Costantino Nigra diplomatico, poeta, uomo di mondo


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Di Grazia Zoffoli

Che dire di Costantino Nigra!

Un uomo, dai più, quasi dimenticato nel nostro paese ma che ebbe un ruolo veramente importante nella unificazione italiana.

Tant’è che l’ASSDIPLAR , associazione nazionale che riunisce i diplomatici italiani a riposo, è intitolata a colui che è considerato il primo diplomatico che si adoperò per l’Unità nazionale, Costantino Nigra. Questa titolazione ci fa capire la rilevanza che questa figura di patriota italiano ha avuto nella nascita e nello sviluppo del nostro paese e nell’affermazione della diplomazia italiana di tutti i tempi.

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Émile Olivier (by Pierre-Louis Pierson, 1870)

Scriveva di lui il Ministro del Secondo Impero francese Emile Olivier nel 1871:“Nigra riuniva ad una grazia e flessibilità seducente la più chiara fermezza di spirito. Quando si negoziava con lui, in un primo momento si sarebbe potuto credere che egli avrebbe ceduto su tutto, tanto sembrava preoccupato di non ferire nessuno; ma quando si giungeva al punto decisivo della discussione, d’un tratto la sua figura diventava grave, i suoi occhi fissavano con una penetrazione ferma e là dove voi avevate sperato di trovare una debolezza incontravate una irriducibilità”

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Nigra e Cavour

Costantino Nigra fu il braccio destro di Cavour dal momento in cui fu eletto Presidente del Consiglio del Regno di Sardegna nel 1852, sino alla sua morte nel 1861. Successivamente ne proseguì l’impegno contribuendo al completamento del sogno di Cavour che voleva riunire in un unico Paese i sette Stati in cui la nostra penisola era divisa.

Tra i due, nel periodo 1857-1861, nacque un epistolario straordinariamente dettagliato, che descrive, passo a passo, tutte le varie fasi dell’unificazione; un racconto completo ed interessantissimo dove si può notare un’unione intellettuale tra Cavour e Nigra e da cui emerge chiaramente il ruolo fondamentale che Nigra svolse per unire il Paese.

Note biografiche e carriera diplomatica fino al 1861

Lorenzo Annibale Costantino Nigra nacque a Villa Castelnuovo, oggi Castelnuovo Nigra, in provincia di Torino, l’11 giugno 1828, primogenito di Ludovico, chirurgo, e di Anna Caterina Revello.

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Ludovico Nigra 1785-1865 e Caterina Revello

Gli abitanti del piccolo borgo della collina canavesana vivevano quasi tutti di agricoltura, di pastorizia e di emigrazione, mentre i genitori di Nigra erano benestanti appartenenti alla borghesia delle professioni e della cultura. Il padre, nato nel 1785, aveva preso parte come sanitario alle guerre napoleoniche ed era stato parzialmente coinvolto nei moti liberali del 1821. La madre, nata nel 1794, proveniva da un’antica famiglia di notai.

Con un’inclinazione per la poesia e le lettere comune a gran parte dei suoi coetanei colti, Nigra nell’autunno 1845 si trasferì a Torino per seguire i corsi di legge, la laurea più prestigiosa e ambita. Poté frequentare l’università grazie a una borsa di studio del collegio delle Province, che da più di un secolo incanalava l’ascesa sociale di giovani meritevoli di modesta estrazione, rappresentando il vivaio del futuro ceto dirigente borghese. Il biennio 1846-47 fu per lui l’inizio dell’apprendistato politico, nel clima di entusiasmo liberale per l’ascesa al soglio pontificio di Pio IX, per il cauto avvio delle riforme da parte dei sovrani e per le suggestioni del giobertismo.

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Nigra ventenne

Nel 1848, allo scoppio della guerra del regno sardo contro l’Austria si arruolò volontario. Inquadrato nella compagnia degli studenti aggregata al corpo dei bersaglieri, partecipò a quattro combattimenti e fu ferito. A campagna finita terminò gli studi conseguendo la laurea in diritto civile ed ecclesiastico, ma conservò la vocazione di poeta, caldeggiata dai suoi stessi professori. Tuttavia, la mancanza di risorse familiari lo costrinse a cercarsi un’occupazione nell’amministrazione pubblica, presentandosi al primo concorso disponibile, per applicato volontario presso il ministero degli Esteri.

Iniziò nel 1851 il biennio di praticantato senza retribuzione. Era inappuntabile nei doveri d’ufficio, colto, pronto d’intuito, discreto, di persona bella ed elegante.

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Massimo d'Azeglio 1798 -1866

Massimo D’Azeglio, in quel periodo ministro degli esteri e presidente del consiglio, lo volle come segretario personale per il disbrigo della corrispondenza; la stima fu tanta che lo invitò alle nozze della propria figlia con il marchese Ricci.

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Camillo Benso Conte di Cavour di Achille Astolfi

Quando nel novembre 1852 Camillo Benso di Cavour subentrò nella presidenza del Consiglio a Massimo d’Azeglio, quest’ultimo, nel passaggio delle consegne, gli segnalò le qualità dello sconosciuto applicato volontario.

È una invenzione degli apologeti che Cavour fosse immediatamente colpito dalla personalità del giovane. In realtà, fino alla missione a Parigi e a Londra del novembre-dicembre 1855, il conte, pur apprezzandone le qualità, continuò a servirsi dell’impiegato come addetto alla trascrizione della corrispondenza.

Concluso il volontariato, Nigra divenne dal 1° agosto 1853 applicato nel ministero degli Esteri con un modestissimo stipendio, ma il suo interesse principale rimaneva la poesia e, venticinquenne, iniziò a cimentarsi, con rigore scientifico e ampia conoscenza degli studi internazionali, nella raccolta e trascrizione dei canti popolari piemontesi.

Nel 1855 sposò Emerenziana Vegezzi Ruscalla, appartenente a una delle famiglie più in vista di Torino, dalla quale ebbe un figlio, Lionello.

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Emerenziana Vegezzi Ruscalla 1837-1911 e il figlio Lionello

Il matrimonio fallì dopo una breve convivenza, ma non fu mai sciolto: i due coniugi vissero separati per il resto della loro vita. Emerenziana si chiuse nel più completo isolamento, al punto che mezza Europa credeva che il grande ambasciatore e seduttore fosse uno scapolo impenitente.

L’ora di Nigra accanto a Cavour venne dopo averlo accompagnato nel febbraio-aprile 1856 al Congresso di Parigi in seguito alla fine della guerra in Crimea, ancora con la funzione di segretario addetto alla corrispondenza. Non ebbe un ruolo attivo, ma poté imparare molto, osservando e analizzando l’operato altrui in una sorta di esame sul campo di cui Cavour fu molto soddisfatto.

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Congresso di Parigi 1856

Una delle doti più importanti di Nigra era l’intuito, la capacità di comprendere completamente le idee di Cavour e di tradurle per iscritto. Nigra era un uomo piacente: alto, biondo, con uno sguardo profondo e penetrante e suscitava simpatia negli uomini e ammirazione nelle donne.

A Parigi incontrò una giovane italiana che in quegli anni brillava nei salotti parigini, Virginia Oldoini Verasis, contessa di Castiglione.

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Virginia Oldoini Verasis contessa di Castiglione

Quando conobbe Nigra, Virginia aveva diciannove anni, ma già aveva conquistato Napoleone III sin dalla sua prima apparizione nel palazzo di Matilde Bonaparte, cugina dell’Imperatore.

Cavour, consapevole dell’aiuto che la Contessa avrebbe procurato all’Italia, sfruttò a suo favore l’influenza che la Castiglione aveva sull’Imperatore; ma anche Nigra era rimasto soggiogato dal fascino della giovane donna, alla quale scriveva: “Nicchia aurea, Venere dai triplici incanti, voglio vederti stasera, vestita come ti pare, meglio se nuda”. Sarà proprio Nigra ad intervenire nell’episodio del presunto attentato a Napoleone, avvenuto mentre l’imperatore si stava recando dalla Castiglione: anzitutto usò tutta la sua diplomazia per farla rilasciare dalla polizia ma soprattutto la dissuase dal portare avanti una vendetta contro l’imperatrice, probabile ideatrice del fallito attentato. Fu la stessa contessa a raccontare come Nigra l’avesse rimproverata aspramente: “Mi parlò come si parla ad una bambina di tre anni, con la bocca a due centimetri dalla mia, e non mi baciò, no, perché l’avrei strozzato se avesse osato farlo. Sapeva tutto, quel demonio, tutto! Aveva indovinato che alle cinque avrei bruciato le cervella alla spagnola. Mi disse che la mia casa era sorvegliata, che la polizia avrebbe seguito la mia carrozza e mi avrebbe nuovamente arrestata. Non avrei fatto in tempo ad entrare alle Tuileries. Bisognava saper perdere la prima partita per vincere l’ultima e mi accarezzava i capelli come mia madre, proprio come quel giorno in cui da piccola stavo per cadere nel pozzo. Mi disse che Cavour sarebbe venuto anche all’inferno per stritolarmi se avessi fatto quel gesto. E mi teneva le mani strette strette. Io vedevo nei suoi occhi gli occhi di Cavour, l’uomo con gli occhialini, il solo al mondo di cui avevo paura,”

Costantino ebbe fortuna: certo con la bella Contessa, ma sicuramente nel proprio lavoro, perché Cavour volle che restasse a Parigi come agente segreto per i rapporti diretti tra Napoleone III, il re Vittorio Emanuele, e lo stesso Cavour.

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Napoleone III ed Eugenia de Montijo imperatrice di Francia

Nigra in breve diverrà il personaggio del piccolo regno di Sardegna più accetto a corte ed entrerà in stretti rapporti con lo stesso imperatore e anche con l'imperatrice Eugenia, di norma abbastanza ostile agli italiani

Su questo suo rapporto con l'imperatrice tanto si è parlato all'epoca da chi voleva intravedere una relazione, che però Nigra da perfetto gentiluomo sempre negò, e di cui non lasciò alcuna traccia.

La leggenda del Nigra è ricca di episodi sulla sua vita a corte, fra i quali spicca l'episodio più noto e certamente avvenuto, detto della gondola veneziana, in cui il Nigra improvvisa un canto all'imperatrice nel laghetto del castello di Fontainebleau, su una imbarcazione, una gondola per l'appunto. Il canto conteneva un invito all'imperatrice a non ignorare Venezia oppressa dal dominatore austriaco che attendeva di essere liberata

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La gondola

Ma sarà invece Nigra a dover "liberare l'Imperatrice" quando nel 1870 dopo la capitolazione di Napoleone III a Sedan, la Francia dichiarò a furor di popolo la caduta dell'impero. Costantino Nigra, insieme all’ambasciatore d’Austria Metternich, aiutò l'Imperatrice Eugenia e la sua dama di compagnia nella fuga da Parigi, passando attraverso gli appartamenti interni del Louvre, a braccetto alle due donne velate, fino alle carrozze che le portarono ad imbarcarsi per l’Inghilterra, dove già si trovava Napoleone III.

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Fuga dell'imperatrice Eugenia da Parigi

Che il loro rapporto andasse al di là delle relazioni diplomatiche lo dimostra anche il fatto che ritroviamo l’imperatrice Eugenia a Rapallo al capezzale del morente Costantino, nel 1907.

Il grande scrittore Salvator Gotta dedicò anche il suo romanzo "Ottocento" alla figura del Nigra a Parigi e al suo rapporto con l'imperatrice.

Ma torniamo al 1856.

Promosso il 5 maggio 1856 vice console di 1a classe a disposizione del ministro degli Esteri Cavour, come capo del gabinetto particolare, Nigra svolse per due anni al ministero incombenze di sempre maggior rilievo.

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14 Gennaio 1858 Attentato a Napelone III

Finalmente nel marzo 1858, nella delicatissima situazione creata dall’attentato di Felice Orsini a Napoleone III fu destinato come addetto alla legazione sarda di Parigi, con l’incarico di intermediario segreto e la piena fiducia di Cavour, al fine di difendere l’intesa franco-piemontese per l’imminente guerra all’Austria, e che il 21 luglio si concretò nell’incontro fra il conte e l’imperatore a Plombières.

Tra la seconda metà del 1858 e il maggio 1859, compì altre sei missioni diplomatiche segrete a Parigi, per discutere con l’imperatore e il principe-cugino Girolamo Napoleone Bonaparte i passaggi verso la guerra e gli aspetti diplomatici, militari e finanziari dell’alleanza. Seguiva le istruzioni di Cavour, al quale rendeva conto in modo dettagliatissimo, ma era lui a interloquire con intelligenza politica, intuito e duttilità. In pochi mesi conquistò la profonda e duratura fiducia degli interlocutori, confermando a Cavour la bontà dell’investimento fatto su di lui.

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Nigra trentenne

Cavour scriveva a Nigra nel 1858:

«Con un interprete così dei miei pensieri Io non ho timori. Soccomberò può darsi del compito così difficile che mi sono imposto, ma sarà sicuramente senza disonore, senza rammarico, con la coscienza che Lei ed Io avremo fatto quanto era umanamente possibile fare per l’avvenire del nostro Paese. Non le dò ulteriori istruzioni giacché a quest’ora Ella sa condurre la barca al pari per non dire meglio di me».

A partire dalla fine del 1858 gli eventi accelerarono il loro corso : la posizione di Costantino Nigra si era tanto più rafforzata quanto più egli era riuscito a far breccia nei sentimenti dell’imperatore francese, sentimenti contradditori, non completamente chiari, che andavano dal desiderio di conquistare la gloria eterna riservata ai liberatori dei popoli oppressi al timore di un fallimento ; dalla lealtà verso l’alleato allo scrupolo di giustificare davanti alla propria nazione un importante impegno di uomini, armi e denaro. Nigra era sollecito, attento ai cambiamenti di umore del sovrano che spesso gli riservava atteggiamenti di confidenza, quasi di familiarità.

I preparativi per la guerra continuavano sia in Francia sia in Italia ma ben presto emersero nuovi ostacoli: tutto doveva svolgersi nella massima segretezza ma, in seguito ad alcune indiscrezioni, il governo inglese si allarmò e iniziò a mediare tra l’Austria, il Piemonte e la Francia giungendo a chiedere a Napoleone III di rinunziare ai propositi bellicosi e a trattare con l’Austria. Fu quello il periodo più difficile per Cavour. Intanto anche Nigra lavorava: il 25 marzo 1859 partecipò in qualità di plenipotenziario alla conferenza sull’organizzazione del Principati Danubiani e la sua opera fu tanto apprezzata da valergli la nomina a Console di prima classe.

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Gerolamo Bonaparte

Si profilava inoltre un congresso relativo al disarmo italiano e Nigra lavorò a lungo con Cavour per far pressione sul principe Gerolamo in modo da convincerlo a sostenere la causa del Regno di Sardegna.

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Le Tuileries

Da una lettera del 4 marzo 1859 da Nigra a Cavour “Questa mattina, senza che io sollecitassi l’onore di un’udienza, l’Imperatore mi fece venire alle Tuilerie, ov’ebbi con lui un abboccamento….Invitato a formulare nettamente il suo pensiero l’imperatore mi disse che gli era impossibile il cominciar la guerra sotto l’influsso delle presenti circostanze e che credeva la si dovesse rimandare alla primavera del 1860…..Risposi all’imperatore che non poteva celargli che al punto in cui son giunte le cose in Italia, era mia convinzione esser del tutto vano ogni tentativo per calmare e tenere a freno i popoli fino alla primavera futura, tanto più se tale epoca fissata per l’apertura delle ostilità doveva rimanere un secreto”

Tutto sembrava perduto quando l’Austria commise un errore: chiese il completo disarmo del Piemonte prima del congresso e inviò un proclama di guerra al proprio esercito. Era una chiara manovra tesa a compiere atti ostili nei confronti dell’Italia. Napoleone III richiamò alle armi 12500 uomini in congedo: gli austriaci passarono il Ticino il 29 aprile 1859, dando così inizio alla seconda guerra di indipendenza.

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2° Guerra d'indipendenza 1859

All'armistizio di Villafranca nel luglio 1859 il Nigra fu unico testimone del furibondo litigio tra Cavour e il Re.

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Cavour in contrasto con il Re

Ecco uno stralcio del racconto di quelle drammatiche vicende nei suoi “Ricordi Diplomatici”, parole riportate dal Direttore della Gazzetta del Popolo di Torino, Delfino Orsi, in uno scritto successivo alla morte di Nigra: “Il Re, per dissimulare il suo turbamento continuava a passeggiare in lungo e in largo per la stanza, fumando stizzosamente un sigaro. Poi, pel caldo asfissiante si tolse la giubba e restò in maniche di camicia. Trasse dalla tasca dei pantaloni un foglio e lo diede a Cavour dicendogli “Ca pia: si a iè ‘l papè”. Cavour lo scorse con impeto. Diventava sempre più acceso in volto, gli si gonfiarono le gote in un muggito, poi quando lesse le clausole fissanti la creazione di una lega di tutti i sovrani d'Italia presieduta dal Papa non poté più contenersi e gettò sul tavolo il foglio, gridando che questo era un tradimento di Napoleone e che egli non avrebbe mai apposto la sua firma di Ministro responsabile a quel patto vergognoso. Poi, mentre il Re stava per scattare, Cavour, reprimendo a gran forza il suo sdegno, paonazzo in volto, aprendosi e quasi lacerandosi il colletto come si sentisse sotto l’agguato di un colpo apoplettico, ansando e respirando a fatica, tentò dapprima le vie della persuasione, continuando a recriminare contro la pusillanimità e la mancanza di fede di Napoleone, scongiurando il Re a non rendersi solidale nel tradimento verso il popolo italiano che ora pagherebbe il fio del suo patriottismo, ribadendosi le sue catene sotto il giogo dei principotti che incrudelirebbero nelle vendette…..poi, vedendo che il Re restava impassibile giocò l’ultima carta “Io rassegno le mie dimissioni” .

Il racconto continua poi con la reazione del Re che sostiene di non avere alternative e invita Nigra a occuparsi di Cavour dicendogli “’l Cont ‘d Cavour a sta nen ben, a l’è nervous. Ca lo compagna a deurme.”. Poi lo richiama incaricandolo di cercare e condurgli La Marmora per comunicare l’armistizio e l’invito a formare il nuovo Ministero.

Dopo un breve periodo di assenza di Cavour dal governo per le sue dimissioni, il 21 gennaio 1860 il conte Cavour torna ad essere primo ministro. L’11 maggio Garibaldi sbarca a Marsala dando inizio alla spedizione dei Mille.

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Sbarco a Marsala 1860

Anche Nigra fu, suo malgrado, coinvolto nella questione meridionale: infatti nel settembre del 1860, mentre Garibaldi sembrava intenzionato a marciare su Roma, Parigi, per protesta richiamò il proprio ambasciatore a Torino e Nigra fu a sua volta richiamato da Parigi in Italia. Dopo di che fu nominato da Cavour Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario per le Regioni del Sud Italia, dove Eugenio Emanuele Principe di Carignano, del ramo Savoia-Villafranca, svolgeva il suo ruolo di reggente.

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Eugenio Emanuele di Carignano

Lui e Nigra giunsero a Napoli il 28 gennaio 1861 e nei quattro mesi di permanenza a Napoli incontrarono difficoltà di vario tipo. Poi quando il principe di Carignano rinunciò al suo incarico anche Nigra ritornò a Torino e ricevette l’insegna di Grande Ufficiale dell’Ordine Mauriziano

Da una lettera da Napoli del 17 marzo 1861 da Nigra a Cavour: “Quando venimmo qui, trovammo il paese irritato e malcontento. Farini e i suoi consiglieri impopolarissimi. Il nome di V.E. impopolare anch’esso. Di me si diffidava. Si temeva l’invasione del Piemontesismo. Se ci fossimo messi subito in urto colle popolazioni, avremmo naufragato subito, inevitabilmente. Piglia partito di chiamare alla testa dell’amministrazione il solo uomo che avesse conservato una certa popolarità, Liborio Romano….non è cattivo di proposito deliberato, ma è debole, senza carattere, con una certa furberia tra contadinesca e curiale “ più avanti scrive “So che di qui la nostra condotta vi sarà parsa talora inesplicabile. Ma so egualmente che non potete farvi un’idea esatta delle veramente straordinarie difficoltà contro cui abbiamo a lottare. Gli errori commessi han servito a questo scopo” e poi ancora “Adunque non stia di mal animo, non si corrucci con me, perchè m’ha dato una dura croce a portare. E lascerò Napoli diventata davvero provincia italiana, non nello spirito della popolazione (per questo ci vorrà un po’ di tempo) ma nella forma dell’amministrazione. I pericoli però non sono affatto passati: abbiamo infiniti soldati borbonici sbandati. Abbiamo i briganti che in primavera occuperanno i monti, Abbiamo il clero nemico, i garibaldini malcontenti, irritati, affamati. Gli ufficiali Napoletani di terra e di mare, irritati, mal ricevuti dai nostri, l’aristocrazia avversa…… Ecco in quale bolgia mi ha mandato, E per sopramercato pochi carabinieri e poca forza nelle province. E’ un’amministrazione corrottissima da capo a fondo. Pessima stampa. Popolo docile sì, ma instabile, ozioso ed ignorante. E in capo a questo quadro la figura gigantesca di Garibaldi, che grandeggia dal suo scoglio di Caprera, e getta fin qui la sua vasta ombra. Lei mi chiede miracoli….

Alla fine della lettera chiede di essere mandato a Parigi a trattare la cessione di Roma.

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Napoli 1861

Di tutte queste vicende rimane oggi un ricco carteggio costituito dalle lettere, le note diplomatiche e i dispacci intercorsi tra il Nigra e il suo Ministro Cavour, un archivio ricco di pensieri e di tutta la storia di quella mirabile epoca. Dal carteggio si evince il rapporto di reciproca stima e amicizia tra lo statista e il suo diplomatico e come Cavour abbia la necessità di ricevere conforto, anche morale, dal suo collaboratore.

E’ chiaro il giudizio di Cavour sul Nigra; «egli ha più talento di me, conosce perfettamente le mie intenzioni, e le sa eseguire come niun altro».

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Castello di Saint-Cloud

Ad esempio, gli accordi di Plombières nel luglio del 1858 sono iniziati da Cavour, ma condotti a perfezione da Nigra, arrivato il 31 agosto 1858 a Saint Cloud (residenza estiva di Napoleone III), così sconosciuto da esser quasi lasciato al di fuori delle trattative, perché non si poteva credere che quel giovanotto elegante e bello (Nigra aveva 27 anni) fosse un negoziatore politico. Conquista di colpo l’animo di Napoleone III, da allora in poi il più fedele, il più ascoltato interprete.

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Scritti tra Nigra e Cavour

Il dialogo epistolare fra Nigra e Cavour si è interamente conservato: centinaia e centinaia di lettere da cui se ne potrà apprezzare l’inestimabile importanza storica e l’irresistibile fascino.

Gli scritti di Nigra, redatti con vera improvvisazione giornalistica, sono del più alto interesse drammatico e allo stesso tempo squisita opera letteraria: grazie alle lettere seguiamo giorno per giorno, ora per ora, tutto lo svolgimento del pensiero politico di Cavour, che il meraviglioso collaboratore sa rendere più luminoso. Quella fusione d’animi, quella illimitata fiducia non fu turbata mai, tranne forse sul finire, quando il sovraccarico di lavoro rendeva irritabile Cavour, ed egli pensò che Nigra, sopraffatto a sua volta dai tanti problemi della provincia annessa di Napoli, non avesse più per il Maestro l’antico rispetto ma agisse di testa sua. Ne provò Cavour un dolore molto toccante, che si trova espresso in parole commoventi, in una lettera al Principe di Carignano:

«Malgrado i suoi torti nei miei confronti, non cesso di stimare il Nigra e di amarlo come un figlio. La presunzione in un giovane uomo di gran talento è un difetto per il quale mi sento disposto ad una grande indulgenza»

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Morte di Cavour

Nigra era appena rientrato a Torino da Napoli che il 6 giugno 1861 moriva il Conte di Cavour; le sue ultime parole, rivolte ai suoi due più intimi collaboratori, Costantino Nigra ed Isacco Artom, erano state:

"Ho ancora due cose da fare, Venezia e Roma; il resto lo faranno loro"

Re Vittorio Emanuele II affidò il Governo a Bettino Ricasoli, ma mantenne a Parigi, sede importante per la rilevanza dei rapporti con la Francia, principale nostro alleato, Costantino Nigra, che Cavour aveva già nominato nel 1860 suo Ministro Plenipotenziario.

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Bettino Ricasoli 1860-1870

Rientrato a Parigi, vi trascorse 15 anni svolgendovi un’azione diplomatica enorme, tanto più in presenza di nodi cruciali per il neonato regno, come la questione romana e quella veneta. In Italia crescevano però le ostilità verso l’uomo e il diplomatico: del re, che di lui non si era mai fidato perché intimo di Cavour; dei nuovi ministri che lo giudicavano troppo filofrancese, soprattutto di Rattazzi che lo identificava con il bonapartismo italiano, al servizio di quello francese: giungendo a dire: “il ne répresente pas l’Italie en France; il répresente la France en Italie”.

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Urbano Rattazzi

Da destra la stampa clericale nell’autunno di quello stesso 1861 lo aggredì appena si diffuse la voce della sua elezione a Gran Maestro del Grande Oriente Italiano, tanto che nel novembre dell'anno successivo, rinunciò all'incarico.

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Grande Oriente d'Italia

Fra le ragioni che possono aver spinto a lasciare la gran maestranza, vi è il fatto che Nigra rimaneva ambasciatore d'Italia in Francia in un momento in cui la massoneria italiana, repubblicana e garibaldina, aumentava la propria distanza dal Secondo Impero. Nella propria lettera di rinuncia, Nigra faceva comunque diplomaticamente cenno alla propria disponibilità a rappresentare il GOI presso il Grande Oriente di Francia (GODF).

Quanti gli stavano intorno furono subito consapevoli che l’uomo era stato tramortito dalla scomparsa di Cavour e non era più quello di prima. Il diplomatico, già rivelatosi di alte capacità e con una personalità autonoma, non aveva più alle spalle quel motore vulcanico che era stato il suo maestro, il quale sapeva trasformare in uomini di azione buttandoli nella mischia anche quanti, come Nigra, uomini d’azione non erano.

La devozione per il conte divenne, dopo la sua morte, una sorta di idolatria ed egli mise in atto una vigilanza tale che nessuna ombra potesse intaccarne la memoria.

Ricordiamo ad esempio che, molto tempo dopo la morte del Conte, Nigra fu protagonista di un caso piuttosto discusso: nel 1894 si rese autore della distruzione di un pacco di lettere, scritte di pugno da Cavour all'amante Bianca Ronzani, che il senatore aveva rinvenuto presso un collezionista viennese, disposto a cederle per la somma di mille lire e la nomina a Cavaliere della corona d’Italia. Avuto il preventivo assenso alla concessione dell'onorificenza da parte di Umberto I e anche il permesso dei Visconti Venosta eredi di Cavour, Nigra concluse la transazione e, alla presenza di testimoni, bruciò le 24 lettere che componevano l'epistolario cavouriano.

La carriera diplomatica dopo la morte di Cavour

Ricasoli, dopo un breve periodo iniziale, affidò le redini del Ministero degli Affari Esteri prima a Giacomo Durando, poi a Giuseppe Pasolini ed infine, nel marzo del 1863, a Emilio Visconti Venosta, la persona giusta per garantire alle sorti diplomatiche del Regno d'Italia una indubbia competenza e preparazione.

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Emilio Visconti Venosta

Nel decennio 1863-1873 Visconti Venosta, con alcune alternanze dovute alle varie crisi parlamentari di tipo politico, seppe dirigere una delle fasi più critiche della storia risorgimentale: il completamento del processo di unità nazionale con l'annessione delle Venezie prima ed infine di Roma, quella Capitale che Cavour aveva destinato a sede del Governo italiano come unica possibile. Un processo lungo e laborioso nel quale, a fianco di Emilio Visconti Venosta, un Ministro degli Esteri di caratura internazionale, dialoga un diplomatico eccellente, Costantino Nigra, stimato da tutto il mondo della Diplomazia europea per la sua intelligenza, pacatezza, grande equilibrio e profondità di pensiero nell'affrontare i vari aspetti della politica estera dei vari Paesi della nascente Europa.

Due figure eccellenti quindi, di cui la storia poco ci ha parlato.

La Convenzione di Settembre vide, tra i suoi protagonisti, da una parte Napoleone III ed il suo Ministro degli Affari Esteri Drouyn de Lhouis, e dall'altra il Ministro degli Esteri Visconti Venosta, il Ministro a Parigi Costantino Nigra ed il conte Gioachino Pepoli grande amico dell'Imperatore. L'idea di Napoleone III era quella di accondiscendere gradualmente alla richiesta italiana per il ritiro della guarnigione francese di stanza a Civitavecchia, ma in cambio del trasferimento della Capitale d'Italia da Torino ad un'altra città come Napoli o Firenze.

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Morti dovuti al trasferimento della capitale da Torino a Firenze

Il vero scopo però, nella mente di Napoleone III, era quello di dare l'impressione, ai cattolici francesi, che il trasferimento della Capitale in un'altra città avrebbe impedito all'Italia di giungere a Roma, salvaguardando la forte aspirazione di Pio IX a mantenere il potere temporale.

Le trattative per giungere alla sigla della Convenzione, che prese il nome dalla data in cui fu firmata (15 settembre 1864), furono lunghe e laboriose, complicate anche dalla piaga del brigantaggio in essere, dalla presenza di Francesco II di Borbone (ex Re delle Due Sicilie) esule a Roma, nonché dalla strenua resistenza dello Stato Pontificio al pensiero di dover cedere i propri territori e le proprie prerogative legate al potere temporale.

Tutte le vicende le seguiamo nella corrispondenza intercorsa tra Nigra e Visconti Venosta nel periodo che va dalla primavera del 1863 e l'autunno del 1864, una corrispondenza intensa e ricca di riflessioni che ci fanno capire l'impegno profuso dai principali protagonisti dell'intesa.

La corrispondenza inizia nel marzo del 1863 con la comunicazione a Nigra della sua nomina a Ministro degli Affari Esteri.

Prosegue poi sul brigantaggio e sulla questione romana.

Con il crollo del Secondo Impero nel 1870, Nigra assistette da Parigi alla fine di un’epoca e di un mondo cui era molto legato. Con realismo politico sconsigliò un intervento militare italiano a favore della Francia. In Italia amici e nemici concordavano che ormai non potesse più rimanere a Parigi, dove era divenuto il parafulmine del rancore per il mancato aiuto italiano; ma l’amico Emilio Visconti Venosta lo convinse a restare, proprio per non confermare di essere stato l’uomo del bonapartismo ma di essere in grado di rappresentare l’Italia anche sotto un altro governo. Rimase ancora altri cinque anni molto difficili, riempiti dagli studi di linguistica comparata e di dialettologia scientifica.

Finalmente il 5 maggio 1876 il nuovo governo della Sinistra storica lo trasferì come Ambasciatore a San Pietroburgo. Non era formalmente un declassamento ma in sostanza lo fu, data la modestia dei rapporti diplomatici con l’impero zarista. In oltre sei anni non migliorò né peggiorò le relazioni bilaterali, amichevoli ma pressochè inconsistenti; proprio per rafforzare i legami diplomatici tra Italia e Russia organizzò nel 1876 la visita di Umberto I, primogenito del Re, con la sposa Margherita, allo zar Alessandro II Romanoff.

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Zar Alessandro II Romanoff

A fine 1882 Nigra fu trasferito a Londra dove rimase soltanto tre anni.

Giunto nella capitale inglese nel gennaio del 1883, fresco della nomina di Conte conferitagli da Umberto I, fu subito ricevuto in udienza privata dalla Regina Vittoria a Osborn nell’isola di Wight.

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Regina Vittoria

La permanenza a Londra è caratterizzata dalla sua autorevole presenza nel Comitato Internazionale del Canale di Suez e da grandi innovazioni nei rapporti con il Foreign Office guidato dal Ministro Lord Granville, come scrive al Ministro Mancini a fine 1883:

Per antica consuetudine, … il nostro Ministero per gli Affari Esteri si servì, nella sua corrispondenza in cifra colle Legazioni e coi Consolati, di dizionari scritti in lingua francese. Ora mi pare che sia proprio venuto il momento pel nostro Ministero, per le Legazioni e pei Consolati italiani, di far uso della lingua nazionale…… il principio della corrispondenza nella nostra propria lingua dovrebbe, mi pare, essere sanzionato fin d'ora. Io ho qui introdotto la corrispondenza in lingua italiana per le comunicazioni che la Regia Ambasciata fa al Foreign Office, il quale dal suo lato usava sempre, ed usa continuamente l'inglese ……... Questo cambiamento non sollevò nessun ostacolo per parte del Foreign Office e per la prima volta la lingua di Dante prese possesso, come doveva, dei suoi incartamenti. …….. Vorrei ch'Ella cancellasse quest'ultima traccia dei tempi della divisione e della servitù della patria nostra. Dico servitù perché l'essere la lingua altrui nelle cose nostre è vera servitù e servitù di pensiero.

In Inghilterra Nigra ricevette una delle onorificenze di maggiore prestigio culturale per i suoi studi sui "Canti popolari del Piemonte": una Laurea Honoris Causa dell’Università di Edimburgo, in occasione del duecentesimo anniversario della fondazione; Nigra e altre 19 personalità del mondo intero!

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Canti popolari del Piemonte di Costantino Nigra

A fine ottobre 1885 il Ministro degli Affari Esteri, il Generale Carlo Felice Nicolis conte di Robilant lo incaricò di rappresentare l’Italia a Vienna concludendo così la lettera di invito: “Ai miei occhi nessuno è dotato, in più alto grado di Voi, di tutte quelle qualità che, nelle presenti circostanze ed in altre non lontane a verificarsi, reputo indispensabili a chi deve andare a rappresentare l’Italia a Vienna, nella nuova fase in cui siamo entrati”.

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Nigra sessantenne e Francesco Giuseppe

Nigra non poteva rifiutare questa prestigiosa sede ove incontrava Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria e re d’Ungheria, colui che fu avversario dell’Italia in tre aspre guerre di indipendenza (1848 - 1859 - 1866) e che gli riconosceva molte prerogative fondamentali per i nuovi rapporti tra i due: onestà di comportamento, il pennacchio da bersagliere che aveva coperto la sua fronte nella guerra del 1848, l’aureola di poeta e studioso di letteratura ed arte, il fascino che sapeva esercitare sulle dame di corte, la passione per la caccia. Anche la nomina a Senatore, che ricevette nel dicembre del 1890, contribuì a dargli ulteriore prestigio, soprattutto a livello internazionale.

La destinazione Vienna fu il premio finale per la sua eccezionale dedizione al servizio del proprio paese. Nigra aveva raggiunto il culmine della carriera diplomatica, era un ambasciatore stimato da tutta la classe nobiliare europea, aveva un’esperienza unica di Paesi e politiche, era certamente quello che oggi definiamo opinion leader, era una figura ambita a corte e nelle grandi occasioni.

A Vienna viene subito coinvolto nel rinnovo della Triplice Alleanza tra Italia, Austria e Prussia, poi la triste circostanza della scomparsa del figlio primogenito della Casa Asburgo, Rodolfo, suicida a Maierling il 30 gennaio 1889, lo vede impegnato in lunghe indagini sui motivi della morte del giovane erede al trono asburgico. Nonostante i tanti problemi politici Nigra si impegnò sempre a promuovere l’arte italiana sostenendo i nostri grandi artisti, in particolare Verdi e Rossini, che ebbero per lui grande considerazione.

L’Associazione Culturale Costantino Nigra lo ha ricordato in tre delle quattro sedi di Ambasciata da lui dirette, San Pietroburgo nel 2016, Parigi nel 2018 e Vienna nel 2019, con dei Convegni internazionali di alto livello in cui è emersa la grande considerazione professionale e culturale da lui ricevuta in queste capitali.

CONCLUSIONE

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Vittorio Emanuele II e Umberto I

I rapporti tra il Nigra e il Re Vittorio furono sempre piuttosto gelidi perché il sovrano vedeva nel Nigra il fidato amico e collaboratore di Cavour, a lui sempre ostile, e solo dopo la morte di Vittorio Emanuele II, il successore Umberto I riconoscerà i meriti dell'opera svolta dal Nigra a favore del Regno, concedendogli motu proprio il titolo comitale, trasmissibile anche ai discendenti, e poi ancora insignendolo, nel 1892, del Collare dell'Annunziata, massimo titolo d'ordine sabaudo che lo riconosceva Cugino del Re e infine nominandolo senatore del Regno.

La morte di Umberto I diede a Nigra la volontà di chiedere un congedo illimitato che soltanto tre anni dopo, nel 1903, il ministro Tommaso Tittoni gli concesse, riconoscendogli tutti i meriti che si era guadagnato in oltre 50 anni di impegno al servizio del proprio paese. Tutti i giornali del mondo annunciarono il suo ritiro dalla vita politica.

Al termine della carriera diplomatica Nigra si ritirò a Venezia acquistando uno splendido palazzo sul Canal Grande poi ancora un palazzo a Trinità dei Monti in Roma.

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Palazzo sul Canal Grande e Palazzo a Trinità dei Monti in Roma

A fianco di Costantino in quest'ultimo periodo appare la figura di una nobile veneziana, la contessa Elisabetta Francesca Albrizzi.

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Contessa Elisabetta Francesca Albrizzi

Venezia d’estate, Roma e Napoli d’inverno, furono le sue ultime dimore dove terminò le Sue Memorie Diplomatiche, la storia della sua vita, la storia d’Italia dal 1848 al 1900.

Purtroppo, alla sua morte, l'enorme dossier del suo lavoro risultò scomparso. Qualcuno pensa che sia stato lo stesso Nigra a dare alle fiamme nel suo camino del palazzo di Venezia il manoscritto, mentre qualcuno ottimisticamente pensa che un giorno riapparirà. Solo pochi brani dell'opera sono giunti fino a noi perché pubblicati in anteprima su una antologia. Gli ultimi anni furono vissuti dal Nigra con furore, moralmente stanco e sentendosi fuori da quel mondo che era stato tutta la sua vita.

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Villa di Costantino Nigra in frazione Villa Castelnuovo

In tutto questo lungo tempo ben distante dal suo amato Canavese, egli non dimenticò mai i luoghi di origine e, seppur diradando le visite, appena libero da impegni quando gli era possibile incontrava i suoi parenti più stretti a cui era molto legato, e per dissidi con il figlio Lionello preferiva recarsi a Castellamonte dalla sorella Virginia piuttosto che nella casa avita di Villa Castelnuovo.

Per tutta la sua vita, quando i gravi impegni del suo incarico glielo permettevano, il Nigra aveva dedicato la sua conoscenza allo studio e alla ricerca filologica della cultura canavesana; egli produsse mirabili scritti e saggi e addirittura eseguì traduzioni in versi di Catullo dell'opera "La chioma di Berenice" e, coadiuvato dall'amico Delfino Orsi, raccolse e commentò "Le Sacre Rappresentazioni Canavesane". L'opera che consegna il Nigra ai posteri, ed al tempo stesso diviene una pietra miliare nel campo degli studi antropologici e filologici, è senza dubbio "I Canti popolari del Piemonte" cui il Nigra dedicò molti anni della sua vita, ricercando e raccogliendo antiche canzoni di cultura popolare. Ancora dedicò grande impegno e scrisse meravigliose poesie in cui il tema che traspare è sempre l'amore per la sua terra natia e le genti che la popolano.

L’ultimo viaggio della sua vita errabonda fu verso Rapallo. Riappacificatosi con il figlio nell'ultimo periodo della sua vita, morì con lui accanto il giorno 1 luglio 1907 nella villa Tigullio e le sue spoglie furono traslate nella cappella del cimitero di Villa Castelnuovo, che era stata fatta erigere da lui stesso per onorare i genitori e il fratello che già riposavano lì.

Non ci fu giornale d’Europa che non riportasse la notizia in prima pagina, ma sulla gloria, pur lusinghiera, splende maggiormente l’amore di cui Nigra fu senza dubbio oggetto: mentre la sua vita si spegneva, una donna sbarcò a Rapallo e salì fino alla villa. Una donna ancora bella, seppur molto anziana, Eugenia de Montijo, che dopo tanti anni sentiva la necessità spirituale di raccogliersi in preghiera accanto a colui che un giorno le aveva salvato la vita.

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Nigra anziano

L’ultimo viaggio della sua vita errabonda fu verso Rapallo. Riappacificatosi con il figlio nell'ultimo periodo della sua vita, morì con lui accanto il giorno 1 luglio 1907 nella villa Tigullio e le sue spoglie furono traslate nella cappella del cimitero di Villa Castelnuovo, che era stata fatta erigere da lui stesso per onorare i genitori e il fratello che già riposavano lì.

Non ci fu giornale d’Europa che non riportasse la notizia in prima pagina, ma sulla gloria, pur lusinghiera, splende maggiormente l’amore di cui Nigra fu senza dubbio oggetto: mentre la sua vita si spegneva, una donna sbarcò a Rapallo e salì fino alla villa. Una donna ancora bella, seppur molto anziana, Eugenia de Montijo, che dopo tanti anni sentiva la necessità spirituale di raccogliersi in preghiera accanto a colui che un giorno le aveva salvato la vita.

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Monumento a Costantino Nigra a Villa Castelnuovo in Valle Sacra. Fatto erigere dalla nuora di Nigra, Teresa Marten Perolin

Questa è stata la vita di Costantino Nigra, uomo del Risorgimento Italiano, insigne diplomatico e statista, scrittore e poeta, filologo e acuto pensatore.

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Onorificenze di Costantino Nigra

Bibliografia:

"Costantino Nigra diplomatico e gentiluomo" di Simonetta Ronco

"L'opera politica di Costantino Nigra" di Umberto Levra

"Dizionario Biografico" di Treccani

“Il ruolo di Costantino Nigra nel processo di unificazione nazionale” di Laura Nigra

Sito " www.costantinonigra.eu"

Trasposizione in sceneggiato RAI dell'opera "Ottocento" di Salvator Gotta (da youtube)

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