“Cuore” di De Amicis e la scuola dell'Ottocento nel Regno d'Italia


Di Irma Eandi

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Prima pagina Cuore

“Cuore”, noto a generazioni di italiani come “Il libro Cuore”, è l’opera più importante di Edmondo De Amicis. Nato come libro di lettura destinato ai bambini delle scuole elementari, proprio grazie alle letture scolastiche diventerà uno dei libri più celebri e più venduti in Italia e non solo.

Questo libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari, i quali sono tra i nove e i tredici anni, e si potrebbe intitolare: Storia d'un anno scolastico, scritta da un alunno di terza, d'una scuola municipale d’Italia. Dicendo scritta da un alunno di terza, non voglio dire che l'abbia scritta propriamente lui, tal quale è stampata. Egli notava man mano in un quaderno, come sapeva, quello che aveva visto, scritto, pensato, nella scuola e fuori; e suo padre, in fin d'anno, corresse quelle note, studiandosi di non alterare il pensiero e di conservare, quanto fosse possibile, le parole del figliuolo. Il quale poi, quattro anni dopo, essendo già nel Ginnasio, rilesse il quaderno e v'aggiunse qualcosa di suo, valendosi della memoria ancor fresca delle persone e delle cose. Ora leggete questo libro, ragazzi: io spero che ne sarete contenti e che vi farà del bene. “

Questa è l'introduzione con cui si apre il romanzo “Cuore” e in queste righe è contenuto l'intento per cui il libro viene scritto e l'indicazione del pubblico a cui è dedicato.

Si tratta infatti di un romanzo per ragazzi redatto con un chiaro intento pedagogico, che si fa portavoce di quell'esigenza di unione sociale e di celebrazione dei valori nazionali che contraddistingue il periodo immediatamente successivo al Risorgimento e, soprattutto, all'Unità d’Italia. Viene pubblicato nel 1886 dalla casa editrice Treves di Milano e da subito raggiunge un enorme successo, tanto da vendere quarantamila copie nell'anno di pubblicazione per arrivare ad un milione nel 1923.

La sua pubblicazione, nel 1886, era strettamente legata al contesto storico dell’epoca e a determinati valori che oggi ci appaiono un po’ distanti. Ciò, negli ultimi decenni, ha determinato una progressiva diminuzione della sua popolarità. Tuttavia la lettura del libro “Cuore “rimane ancora oggi uno splendido affresco di un’epoca ben precisa della nostra storia e dei suoi valori. Pertanto leggerlo oggi con occhi diversi ed inserendolo nel contesto storico in cui fu realizzato può essere ancora utile per capire la cultura di un periodo della nostra storia nel quale affondano le radici dell’Italia Repubblicana.

Ripercorrendo la vita di De Amicis, del resto, si possono scorgere le tracce di un percorso già indirizzato verso una narrativa dal chiaro intento sociale, che si occupi quindi di problematiche legate agli strati più bassi della popolazione, a ciò si aggiungono i valori che hanno animato e guidato il processo storico di unificazione. Egli, abbandonata l’Università a causa di una malattia del padre e intrapresa la carriera militare, prende parte alla disastrosa battaglia di Custoza nel 1866 sotto il comando del generale La Marmora, durante la Terza guerra d'Indipendenza. In seguito diventerà redattore della rivista governativa di propaganda L'Italia Militare e attraverso gli scritti di questo periodo dà una visione idealizzata della vita militare, ravvisando nell'esercito lo strumento per favorire patriottismo, solidarietà e diffusione dei valori civili.

Vita e opere di Edmondo De Amicis

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Edmondo de Amicis (Oneglia 1846 – Bordighera 1908)

Di origine ligure, Edmondo De Amicis nacque a Oneglia (Imperia) il 21 ottobre 1846. Dopo gli studi liceali a Cuneo, frequentò il collegio Candellero di Torino e poi la Scuola Militare di Modena. Come ufficiale di fanteria nel 1866, durante la terza guerra d’indipendenza, partecipò alla battaglia di Custoza. Iniziò a scrivere proprio raccontando il mondo militare e sottolineando l’importanza della coscrizione obbligatoria in vista di una effettiva unificazione del paese; nel 1868 pubblicherà La vita militare.

Dopo aver lasciato l’esercito, si dedicò totalmente all’attività giornalistica e letteraria. Come inviato compì viaggi in varie parti del mondo, da cui ricavò numerosi reportage (Spagna, 1873; Ricordi di Londra, 1874; Marocco, 1876; Costantinopoli, 1878-1879; Ricordi di Parigi, 1879). Nel 1886 pubblicò Cuore, il suo libro più fortunato. Poi seguirono altre opere, legate sempre a prospettive pedagogiche, quali Il romanzo di un maestro, 1890 e La maestrina degli operai, 1895. In particolare in Sull’oceano, 1889, raccontò la condizione degli emigrati. Scrisse anche vari racconti (tra cui il più noto Amore e ginnastica) che vennero raccolti in Fra scuola e casa, 1892.

Nel 1897 subì vari drammi familiari: il suicidio del figlio Furio, la morte della madre e la separazione dalla moglie Teresa Boassi. In quell’anno pubblicò i suoi scritti sull’America, intitolati In America e Gli azzurri e i rossi, quest'ultima opera dedicata al calcio di cui fu grande e appassionato tifoso. Legato alle teorie linguistiche di Manzoni, nel 1905 pubblicò le sue idee sulla lingua italiana nel volume L’idioma gentile.

Nel 1891, convinto da Filippo Turati, De Amicis aderì al socialismo. Esattamente quattro anni dopo dalla pubblicazione di Cuore, da questa adesione nacque il romanzo Primo maggio, rimasto a lungo inedito e pubblicato solo nel 1980 dal Comune di Imperia, sua città natale e nella cui biblioteca è custodito il manoscritto. Rimase fedele a questa ideologia fino alla sua morte, avvenuta a Bordighera, in provincia di Imperia, l’11 marzo 1908. Lo scrittore è sepolto nel Cimitero Monumentale di Torino.

La pubblicazione del libro Cuore

Nel 1878, in una lettera all’editore Emilio Treves, De Amicis illustrò il progetto di un libro fatto “col cuore”, destinato ai ragazzi e in particolare ai “ragazzi poveri”. Egli lo definiva “nuovo, originale, potente” e doveva intitolarsi Cuore. Ecco come l’autore descriveva il progetto:

“Sarebbero osservazioni, bozzetti, schizzi, tutto coordinato al soggetto, come nell'Amour, scene di famiglia e di società, personaggi anonimi che compariscono e spariscono, in ogni cosa l'ispirazione e la commozione, la freschezza giovanile di un'anima schietta “

Nonostante le sollecitazioni di Treves a scrivere questo libro, De Amicis si dedicò ad altri lavori. Poi, nei primi mesi nel 1886 lo scrittore riprese il progetto di Cuore e nel maggio dello stesso anno lo realizzò. Successivamente, il 17 ottobre, Treves mandò l’opera in libreria, all’inizio dell’anno scolastico, e il successo fu immediato. il libro divenne un best-seller, come diremmo oggi, con trecento edizioni in diciotto anni.

Insieme a Pinocchio di Collodi, Cuore è uno dei libri più popolari che siano mai stati scritti in Italia; la sua stampa si rivelò sia per l’autore sia per l’editore un grandissimo affare. Infatti, nel primo anno di pubblicazione, ebbe quaranta edizioni e in seguito fu tradotto in 25 lingue, accolto come testo educativo da far leggere ai ragazzi di ogni generazione. In poco tempo arrivò a vendere 2 milioni di copie.

Cuore: trama e struttura

Il libro Cuore non ha la struttura di un romanzo unitario, ma è scritto sotto forma di diario a episodi separati. Il protagonista è un bambino di terza elementare, Enrico Bottini, che è anche l’autore (fittizio) del diario. Egli racconta lo svolgersi dell’anno scolastico 1881-1882 dal 17 ottobre al 10 luglio, narrando in prima persona episodi di vita scolastica e familiare. Ogni capitoletto riporta la data del giorno e un titolo riferito al tema trattato.

Tuttavia, all’interno della struttura diaristica del libro Cuore si inseriscono delle lettere edificanti e piene di ammonizioni e insegnamenti che i genitori inviano periodicamente a Enrico. Inoltre, per ogni mese è presente un “racconto mensile” che il maestro assegna ai suoi allievi. Questi racconti hanno per protagonisti bambini della stessa età degli studenti e presentano un tono fortemente moralistico, come d’altronde un po’ tutto il libro, allo scopo di veicolare importanti valori quali l’amore per la patria e per la famiglia. Dunque, la lettura e la riflessione dei racconti permettevano l’immedesimazione degli studenti nei giovani ed esemplari protagonisti, così da interiorizzare la morale e l’insegnamento del racconto.

I racconti mensili sono in tutto nove:

  • Il piccolo patriota padovano (Ottobre)
  • La piccola vedetta lombarda (Novembre)
  • Il piccolo scrivano fiorentino (Dicembre)
  • Il tamburino sardo (Gennaio)
  • L’infermiere di Tata (Febbraio)
  • Sangue romagnolo (Marzo)
  • Valor civile (Aprile)
  • Dagli Appennini alle Ande (Maggio)
  • Naufragio (Giugno)

I personaggi del libro Cuore

I personaggi del libro Cuore sono essenzialmente gli alunni della scuola con le loro famiglie e gli insegnanti. Il personaggio principale è lo stesso narratore Enrico Bottini, un ragazzino di famiglia borghese che ci parla molto dei suoi compagni, ma non troppo di sé. In particolare sappiamo che frequenta la terza elementare di una scuola di Torino definita “Sezione Baretti”, e a lui è collegato il filone epistolare con le lettere che periodicamente i suoi genitori gli inviano.

L’insegnante di Enrico è il maestro Perboni, un uomo solo e ligio al suo dovere, che il primo giorno si presenta così:

Io non ho famiglia. La mia famiglia siete voi. Avevo ancora mia madre l'anno scorso: mi è morta. Son rimasto solo. Non ho più che voi al mondo, non ho altro affetto, altro pensiero che voi. Voi dovete essere i miei figlioli. “

Tra i compagni di classe del protagonista troviamo Garrone, uno studente di grande statura e di animo buono, sempre pronto a difendere i più deboli; Ernesto Derossi, il primo della classe; Carlo Nobis, ragazzo ricco e altezzoso; Coraci, ragazzo calabrese immigrato a Torino da Reggio Calabria e molti altri (Stardi, Nelli, Robetti, Garoffi, Votini ecc.). Attraverso l’inserimento di studenti provenienti da tutte le classi sociali, dal figlio di operario a quello dell’alta borghesia, De Amicis descrive un microcosmo che riflette l’intera società italiana.

La figura di Franti

Un interesse particolare ha suscitato il personaggio di Franti, un piccolo bullo che se la prende con i più deboli di lui. Franti ride a sproposito davanti al dolore ed è la negazione di tutti i buoni sentimenti e i valori che il libro Cuore cerca di trasmettere. Perciò l’autore lo condanna come figura negativa ed esempio da non seguire. Tuttavia, in un suo celebre saggio (“Elogio di Franti”, 1962) Umberto Eco dà una lettura del tutto originale di questo personaggio:

“... Ecco quindi profilarsi l'idea di un Franti come motivo metafisico nella sociologia fasulla del Cuore. Il riso di Franti è qualcosa che distrugge, ed è considerato malvagità solo perché Enrico identifica il Bene all'ordine esistente e in cui si ingrassa. Ma se il bene è solo ciò che una società riconosce come favorevole, il Male sarà soltanto ciò che si oppone a quanto una società identifica con il bene, ed il Riso, lo strumento con cui il novatore occulto mette in dubbio ciò che una società considera come bene, apparirà con il volto del male, mentre il ridente – o il sogghignante – altro non è che il maieuta di una diversa società possibile […] Tale è Franti”

Dunque, Franti rappresenta, secondo Eco, l’alternativa possibile a quella società in cui trionfano dolciastri buoni sentimenti; egli incarna la ribellione che viene però subito soffocata dall’ordine costituito, infatti Franti verrà espulso e finirà in galera.

Il contesto storico del libro Cuore

Come si è detto l’arco temporale entro cui si svolgono le vicende del libro Cuore va dall’ottobre 1881 al luglio 1882; quindi ci troviamo nella giovane Italia post-risorgimentale del re Umbero I di Savoia. Inoltre il luogo in cui si svolgono i fatti è Torino, la città che fu la prima capitale d’Italia e centro propulsore dell’unificazione italiana. Dopo aver fatto l’Italia bisognava fare gli italiani, ed è proprio questo lo scopo principale del libro Cuore: formare la coscienza nazionale e i valori civili nella gioventù della nuova Italia.

In particolare per orientarsi nell’ambiente scolastico rappresentato, bisogna tenere presente l’organizzazione della scuola basata sulla legge Casati del 1859 e sulla successiva legge Coppino del 1877.

La scuola elementare italiana nasce convenzionalmente con la legge Casati, promulgata nel Regno di Sardegna nel 1859 poi estesa al Regno d’Italia nel 1861, che disponeva l’obbligo di frequenza delle prime tre classi e si prefiggeva di assicurare a tutti gli italiani le conoscenze elementari del «leggere, scrivere e far di conto». La battaglia per la piena scolarizzazione è condotta dalla successiva legge Coppino (1877) che affida la vigilanza ai provveditori agli studi e prosegue la lotta dello stato postunitario contro l’analfabetismo che nel 1861 interessava il 74% dei cittadini, e per migliorare la qualità, assai carente, dell’insegnamento magistrale.

Allora era prevista una scuola primaria (elementare) in quattro anni divisa in due cicli di due anni ciascuno (inferiore e superiore), a questa seguivano cinque anni di Ginnasio e tre di Liceo (o in alternativa le scuole tecniche). Perciò quando nel libro Cuore leggiamo che Enrico frequentava la “prima superiore”, dobbiamo intendere il primo anno del secondo ciclo, che per noi è la terza elementare.

Cuore, il romanzo laico

Quando si legge il libro Cuore non si può fare a meno di stupirsi nel notare la quasi totale assenza di riferimenti al cristianesimo e alla Chiesa, soprattutto in un paese “cattolicissimo” come l’Italia, dove l’educazione cattolica ha avuto un ruolo predominante. Tuttavia, a ben guardare tale assenza non deve stupirci. Come si è visto, il libro Cuore è figlio del Risorgimento, e il Risorgimento, come è noto, fu fortemente anticlericale. Infatti la ferita della breccia di Porta Pia, il 20 settembre 1870, con l’annessione di Roma al Regno d’Italia, era ancora aperta. Allora il papa aveva imposto ai cattolici di tenersi lontani dalla vita politica italiana (Non expedit) e si era creato un duro scontro tra la Chiesa e il nuovo Stato nascente.

Ecco perché De Amicis scelse di tenere la Chiesa fuori dal suo progetto educativo, ignorandola totalmente. Nel libro Cuore non viene menzionata alcuna festività religiosa neppure le più importanti come Natale e Pasqua; al contrario viene dato ampio spazio ad alcuni anniversari “laici”, come quello della morte di Vittorio Emanuele II o di Garibaldi.

L’unico accenno a una ricorrenza cristiana riguarda il 2 novembre, il giorno della commemorazione dei defunti, una data che tuttavia aveva la sua importanza anche per il mondo laico. Così come vi è anche un accenno al Carnevale, ma senza alcuna traccia della Quaresima o di connotati religiosi. Comunque talvolta Dio viene menzionato, come accade in una lettera della madre di Enrico, ma tali accenni restano brevi e isolati.

Dunque, per dirla con le parole del critico Vittorio Spinazzola, «Cuore propone in forma catechistica un nuovo credo laico, elaborato in nome di quei settori della classe dirigente post-unitaria più disposti ad assumersi il ruolo di degni eredi delle idealità risorgimentali».

Il libro Cuore e la letteratura per l’infanzia

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Cuore di De Amicis

Il libro Cuore si inserisce perfettamente all’interno di un nuovo genere letterario, la narrativa per ragazzi, di cui in Italia non si trova quasi traccia fino agli anni Ottanta dell’Ottocento. Infatti, proprio allora vennero pubblicate le più significative opere italiane di questo nuovo genere destinato ai più piccoli. Nel 1881 erano apparse Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi e nel 1886 Cuore di De Amicis. Inoltre alla fine dell’Ottocento risalgono anche Le novelle della nonna (1892-1893) di Emma Perodi e i primi celeberrimi romanzi di Emilio Salgari che hanno per protagonista Sandokan.

Ma Collodi e De Amicis furono gli indiscussi pionieri del genere e le loro opere, più di altre, furono intrise di valenze educative e pedagogiche. Allo stesso modo entrambi ebbero l’intuizione di indirizzare i loro libri a un pubblico di bambini, plasmando personaggi nei quali i loro piccoli lettori potevano identificarsi e creando – per usare ancora le parole di Spinazzola – un inedito «apporto di identità anagrafica tra personaggi e lettori» che rappresentò «il fulcro decisivo per le fortune del nuovo genere letterario». Inoltre i due scrittori si cimentarono in un compito molto arduo, quello di coniugare la piacevolezza della narrazione con un chiaro e incisivo messaggio pedagogico. Si può dire che riuscirono nel loro intento: Cuore e Pinocchio divennero i libri italiani per eccellenza. Almeno fino agli anni sessanta del Novecento i bambini italiani sono stati educati anche attraverso la lettura di questi libri, i quali entrarono a far parte del patrimonio culturale collettivo.

Temi e intento pedagogico del libro Cuore

Il libro Cuore trabocca in ogni sua pagina di insegnamenti, ammonizioni, buoni esempi da seguire e cattivi esempi da evitare; insomma non nasconde affatto il suo palese intento pedagogico, caratterizzato da un forte moralismo. Come si è già detto, Cuore è un libro che aveva tra i suoi intenti principali quello di “fare gli italiani”. Per usare le parole del critico Asor Rosa potremmo dire che «...nella struttura stessa della narrazione (le vicende di un bimbo, che fa le sue prime esperienze scolastiche), e ancor più nei racconti edificanti che ad essa sono intercalati, si potrebbe infatti trovare il prontuario delle moralità dominanti, delle virtù borghesi da rispettare, dei miti patriottici e dei tabù sociali propri di quell’età».

Infatti, l’obiettivo principale di De Amicis è quello di forgiare la classe dirigente del nuovo stato unitario, rappresentata soprattutto dalla famiglia borghese di Enrico, ma anche quello di trasmettere un sistema di valori e modelli di comportamento validi per tutti. Ad esempio, tra i princìpi che vengono proposti con più insistenza vi sono l’amore e il rispetto per la famiglia e per la patria, il culto dell’esercito e delle istituzioni (il re in primis), la fiducia nel progresso, l’esaltazione delle attività produttive e del lavoro, l’incitamento all’altruismo e al rispetto reciproco tra i diversi strati sociali.

L’intransigente moralismo dell’autore esalta, talvolta con una retorica eccessiva, le virtù civiche e condanna severamente ogni forma di devianza contro l’assetto vigente e le sue norme. Una simile impostazione, che oggi può sembrarci eccessiva, si dimostrò comunque molto adatta al suo intento. Attraverso le letture scolastiche, il libro Cuore divenne parte integrante del bagaglio culturale di generazioni di italiani, contribuendo alla formazione della mentalità media e dei sistemi di valori dell’Italia moderna.

Alcune curiosità...

La maestrina dalla penna rossa è esistita e viveva a Torino

Camminando per le strade di Torino si potrebbe rimanere stupiti facendo un po' di attenzione tra le vie dei quartieri antichi. In largo Montebello, ad esempio, in zona Vanchiglia, c'è una targa al civico 38, una delle numerose che si trovano sopra i muri degli edifici. Questa però riporta alla mente uno dei personaggi di quel racconto di amicizia e povertà che fa parte della memoria collettiva, e si ritrova nel romanzo Cuore, si tratta de: “la maestrina dalla penna rossa”.

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Targa che ricorda la maestra Giuseppina Eugenia Barruero

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La maestra Giuseppina Eugenia Barruero

Giuseppina Eugenia Barruero, questo il suo nome, nata nel 1860, visse a Torino proprio in quella via. Si dice facesse la maestra elementare, e che l'autore fosse stato ispirato da lei nel dare vita al personaggio del libro, un'insegnante molto dolce verso i propri allievi, e dotata di un grande senso materno. La vita di questa donna fu molto lunga per quei tempi e quando morì nel 1957, a 97 anni, il popolare settimanale italiano La Domenica del Corriere, fondato a Milano nel 1899, le dedicò la copertina, riportando in prima pagina la notizia del decesso.

Si legge: “È morta a Torino Eugenia Barruero, la “maestrina dalla penna rossa” che De Amicis ha esaltato in una delle pagine più belle del suo capolavoro”.

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Copertina della Domenica del Corriere

Appunto ispirandosi a quella pagina il famoso illustratore Walter Molino ricostruì la scena dell'uscita dalla scuola, con la maestrina che “corre come una bimba” dietro all'uno e all'altro per rimetterli in fila e li segue fin sulla strada sempre allegra e sorridente. Un papà aspetta il figlio, il piccolo Enrico, allievo di terza.

Dalla penna di De Amicis, ecco le parole con cui la maestra sarà descritta nelle pagine di Cuore:

“Sempre allegra, tien la classe allegra, sorride sempre, grida sempre con la sua voce argentina che par che canti, picchiando la bacchetta sul tavolino e battendo le mani per imporre silenzio; poi quando escono, corre come una bimba dietro all'uno e all'altro per rimetterli in fila; e a questo tira su il bavero, a quell'altro abbottona il cappotto perché non infreddino; li segue fin sulla strada perché non s'accapiglino, supplica i parenti che non li castighino a casa e porta delle pastiglie a quei che han la tosse, e impresta il suo manicotto a quelli che han freddo; ed è tormentata continuamente dai più piccoli che le fanno carezze e le chiedon baci , tirandola pel velo e per la mantiglia; ma essa li lascia fare e li bacia tutti ... a casa ogni giorno arruffa e sgola, tutta ansante e tutta contenta; con le sue belle pozzette e la sua penna rossa “ .

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Particolare della copertina Domenica del Corriere con la maestrina dalla penna rossa

Giuseppina Eugenia Barrurero riposa nel Cimitero Monumentale di Torino, come l'autore che la volle ispiratrice di uno dei personaggi più noti del libro Cuore.

Gli adattamenti per lo schermo

L'opera di De Amicis ha ispirato alcune trasposizioni sul grande e piccolo schermo in Italia, ma anche all'estero.

Il Giappone se ne appropria per realizzare due anime, cioè film di animazione: la prima, Cuore, racconta in 26 episodi gli episodi principali della trama e alcuni racconti mensili; la seconda, Marco, dipana in 52 episodi il racconto mensile più noto, Dagli Appennini alle Ande. Sempre da questo racconto verranno tratti due film italiani e uno italo-argentino; due miniserie televisive, una italiana, l’altra spagnola.

Di Cuore esistono due film – il primo del 1948 firmato da Vittorio De Sica, il secondo del 1973 di Romano Scavolini – e due miniserie. Nel 1984 Luigi Comenicini, che aveva già adattato Pinocchio, cura uno sceneggiato per la Rai, con Johnny Dorelli nei panni del maestro Perboni e Giuliana De Sio in quelli della Maestrina dalla Penna Rossa, nel cast figurano anche attori come Andrea Ferréol, Ugo Pagliai, Bernard Bliér, il grande Eduardo De Filippo e nella parte del piccolo Enrico Bottini, sintesi delle virtù umbertine, il nipote undicenne del regista, Carlo Calenda, oggi uomo politico. I racconti mensili sono girati alla maniera del muto e l’azione si sposta a fine ‘800, in modo da far ritrovare qualche anno dopo i giovani protagonisti al fronte. Nel 2001 è Canale 5 a realizzare una sua libera versione del libro, con Giulio Scarpati e Anna Valle nel ruolo dei due insegnanti che finiranno per intrecciare una relazione sentimentale dopo la morte della moglie (inesistente nel libro) di Perboni.

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Dal film Cuore di Vittorio De Sica (1948)

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Johnny Dorelli interpreta il maestro Perboni nella miniserie della RAI del 1984

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Anna Valle, Giulio Scarpati e Leo Gullotta, interpreti della miniserie tratta da Cuore nel 2001 da Canale 5 di Mediaset

A Torino sulle tracce di De Amicis

L'autore visse a Torino alcuni periodi della sua vita sia da adolescente, vi frequentò il liceo, sia in età adulta. A Torino è anche ambientato la sua opera più famosa, Cuore e il libro La carrozza di tutti (1899) dedicato proprio alla città

De Amicis abitò a Palazzo Perini nell'attuale piazza XVIII Dicembre (all’epoca piazza San Martino) al numero 1, nell’edificio all’angolo con Corso San Martino e qui scrisse appunto Cuore.

Dopo piazza XVIII dicembre, De Amicis visse in via Pietro Micca al numero 10, all’ultimo piano in un appartamento di 25 metri quadri. Oggi è un ufficio ad uso privato.

De Amicis abitò anche in piazza Statuto e lì scrisse La carrozza di tutti e vi ambientò il racconto Primo maggio.

La scuola, anzi le scuole, del libro Cuore

Le vicende narrate sono ambientate nell’anno scolastico 1881/1882 in una scuola elementare di Torino, identificata nel testo come “Sezione Baretti”. In realtà, probabilmente, si tratta della Scuola Moncenisio che era collocata in via Cittadella 3, vicino all’abitazione di De Amicis e frequentata dai suoi due figli Furio e Ugo.

Ecco come viene descritta da Edmondo De Amicis, nel libro Cuore:

"Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tener sgombra la porta. […] Entrammo a stento. Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve, tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell'altra, empivan le stanze d'entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d'entrare in un teatro. Lo rividi con piacere quel grande camerone a terreno, con le porte delle sette classi, dove passai per tre anni quasi tutti i giorni".

"Sezione Baretti" è un nome di fantasia che non corrisponde ad alcuna scuola torinese dell'epoca di De Amicis; tuttavia la descrizione e l'ubicazione hanno consentito di identificarla con la sezione Moncenisio, prima situata in via Doragrossa 51 (l'attuale via Garibaldi), poi trasferita in via della Cittadella 3, presso l'attuale Biblioteca Civica.
Un disegno del tempo, conservato all'Archivio edilizio comunale, conferma la descrizione dell'interno che ne fa l'autore: l'edificio conteneva quattordici aule distribuite su due piani, a pian terreno c'era la stanza del bidello e al piano superiore la direzione, l'atrio e il corrispondente ambiente del primo piano (il "camerone" di Cuore) servivano da palestra per i mesi invernali. La facciata era piuttosto elaborata, con finestroni a tutto sesto su due ordini e attico a balaustrini.

Ma questo non è l'unico edificio scolastico di Torino a cui viene attribuita la corrispondenza con la descrizione della scuola in cui è ambientato il libro Cuore; infatti in molti articoli viene riportata anche un'altra attribuzione.

Elegante, maestosa, dalle grandi finestre tipiche dei palazzi storici di fine Ottocento, la scuola primaria Boncompagni di Torino, istituto citato da Edmondo De Amicis nel libro Cuore, attende da anni di essere restaurata. La scuola intitolata a Carlo Boncompagni illustre pedagogista e ministro della Pubblica Istruzione nel Regno di Sardegna nel 1848 è ancora oggi esistente in via Vidua n° 1 e fa parte dell'Istituto Comprensivo Pacinotti - Boncompagni nel Quartiere San Donato.

Il monumento a De Amicis

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Il monumento dedicato a Edmondo De Amicis, Torino piazza Carlo Felice

La città di Torino ha dedicato un monumento allo scrittore Edmondo De Amicis, realizzato da Eduardo Rubino nel 1914 e inaugurato 9 anni dopo, si trova in piazza Carlo Felice, nel giardino Sambuy, si intitola “Seminatrice delle buone parole” ed è posizionato simbolicamente di fronte ad un altorilievo raffigurante dei bambini.

Santena, 23 marzo 2022

Bibliografia e sitografia