ITALIA ‘61


di Vittorio Griva

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L’area espositiva di Italia 61

L’Italia del 1961 era profondamente diversa da quella del 25 aprile di 16 anni prima: in questo periodo, se ci pensiamo, molto breve, il nostro Paese si era ritagliato un posto nelle principali potenze economiche mondiali (ben diversa dall’auspicato primato bellico fascista, che tanto dolore aveva provocato al Belpaese); lo aveva fatto tramite una crescita che oserei definire “mostruosa”, derivata dall’incredibile e fulminante ricostruzione delle infrastrutture e degli stabilimenti (ad esempio Fiat Mirafiori venne non solo ricostruita ma raddoppiata entro il ’58), anche grazie ai fondi del piano Marshall (1204 milioni di dollari); dalla ricostruzione si sarebbe poi scatenato un circolo vizioso di investimenti esteri e interni (concentrati in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto e Friuli-VG) su industrie e infrastrutture; queste ultime saranno il simbolo della nuova Italia, un’Italia collegata all’Europa e al mondo, un’Italia ricca e industrializzata. La crescita media del Pil sarà del 5,9% annuo circa (con il picco del 8,3% nel ’61) tra il 1951 e il ’63. Tutto questo segnerà il sorpasso dell’economia olandese (da sempre tra i più ricchi d’Europa) e il raggiungimento di quella francese e inglese.

Torino era molto diversa da quella attuale: era la città simbolo della rinascita post-bellica, città ove confluivano enormi quantità di capitali (italiani ed esteri) in grado di renderla il polo industrializzato più produttivo del Paese, sede della prima azienda metalmeccanica europea e terza mondiale, dietro solo a GM e Ford.

Il 6 maggio 1961 il presidente della repubblica Giovanni Gronchi giunge a Torino per inaugurare ufficialmente l’Esposizione Internazionale del Lavoro. Tra due ali di folla, sfreccia la Lancia Flaminia 335 blu, disegnata da Pininfarina su richiesta di Gronchi stesso. Il presidente è accompagnato dalla moglie, più alta di statura e molto più giovane (25 anni). Nel Salone degli Svizzeri di Palazzo Reale si svolge la cerimonia di benvenuto alla presenza del sindaco Amedeo Peyron, del Presidente del Consiglio Amintore Fanfani e del ministro del Bilancio Pella. Parlano tutti tranne Gronchi, per l’assenza di tempo, dopodiché decora gli Alfieri del Lavoro (eccezione), inaugura la mostra storica dell’Unità d’Italia e finalmente è il turno del Palazzo del Lavoro, accompagnato da un giovane ed emozionato Gianni Agnelli (al primissimo incarico, in qualità di Presidente del Comitato Organizzatore). Infine, lo si vede prendere il volo da Caselle, visibilmente stanco.

Il manufatto che indiscutibilmente sovrastava tutti gli altri per imponenza e importanza, era senz’altro il cosiddetto Palazzo Nervi o del Lavoro. Progettato per l’appunto da Pier Luigi Nervi (classe 1891), personaggio che oggi verrebbe senz’ombra di dubbio definito archistar, dopo un testa a testa con un delusissimo Carlo Mollino (che si rifarà con la progettazione della ricostruzione del Teatro Regio di Torino). Il palazzo aveva una superficie di 22.500 m quadrati ed era sorretto da colonne alte 25 metri, che terminavano con una raggiera rastremata in cemento del diametro di 38m. Costruito nel tempo record di due anni, ospitava gli spazi espositivi delle 17 nazioni che presero parte alla manifestazione: Argentina, Cecoslovacchia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Jugoslavia, Messico, Polonia, Romania, Stati Uniti, Svizzera, Ungheria e Unione Europea + 5 organizzazioni internazionali: ONU, Comunità Europea, Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea, Comitato Intergovernativo per le Migrazioni Europee e il Bureau International du Travail + Città del Vaticano e 13 grandi aziende italiane.

USA: “Sviluppo Tecnologico nell’Industria. L’uomo e le comunicazioni”. Presente anche il “cervellone elettronico”, il primo hard-disk della storia.

URSS: “Tutto il Bene per l’Uomo”; modello funzionante per la colata dell’acciaio e di scavatrici per gallerie; enorme statua di rame.

Giappone: grande lago con al centro un’isola, al di sopra della quale “l’industria e la vita della gente di mare”. Sull’acqua 30 modellini di barche.

GB: passerella di legno attraversante laghetti battuti dal vento (tutto al buio) >>> mal di mare; tappetto di caucciù >>> come stare su una fanghiglia.

Definita la “Disneyland sul Po”, l’esposizione del lavoro vantava effettivamente una miriade di attrazioni ed edifici, oltre al già citato Palazzo del Lavoro vanno descritte le seguenti strutture:

- Monorotaia: lunga 1200 m, tempo di corsa 1,5 min, 60 km/h velocità. Invenzione del progetto della monorotaia (1957), 1° impiego (Disneyland 1959); quella di Torino venne assemblata in Germania dalla Linke Hofmann Bush; trasportò 2 mln di persone, compiendo 25 mila viaggi (uno ogni 5 minuti).

- Circarama: un grande edificio (finanziato dalla Fiat) circolare nel quale veniva proiettato un film (sempre lo stesso, Italia ’61) da 9 proiettori su tutti e 360°, con tanto di sonoro. Nel film veniva celebrata la grandezza del patrimonio artistico nazionale e le realizzazioni dell’industria internazionale: Regia di Elio Piccon e voce di Indro Montanelli.

- Ovovia: Sessantuno piccole cabine di forma ovoidale e dai colori sgargianti (rosso, blu, giallo) partivano dalla stazione vicina ai padiglioni della “Mostra delle Regioni” e arrivavano al colle di Cavoretto, nel parco Europa, passando sul fiume e percorrendo, scorrendo su un cavo a 10 metri di altezza, 871 metri con un dislivello di 120 metri. Il funzionamento era garantito da un motore elettrico che dava agli “ovetti” (così erano soprannominate le vetture che avevano una forma ovoidale molto aerodinamica con un design tipicamente anni ’60) la possibilità di raggiungere la velocità di 3 m/s. L’Ovovia poteva trasportare circa 700 passeggeri all’ora in ogni direzione che potevano “viaggiare” nel cielo di Torino al prezzo di 100 lire.

- Volare con l’aeromobile: il 20 agosto 1961 entrava in funzione all’esposizione l’aeromobile Bertelsen 200-2. Quest’ultimo era un curioso veicolo senza ruote che si muoveva su un cuscinetto d’aria che lo sollevava di parecchi centimetri dal suolo, mentre altri getti d’aria gli consentivano di muoversi sui quattro lati in assenza di attrito. Nelle intenzioni del suo creatore questo a specie di hovercraft avrebbe dovuto soddisfare tutte le esigenze di una società moderna: trasporto personale e pubblico, servizi di emergenza, trasporto merci, consegna di posta e raccolta rifiuti.

- il bus rosso a due piani: in aggiunta ai già citati trasporti c’era un pullman rosso a due piani, simile ai “Double-Decker bus” britannici, progettato però dall’azienda torinese Viberti con il nome Viberti-CV61. Tra le nuove caratteristiche dei mezzi spiccava un sistema di spie e di sensori che permettevano al bigliettaio, la cui postazione era al piano inferiore, di conoscere l’occupazione dei posti al piano superiore e l’esatta ubicazione dei passeggeri. Finita la manifestazione questa serie di veicoli entrò all’interno del trasporto pubblico urbano torinese con il numero 64.

- Palazzo a Vela: Era un incredibile costruzione con una bizzarra forma a vela e una pianta esagonale; la struttura misurava 150 m di diametro protetta da una serie di ampie vetrate che davano grande luminosità, il tetto era a 29 m di altezza e sorretto con tre soli punti di appoggio larghi poco più di 5 m. Fu costruito per ospitare la Mostra Moda Stile e Costume organizzata dal Pininfarina. Proprio per la sua maestosità strappò il record dell’edificio con la più grande volta in cemento armato ad un manufatto del francese Nicolas Esquillan.

La mostra storica, inaugurata anch’essa da Gronchi, collocata all’interno dell’appena restaurato Palazzo Carignano, consentì ai visitatori di osservare e contemplare i cimeli risorgimentali (restaurati per l’occasione assieme al palazzo) che tutt’oggi vanno a costituire la collezione del Museo del Risorgimento Italiano (inaugurato nel 1878).

La mostra moda stile e costume, fu un’opera dell’ingegno del Cavaliere del lavoro Giovanni battista farina meglio conosciuto con il nome di Pininfarina. La mostra, che raggiunse l’apice del suo successo il 9 giugno, grazie alla visita di Sofia Loren all’epoca prossima all’Oscar, racchiudeva grandissimi cimeli e pezzi da esposizione che guidavano il visitatore all’interno di un percorso esplicante l’evoluzione della moda nel novecento, con anche pezzi molto rari appartenenti ai grandi nomi delle personalità di maggior rilievo del mondo dello spettacolo del secolo scorso: da Eleonora Duse a Marlene Dietrich, da Gloria Swanson a Greta garbo. C’erano, oltre alla moda, anche percorsi paralleli riguardanti, però, l’evoluzione del teatro, del cinema, del balletto, della pittura e dello sport. Tra i pezzi più importanti ricordiamo: uno spartito di D’Annunzio, bozzetti scenografici per la scala di Giorgio de Chirico, il ritratto di Eleonora Duse, il costume che la Loren aveva indossato nel film “l’oro di Napoli”, una collana che in origine apparteneva all’imperatrice di Maria Teresa d’Austria e poi donata a sua figlia Maria Luisa in occasione del matrimonio con Napoleone, la bicicletta con cui Fausto Coppi conquistò la maglia iridata nel 1953 a Lugano e il pallone degli azzurri di Vittorio Pozzo.

Ovviamente, serviva un servizio di assistenza e eventuali guide per i visitatori. Perciò vennero arruolate 180 hostess, che ricoprirono appunto numerosi ruoli: guide, interpreti, assistenti, … Pensate che dovettero, per essere selezionate, passare un esame di lingue, un test di cultura generale, appositamente preparato dalla Columbia University, corsi di savoir-faire e maquillage, portamento e bon-ton, tenuti dalla temibile professoressa de Herrera, una peruviana intransigente che conosceva ben 10 lingue.

Bisogna ricordare, oltre all’esposizione internazionale del lavoro, anche la mostra floreale più memorabile di sempre: Flor 61. Fu considerata un mondo che fa dimenticare l’era delle macchine per ricondurci nel regno dell’eterna bellezza della natura e fece soprannominare il sindaco Peyron sindaco dei fiori.

È ora di delineare i principali protagonisti di questi grandi eventi:

  • Gianni Agnelli: l’Avvocato, come tutti lo conoscono e lo conoscevano, non era altro che un giovane erede di un’importantissima fabbrica mondiale, dato che la Fiat era ancora in mano a Vittorio Valletta, quando assunse il ruolo di presidente del comitato organizzatore di Italia ‘61. Grazie ai canali internazionali di cui disponevano gli Agnelli, presenziarono all’esposizione numerosissimi personaggi molto importanti. Tra questi ricordiamo in particolar modo la regina Elisabetta d’Inghilterra, che, accompagnata dall’avvocato Agnelli, si mostrò ai torinesi vestita di un giallo scintillante (come ricorda mia nonna, presente all’arrivo della regina, la si vedeva a chilometri di distanza).
  • Giovanni Gronchi e Amedeo Peyron: rispettivamente il presidente della Repubblica e il sindaco di Torino, furono entrambi dei visitatori assidui (il secondo molto più del primo per ovvie ragioni) molto apprezzati dai torinesi. A Peyron, al quale spetta il merito della candidatura e dell'organizzazione della manifestazione, venne dedicata una piazza. Morirà da sindaco di Claviere.
  • Walt Disney: ospite d’eccezione, grande amico dell’Italia (fin troppo, tanto è che le sue amicizie con il fascismo furono vitali per l’esportazione in Italia del suo fumetto, l’unico fumetto straniero consentito in Italia, Mickey Mouse fascistizzato in Topolino). Durante la sua visita (7/09), dopo aver assistito al montaggio della 1100 e della 1300 a Mirafiori, elogiò l’esposizione e i suoi organizzatori, osservando con genuina meraviglia il film all’interno del circarama.
  • Una menzione va fatta a J.F.K. e a Gagarin, entrambi invitati a Torino quell’anno (ma tutte e due assenti, forse in vista della discussa politica di mediatore assunta da Gronchi). Il presidente americano, che in quello stesso anno pronuncerà “ich bin ein Berliner”, manderà a Peyron una cartolina, con tanto di dedica e firma.

La manifestazione fu, nel suo complesso, un enorme successo. Vennero a visitare la città in 6 milioni quell’anno (Torino fu la città più visitata d’Italia nel ’61). Torino, definita da Le Monde nel ‘61, “Ville Lumière Italienne”, fu una città sulla quale “non si spegnevano mai le luci”. L’Annus domini 1961 rappresentò il culmine di un processo di ricostruzione e ripresa economica, che terminerà circa una dozzina di anni dopo, nel 1973, con lo scoppio della crisi petrolifera, dovuta, tra le altre cose, alla guerra dello Yom Kippur.

Il 1961 fu anche l’anno in cui, l’ultimo “sovrano d’Italia” Gianni Agnelli terminò il suo periodo di giovinezza, ed entrò all’interno di quel mondo che l’avrebbe consegnato alla storia dopo il 2003, anno della sua morte. Per tutti questi svariati motivi ritengo il 1961, con il 1861, il 1911 e il 2006 come gli anni più importanti per la nostra città, per quanto riguarda l’interesse mediatico e culturale.

In dettaglio

Contesto storico

Dopo la ricostruzione, avvenuta anche grazie ai fondi americani, avviene il cosiddetto «Miracolo Economico», periodo in cui il Paese cresce in maniera esponenziale, raggiungendo gli alleati europei, che da sempre guardavano l’Italia come il «vicino povero».

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L’Autostrada del sole

Torino nel 1861

- 1026 migliaia di abitanti;

- Amedeo Peyron (sindaco);

- Ricostruzione postbellica ultimata;

- motore trainante industria manifatturiera europea (FIAT - 3° gruppo mondiale);

Manifestazioni ed eventi di Italia 61

- Inaugurazione Esposizione Internazionale del Lavoro, il 6 maggio 1961

- Mostra Storica;

- Raduni Nazionali Bersaglieri e Alpini;

- Mostra delle Regioni;

- Mostra della Moda, Stile e Costume;

- Flor ’61;

Strutture di Italia 61

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Palazzo Nervi

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Monorotaia

disegnata dalla Linke Hoffman Bush, lunga 1200 m, velocità media di 60 km/h, soprannominata treno-aereo

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Il Circarama

finanziato dalla Fiat, ospitava la proiezione di un film su tutta l’estensione delle sue pareti. Si aveva così una visione a 360° del filmato «Italia ’61»

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L’Ovovia

lunga 800 metri per 120 di dislivello, gli «ovetti» consentivano una velocità massima di 3 m/s. Essi congiungevano i padiglioni della mostra delle regioni al Parco Europa

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L’aeromobile di Bertelsen

Una sorta di hovercraft, più potente, che permetteva lo spostamento in assenza di attrito con l’aria. Il progetto venne abbandonato poiché ogni esemplare presentava un costo di 12 milioni di lire e un consumo di 36 litri di benzina l’ora. Si chiamava Bertelsen 200-2

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Il bus rosso

La versione italiana del double-decker bus britannico. Presentava un sofisticatissimo sistema di controllo. Si chiamava Viberti CV61

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Il Palavela

Incredibile edificio costruito dagli architetti Annibale (allievo dell’Antonelli) e Giorgio Rigotti. Per 150 m di diametro, solo 3 punti di appoggio lo sorreggevano. Ospitò la Mostra di Moda, Stile e Costume. Strappò il primato dell’edificio con la più grande volta in cemento del globo.

All’interno del Palavela venne esposta una mostra curata da Pininfarina, che raccoglieva cimeli ed oggetti narranti l’evoluzione della moda, del teatro, della pittura, del cinema, del balletto e dello sport.

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Flor 61

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I protagonisti

Cos’è rimasto? Il Palazzo del Lavoro è stato utilizzato come sede universitaria, discoteche e altri fini commerciali fino al 2009, in seguito abbandonato. Il Palavela fu ristrutturato in occasione dell’olimpiade del 2006. Il resto fu smantellato e/o abbandonato.