un contenzioso tra i Savoia e il principe Borghese sul possesso delle terre di Lucedio. Alla fine si giunse alla vendita di tutta la proprietà, dopo averla divisa in vari lotti.

Tra gli acquirenti ci fu proprio il padre di Cavour, che ne comprò appunto due lotti: Leri e Montarucco. Nel 1835 acquisterà anche il vicino fondo di Torrone, intestandolo a Camillo, il suo secondogenito.

Queste tenute del Vercellese faranno la fortuna dei marchesi di Cavour e lo stesso Camillo dedicherà molti anni della sua vita alla gestione di quelle terre.

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Le persone che rastrellano là sotto gli alberi sono Meo e Menico, due contadini della Cascina Nuova.

Sentiamo i loro discorsi.

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Meo: Caro Menico, noi siamo sempre qui, tra queste quattro case, e non sappiamo niente di quello che succede nel mondo. Il cocchiere del marchese mi ha raccontato che a Torino hanno cominciato a costruire un borgo nuovo, lungo il viale del re. E hanno appena finito una piazza enorme che dà proprio sul Po.

Menico: Eh … Da quando non ci sono più le mura di cinta, Torino si ingrandisce a vista d’occhio.

Se continua così Torino diventerà grande come Parigi. Certo che in città ne succedono di cose strane! Mi hanno raccontato che nella piazza del castello, proprio sul tetto del castello, hanno messo uno strumento enorme per guardare le stelle.

Meo: Mah! Chissà cosa c’è poi da guardare nel cielo quando è buio.

Menico: Di, Meo, lo sai quanto è grande questo giardino?

Meo: 60 giornate

Menico: E lo sai quanto è grande la tenuta che il marchese ha comprato a Leri, vicino a Vercelli? 2.000 giornate!

Meo: Boia faus! Chissà quanti contadini ha laggiù. Qui alla Cascina Nuova in due famiglie facciamo tutto. A Leri ne avrà almeno una sessantina.

Menico: Non so. Là è tutto diverso. Coltivano il riso. Sempre coi piedi nell’acqua. Non so se mi piacerebbe.

Meo: Intanto sbrighiamoci, che qui dobbiamo finire prima che faccia buio.

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Commento

Avete sentito parlare della costruzione del borgo nuovo a Torino. Si tratta del quartiere a cavallo delle attuali Via Mazzini e Via dei Mille, che partiva da piazza Carlo Felice e arrivava fino al Po, costeggiando Corso Vittorio. Il nuovo quartiere aveva palazzi signorili, destinati all’aristocrazia e alla nuova borghesia.

La piazza a cui ha accennato Meo è, ultimata proprio nel 1825. A quell’epoca mancavano ancora i Murazzi e lungo le rive del Po erano attraccate molte barche di pescatori e di renaioli. Le sponde del Po da secoli erano piene di panni stessi al sole. Lì le lavandaie andavano a lavare la biancheria dei Signori nell’acqua del fiume.

C’era già la Traversa Michelotti, la diga che interrompeva la navigazione verso valle. Era stata costruita nel 1816 per convogliare l’acqua verso la chiusa che alimentava il Canale Michelotti. Il canale a sua volta portava l’acqua ai mulini della Madonna del Pilone.

Dall’altra parte del ponte è in costruzione la Chiesa della Gran Madre, che sarà ultimata nel 1831.

Il Ponte stesso è nuovissimo; è stato ultimato dai francesi nel 1814, poco prima di lasciare Torino. Al momento è l’unico ponte sul Po, in Torino. Il secondo ponte sul Po, il Ponte Maria Teresa, verrà costruito nel 1840. Il ponte più vicino è quello di Moncalieri. L’attraversamento del fiume però è garantito in più punti da un servizio comunale di traghetti. Il traghetto più trafficato è quello del Valentino.

Sulla Dora, che è più stretta ci sono due ponti in legno. L’ingegnere Carlo Mosca ha in progetto di costruire un ponte in pietra sulla via che porta a Milano, l’attuale Corso Giulio Cesare. Il bel Ponte Mosca a campata unica sarà ultimato nel 1830.

Menico ha accennato all’Osservatorio Astronomico che è stato costruito sul tetto di Palazzo Madama [in sostituzione della vecchia specola che – dal 1759 – si trovava sul tetto dell’Accademia delle Scienze]. Il nuovo Osservatorio è in funzione da tre anni ed è gestito da Giovanni Plana, astronomo reale, che sarà il direttore dell’Osservatorio per 50 anni. L’Osservatorio verrà trasferito a Pino Torinese nel 1912.

Facciamo una tappa sulle panchine lungo l’argine del torrente Banna

Nei primi decenni dell’800 l’istruzione era riservata ai ceti più agiati, che potevano permettersi di assumere precettori privati per dare ai propri figli le nozioni di base. I maschi poi di solito frequentavano l’Accademia militare ed eventualmente l’Università. Ovviamente era diversa l’istruzione impartita alle bambine, che studiavano musica e canto, disegno e pittura, talvolta le lingue straniere e quel tanto di letteratura da poter tenere e frequentare i salotti.

Tutto questo valeva per le famiglie benestanti.

Tra il popolo invece imperava l’analfabetismo. I bambini non andavano a scuola, anzi, spesso lavoravano fin dalla tenera età. Negli anni del regime francese erano state istituite delle scuole per l’istruzione primaria obbligatoria, per tutti i bambini, maschi e femmine. Ma con la Restaurazione questa innovazione venne accantonata.

Tuttavia negli anni 20 si fecero strada idee nuove. Anche in Piemonte cominciarono a circolare le teorie di pedagogisti come Ferrante Aporti, che consideravano l’ignoranza diffusa un male sociale. Queste idee portarono alla nascita dei primi asili infantili gratuiti (1830) e poi ad una istruzione primaria sotto il controllo dello stato.

Ma per arrivare ad un vero ordinamento scolastico pubblico bisognerà aspettare la metà dell’800: legge Boncompagni del 1848 e soprattutto la legge Casati del 1859.

Nel 1825 erano ancora in pochissimi a saper scrivere. Aumenteranno poi lentamente nella seconda metà dell’800 con la diffusione delle scuole.

Un accenno agli strumenti di scrittura.

Nel 1825 si scriveva ancora con le piume d’oca, come nel medioevo. Questo strumento ha avuto ampio successo per secoli e secoli, per la facile reperibilità delle penne d’oca e per la loro resistenza ed elasticità. Ma andavano temperate sovente per rifare la punta, che si consumava in fretta.

I primi pennini in metallo risalgono a metà 800. All’inizio venivano applicati alle stesse piume d’oca, poi a cannucce di legno o d’avorio, sempre riempiti d’inchiostro col contagocce.

Il brevetto della prima stilografica, cioè della penna con serbatoio di inchiostro, è del 1884 e fu una invenzione dell’americano Waterman.

Di sicuro Camillo Cavour scrisse con la piuma d’oca per gran parte della sua vita. Ma il Cavour ministro scriveva già con pennini, montati su artistiche penne in avorio o in argento.

A inizio Ottocento nella nostra penisola la lingua italiana era la lingua scritta dei letterati, come nel Trecento. Nei vari Stati della penisola si parlavano i dialetti locali.

In Piemonte tutti parlavano in piemontese, dal contadino al re. La lingua di cultura invece era il francese, poiché lo Stato sabaudo si estendeva anche oltralpe. Quindi qui da noi chi scriveva diari, lettere, testi vari … scriveva in francese. Questa era la situazione nel 1825.

I nobili e le persone altolocate scrivevano tantissime lettere, perché era l’unico modo per comunicare a distanza. Gli stessi marchesi di Cavour tenevano una fitta corrispondenza anche solo tra Santena e Torino. Camillo Cavour, in vita sua, ha scritto migliaia di lettere.

Pensate che il suo Epistolario - ad oggi - contiene circa 8600 lettere (scritte tra il 1815 e il 1861), a cui si aggiungono circa 7000 lettere di risposta. Una mole di corrispondenza da riempire 21 volumi, curati dal prof. Carlo Pischedda e dalla nostra Socia, la dottoressa Rosanna Roccia.

L’uso del telegrafo si diffonderà a metà Ottocento e in parte i telegrammi soppianteranno la corrispondenza postale.

Ma torniamo al discorso della lingua. Di lì a poco, negli anni 30 e 40 si farà strada l’esigenza di sostituire il francese con l’italiano. Infatti il movimento liberale, che aspirava a unificare l’Italia, sentiva l’esigenza di una lingua comune per tutta la penisola. Il motto è: Una nazione, una lingua.

Nel 1848 lo Statuto Albertino imporrà l’italiano come lingua ufficiale del Parlamento. E dagli anni 40 la maggior diffusione dei giornali abituerà anche i piemontesi all’uso dell’italiano. Tuttavia ancora nl 1861, al momento dell’Unità, solo il 2,5% della popolazione era in grado di esprimersi in italiano.

Proseguiamo nella nostra passeggiata.

Ci fermiamo in questo punto del sentiero perché qui abbiamo una bella vista frontale del castello.

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Nel 1825 il castello era un po’ diverso.

Innanzitutto aveva un piano in meno sul corpo centrale. Le due ali invece, con un piano in più, svettavano come due torri. L’edificio verrà sopraelevato verso il 1840. Nel 1825 là su questa facciata c’era un balcone che correva sopra il piano nobile e serviva a collegare – seppure esternamente – le due ali del palazzo, che – a quel piano – erano separate dal soffitto altissimo del salone centrale. Il balcone venne eliminato durante i restauri effettuati dagli eredi dei Cavour a cavallo del 1880. Le decorazioni sopra le finestre risalgono a quella stessa epoca.

Anche il parco era diverso.

Nel 1825 qui davanti al castello c’era un prato rettangolare, delimitato ai lati da due viali di platani, a loro volta intersecati perpendicolarmente da due viali di carpini, probabilmente tenuti a siepe. Il resto della tenuta veniva utilizzato come fondo agricolo e si estendeva a sud fino al torrente Banna, comprendendo tutta l’area golenale. A est la tenuta andava oltre l’attuale circonvallazione e arrivava fino a San Salvà.

In fondo al parco esisteva già la Cascina Nuova, costruita nel 1805, per sostituire la vecchia Cascina Margheria, ormai cadente. Sulla collinetta c’erano ancora i filari della vigna.

Ma negli anni Venti il marchese di Cavour aveva in mente di trasformare tutta la tenuta in un parco all’inglese, secondo la moda dell’epoca. D’altronde i Cavour erano ormai una delle famiglie più in vista di Torino e volevano mettere in risalto il loro status. Qui a Santena possedevano questo bel palazzo per trascorrere l’estate e ricevere ospiti. Bisognava adeguare anche il parco.

Perciò il marchese Michele ha chiesto la consulenza di un artista del settore. Nientemeno che il Direttore del parco del Castello di Racconigi: Xavier Kurten, il quale da dieci anni era al servizio di Casa Savoia.

Perciò questo luogo, nel 1825, sta per cambiare completamente. Anzi, più che un cambiamento, qui si prospetta una vera rivoluzione.

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Ma ecco che si sta avvicinando proprio Xavier Kurten.

Signor Kurten! State facendo un sopraluogo?

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Ohhh! Buongiorno Signori!

Sì, sto facendo un sopraluogo e vi dirò che sono molto soddisfatto. Quello che ho visto mi ha entusiasmato Questo giardino è piccolo … certo non da paragonare a quelli dei Savoia. Ma nel suo piccolo è ricco di potenzialità da sfruttare per creare un bel parco romantico all’inglese.

C’è quella collinetta laggiù che movimenta un po’ il terreno. C’è lo stagno, che tornerà utile per creare un ambiente acquatico.

Vi dico cosa ho in mente.

Innanzitutto … via i terreni agricoli. E via tutte le geometrie e le simmetrie. Creerò tre grandi prati: uno qui davanti al castello, ma più grande e di forma irregolare; il secondo laggiù verso la collinetta; il terzo, il più esteso, andrà da qui fino alla Cascina Nuova. Attorno ai prati traccerò dei sentieri sinuosi, ombreggiati da molti alberi; alberi mai allineati, ma disposti in ordine sparso, come in natura.

Questi viali rettilinei spariranno. Lascerò solo due gruppi di platani laggiù, a fare da cornice al castello. Ma tutti gli altri li disporrò lungo i sentieri. Qualche bell’esemplare magari starà bene isolato in mezzo ai prati.

E tutti quei carpini mi serviranno per realizzare qua e là dei boschetti, dall’aspetto molto naturale. Consiglierò al marchese di mettere sotto i carpini qualche panchina, o meglio ancora qualche rudere di colonna disposto a terra. Saranno zone di sosta per chi passeggia, aree invitanti come piccoli salotti all’aria aperta.

Oltre ai platani e ai carpini ho visto che ci sono anche delle querce e qualche faggio rosso. Benissimo, torneranno utili per creare delle macchie di colore.

Ovviamente a tutti questi alberi nostrani aggiungerò anche delle piante esotiche.

Nei vivai piemontesi si trovano con facilità alcune specie che arrivano dall’America, come le catalpe o gli aceri del Canada. Sono molto belli anche i Liriodendri, che diventano alberi maestosi, altissimi, con fiori simili a tulipani. Attorno allo stagno metterò quei cipressi calvi che in America crescono bene nelle zone paludose. E poi certamente qualche liquidambar, che d’autunno hanno colori splendidi.

Aggiungerò anche qualche specie orientale, per esempio le sophore giapponesi o i ginko biloba, che hanno delle foglioline tenere, a forma di ventaglio: in autunno diventano giallo oro.

Ah … dimenticavo. Serviranno anche molti ippocastani, che arrivano dai Balcani. Qui ce ne sono già alcuni esemplari molto belli, ma ne farò arrivare altri, perché in primavera hanno una fioritura spettacolare, a pannocchia, con fiori bianchi o rosa. E d’estate hanno una bella chioma frondosa, adatta per ombreggiare i sentieri.

Ma adesso, Signori miei, devo andare. Il marchese mi aspetta. Chissà come sarà contento del mio progetto.

Buon pomeriggio!

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Commento

Allora, avete sentito il progetto del Kurten. Ora guardatevi attorno e lo vedrete realizzato. Ecco i tre grandi prati, i platani maestosi, i boschetti di carpini, le querce, i liquidambar, … A distanza di 200 anni l’impostazione è ancora quella.

Certo, in due secoli molte piante sono morte, altre sono state sostituite o integrate. Ma è stata sempre mantenuta l’impostazione originaria.

La novità più vistosa sono queste corde che delimitano i camminamenti. Di sicuro non sono compatibili con la naturalezza dei parchi all’inglese. Il Kurten sarebbe inorridito. Ma noi oggi dobbiamo privilegiare la sicurezza dei visitatori e siccome molti alberi plurisecolari possono essere fragili e rischiosi, noi dobbiamo evitare che le persone si avvicinino a questi esemplari. Quindi il Kurten ci scuserà.

Vorrei ricordarvi che, di tutti i parchi curati dal Kurten (una quindicina in tutto), questo di Santena è l’unico aperto al pubblico 7 giorni su 7, gratuitamente. Noi abbiamo la fortuna di poter ammirare il capolavoro di un grande artista, passeggiando in un museo a cielo aperto, in cui le opere esposte sono vive.

Proseguiamo la nostra passeggiata

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Qui incontriamo Adele de Sellon, la mamma di Cavour, con la sua amica Giulia di Barolo.

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Adele: Sentite queste urla?

Giulia: Sì, arrivano dalla cascina

Adele: È il mio Camillo! Non direste che un cadetto dell’Accademia militare possa comportarsi come un bambino. È così irruento!

Giulia: Ma è normale, cara Adele. Camillo è un ragazzo vivace, che reprime la sua esuberanza a scuola per tutta la settimana e qui a Santena si sfoga.

Adele: Sapeste che dispiacere ha dato a suo padre per la faccenda di Carlo Alberto.

Giulia: Ma cosa è successo di preciso?

Adele: L’anno scorso, quando il principe di Carignano è rientrato a Torino, ci aveva fatto l’onore di nominare Camillo tra i suoi paggi. Ma Camillo l’ha presa molto male. Trovava poco dignitoso indossare la livrea rossa. Si sentiva svilito nel fare inchini e riverenze. A forza di brontolare, i suoi mugugni sono arrivati alle orecchie del principe, che lo ha esonerato.

Giulia: Non è un cattivo ragazzo, ma è molto orgoglioso, ha un’alta stima di sé. Pensate che mi ha detto che ha sognato di essere primo ministro del Regno!

Adele: Oh che sfacciato! Ma basta! Cambiamo argomento, parlatemi dei vostri progetti.

Giulia: Ne abbiamo tanti in questo momento! Palazzo Barolo è così vasto che c’è spazio per tanta povera gente. C’è chi viene per un piatto di minestra e chi per ripararsi dal freddo. Accogliamo anche tanti bambini piccoli, così le loro mamme possono lavorare. Sapeste Adele quanta gente povera c’è a Torino!

Adele: Siete instancabile! Pensate a tutti …

Giulia: Vorrei poter fare di più. Sto pensando di farmi aiutare dalle suore, magari suore specializzate nell’insegnamento e nell’educazione dei bambini. Con Tancredi pensiamo addirittura di creare un nuovo ordine di suore … Chissà vedremo.

Adele: Mari-na mi ha raccontato che andate anche dalle carcerate …

Giulia: Sì, povere donne. Cerco di portare un po’ di conforto anche a loro. Quasi tutte sono donne buone, finite in carcere per la miseria delle loro vite. Ho in mente di insegnare a leggere alle carcerate e di procurare un lavoro, almeno alle più giovani. Per dare loro una speranza per il futuro.

Adele: Come siete generosa Giulia! Contate anche su di me e su Mari-na. Se possiamo fare qualcosa per darvi una mano …

Giulia: Grazie Adele. Il vostro aiuto sarà prezioso. Però … purtroppo non posso fare nulla per il nostro caro amico Pellico. Già da tre anni si trova in quel tremendo carcere, lo Spielberg.

Adele: Povero Pellico. Un uomo così mite. Proprio non mi spiego come gli austriaci possano considerarlo un soggetto così pericoloso.

Giulia: Prego per lui tutti i giorni. Che il signore gli dia la forza di resistere.

Adele: Venite Giulia, facciamo due passi. Andiamo a cercare i nostri mariti.

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Commento

Una precisazione: Mari-na è la nonna Filippina di Sales. Un tempo si usava chiamare in nonni Mari-na e Parin, cioè Madrina e Padrino, perché spesso erano i nonni a tenere a battesimo i nipoti.

Partiamo dalla vicenda di Camillo “paggio” di Carlo Alberto.

Dopo i moti del 1821, Carlo Alberto ha vissuto per tre anni a Firenze con la sua famiglia. Il re Carlo Felice non gli perdonava l’appoggio che aveva dato ai liberali piemontesi. Tuttavia Carlo Alberto era pur sempre l’unico erede al trono, riconosciuto dal Congresso di Vienna (come erede legittimo). Nel 1824 gli fu concesso di rientrare in Torino.

Quindi Carlo Alberto è a Torino da appena un anno. Vive a Palazzo Carignano, dove ha provveduto a ricostituire la sua corte e la servitù. Tra i paggi di corte inserì anche il giovane Camillo, che era un cadetto dell’Accademia Militare.

Ma, come abbiamo sentito, Camillo non lo ritenne un onore. Svolse malvolentieri il suo compito, sempre brontolando, finché venne esonerato dagli incarichi di corte. Un sollievo per lui, ma un grande disonore per la famiglia.

Ora parliamo di Giulia Colbert. È stata damigella d’onore della prima moglie di Napoleone, Giuseppina di Beauharnais, ed è proprio alla corte francese che ha conosciuto Tancredi Falletti marchese di Barolo. Si sposarono nel 1806 e vissero a Parigi fino al 1814. Poi rientrarono a Torino, stabilendosi a Palazzo Barolo.

I coniugi non ebbero figli, ma erano animati da un grande spirito di carità cristiana. Avevano a disposizione un patrimonio enorme, essendo tra le famiglie più ricche d’Europa. Perciò si dedicarono fin da subito all’assistenza dei poveri della città. Molti locali di Palazzo Barolo furono adibiti a mensa o dormitorio per chi non aveva una casa. Alcune sale ospitavano orfanelli o figli di donne lavoratrici.

Nel 1834 i marchesi di Barolo fonderanno la Congregazione delle Suore di Sant’Anna, a cui affideranno la cura e l’educazione dei fanciulli. I nostri Benso, anch’essi dediti alla beneficienza, come molti altri nobili, nel 1835 apriranno qui a Santena una scuola per le bambine e chiamarono proprio le suore di Sant’Anna per dirigere la scuola. Le suore di Sant’Anna sono rimaste a Santena per quasi 200 anni, gestendo per anni l’asilo infantile e in parte anche l’ospedalino del vecchio ospizio Forchino.

Insomma, in mancanza di un sistema di assistenza pubblica, nell’800 erano i privati e le congregazioni religiose ad occuparsi dei bisognosi: dai carcerati, ai poveri, agli orfani, ai diseredati …

Un accenno a Silvio Pellico. Piemontese di nascita, si era trasferito in seguito a Milano, dove aveva aderito alla società segreta dei Federati e, tra il 1818 e il 1819, fu attivo come direttore del periodico Il Conciliatore, che propagandava idee liberali. Scoperto dagli austriaci, nel 1820 fu arrestato insieme a Pietro Maroncelli. Vennero entrambi processati e condannati a morte. La pena fu poi commutata in carcere duro, da scontarsi nella fortezza dello Spielberg a Brno, in Moravia. 20 anni per Maroncelli, 15 per Pellico. Pellico sarà scarcerato nel 1830 e verrà assunto come segretario dai marchesi di Barolo, carica che ricoprirà fino alla morte, nel 1854.

Adesso andiamo incontro ad altri due personaggi.

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Stanno arrivando due eleganti signori. Sono Michele marchese di Cavour e Carlo Tancredi marchese di Barolo.

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Michele: Caro Bareul, avete poi trovato il terreno che cercavate?

Tancredi: Si, dovrei perfezionare l’acquisto a breve. Sono 4 giornate, più che sufficienti per il nuovo cimitero di Torino. Il terreno è abbastanza lontano dall’abitato, come stabilisce la legge. È vicino alla confluenza della Dora nel Po, a Regio Parco. Noi Decurioni ne parleremo nella prossima seduta del Consiglio.

Michele: I Torinesi ve ne saranno grati! ... Voi e Giulia avete un gran da fare. Troverete il tempo di andare qualche giorno a Barolo?

Tancredi: Oh sì! Ci andremo il mese prossimo. Ho fatto arrivare un enologo dalla Francia. Sta studiando le nostre uve. Dice che sono di altissima qualità. Spero di ricavarne un vino da re! Se il nostro castello non fosse così distante ci potremmo andare più spesso, ma, sai … sono quasi 10 ore di carrozza e Giulia arriva stanca morta.

Michele: Eh … lo so. Anche Grinzane è lontana. Per me è una faticaccia seguire bene quelle terre. Ma lo faccio per mia cognata Vittoria. Spero che i ragazzi tra qualche anno possano darmi una mano.

Tancredi: Magari tra qualche anno ci andremo in treno. Avete sentito la novità? In Gran Bretagna hanno costruito una strada ferrata per treni passeggeri, con grossi carrozzoni, che viaggiano veloci su rotaie di ferro.

Michele: Ho sentito, ho sentito. Più niente cavalli, dicono che c’è una locomotiva a vapore, che tira tutto il treno di vagoni. Parlano di 20 km l’ora. Sarà vero?

Tancredi: Ne parlavano l’altro giorno in piazza San Carlo al Caffè Gianotti.

Michele: Anche lì, avete visto che novità? Tutte luci a gas. Mai visto una cosa simile. Gianotti ha voluto fare le cose in grande.

Tancredi: Anche se è un locale nuovo, fa già concorrenza a Fiorio.

Michele: In effetti è pazzesco vedere come si è ingrandita Torino, da quando non ci sono più le mura.

Tancredi: Al botteghino Carpano di Piazza Castello dicevano che Torino fa quasi 110.000 abitanti. Eh … il progresso!

Michele: Progresso, sì. Ma anche un occhio attento alle cose antiche! Avete visto che roba il Museo Egizio?

Tancredi: Sì. Ero presente l’anno scorso all’inaugurazione. Quella collezione del Drovetti è fantastica! Ce la invidiano tutti, inglesi e francesi in testa.

Michele: …. Che dite? Avete voglia di fare due passi? Vi porto a vedere la nostra Cascina Nuova. Anche qui a Santena ci stiamo ingrandendo.

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Commento

Il marchese di Barolo parlava del nuovo cimitero di Torino, da costruirsi a Regio Parco. L’opera verrà inaugurata nel 1829. Il costo totale risulterà di 375.000 lire, di cui 300.000 donati dal marchese Tancredi.

Nel 1825 sia Tancredi che Michele erano Decurioni del Municipio di Torino. Tancredi sarà sindaco nel 1826-1827. Michele invece sarà Sindaco di Torino nel 1833 e poi Vicario di Polizia dal 1835.

Le due tenute di Grinzane e di Barolo distano appena 7-8 km una dall’altra. Ma distano una settantina di km da Torino. Per l’epoca il viaggio in carrozza durava una decina di ore, con almeno una tappa per cambiare i cavalli.

Santena – Torino invece sono una ventina di Km e quindi bastavano due o tre ore di carrozza.

Il castello di Barolo era la tenuta di famiglia del marchese Tancredi. La tenuta di Grinzane era stata acquistata dal Duca Clermont-Tonnère e dalla moglie Vittoria de Sellon, zii di Camillo, nel 1815 e poi affittata al cognato Michele, che la gestì personalmente fino al 1831-32. Poi affidò l’incarico al figlio Camillo.

Entrambi i marchesi vi coltivavano soprattutto vigne e negli anni Trenta e Quaranta i Barolo e lo stesso Cavour riusciranno a lavorare le uve di Nebbiolo, trasformandole nel pregiato Barolo (il re dei vini, un vino da re).

Tancredi e Michele accennano ad un avvenimento straordinario. Nel 1825 in Inghilterra venne inaugurata la prima ferrovia al mondo per trasporto passeggeri e merci: la Stockton-Darlington lunga 40 km. Su quel primo treno a vapore i passeggeri viaggiavano su carrozze stradali, caricate sul pianale dei vagoni ferroviari. Il primo treno con carrozze ferroviarie per passeggeri è del 1833.

All’epoca la velocità del treno a vapore era di circa 20 km/ora, contro gli 8-10 delle diligenze.

Il Caffè Gianotti, di cui avete sentito parlare, è il futuro Caffè San Carlo. Il locale ha aperto nel 1822 e fu il primo locale pubblico d’Italia a dotarsi di illuminazione a gas. Fin da subito fu frequentato da intellettuali liberali e patrioti. Nel 1837 verrà chiuso per attività sovversiva e riaprirà poco dopo con la nuova gestione del signor Vassallo, che lo farà restaurare con pregevoli decorazioni, alcune sopravvissute fino ad oggi. Negli anni 50 sarà il salotto dei riformisti risorgimentali. Sarà luogo d’incontro di uomini come Cavour e D’Azeglio.

Nel 1942-43 il locale subì danni gravissimi per i bombardamenti. La ricostruzione durò molti anni. Il locale ha riaperto nel 1963 col nome di Caffè San Carlo.

Il Botteghino Carpano si trovava in piazza Castello, angolo via Viotti. Qui dal 1786 c’era la bottega dove Antonio Benedetto Carpano produceva il suo vermut. Per tutto l’800 i torinesi si diedero appuntamento da Carpano per l’aperitivo. Il negozio ha chiuso nel 1916 e poi è sparito del tutto col rifacimento di Via Roma negli anni 30 del ‘900.

Ed infine Michele e Tancredi hanno accennato al Museo Egizio, che venne allestito nel 1824, con l’acquisto da parte di Carlo Felice della collezione di 8000 pezzi di antichità egizie di Bernardino Drovetti.

Il viaggiatore e collezionista piemontese Carlo Vidua, che fu il principale mediatore nella compravendita, aveva scritto al re di Sardegna che la collezione Drovetti avrebbe rappresentato un notevole arricchimento culturale per Torino, attirando anche l’interesse dei visitatori forestieri. Le sue parole sono state profetiche: a 200 anni di distanza è ancora uno dei musei più visitati di Torino.

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In chiusura

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Innanzitutto vogliamo ringraziare il Museo di Cultura popolare e contadina di Villastellone che ci ha prestato alcuni strumenti agricoli dell’epoca.

E poi ringraziamo il nostro tecnico del suono Dario Zangirolami, che ci ha sempre preceduti per garantire il buon funzionamento dei microfoni.

E infine vi presento il CAST dei nostri attori, tutti Soci degli Amici di Cavour e/o dell’UniTre di Santena e Cambiano:

Irma Genova
MARILENA LISA
ASSUNTA BRANCATELLI
lucia cane
Irma Eandi
Roberto Valle
Aurelio Riva
Flavio Rainero
Carla Eandi
Anna Migliore
Ugo Baldi
Roby  Ghio

Lasciateci sottolineare una finezza: il marchese Michele, che è stato Sindaco di Torino nel 1833, OGGI è stato interpretato da Roby Ghio, che è l’attuale Sindaco di Santena.

Dario Zangirolami

N.B.: Tutte le fotografie sono state gentilmente messe a nostra disposizione dal nostro fotografo ufficiale: Paolo Brancatelli.

FINE