L’influenza delle società segrete sul Risorgimento


Raccolta di articoli e testi a cura di Flavio Rainero

LA CARBONERIA

(Tratto da Wikipedia)

La Carboneria è stata una società segreta rivoluzionaria italiana, nacque nel Regno di Napoli durante i primi anni del XIX secolo su valori patriottici e liberali. La Carboneria oltre al suo operato in Italia, ha influenzato altri gruppi rivoluzionari in Francia, Grecia, Spagna, Portogallo, Romania, Brasile e Uruguay. Nonostante i loro obiettivi avessero delle basi liberali e patriottiche, mancavano di una politica immediata. Lo scopo primario della società era quello di sconfiggere la tirannia austriaca e di stabilire un governo costituzionale. Nell'Italia settentrionale, altre organizzazioni come quelle ad Adelfia e Filadelfia, erano in stretto contatto con la Carboneria.

Le origini

Nata nel Regno di Napoli, inizialmente come forma di opposizione alla politica filo-napoleonica di Gioacchino Murat, la Carboneria fece successivamente seguaci in Francia ed in Spagna, puntando sulle libertà politiche e sulla concessione di una costituzione nei paesi d'Europa. Dopo la caduta di Murat, essa lottò contro il re Ferdinando I delle Due Sicilie. Filippo Buonarroti (che carbonaro non era, ma che con la Carboneria si identificò), contribuì, all'indomani del Congresso di Vienna del 1815, a far assumere al movimento anche un carattere patriottico e marcatamente anti-austriaco. Così la Carboneria si diffuse anche nel Nord Italia, e soprattutto in Lombardia ed in Romagna, grazie in particolare all'opera del forlivese Piero Maroncelli.

I moti del 1820-1821

La Carboneria passò per la prima volta dalle parole ai fatti nel 1820 a Napoli organizzando delle rivolte di carattere anti-assolutistico e liberal-costituzionale che prendevano spunto da quella effettuata a Cadice il 1º gennaio dello stesso anno: i due ufficiali Michele Morelli e Giuseppe Silvati (che avevano avuto l'adesione di generali ex murattiani, come Guglielmo Pepe) il 1º luglio marciarono da Nola e dalle cittadine vesuviane, seguiti da molti cittadini, verso la capitale alla testa dei loro reggimenti della cavalleria.

A causa della forte protesta, il re Ferdinando I accettò per primo nella Penisola di concedere una nuova carta costituzionale e l'adozione di un parlamento. La vittoria, seppur parziale, illusoria ed apparente, causò molte speranze nel resto d'Italia e a Torino i carbonari locali, guidati da Santorre di Santa Rosa, marciarono anch'essi verso la capitale del Regno di Sardegna ed il 12 marzo 1821 ottennero la costituzione democratica da un impaurito sovrano.

Tuttavia la Santa Alleanza non tollerò tali comportamenti e a partire dal febbraio del 1821 spedirono un esercito nel sud che sconfisse gli insorti, numericamente inferiori e male equipaggiati. Anche in Piemonte il re Vittorio Emanuele I, indeciso sul da farsi, abdicò a favore del fratello Carlo Felice di Sardegna, che chiese all'Austria di intervenire militarmente: l'8 aprile l'esercito asburgico sconfisse i rivoltosi ed i moti del 1820-1821, scatenati quasi totalmente dalla Carboneria, potevano dirsi chiusi in maniera fallimentare.

Il 13 settembre 1821 con la bolla Ecclesia a Iesu Christo di papa Pio VII la carboneria fu condannata come società segreta di tipo massonico e i suoi aderenti furono scomunicati. L'anno seguente nel Ducato di Modena e Reggio a seguito della scoperta di una congiura carbonara, fu imprigionato il sacerdote Giuseppe Andreoli, quindi condannato a morte e giustiziato per decapitazione. Tra i principali capi della Carboneria, Morelli e Silvati furono condannati a morte; il Pepe andò in esilio mentre il Boccia venne incarcerato, come Confalonieri, Pellico e Maroncelli.

I moti del 1831

Sconfitti ma non battuti, i carbonari parteciparono nel 1830 alla rivoluzione di luglio che sostenne la politica del re liberale Luigi Filippo di Francia: sulle ali dell'entusiasmo per la vittoriosa sollevazione parigina, anche i carbonari italiani presero le armi contro alcuni stati centro-settentrionali ed, in particolare, lo Stato Pontificio ed a Modena.

Nel capoluogo emiliano fu Ciro Menotti a prendere in mano le redini dell'iniziativa, cercando di trovare il sostegno del duca Francesco IV di Modena, che fece finta di rispondere positivamente in cambio della concessione del titolo di re dell'Alta Italia: tuttavia il duca fece il doppio gioco e Menotti, rimasto praticamente inerme, fu arrestato il giorno prima della data stabilita per la sollevazione. Francesco IV, su suggerimento dello statista austriaco Klemens von Metternich, fece condannare a morte lui e molti altri tra i suoi alleati.

Nello stato della Chiesa, invece, la rivolta partì nel febbraio del 1831 su impulso di alcune città quali Bologna, Reggio Emilia, Imola, Faenza, Ancona, Ferrara e Parma dove i cittadini, aiutati dai carbonari, innalzarono la bandiera tricolore e stabilirono un governo provvisorio. Un corpo di milizia volontaria, che avrebbe avuto nell'intenzione dei carbonari il compito di marciare su Roma, fu massacrato dalle truppe austriache chiamate in soccorso da Papa Gregorio XVI. Anche questa sollevazione, quindi, fu soffocata nel sangue.

Questa ulteriore sconfitta fece capire a molti carbonari che militarmente, soprattutto se da soli, non avrebbero potuto competere con l'Austria, una delle più grandi potenze del Vecchio Continente: Giuseppe Mazzini, uno dei carbonari più acuti, fondò una nuova società segreta chiamata Giovine Italia nella quale sarebbero confluiti molti ex aderenti alla Carboneria che, ormai quasi senza sostenitori, cessò praticamente di esistere, anche se la storia ufficiale di questa importante società si sarebbe protratta stancamente fino al 1848.

La seconda metà del XIX secolo

La Carboneria continuerà a operare ben oltre il Risorgimento. Fin dal 1871 sarà fortemente attiva nei territori dell'ex Stato Pontificio e non solo, pronta a riorganizzarsi e riformarsi per ribaltare l'esito monarchico e instaurare la repubblica mazziniana:

Riservatissima 31 maggio 1894 – dal questore Sirone al prefetto Cavasola (Rapporto del 1894 del Questore Sironi in Archivio di Stato di Roma, Prefettura, Gabinetto, b. 471, f. "Assoc. segreta di Carbonari")

Sin dal 1870 esiste in Roma la setta dei Carbonari, che col volgere degli anni modificò poi scopi e programma. Organizzata, come tutte le società segrete, in modo da rendere assai difficile ogni vigilanza da parte dell'Autorità, sua prima e costante cura fu sempre quella di non richiamare in alcun modo l'attenzione su di sé e sui singoli membri, lavorando nell'ombra, agendo indirettamente, non ammettendo nel proprio seno che persone provate e sicure, punendo quelli fra i propri affigliati che avessero traditi i segreti della setta, non avessero eseguiti gli ordini loro dati, od in qualsiasi modo fossero venuti meno agli obblighi loro imposti dal giuramento cui erano vincolati.

Apparentemente gli scopi della setta dei Carbonari sono la mutua assistenza fra i soci, la propaganda per il trionfo di tutto ciò che è giusto, onesto, liberale. – In effetti però ha scopi sovversivi: i dirigenti appartengono al partito repubblicano intransigente, e si servono del lavoro, delle influenze, dei poteri occulti dell'associazione a tutto beneficio del loro partito.

La famiglia Carbonara è divisa per Vendite, Sezioni e Gruppi, a seconda del numero di affigliati. – Le Vendite esistenti nei centri principali prendono anche il nome di Centri, a cui fanno capo le Sezioni esistenti nelle piccole città e nei comuni più prossimi. – In ogni Vendita vi è il Capo Vendita ed un supplente e così pure in ogni Sezione vi è il Capo Sezione ed il supplente.

Le Vendite corrispondono coi Centri a mezzo di Intermediarii. Tutti i Capi Squadra sono responsabili degli atti dei proprii dipendenti verso il CapoSezione.

Per le ammissioni nella famiglia Carbonara, le proposte devono essere fatte per iscritto con tutte le maggiori possibili indicazioni circa la persona da ammettersi; dopo le assunte più precise informazioni, la persona stessa, se ritenuta meritevole, viene aggregata a qualche squadra col titolo di apprendista. – Da apprendista si è poi promosso a Maestro, e da Maestro a Maestro Gran Luce.

I Maestri di una Vendita fecero la cosiddetta Corte d'Onore, chiamata a risolvere le questioni di una certa importanza. Tutti gli affiliati sono obbligati a pagare una quota mensile a seconda della loro posizione, ed in tutti gli atti, corrispondenze, riunioni, i Maestri e gli apprendisti devono essere indicati con pseudonimi.

Da qualche tempo per quanto riflette Roma, nei Rioni Regola, Campitelli, Trastevere si accentuò un lavoro di organizzazione diretto a scartare l'elemento vecchio e dannoso ed a raccogliere la parte seria e provata ed atta all'azione.

Da informazioni fiduciarie che ho ragione di ritenere attendibili le sezioni di Roma sarebbero 5, la più importante delle quali la “Felice Orsini”. Gl'inscritti sarebbero circa 240 nella maggioranza scarpellini, lavoranti del Tevere, facchini e pesatori del Mercato dei Cerchi, parecchi delle Società Giuditta Tavani, Giordano Bruno, Mazzini, Vitruvio, Romagnoli. Dei principali e più influenti affigliati, rassegno l'elenco con le precise generalità.

Nell'elenco stesso, come dal medesimo si rileva Fiorentini Vincenzo, Curti Romolo, Coralizzi Luigi, l'Avv. Zuccari Federico, Giuseppe Proia, l'Avv. Fratti, Ettore Ferrari, Luigi Domenicali, Felice Albani, Michele Guastalla, Dr Cittaglia Cesare, l'Avv. Augusto Santini, Pasquale Arquati, Antoni De Santis, Giuseppe Varoni, che sono i più noti, provati ed influenti affigliati al partito repubblicano intransigente di Roma, delle cui forze completamente dispongono.

Quindi, dopo l'unità nazionale, all'interno del movimento repubblicano, la Carboneria avrebbe svolto opera di proselitismo repubblicano tra le classi meno abbienti, portando avanti battaglie quali il suffragio universale, l'emancipazione femminile e il miglioramento delle condizioni lavorative. A livello internazionale, tra il 1896 e il 1897, si adopererà nel reclutamento di volontari per la causa dell'indipendenza greca e cubana.

L'inizio del XX secolo e lo scioglimento

Dal 1915, sarebbe stata attivissima nella propaganda interventista, ritenendo tale conflitto come l'ultima propaggine del processo risorgimentale. Scioltasi con l'avvento del fascismo avrebbe cercato di riorganizzarsi, anche se con difficoltà per l'assiduo controllo della polizia e dell'Ovra. Molti suoi esponenti avrebbero partecipato alla Resistenza tra le file del PRI, mentre altri avrebbero dato vita a brigate della "Carboneria Italiana", quali la "Mazzini" e la "Mameli". La Carboneria quindi avrebbe continuato a lavorare all'interno del Partito Repubblicano Italiano almeno fino agli anni settanta del Novecento.

L'ideologia

Dopo aver raccolto il favore di molti elementi della borghesia cittadina come artigiani e mercanti (che non avevano perdonato al sovrano borbonico la sua politica favorevole ai grandi proprietari terrieri) la Carboneria iniziò ad assecondare le volontà guerresche dei suoi capi, tralasciando altri gravi problemi politico-sociali che avrebbero creato all'interno di essa stessa un'ideologia e dei percorsi politici tortuosi e spesso contraddittori: ad esempio i carbonari si dichiaravano favorevoli all'indipendenza italiana, ma non accennavano minimamente all'eventuale governo che avrebbe dovuto guidare l'Italia libera.

Gli storici riconoscono che la maggior parte degli aderenti alla Carboneria appartenevano agli impiegati e militari napoleonici, licenziati dai nuovi governi, oppure a scrittori e professionisti, avviliti dalla censura sulla stampa, o a borghesi, che si sentivano soffocati dal ritorno delle barriere doganali e dei piccoli mercati. La borghesia era particolarmente bisognosa di strutture liberali e costituì il nerbo della Carboneria.

Tale ambiguità (quella cioè di non poter affermare con certezza la collocazione politica della Carboneria, che unì elementi di "destra" con altri di "sinistra" e di "centro") terminerà solo quando, a seguito di una lunga sequela di disfatte militari, alcuni carbonari ripensarono il problema della libertà con una prospettiva più ampia mirante a un'azione comune ed alla formazione di una nazione unita.

Caratteri generali

Articolazione

Il nome "Carboneria" deriva dal fatto che i settari dell'organizzazione avevano tratto il loro simbolismo ed i loro rituali dal mestiere dei carbonai, coloro che preparavano il carbone e lo vendevano al minuto.

L'organizzazione, di tipo gerarchico, era molto rigida e aperta soltanto agli uomini: i nuclei locali, detti "baracche", erano inseriti in agglomerati più grandi, detti "vendite", che a loro volta dipendevano dalle "vendite madri" e dalle "alte vendite". Anche le sedi avevano naturalmente dei nomi in codice: ad esempio, una di quelle oggi più note è Villa Saffi, presso Forlì, indicata coll'esoterico nome di Vendita dell'Amaranto.

Poco altro si conosce con certezza, e il fatto che gli storici non conoscano bene le varie organizzazioni settarie dipende, ovviamente, dalla necessità per gli adepti di mantenere il più stretto riserbo, di non affidare a scritti o documenti le tracce di un'attività che, se scoperta dalla polizia, poteva portare in carcere o al patibolo.

Simbolo

I locali nei quali si riunivano i carbonari erano detti "baracche". Di solito, al centro di questi locali era collocato un altare sul quale erano riposti una serie di oggetti che simboleggiavano i valori e gli ideali della Carboneria: il carbone ricordava la fatica; un bicchiere d'acqua che simboleggiava la purezza; il sale, che era usato per la conservazione degli alimenti, rappresentava l'incorruttibilità; un gomitolo per la solidarietà; una fascina di legno, ricordava l'unione dei membri; una corona di spine che simboleggiava le difficoltà e la sofferenza; una piccola scala che indicava il percorso per raggiungere i valori della Carboneria[7].

Il Gran Maestro presiedeva le riunioni fregiato con la fascia con il tricolore della carboneria e mantenendo in mano una scure, simbolo del proprio potere all'interno della vendita[8]. Anche il primo ed il secondo assistente hanno come strumento la scure. Questi unitamente al Gran Maestro, ricordano le tre luci della Massoneria (Maestro Venerabile, primo sorvegliante e secondo sorvegliante che hanno come strumento il maglietto).

I colori della bandiera della Carboneria avevano una precisa simbologia: l'azzurro rappresentava la speranza e la volontà di raggiungere la libertà; il rosso, l'impegno necessario per il suo raggiungimento; il nero, che indicava la fede incrollabile.

Si riportano le spiegazioni di alcuni dei simboli della carboneria di Milano.

Accetta: È utilizzata come il maglietto dei massoni durante i lavori rituali e rappresenta lo strumento con cui tagliare il male alle sue radici. Nel secondo grado, il male da tagliare come tronco dalle radici e rappresentato dalla testa dei Tiranni e dei Lupi.

Assistente: In carboneria vi sono un Primo ed un Secondo Assistente, figure presenti anche nella Massoneria come Primo e Secondo Sorvegliante.

Baracca: è il locale dove si trovano i Carbonari, in particolar modo quelli di primo grado. È qui che i Carbonari trovano riparo dal mondo esterno.

Camera d'Onore: È detta Camera d'Onore la camera dove si riunisce il secondo grado.

Corona di spine bianche: questo simbolo rappresenta la ragione che deve guidare con prudenza la volontà in modo da restare il più possibile vicini alla virtù. Questo concetto nasce dalla lentezza ed accortezza nei movimenti quando si ha sul capo una corona di spine bianche, onde evitare di ferirsi con movimenti bruschi od avventati.

Croce: questo simbolo, per i carbonari, preannuncia le difficoltà, le persecuzioni e la morte. Queste sono le minacce della perversione contro chi cammina sulla strada della virtù. Insegna al carbonaro a proseguire dritto nel suo percorso ad imitazione di Gesù Cristo, vero Gran Maestro dei carbonari, il quale accettò la morte per proseguire il suo cammino, compiere il suo destino. Nel secondo grado, diventa simbolo di punizione per il Tiranno persecutore alla quale deve essere crocefisso.

Cugini: Nome con cui si distinguono e appellano tra loro i Carbonari.

Échantillon: simbolo tra i più importanti, soprattutto per gli apprendisti. Va indossato tra gli abiti. Nelle campagne vicino alla casa di un buon cugino va esposto, come la pertica del Fornello, come segnale per i carbonari che si trovassero a passare da quelle parti.

Foresta: Nella foresta, al riparo dai Pagani e dai Lupi i Carbonari si riuniscono per poter lavorare.

Fornello: Come il fornello è uno dei principali strumenti del lavoro dei carbonari in quanto serve a trasformare la legna in carbone, così i Buoni Cugini Carbonari si perfezionano lavorando assiduamente.

Legna: la legna legata rappresenta da un lato l'unione nell'amore dei carbonari. La legna è anche il materiale che i buoni cugini utilizzano per il loro fornelli, e come questa bruciando si trasforma nel carbone così il loro cuore si trasforma bruciando acceso dal fuoco della Carità. Mentre la legna semplice rappresenta il principale combustibile per il fornello.

Lupi: Sono coloro che avversano e perseguono la Carboneria.

Montagna: È il luogo dove si riunisce il terzo grado.

Nastri colorati: I nastri, erano portati unitamente all'èchantillon anche fuori dalla Vendita. L'uso dei nastri è attestabile anche nel Compagnonaggio francese. Secondo alcune ipotesi la carboneria potrebbe essere uno degli ordini del Compagnonaggio. Questa consuetudine potrebbe rimandare a una vicinanza tra i due ordini in un qualche momento della loro storia. I colori dei nastri sono gli stessi della bandiera carbonara. Il nero, colore del carbone rappresenta la fede. Il celeste, colore del fumo del fornello rappresenta la speranza. Il rosso, colore del fuoco, rappresenta la Carità. I tre colori come metafora delle virtù teologali.

Pagani: Coloro che non sono iniziati alla Carboneria, è l'equivalente di profani per i massoni.

Pala: Nel secondo grado è lo strumento con cui vengono sparse le ceneri dei Tiranni.

Pannolino (panno di lino) bianco: per creare, partendo dalla sua origine vegetale, il panno di lino occorrono molto lavoro e molta fatica. Allo stesso modo il carbonaro deve lavorare incessantemente per rendersi puro. Il candore dei propri costumi fa il buon Carbonaro.

Parola di Riconoscimento: Di norma questa parola segreta veniva cambiata ogni due mesi. Il non conoscerla implicava essere o non essere più Carbonari.

Pertica: È uno dei segni distintivi degli Apprendenti Carbonari.

Pezzo di Fornello: È una composizione su un qualche argomento. L'equivalente della tavola per i massoni.

Reggente: È il presidente della rivendita, equivalente di Maestro Venerabile nella Massoneria.

Sale: Questo elemento come la quercia è presente in molte tradizioni esoteriche e religiose. Come il sale protegge gli alimenti dalla putrefazione così deve proteggere il cuore dell'uomo dal vizio. Nel secondo grado il sale è l'elemento per la conservazione della testa dei Despoti dopo che è stata recisa, per perpetuarne l'infame memoria.

Segno d'Ordine: Nel primo grado consiste nel tenere le braccia incrociate sopra il corpo. Nel secondo grado il segno d'ordine si fa mettendo la mano destra aperta sulla propria spalla sinistra.

Sole e la Luna: Rappresentano gli astri all'interno della Vendita e che illuminano i lavori dei Buoni Cugini Carbonari. Entrambi sono presenti anche nel tempio massonico.

Scala: Oltre ad essere strumento di lavoro ordinario, la scala ricorda che la conoscenza e la virtù si raggiungono per gradi. Nel secondo grado, perdendo ogni valore simbolico, la scala rappresenta quella che di solito si sale per il patibolo.

Strumenti: L'accetta, la zappa e la pala sono gli strumenti di cui si servono i carbonari durante i loro lavori.

Terra: per i carbonari questo è un elemento assai importante. Come la terra ricopre i cadaveri, allo stesso modo i buoni cugini devono seppellire nel loro cuore i segreti della carboneria. Solo nascondendo in modo così profondo quanto concerne l'ordine carbonaro, questi possono proteggersi dai loro detrattori e dalle campagne diffamatorie e persecutorie che inizierebbero se i loro segreti venissero svelati. Nel secondo grado, questa serve per coprire le macchie di sangue sparso dopo l'uccisione dei Tiranni.

Tronco d'albero: Il tronco con le sue radici ben radicate all'interno del terreno sono la rappresentazione delle radici della virtù che devono essere ben profonde e stabili nel cuore di ogni buon cugino carbonaro. L'albero della carboneria con molta probabilità è una quercia. Come le foglie dell'albero della carboneria sono sempreverdi il buon cugino deve sempre adoperarsi con la stessa sollecitudine nell'amare e soccorrere i suoi confratelli. Come le foglie furono usate da Adamo ed Eva per coprirsi dopo la cacciata dal paradiso, così il carbonaro deve coprire i difetti dei suoi simili ed in particolare quelli dei buoni cugini. Nel secondo grado rappresentato con un ramo sporgente (probabilmente di acacia), raffigura il termine della rivoluzione ad opera dell'Ordine Carbonico e un'uguaglianza di questo con la Massoneria.

Un sole: Un giorno.

Una luna: Un mese

Vantaggi: Gli applausi.

Vendita: È l'equivalente della Loggia per i massoni.

L'alfabeto segreto

I carbonari adottarono un proprio codice alfabetico che si basava su un cifrario a sostituzione per recapitare messaggi importanti durante i Moti del 1830-1831. Il cifrario si basava sulla semplice sostituzione delle lettere, compensando così la scarsa segretezza che dava un cifrario a scorrimento, secondo una tavola di accoppiamento:

  • Originale: A|B|C|D|E|F|G|H|I|L|M|N|O|P|Q|R|S|T|U|V|Z
  • Criptato: O|P|G|T|I|V|C|H|E|R|N|M|A|B|Q|L|Z|D|U|F|S

Da notare che la tavola può essere usata anche per decifrare un messaggio cifrato in quanto ogni lettera è sostituita con un'altra in posizione fissa. Lo scambio delle lettere non è casuale, dato che viene fatto accoppiando quelle con un tipo di pronuncia simile (esempio, la dentale "d" con la dentale "t"): in questo modo il testo cifrato assume l'aspetto di un normale messaggio scritto però in una lingua straniera.

Ecco un esempio di testo facilmente calcolabile:

  • Originale: Preferisco la macchina alla moto.
  • Criptato: Blivilezga ro nogghemo orro nada.

Non essendo propriamente un cifrario a scorrimento non è debole come questo, ma resta comunque non di estrema difficoltà nella sua comprensione. Questo tipo di alfabeto è stato usato anche dai carbonari napoletani della rivoluzione del 1820 e dai carbonari veneti arrestati pochi mesi prima di quelli milanesi e condannati allo Spielberg. Tra i manoscritti di Silvio Pellico, conservati nell'archivio storico del comune di Saluzzo, si trovano testi scritti dopo il suo rilascio in gergo carbonaro, che però hanno carattere personale e non politico.

Gli iscritti

Gli iscritti alla Carboneria aspiravano soprattutto alla libertà politica e a un governo costituzionale: erano in gran parte intellettuali e studenti; alcune minoranze erano borghesi e classi sociali più elevate; i Carbonari si erano divisi in due settori o "logge": quella civile, destinata alla protesta pacifica e alla propaganda, e quella militare, destinata alle azioni di guerriglia.

Come in ogni società segreta, chi si iscriveva alla Carboneria non ne doveva conoscere tutte le finalità fin dal momento della sua adesione: gli adepti erano infatti inizialmente chiamati "apprendisti", diventavano "maestri" e, infine, "grandi maestri". Il Gran Maestro ricopriva il ruolo più elevato di una baracca o di una vendita locale; presiedeva agli incontri e ai giuramenti degli apprendisti[8].

Altri ruoli all'interno delle vendite erano: l'oratore, che aveva il compito di diffondere i principi della Carboneria attraverso i propri discorsi agli affiliati; il segretario che redigeva i verbali; gli assistenti, che vigilavano sugli incontri; il maestro di cerimonie che curava il cerimoniale negli incontri e nelle prove di iniziazione; i copritori erano le guardie armate che avevano il compito di mantenere la segretezza dell'incontro e di evitare infiltrazioni esterne; veniva detto terribile chi aveva il ruolo di spaventare coloro i quali volevano diventare affiliati[8]. Tutti i carbonari, indipendentemente dal loro ruolo, dovevano impegnarsi a mantenere il più assoluto riserbo, pena la morte.

Aderirono alla carboneria, in maniera esplicita o implicita, famosi personaggi dell'Italia risorgimentale: Silvio Pellico, Antonio Panizzi, Giuseppe Mazzini da giovane, Ciro Menotti, don Giuseppe Andreoli, Nicola Longo, Emilio Maffei, Piero Maroncelli, Melchiorre Gioia, Napoleone Luigi Bonaparte, che morì a Forlì nel 1831.

Alla carboneria ma non alla sua struttura furono affiliate anche delle donne, che si organizzarono in un'associazione segreta, simile alla carboneria come struttura, denominata Società delle Giardiniere.

Santo protettore

I membri della Carboneria riconoscono come Santo protettore Teobaldo di Provins, in quanto patrono dei carbonai (oltre che dei conciatori). Infatti, ad esempio, il padre di Felice Orsini, che apparteneva alla Carboneria, volle dargli il nome di Orso Teobaldo Felice.

La Giovine Italia

(Tratto da Wikipedia)

La Giovine Italia o Giovane Italia fu un'associazione politica insurrezionale fondata a Marsiglia nel luglio 1831 da Giuseppe Mazzini, il cui programma veniva pubblicato su un periodico al quale fu dato lo stesso nome.

L'obiettivo di questa organizzazione era quello di trasformare l'Italia in una repubblica democratica unitaria, secondo i principi di libertà, indipendenza e unità, destituendo i governi dei precedenti stati preunitari. La Giovine Italia costituì uno dei momenti fondamentali nell'ambito del Risorgimento italiano.

Negli anni 1833 e 1834, durante il periodo dei processi in Piemonte e il fallimento della spedizione di Savoia, l'associazione scomparve per quattro anni, ricomparendo solo nel 1838 in Inghilterra. La Giovine Italia entrò, in seguito, a far parte di un'altra associazione politica mazziniana, ovvero la Giovine Europa, assieme ad altre associazioni simili come la Giovine Germania, la Giovine Polonia, la Giovine Svizzera e la Giovine Francia.

Il 5 maggio 1848, l'associazione fu definitivamente sciolta da Mazzini che fondò, al suo posto, l'Associazione Nazionale Italiana e successivamente il Partito d'Azione, da cui originarono i nuclei del Partito Radicale Storico e del Partito Repubblicano Italiano.

Storia

Le origini

Nel 1831 Mazzini si trovava a Marsiglia in esilio dopo l'arresto e il processo subìto l'anno prima in Piemonte a causa della sua affiliazione alla Carboneria. Non potendosi provare la sua colpevolezza infatti la polizia lo costrinse a scegliere tra il confino in un paesino del Piemonte e l'esilio. Mazzini preferì affrontare l'esilio e nel febbraio del 1831 passò in Svizzera, da qui a Lione e infine a Marsiglia. Qui entrò in contatto con i gruppi di Filippo Buonarroti e col movimento sainsimoiano allora diffuso in Francia. Con questi si avviò un'analisi del fallimento dei moti nei ducati e in Romagna nel 1831.

Si concordò sul fatto che le sette carbonare avevano fallito innanzitutto per la contraddittorietà dei loro programmi e per l'eterogeneità delle classi che ne facevano parte. Non si era riusciti poi a mettere in atto un collegamento più ampio delle insurrezioni per le ristrettezze provinciali dei progetti politici, com'era accaduto nei moti di Torino del 1821 quand'era fallito ogni tentativo di collegamento con i fratelli lombardi. Infine bisognava desistere, come nel 1821, dal ricercare l'appoggio dei principi e, come nei moti del 1830-1831 l'aiuto dei francesi.

Il fallimento del moto in Savoia (1833)

Entusiastiche adesioni al programma della Giovane Italia si ebbero soprattutto tra i giovani in Liguria, in Piemonte, in Emilia e in Toscana che si misero subito alla prova organizzando negli anni 1833-1834 una serie di insurrezioni che si conclusero tutte con arresti, carcere e condanne a morte.

Nel 1833 organizzò il suo primo tentativo insurrezionale che aveva come focolai rivoluzionari Chambéry, Torino, Alessandria e Genova dove contava vaste adesioni nell'ambiente militare. Ma prima ancora che l'insurrezione iniziasse la polizia sabauda a causa di una rissa avvenuta fra i soldati in Savoia, scoprì e arrestò molti dei congiurati, che furono duramente perseguiti poiché appartenenti a quell'esercito sulla cui fedeltà Carlo Alberto aveva fondato la sicurezza del suo potere. Fra i condannati figuravano i fratelli Giovanni e Jacopo Ruffini, amico personale di Mazzini e capo della Giovine Italia di Genova, l'avvocato Andrea Vochieri e l'abate torinese Vincenzo Gioberti. Tutti subirono un processo dal tribunale militare (tra i giudicanti figura il generale Giuseppe Maria Gabriele Galateri di Genola noto per il suo rigore), e dodici furono condannati a morte, fra questi anche il Vochieri, mentre Jacopo Ruffini pur di non tradire si uccise in carcere mentre altri riuscirono a salvarsi con la fuga.

Il tentativo d'invasione della Savoia e il moto di Genova (1834)

Il fallimento del primo moto non fermò Mazzini, convinto che era il momento opportuno e che il popolo lo avrebbe seguito. Si trovava a Ginevra, quando assieme ad altri italiani e alcuni polacchi, organizzava un'azione militare contro lo stato dei Savoia. A capo della rivolta aveva messo il Generale Gerolamo Ramorino, che aveva già preso parte ai moti del 1821, questa scelta però si rivelò un fallimento, perché il Ramorino si era giocato i soldi raccolti per l'insurrezione e di conseguenza rimandava continuamente la spedizione, tanto che quando il 2 febbraio 1834, si decise a passare con le sue truppe il confine con la Savoia, la polizia ormai allertata da tempo, disperse i volontari con molta facilità.

Nello stesso tempo doveva scoppiare una rivolta a Genova, sotto la guida di Giuseppe Garibaldi, che si era arruolato nella marina da guerra sarda per svolgere propaganda rivoluzionaria tra gli equipaggi. Quando giunse sul luogo dove avrebbe dovuto iniziare l'insurrezione però, non trovò nessuno, e così rimasto solo, dovette fuggire. Fece appena in tempo a salvarsi dalla condanna a morte emanata contro di lui, salendo su una nave in partenza per l'America del Sud dove continuerà a combattere per la libertà dei popoli.

Mazzini, invece, poiché aveva personalmente preso parte alla spedizione con Ramorino, fu espulso dalla Svizzera e dovette cercare rifugio in Inghilterra. Lì continuò la propria azione politica attraverso discorsi pubblici, lettere e scritti su giornali e riviste, aiutando a distanza, gli italiani, a mantenere il desiderio di unità e indipendenza. Anche se l'insuccesso dei moti fu assoluto, dopo questi eventi, la linea politica di Carlo Alberto mutò, temendo che reazioni eccessive potessero diventare pericolose per la monarchia.

Trasformazione in Giovine Europa e lo scioglimento

La Giovine Italia entrò in seguito a far parte di un'altra associazione politica mazziniana, ovvero la Giovine Europa (1834-1836), assieme ad altre associazioni simili come la Giovine Germania, la Giovine Polonia e la Giovine Francia. La Giovine Italia ricomparve solo nel 1838 in Inghilterra e nel 1841 Eleuterio Felice Foresti costituisce a New York la Congrega Centrale della Giovine Italia per l'America del Nord.

Il 5 maggio 1848, l'associazione fu definitivamente sciolta da Mazzini che fondò, al suo posto, l'Associazione Nazionale Italiana.

Caduti famosi

Nel 1844 alcuni membri della Giovine Italia decisero di far coniare una medaglia di bronzo in ricordo dei primi martiri mazziniani. La medaglia del diametro di 66,5 mm porta al verso una corona d'alloro e palma al cui interno compare la scritta:

ORA E SEMPRE

LA GIOVINE ITALIA

AI SUOI

MARTIRI

1844

Al recto invece compaiono i nomi dei ventiquattro martiri della società, divisi per anno:

1833

1834

  • Angelo Volonteri

1844

Massoneria: storia e contenuti

(Tratto da www.culturacattolica.it)

Autore: Vitaliano Mattioli Curatore: Don Gabriele Mangiarotti

Quando si parla di Massoneria si ha subito l'impressione si inoltrarsi nelle sabbie mobili. Tutti ne parlano; ma quando si desidera specificarne storia e contenuti allora si nota una grande incertezza. Questo può dipendere sia dal 'segreto' al quale gli iscritti al movimento sono tenuti come anche dal poco impegno nello studio di tale fenomeno ma specialmente da vaghe nozioni che si sono apprese sui banchi di scuola e non più approfondite.

Breve storia della Massoneria
Il nome Massoneria è stato assunto dal tipo di attività che veniva svolta. Per edificare le grandi costruzioni si dovevano lavorare 'massi', blocchi di pietra. Da 'masso' deriva Massone. Questi ultimi erano gli operai, scalpellini, tagliapietre addetti alla lavorazione dei 'massi' di pietra e di marmo.
Una osservazione preliminare: la Massoneria attuale, pur conservando il nome ed i simboli non ha niente a che vedere con questa antica Massoneria.
Normalmente l'evoluzione della Massoneria viene distinta in tre periodi.
Primo : periodo antico. Si rifà all'antichità classica (Medio Oriente, Egitto). I costruttori del medioevo intravidero le loro radici storiche nella costruzione dei grandi monumenti, piramidi, templi, edifici, eseguiti dai loro antenati.
Secondo : periodo medievale. Il nome 'Massoneria' veniva assunto dalle Corporazioni formate da maestranze ed operai incaricati di costruire le Cattedrali. Lo scopo dunque era eminentemente religioso, sacro. Per questo, edificare la casa di Dio, tutti gli addetti dovevano essere profondamente religiosi e cattolici e fare una Professione di fede in Dio Grande Architetto dell'Universo, il primo Massone e protettore della categoria.
Gli imperatori, tenendo conto della finalità sacra di questa attività esonerarono le corporazioni massoniche dal pagamento di alcune tasse. Da qui il nome di Liberi Muratori (Francs Maçons, Free Masons).
La Loggia era il locale delle riunioni.
Il segreto era motivato per non svelare i... segreti del mestiere.
Con il tempo le cose cambiarono. Un inizio di trasformazione fu motivato da due fattori.
Con la fine del medioevo si smise anche la costruzione delle grandi cattedrali. Di conseguenza queste corporazioni diminuirono di numero e di personale.
Inoltre l'uomo del rinascimento avvertiva ancora l'importanza di una formazione religiosa. Non trovandola altrove, chiese 'ospitalità' in queste corporazioni massoniche che conservavano ancora viva questa esigenza.
Questo fattore provocò verso il '600 in Inghilterra un fenomeno che avrebbe essenzialmente cambiato la struttura e finalità della Massoneria medievale. Furono infatti assunti anche membri estranei all'arte rnuratoria, specialmente nobili ed intellettuali, attratti dai principi di fratellanza. La loro presenza era semplicemente tollerata, accettata (accepted massons) in vista di protezione ed aiuti che potevano derivare alla corporazione.
Con il tempo, nel generale decadere delle corporazioni artigiane, i 'Liberi Muratori Accettati' finirono per prevalere anche come numero. Le Logge allora persero il loro carattere iniziale per assumere quello di associazioni più o meno mondane, pur conservando rituali e simboli dell'arte muratoria.
Così nello spazio di circa due secoli si entrò nel terzo periodo : il passaggio dalla Massoneria operativa alla Massoneria speculativa, in quanto i nuovi adepti appartenevano alla sfera intellettuale ed aristocratica.
Terzo : periodo moderno. Il suo inizio risale ad una data ben precisa.
Il 24 giugno 1717 a Londra, festa di S. Giovanni evangelista, quattro Logge si fusero insieme, sotto la guida di un protestante francese, Jean-Théophile Désaguliers membro della Royal Society, dando vita alla Grande Loggia di Londra, abbandonando definitivamente ogni carattere di associazione di mestiere. Da questo momento la Libera Muratoria da operativa si trasformò in speculativa, assumendo l'aspetto di un' associazione chiusa e segreta, praticante determinate attività, anche civili e sociali.
Questa Gran Loggia di Londra desiderava darsi statuti propri. Per questo incaricò il pastore protestante James Anderson ed il già nominato Desaguliers per stenderne la redazione. Il 17 gennaio 1723 fu approvata la prima edizione nota come Costituzioni di Anderson, divenute la Magna Charta della Massoneria universale.
La prima fase di questo nuovo periodo fu caratterizzata da una fede religiosa e da filantropia. Si richiese ancora l'accettazione dell'articolo di fede nel Glorioso Architetto dell'Universo. Furono conservati i tre gradi di apprendista, compagno e maestro.
Seconda fase : dopo il 1720 la massoneria si estese nel continente. Le logge riconoscono come suprema autorità dell'Ordine la Grande Loggia di Londra. In Italia sorse verso il 1730.
Terza fase : si abbandona la struttura inglese dei tre gradi (massoneria azzurra) e si inaugurano gli alti gradi (massoneria scozzese).
Quarta fase. A cavallo tra il '700 ed '800 si può porre l'inizio della vera cultura massonica. Sotto l'influsso del positivismo, dell'enciclopedismo e da tendenze anarcoide politiche fu abbandonata l'idea religiosa per andare verso un agnosticismo di stampo materialista ed anticlericale.
Con la seconda metà dell'800 la massoneria perde completamente la sua unità ideologica e culturale.
La Massoneria speculativa in poco tempo si estese in tutta l'Europa: Francia (1721), Olanda (1725), Spagna (1726), Russia (1732), Italia (1724 o 1735), Svezia (1735), Svizzera (1736), Polonia (1739), Austria (1742), Danimarca (1743), Norvegia (1745). In America (Massachussets-1735).

Massoneria in Francia.
E' intervenuta molto nella storia francese ed ha assunto una decisa carica anticlericale. Alla fine dell'800 si pone il problema della separazione della Chiesa dallo Stato.
Introdotta dall'Inghilterra nel 1721, fondò la prima Loggia nel 1725 a Parigi che verrà chiamata Grande Loggia di Francia. Dopo gli Statuti pubblicati nel 1773 prende il nuovo nome Grande Oriente di Francia.
All'inizio accettò l'accettazione di fede di Londra. Nel 1746 il Gran Maestro della Massoneria in Francia nel suo testamento dichiarava espressamente di morire come 'fedele figlio della Chiesa Cattolica'. Con il tempo l'adesione religiosa scomparve del tutto.
Nel 1865 si confermò la scelta antireligiosa e anticlericale abolendo l'articolo di fede in Dio.
Nel 1922 il Partito Comunista Francese dichiarò per i suoi membri l'incompatibilità di essere iscritti alla Massoneria.

Massoneria in Italia.
Gli inizi sono un po' dubbi. Alcuni sostengono un primo insediamento nel 1724 a Roma dove avrebbe operato una pseudo-loggia dei Gorgomoni; altri ne pongono la nascita solo nel 1735 con l'introduzione di una regolare Loggia sulle rive del Tevere.
Durante il Risorgimento la Massoneria non operò in maniera diretta. E' tuttavia indubbio che le Società Segrete ne furono derivazioni ed affiliazioni. Molti uomini politici e rivoluzionari ne erano iscritti (p. e. Crispi, Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele II). Il corrispondente italiano della Massoneria era la Carboneria, organizzata in 'Vendite', corrispondente alle Logge nella Massoneria.
Porto soltanto qualche esempio per mostrarne l'incidenza nella società e l'accanimento contro la Chiesa. Nel 1819 l'Alta Vendita italiana emana queste istruzioni: "Schiacciate il nemico, ovunque esso sia, schiacciatelo con potenza a forza di maldicenze e di calunnie… Dovete sembrare semplici come colombe, ma sarete prudenti come i serpenti… Dovete presentarvi con tutte le apparenze dell'uomo serio e morale. Una volta che la vostra buona reputazione sia stabilita nei collegi, nei ginnasi, nelle università, nei seminari, una volta che abbiate catturato la confidenza di professori e studenti, fate in modo che a cercare la vostra compagnia siano soprattutto quanti sono arruolati nella milizia clericale… Si tratta di stabilire il trono degli eletti sul trono della prostituta di Babilonia : che il clero marci sotto la vostra bandiera mai dubitando di seguire quella delle chiavi apostoliche" (J. Crétineau-Joly, L'Eglise romaine en face de la Révolution, Paris 1861, vol. II. P. 76-78; da ricordare che secondo il loro linguaggio la prostituta di Babilonia è la Chiesa cattolica).
Un'astuzia è stata quella di usare il termine 'anticlericalismo' e non 'anticattolico'. "Il termine 'anticlericalismo', comunemente utilizzato per descrivere l'atteggiamento dei liberali nei confronti della Chiesa in questo periodo, è decisamente inappropriato. Qui non si osteggia né il clero, né una parte del clero: si combatte la Chiesa cattolica in quanto tale. La stessa fortuna del termine attesta i risultati di quella lotta: se ancora oggi si parla dell'anticlericalismo dei liberali dell'Ottocento, ciò significa che la campagna orchestrata ai danni della Chiesa ha ottenuto un successo duraturo. Quella campagna, infatti, ha uno dei suoi punti di forza nel saper confondere le acque, impedendo ai cattolici di rendersi conto del vero bersaglio: la Chiesa cattolica… La politica anticattolica è infatti l'unico 'valore' che accomuna gli sforzi di gruppi politici estremamente eterogenei: monarchici, repubblicani e socialisti, liberali di destra e di sinistra, massoni nazionali e internazionali".
La stessa Autrice nelle p. 133 ss. sottolinea come il pensiero massonico e liberale coincidevano nel tentativo di appropriarsi della scuola per distruggere lo spirito religioso (l'attaccamento alla Chiesa) nei giovani.
Di fronte alla scomunica, la Massoneria ha negato alla Santa Sede il diritto di scomunicarla.
Nell'aprile 1914 Mussolini al XIV Congresso Socialista dichiarò la non compatibilità tra socialisti e Massoneria.
Il fascismo la sciolse con un provvedimento del Gran Consiglio il 13 febbraio 1925. Dopo la liberazione si è ricostituita con obbedienze dipendenti dal Grande Oriente di Francia e dal Rito Scozzese.

Massoneria: contenuti
Le Costituzioni di James Anderson costituiscono il documento più significativo del passaggio dalla Massoneria operativa a quella speculativa. Propongono un'utopia di religione naturale con temi di umanitarismo, cosmopolitismo e tolleranza.
Lo stesso Anderson ne curò una nuova edizione del 1738.
In ambedue le redazioni appare manifesta la preoccupazione di rimediare in qualche modo agli effetti della riforma protestante, cercando di stabilire pacifica convivenza sulla base della aconfessionalità e dello spirito di tolleranza. In particolare si nota il tentativo di staccare definitivamente la Massoneria dal cattolicesimo per inserirla nell'anglicanesimo. È vero che ambedue le redazioni fanno un richiamo alla Bibbia come norma dottrinale e morale, ma in una forma così vaga e indeterminata da potervi accogliere persone d'ogni setta ed opinione religiosa. Del resto insistere molto sulla Bibbia staccandola dal magistero della Chiesa è già un passo esplicito verso il protestantesimo.
Delle quattro parti in cui sono divise le Costituzioni, notevole è la seconda contenente i punti fondamentali della Libera Muratoria, le caratteristiche antropologiche e sociali della Massoneria attuale.
L'Art. I si riferisce ai doveri dei massoni riguardo a Dio ed alla religione: "Un massone è per sua natura obbligato a seguire la legge morale e se intende rettamente l'Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Nei tempi antichi i massoni erano obbligati a seguire la religione dominante nel loro Paese, qualunque essa fosse; oggi si ritiene più conveniente vincolarlo unicamente a professare quella religione sulla quale tutti gli uomini concordano, lasciando ciascuno libero delle proprie opinioni, cioè di essere uomini buoni e leali, onesti e probi quali che siano le denominazioni o le persuasioni che le possono distinguere; per cui la Massoneria diventa il Centro di unione e il mezzo per conciliare sincera amicizia tra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti".
Il II Art. invece descrive l'atteggiamento della Massoneria di fronte allo Stato: "Il massone deve essere un pacifico suddito dei poteri civili, qualunque sia il luogo ove lavori o risieda, e non deve mai essere coinvolto in complotti o cospirazioni contro la pace e il benessere della nazione, né mancare ai suoi doveri nei confronti dei magistrati inferiori… Se un Fratello si ribella contro lo Stato non lo si deve appoggiare nella sua ribellione".
Nell'Art. VI si evidenzia l'obiettivo unificatore: "Non bisogna dire né fare nulla che offenda o metta in pericolo la libera conversazione, perché guasterebbe la nostra armonia ed i nostri lodevoli propositi. Pertanto non si promuoveranno dispute né discussioni private nell'ambito della loggia e tanto meno contese sulla religione, nazioni o politica dello Stato, perché in quanto massoni non solo siamo membri della religione universale ma anche di tutte le nazioni, lingue e razze e ci opponiamo ad ogni lotta di parte perché non ha mai contribuito, né mai lo potrà, al benessere delle logge". Da queste Costituzioni non si può dedurre l'atteggiamento negativo contro la religione, ed il cattolicesimo in particolare, aspetto che si è maggiormente affermato nell'Ottocento. Tuttavia è possibile riscontrarvi elementi introduttivi che ne hanno aperto la strada.
Il concetto fondamentale su cui poggia lo stato massonico è quello della libertà della religione : ognuno è libero di praticare la religione che preferisce; lo Stato non può intervenire né mostrare preferenze per una piuttosto che per un'altra. Per lui tutte le religioni sono uguali ed hanno pari diritti.
Ad una lettura superficiale può apparire che questi principi siano carichi di equilibrio e rispecchino molto bene il diritto naturale e la dottrina del Concilio Vaticano II. In realtà, ad una riflessione più attenta e matura, questa visione è pregna di ambiguità ed apre la strada al più gretto laicismo. Come poi si è realizzato nella storia, lo Stato che nel diritto si mostra 'aperto' verso tutte le religioni, in realtà non ne fa propria nessuna, finisce con il disconoscere un Dio sopra di lui (Stato agnostico ed ateo), si sente svincolato da una legge morale. Di conseguenza lui si erge a divinità (Stato totalitario-dittatoriale) ed ai propri sudditi lui stesso si pone come inventore e fondamento della norma morale (Stato etico).
Inoltre la religione viene ridotta ad un fatto puramente privato. La sua pratica viene presentata come qualcosa che può nuocere all'armonia del genere umano e alla concordia.
Salta il principio di un riferimento oggettivo (legge naturale) ma prevale il soggettivismo etico : ognuno può diventare legge di se stesso, ciascuno può formarsi una morale 'su misura'.
Il problema religioso ed i riferimenti morali diventano irrilevanti. Uno Stato non può permettersi di esprimere un suo parere 'etico' sulla vita cittadina. Per cui l'ateismo può risultare un fatto positivo. Comportamenti considerati immorali (specialmente in ambito sessuale) vengono a perdere questa connotazione e possono diventare non solo legittimi ma perfino auspicabili (facilitati anche da certe correnti di ambigua interpretazione della psicoanalisi).
Non si arriva a negare un Dio trascendente ma lo si emargina dal tessuto sociale. Lo stesso matrimonio e famiglia, che sono alla base e fondamento della società civile, perdono la loro valenza e riferimento religioso. Per cui si possono avere più tipi di famiglia e forme di vita parallele al matrimonio (convivenze, coppie gay, scambi di coppie…).
Potremmo sintetizzare il pensiero massonico nella formula: "Non serviam-Non servirò" a Dio.
Dal punto di vista cattolico, inoltre, sminuisce completamente il valore unico della religione cristiana, depositaria dell'unica salvezza operata da Cristo e del contenuto della rivelazione. Non per niente, nella evoluzione della dottrina e prassi massonica, gli strali si sono appuntati maggiormente contro la religione cristiana, specialmente nella forma cattolica, contro il Papa vicario di Cristo e contro la dottrina rivelata.
Eliminato dunque il problema religioso e morale, alla luce di una falsa interpretazione della modernità, l'attenzione massonica si pone praticamente al benessere dello Stato.
In realtà il problema religioso è accantonato, come si evince dall'intento di opporsi a qualunque formula e pratica religiosa.
Riporto un citazione: "Nello stato massonico il problema, almeno apparentemente, non è più per nulla religioso, ma solo politico. Dico 'apparentemente' perché, in realtà, sia pure sotto la forma negativa della persecuzione selvaggia e feroce e subdola e corruttrice, la religione resta sempre l'interesse primario; basta pensare alla rivoluzione liberale francese e a quella comunista russa; inoltre, è noto quale rilievo rivestono nell'ambito delle sette massoniche la magia e il culto satanico. In questo clima di politicizzazione, l'uomo moderno viene invitato a scegliere tra formule politiche, ideologiche, partiti; la religione e la morale vengono considerati fatti privati, socialmente e praticamente irrilevanti, così come irrilevanti, di conseguenza, appaiono, nelle prospettive della società e del diritto odierni, appunto il bene e il male. Il compito di guidare lo Stato, quindi, viene affidato alle ideologie e ai partiti che le incarnano: ognuno di essi propone la sua ricetta di felicità".
Ora si può comprendere perché alcuni partiti hanno considerato inconciliabile l'iscrizione al partito e contemporaneamente alla massoneria
Ripeto: questo non emerge direttamente dalle Costituzioni di Anderson. Lui però ne ha posto le premesse. In seguito questi obiettivi sono emersi con chiarezza nei programmi massonici. E' sufficiente leggere semplicemente alcune delle 40 conclusioni del Congresso Internazionale di Buenos Aires del 1906:
"n. 3) E' necessario adottare una morale più ampia e generosa e liberarsi da quella vacua, imbecille morale ecclesiastica;
n. 4) Si deve stabilire il divorzio;
n. 7) L'insegnamento pubblico deve essere laico;
n. 8) L'insegnamento dogmatico e le pratiche religiose costituiscono un ostacolo per il recupero dei reclusi; pertanto devono essere bandite dal regime penitenziario;
n. 15) I conventi femminili devono essere aboliti;
n. 17) La scuola laica è l'unica che risponda agli interessi della società moderna;
n. 18) E' necessario impedire la fondazione di nuovi conventi;
n. 20) Bisogna dare maggior spazio all'istruzione laica dello Stato ed esercitare il più severo controllo sull'istruzione data dai privati;
n. 22) Gli ordini religiosi devono essere aboliti;
n. 27) Si riconosce la necessità di creare a Roma un giornale che combatta il Vaticano;
n. 33) Le processioni pubbliche devono essere abolite in quanto pericolose per la pubblica tranquillità".

Massoneria e Chiesa.
E' comprensibile che da quando la Massoneria assunse un carattere areligioso, laicista ed anticristiano, la Chiesa dovette illuminare i fedeli, come in seguito hanno fatto anche alcuni partiti per i loro iscritti.
La prima condanna fu emanata da Clemente XII con la Lettera Apostolica In Eminenti, 28 aprile 1738. Si comminava la scomunica riservata al Sommo Pontefice agli aderenti al movimento e si ordinava ai Vescovi di procedere contro i Massoni in quanto ritenute persone sospette di eresia. Benedetto XIV rinnovò la scomunica con la Costituzione Providas (18 maggio 1751).
Stessa condotta fu seguita da Pio VII (Ecclesiam a Iesu Cristo del 13 settembre 1821) (Enchiridion delle Encicliche, vol. 1, EDB., 1994, p. 1450-1461).
Da Leone XII (Ubi primum ad summi del 5 maggio 1824) (Enchiridion delle Encicliche, vol. 1, EDB., 1994, p. 1152-1169).
Pio IX, Costituzione Apostolicae Sedis.
Di fronte a queste scomuniche, la Massoneria ha contestato alla Santa Sede il diritto di scomunicarla: "I cattolici romani non sono tenuti a obbedire agli ordini del Pontefice, come capo della Chiesa, se non nelle materie puramente ecclesiastiche, o di giurisdizione spirituale. Ora, l'Associazione massonica non essendo ecclesiastica, né occupandosi menomamente di religione, egli è evidente che nell'emanare un ordine a suo riguardo, i Papi oltrepassarono i limiti della loro giurisdizione… Ognun vede del resto come con pretesti speciosi la Corte romana abbia voluto e voglia arrogarsi il diritto di intervenire in affare temporali".
Ma la Santa Sede non si è lasciata impressionare. Per cui i Pontefici seguenti hanno seguito le orme dei loro predecessori.
Leone XIII enciclica Humanum Genus, 20 aprile 1884 (Enchiridion delle Encicliche, vol. 3, EDB, 1997, 286-321).
Lo stesso Pontefice ritornò sulla massoneria in Italia con due documenti datati lo stesso giorno Inimica vis e Custodi, 8 dicembre 1892 (Enchiridion delle Encicliche, vol. 3, EDB, 1997, 1562- 1579).
In questo documento Leone XIII espone tutto i negativo della Massoneria non solo nella ideologia ma anche dell'operato. "Una setta che dopo diciannove secoli di cristiana civiltà si sforza di abbattere la Chiesa cattolica, e reciderne le divine sorgenti; che, negatrice assoluta del soprannaturale, ripudia ogni rivelazione, e tutti i mezzi di salute che la rivelazione ci addita…; tale setta non può essere altro che il sommo dell'orgoglio, della cupidigia, della sensualità… Vi additiamo la massoneria come nemica ad un tempo di Dio, della Chiesa e della nostra patria… Ricordatevi che essenzialmente inconciliabili tra loro sono cristianesimo e massoneria… La massoneria si è impadronita delle scuole pubbliche… Voi, cattolici italiani, fate anche voi la vostra professione di fede".
Pio X Allocuzione concistoriale del 20 novembre 1911
Ne seguirono parecchie altre, convalidate dal Codice di Diritto Canonico del 1917, can. 2335, da parte di Benedetto XV: "Coloro che danno il nome a sette massoniche o a qualunque altro genere di associazioni che macchinano contro la Chiesa o contro le legittime autorità civili, contraggono ipso facto la scomunica riservata alla Sede Apostolica".
Dopo il Concilio Vaticano II, specialmente durante il periodo di preparazione del nuovo Codice, girarono voci di cambiamento di posizione da parte della Chiesa. Per questo ritenne opportuno ribadire la condanna del Codice mediante una Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede in data 19 luglio1974, nella quale si legge: "Il predetto canone 2335 riguarda soltanto quei cattolici che si iscrivono ad associazioni le quali di fatto operano contro la Chiesa. Rimane tuttavia in ogni caso la proibizione a chierici, religiosi e membri di istituti secolari di iscriversi alle associazioni massoniche" (Enchiridion Vaticanum, vol. V, EDB, 1992, p. 350 s.).
Ci fu anche una ratifica il 17 febbraio 1981 nella quale si conferma che la disciplina del Codice del 1917 rimane immutata in attesa del nuovo Codice (Enchiridion Vaticanum, vol. VII, EDB, 1997, p. 1036-1039).
Il 25 gennaio 1983 veniva promulgato il nuovo Codice di Diritto Canonico. Nel can. 1374 veniva attutito il tono di quello del 1917 abrogando l'espressione "sette massoniche", ma riferendosi a sette in genere. Questo aveva dato l'idea che il pensiero della Chiesa fosse cambiato. Per tale motivo la stessa Congregazione dovette rettificare l'interpretazione con una Dichiarazione del 26 novembre 1983.
Per la sua brevità e chiarezza riporto il testo per intero: "E' stato chiesto se sia mutato il giudizio della Chiesa nei confronti della Massoneria per il fatto che nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene esplicitamente menzionata come nel Codice anteriore. Questa Congregazione è in grado di rispondere che tale circostanza è dovuta ad un criterio redazionale seguito anche per altre associazioni ugualmente non menzionate in quanto comprese in categorie più ampie. Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l'iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla santa comunione. Non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche con un giudizio che implichi deroga su quanto sopra stabilito, e ciò in linea con la dichiarazione di questa s. congregazione del 17 febbraio 1981" (Enchiridion Vaticanum, vol. IX, EDB, 1997, p. 482-487).
A questa seguì un testo esplicativo de L'Osservatore Romano del 10 marzo 1985.
Prima della promulgazione del nuovo Codice, la Conferenza Episcopale tedesca pubblicò un Documento a conclusione di incontri e studi durati alcuni anni (1974-1980) circa la compatibilità dell'appartenenza simultanea alla Chiesa Cattolica ed alla Libera Muratoria. Nella conclusione del Documento (datato: Würzburg, 28 aprile 1980) (9) emerge una completa inconciliabilità.
Considerata la sua grande importanza, mi dilungo nella esposizione del Testo.
I Vescovi precisano che le loro conclusioni si deducono dall'esame dei Rituali ufficiali dei primi Tre Gradi della Libera Muratoria (i Testi sono stati messi a disposizione) : Apprendista, Compagno, Maestro. Le discussioni durate sei anni mostrano la serietà del lavoro svolto.
Si chiarisce un equivoco ai quali i Massoni si rifanno. Molti pensano che: "la precedente posizione della Chiesa fosse superata e che ogni cattolico potesse appartenere senza problemi ad una loggia massonica… L'opinione menzionata fu favorita da un certo modo, completamente falso, di interpretare l'ultimo Concilio… Secondo questa concezione, il Concilio, con una vera svolta copernicana, avrebbe messo da parte, nella Chiesa, l'idea orientatrice di una verità obiettiva, sostituendola con quella della dignità umana" (p. 489).
"Il fatto che la Libera Muratoria metta in questione la Chiesa in modo fondamentale non è mutato" (p. 489). I Vescovi si rifanno al Documento massonico Tesi per l'anno 2000 (pubblicato nel 1980). "In esso si nega in linea di principio il valore della verità rivelata, e con questo indifferentismo viene esclusa fin dall'inizio una religione rivelata" (p. 490).
Il risultato dei colloqui: "La Libera Muratoria non è mutata nella sua essenza. Un'appartenenza ad essa mette in questione i fondamenti dell'esistenza cristiana. L'esame approfondito dei Rituali della Libera Muratoria e del modo di essere massonico, come pure la odierna immutata autocomprensione di sé, mettono in chiaro che l'appartenenza contemporanea alla Chiesa Cattolica e alla Libera Muratoria è esclusa" (p. 490).
Il Documento prosegue evidenziando i motivi di questa inconciliabilità.
Circa la visione del mondo si nota che "il relativismo appartiene alle convinzioni fondamentali dei liberi massoni… Un soggettivismo di questo genere non si può armonizzare con la fede nella parola di Dio rivelata e autenticamente interpretata dal Magistero della Chiesa" (p. 491). Nella stessa pagina su questo punto viene citato il Lessico internazionale dei Liberi Muratori: "La Libera Muratoria è verosimilmente l'unica istituzione che è riuscita nel tempo a conservare, in larga misura, libere da dogmi ideologia prassi".
Inoltre "i liberi muratori negano la possibilità di una conoscenza oggettiva della verità… La relatività di ogni verità rappresenta la base della Libera Muratoria… Un tale concetto di verità non è compatibile con il concetto cattolico di verità, né dal punto di vista della teologia naturale, né da quello della teologia della rivelazione".
Per quanto riguarda "il concetto del 'Grande Architetto dell'Universo'… Si tratta di una concezione di stampo distico. In tale contesto non vi è alcuna conoscenza obiettiva di Dio nel senso del concetto personale di Dio del teismo. Il Grande Architetto dell'Universo è un 'Esso' neutrale, indefinito e aperto ad ogni possibile comprensione… Questa rappresentazione mina i fondamenti della concezione di Dio dei cattolici" (p. 492).
Dichiarazione conclusiva: "Le opposizioni indicate toccano i fondamenti dell'esistenza cristiana. Gli esami approfonditi dei Rituali e del mondo spirituale massonico mettono in chiaro che l'appartenenza contemporanea alla Chiesa cattolica e alla Libera Muratoria è esclusa".
Nonostante questo, la Chiesa continua nell'approfondimento per comprendere meglio contenuti e finalità di questi movimenti, sempre disposta a coglierne gli aspetti evolutivi positivi.

Il ruolo della Massoneria nel Risorgimento italiano.

(Intervista di Mauro Ruggiero al giornalista, scrittore e massone Aldo Chiarle, 5 marzo 2013)

A proposito del ruolo presunto o reale che le società segrete in generale e la Massoneria in particolare avrebbero giocato nel processo che ha portato all’unificazione del nostro Paese, qual è il suo duplice punto di vista di scrittore e massone?

AC. Considerando il processo che ha portato all’unificazione del nostro Paese come il fenomeno storico definito Risorgimento, occorre dire che esso si nutrì del concorso, oltre che della Massoneria, e ben più importante di essa, anche della Carboneria e della Giovine Italia. Il ruolo della Massoneria è stato notevole, specialmente nell’ultima parte del Risorgimento, anche perché sia Mazzini, che Cavour, che Garibaldi erano massoni. A proposito di Mazzini, la storia ha fatto giustizia del “Mazzini solo favorevole” alla Massoneria. Invece Egli è stato regolarmente iniziato nel Carcere di Savona, quando ha scritto le basi più fondamentali della Giovine Italia. Il contributo della Massoneria alla libertà d’Italia si è verificato intensamente fino al 1945, coordinando, specialmente sul finire dell’ultima guerra, azioni militari interalleate per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

La Massoneria in generale è stata spesso vista come espressione della politica imperialista di stati come la Francia e l’Inghilterra del XVIII e XIX sec intesa a scardinare (nel caso specifico della Francia) lo status quo dell’Europa dell’epoca. Lei crede che questa idea poggi su un fondamento di verità storica, e quindi nell’esistenza di un preciso disegno massonico, oppure no?

AC. Molte cose si sono dette e scritte relativamente alla Massoneria e alla politica imperialista dell’Inghilterra e della Francia. Tutte teorie senza fondamento ed antistoriche. La Francia e la sua Massoneria erano impegnate solo nello stabilire le frontiere con la Germania ed in Italia, in particolare, alleata a casa Savoia, tale impegno si profondeva nell’intento di liberare l’Italia dagli Austroungarici che occupavano molti territori dell’Italia Settentrionale. Il massone Garibaldi venne aiutato dalla Massoneria Inglese per lo sbarco in Sicilia e nell’azione di conquista della Sicilia alla causa dell’Italia unita si era schierata anche la Francia, perché i Borbone con i loro “parenti” spagnoli potevano essere un pericolo per l’egemonia francese nel Mediterraneo.

Alcuni storici militanti cattolici vedono il Risorgimento italiano come un movimento guidato prevalentemente dall’élite anticlericali e massoniche in particolare, il cui scopo ultimo era quello di abbattere il potere temporale. Quanto secondo lei ciò è vero e quanto invece è il semplice frutto di un arbitrario revisionismo storico?

AC. La Massoneria con le sue idee ferme e democratiche di “Libera Chiesa in libero Stato” combatté con decisione le forze papaline, perché tutto il Lazio era nelle mani del Papato che era alleato dell’Austria che all’epoca occupava anche molta parte dell’Italia del Nord. La lotta contro la Chiesa, quindi, era fondamentale per la conquista dell’unità dell’Italia. Naturalmente, l’impegno della Massoneria era per uno Stato dove la Chiesa potesse essere libera, per uno Stato senza ingerenze confessionali nelle scuole e fautore di libertà fondamentali per i cittadini. Questo fu conseguito, infine, nell’unità, frutto del Risorgimento. Tuttavia, questo grande frutto del progresso civile fu vanificato nel 1929, quando Benito Mussolini firmò i Patti Lateranensi determinando la sottomissione dell’Italia al potere del Vaticano. Questi stessi Patti, complice la connivenza tra fascisti, democratici cristiani e comunisti, furono favorevolmente votati nel 1947 ed entrarono nella Costituzione Repubblicana Italiana.

In che misura l’operato della Massoneria italiana nel Risorgimento è riconducibile ad una linea di pensiero comune massonica che potremmo definire “europea” e in che cosa invece manifesta tratti peculiari?

AC. L’Idea e i fini massonici sono limitati da precise norme che si sintetizzano nelle parole Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. Ecco perché la Massoneria Internazionale prese netta posizione contro la Germania hitleriana nel 1938. Al di fuori di queste norme precise, la Massoneria non dà intendimenti e, naturalmente, è favorevole all’unificazione europea, non come esiste ora, ma come l’unione di tutti gli Stati in un solo Stato, come per gli Stati Uniti d’America e come sognava Garibaldi più di cento anni fa.

Molti storici, nelle loro opere, non danno nessun risalto al fatto che personaggi chiave del Risorgimento erano attivi membri di Logge Massoniche; lo stesso Garibaldi è stato Gran Maestro/Sovr. Gran Commendatore del Grande Oriente di Rito Scozzese siciliano e del GOI oltre ad essere GM del Rito di Memphis Misraim. Come mai secondo Lei questi particolari vengono spesso taciuti nei libri di storia e quanto l’essere Massoni avrebbe influenzato la condotta e le scelte di questi importanti personaggi storici?

AC. Viviamo in uno Stato con grandi influenze cattoliche e comuniste ed è noto che cattolici e comunisti sono sempre stati, come i fascisti, nemici spietati della Massoneria. Il Ministero della Pubblica Istruzione è sempre stato in mano democristiana ed il “massonismo” di Garibaldi era ed è ridotto a poche parole e nessuno parla del massonismo di Cavour e di Mazzini. Io penso che il “Vento” laico e democratico che viene dall’Europa, soprattutto dalla Francia e dall’Inghilterra, possa aiutarci, finalmente, a scrivere la vera Storia del Risorgimento e di quanti hanno lottato per esso. È bene per la Massoneria Italiana che con il suo Gran Maestro, Gustavo Raffi, sulle sue riviste parli di libertà, di progresso e di lotta contro tutte quelle idee “antiche” che ritornano sempre prepotentemente, ogni giorno di più in Europa, compreso l’antisemitismo, specialmente in certi Paesi dell’Europa Orientale.

Per quanto riguarda i nostri giorni: oggi moltissimi sostenitori convinti della Teoria del Complotto guardano alla Massoneria come fonte d’ogni male e come un’élite di persone il cui scopo è il controllo dei centri nevralgici della politica e dell’economia mondiali per l’acquisizione di sempre maggiore potere. In passato, atteggiamenti del genere, sono sfociati in vere e proprie persecuzioni dei Massoni sia da regimi di destra che di sinistra. Lei crede che una cosa del genere possa accadere ancora?

AC. Domanda importante che mi vede veramente e seriamente preoccupato. Sento una brutta aria anche in Italia. Una certa stampa, ogni volta che vi è uno scandalo, come quello del “Banco dei Paschi di Siena”, parla di implicazioni massoniche, che non vi sono mai state, che non ci sono. Seguo la Massoneria dal 1945, data in cui sono stato iniziato, e la Massoneria Italiana ha sempre portato avanti ideali di libertà e mai nessun compromesso con le forze di banca e il potere. Valgono, purtroppo, le regole assurde ed ignobili del “complotto massonico di Sion”, inventato dai zaristi russi nel 1905 e resuscitato da Benito Mussolini con gli articoli di Giorgio Bocca, giornalista che bisogna dirlo è stato uno dei 237 firmatari dei provvedimenti fascisti contro un accanimento antimassonico veramente sconcertante, che non fu mai da lui disconosciuto. Destra e Sinistra, come sempre, contrarie alla libertà, non mi stupirebbero per nulla se, dove sono al comando, prendessero iniziative contro la Massoneria.

ALDO CHIARLE – Giornalista, saggista e scrittore

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale ha lottato contro il fascismo militando nella Resistenza: XVI Brigata Garibaldi – VI Divisione Langhe. Pluridecorato è stato anche insignito del Diploma d’Onore di Combattente per la Libertà (1943-1945) rilasciatogli dal Presidente della Repubblica, e della Croce di Combattente dell’Europa. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal I gennaio 1951 ha ricevuto la Targa d’Argento per i 50 anni di professione nel giugno del 2002. Ha collaborato alla RAI TV e a quotidiani italiani e americani scrivendo articoli e realizzando servizi da vari paesi del mondo. Nel 1959 gli è stato concesso il Premio della Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, premio concessogli anche nel 1973 e nel 1982. Iniziato alla Massoneria clandestina nel 1945, confluì nella Massoneria Unificata d’Italia nel 1946 e successivamente nel Grande Oriente d’Italia di cui è Gran Maestro Onorario dal 2004.

L’unità di Italia e la Massoneria

(Tratto da www.altaterradilavoro.com postato il26 febbraio 2020)

Il Risorgimento è stato frutto di élite laiciste che puntavano a estirpare la fede cattolica dal comune sentimento.

L’unità di Italia è certamente un valore e forse pochi o nessuno rimpiange l’Italia preunitaria, divisa in tanti stati dominati da potenze straniere. Ciò non giustifica, tuttavia, il modo retorico ed ideologico con cui ancora oggi il Risorgimento viene presentato dai mass media e dalle autorità statuali. Secondo Gramsci il Risorgimento può essere compreso, nella sua complessità, all’interno di alcune idee-guida che ne evidenziano gli aspetti essenziali:
1) l’unità d’Italia è stata realizzata tramite “l’allargamento dello Stato piemontese e del patrimonio della dinastia” e tale operazione è avvenuta manu militari, con una “conquista regia”.

2) L’intera epopea risorgimentale non è stata “un movimento nazionale dal basso”, essendo stata ideata e gestita da un’élite di liberal-massoni, che faceva parte della ricca borghesia e ha agito contro gli interessi del popolo italiano.
3) La Massoneria è stata l’ispiratrice e l’animatrice del Risorgimento, “l’unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo”.
Queste tesi di Gramsci sono suffragate da molti studi documentatissimi e si resta perplessi di fronte alla falsificazione continua della storia da parte di coloro che hanno il dovere di informare correttamente i cittadini, senza mistificare la realtà per finalità ideologiche.
Perché si tace sul fatto che i maggiori protagonisti di questo periodo storico (Cavour, D’Azeglio, Crispi, Nigra, Garibaldi) erano massoni e che la Massoneria si considera l’artefice del Risorgimento e dell’istituzione del nuovo stato italiano anticlericale, che avrebbe dovuto sconfiggere il Papato?
Hiram, la rivista del Grande Oriente d’Italia, scrive in proposito: “Molti patrioti furono iniziati in logge estere (come Federico Confalonieri, iniziato in Inghilterra, e lo stesso Garibaldi, iniziato in America latina); molti Fratelli, infine, furono esuli politici in molte parti del mondo (Europa, America latina, Malta, ecc.) dove continuarono la loro attività massonica. […] Nel programma formulato nel 1861 dal risorto Grande Oriente di Torino venne inserito, tra i primi obiettivi da perseguire, l’unità dell’Italia, mancando ancora ad essa l’acquisizione di Roma, del Veneto e della Venezia Giulia. Fu soprattutto Garibaldi a cercare di utilizzare tutti i canali massonici, nazionali e internazionali, per giungere il più presto possibile all’unificazione della penisola; anzi, egli sostenne con forza la necessità dell’unificazione dei vari corpi massonici italiani, quale premessa indispensabile per l’unificazione della nazione. In Italia operarono infatti, per vari anni dopo la creazione del Regno, dei Grandi Orienti a Torino, a Napoli e a Palermo, conseguenza della frantumazione esistente a livello politico. La lunga lotta contro il Papato e contro lo Stato temporale della Chiesa cattolica fece della presa di Roma del 1870 un episodio di grande significato e la Massoneria inglese fu la prima nel mondo ad inviare le sue felicitazioni alla Giunta del Grande Oriente che aveva allora sede a Firenze, tanto che questa apprese la notizia prima dello stesso Governo italiano. Il 20 settembre è stato considerato dalla Massoneria una data emblematica della vittoria della libertà sull’oppressione. Conseguenza diretta delle ripetute condanne papali contro i reggitori del nuovo Stato, gran parte dei quali erano Massoni, fu la grande estensione di sentimenti anticlericali all’interno della Massoneria italiana”.
Garibaldi fu iniziato alla Massoneria nel 1844 (7). Fu poi nominato “maestro” a Palermo nel 1860, “primo libero muratore d’Italia” nel 1861, “gran maestro del Supremo Consiglio Scozzese di Palermo” nel 1862, “gran maestro del Grande Oriente” a Firenze nel 1864.
Secondo l’eroe dei due mondi la Massoneria avrebbe dovuto creare le premesse morali per realizzare l’unità politica degli Italiani. Così scriveva Garibaldi: “Io sono di parere che l’unità massonica trarrà a sé l’unità politica d’Italia […]. Io reputo i massoni eletta porzione del popolo italiano. Essi […] creino l’unità morale della Nazione. Noi non abbiamo ancora l’unità morale; che la Massoneria faccia questa, e quella sarà subito fatta”.
Queste idee di Garibaldi erano condivise da tutta la Massoneria, la quale voleva “liberare” l’Italia dal cattolicesimo e sostituirsi ad esso, come risulta chiaramente dalla lettura di riviste massoniche, pubblicate durante il periodo risorgimentale. È scritto nel Bollettino del Grande Oriente del 1865: “Le nazioni riconoscevano nell’Italia il diritto di esistere come nazione in quanto le affidavano l’altissimo ufficio di liberarle dal giogo di Roma cattolica. Non si tratta di forme di governo; non si tratta di maggior larghezza di libertà; si tratta appunto del fine che la massoneria si propone; al quale da secoli lavora, attraverso ogni genere di ostacoli e di pericoli”. Quattro anni dopo lo stesso Bollettino proclama: “La massoneria avrà la gioia di debellare l’idea terribile del papato, piantandovi sulla fossa il suo vessillo secolare – verità, amore”.
L’Italia, scrive Ernesto Galli della Loggia, “è l’unico Paese d’Europa (e non solo dell’area cattolica) la cui unità nazionale e la cui liberazione dal dominio straniero siano avvenute in aperto, feroce contrasto con la propria Chiesa nazionale. L’incompatibilità fra patria e religione, fra Stato e cristianesimo, è in un certo senso un elemento fondativo della nostra identità collettiva come Stato nazionale”.

MASSONERIA E RISORGIMENTO: FRA STORIA E LEGGENDA

di Fulvio Conti

Il 16 maggio 1925, intervenendo alla Camera nella discussione del disegno di legge sulla regolarizzazione dell’attività delle associazioni, meglio nota come legge contro la massoneria, l’illustre storico Gioacchino Volpe affermò senza mezzi termini che dopo la caduta di Napoleone «la massoneria si era addormentata quasi nella sua generalità; che fra massoni e carbonari non c’era nessun rapporto o poco rapporto, che molti carbonari rifiutarono nettamente di essere considerati massoni». La massoneria, proseguiva Volpe, cominciò a risorgere verso il ’60 e solo da allora riprese a tessere la sua rete. In questi 40 anni intermedi, la sua azione fu, in ordine al Risorgimento italiano, insignificante o nulla. Molti, i più dei patrioti, non erano massoni. Molti, fieri nemici di massoneria. Anche quelli che erano massoni, avevano operato quello che avevano operato, non in quanto massoni, ma in quanto italiani e qualche volta anche contravvenendo a cose che erano nello spirito della massoneria.

La voce autorevole di Gioacchino Volpe si levò alla Camera nel momento in cui il destino della massoneria italiana era segnato, avendo il nascente regime fascista già deciso di mettere al bando i sodalizi liberomuratori e cercando adesso soltanto di legittimare tale scelta, oltre che sul piano giuridico-politico, anche sul terreno storico-culturale. Agli occhi di Mussolini, si trattava perciò di ridimensionare le benemerenze patriottiche rivendicate dai massoni infrangendo un vero e proprio mito, sfatando una leggenda: quella, alimentata da una copiosa pubblicistica e tracimata in vulgata popolare, che voleva il Risorgimento essere stato una creazione quasi esclusiva della massoneria, capace di annoverare nelle proprie fila, secondo ricostruzioni fantasiose, tutti i padri della Patria. In realtà, invece, soltanto Garibaldi appartenne all’istituzione massonica e anzi vi ricoprì la suprema carica di Gran Maestro, mentre Mazzini si servì delle logge per tessere le sue trame cospirative, ma rifiutò sempre un coinvolgimento diretto, e Cavour e Vittorio Emanuele II, dal canto loro, rimasero a esse totalmente estranei.

Ancorché finalizzata a perseguire un preciso disegno politico - la cancellazione da parte dei fascisti delle logge massoniche, e con essa l’eliminazione di un pericoloso luogo di raccolta di alcuni segmenti dell’opposizione liberaldemocratica e progressista – la tesi di Volpe circa l’eclissi della massoneria durante l’epopea risorgimentale era largamente condivisa in ambito storiografico. In quello stesso 1925 apparvero i due volumi di Alessandro Luzio, La Massoneria e il Risorgimento italiano, nei quali lo studioso, portando alla luce una vasta documentazione d’archivio, demoliva le fragili tesi sin lì sostenute dai pubblicisti massonici ed evidenziava in primo luogo gli scarsi legami esistenti fra l’organizzazione liberomuratoria e le strutture settarie, quindi la sua scomparsa dopo la messa al bando da parte dei governi restaurati e conseguentemente il ruolo affatto ininfluente avuto nelle lotte risorgimentali. Questa opera fu recensita in termini positivi da Adolfo Omodeo, il quale, a lpari di Luzio, liquidò «i tanto decantati meriti patriottici» dei frammassoni come «dicerie». In particolare, poi, egli sottolineò la netta discontinuità con l’esperienza settaria – vuoi massonica, carbonara o buonarrotiana – che si era prodotta dopo la nascita della Giovine Italia da un lato e del movimento giobertiano dall’altro. Più articolata fu invece l’interpretazione suggerita da Gaetano Salvemini, che proprio nel 1925 pubblicò nella collezione L’Europa nel secolo la sua opera dal titolo L’Italia politica nel secolo. Qui egli, a differenza di Luzio, accreditò la tesi della derivazione del movimento settario dall’alveo massonico, sebbene attraverso scismi e profonde modificazioni dei riferimenti ideologici e dei modelli operativi. Tuttavia tese a ridimensionare la portata del fenomeno, che a suo avviso restò circoscritto entro ristretti ambiti sociali e geografici, e uscì assai screditato dai rivolgimenti rivoluzionari del 1820-21 e del 1831. È noto altresì il giudizio ben più drastico formulato in passato dallo storico pugliese proprio in una lettera ad Alessandro Luzio: «La leggenda che il Risorgimento italiano sia stato opera della Massoneria è stata creata dai clericali, i quali, incapaci di rendersi conto di questo fenomeno, lo attribuirono al... diavolo. [...] Tutte le forze massoni-che – dichiarava invece Salvemini – riconoscono l’inerzia completa fra il 1830 e il 1870».

Chi recensì il lavoro di Luzio in modo assai critico fu Nello Rosselli, che in un articolo apparso sulla rivista «Quarto Stato» del 1°maggio 1926 lo giudicò un «servizio coi fiocchi» reso al «fascismo antimassonico» e «anti giustinianeo». Nel meri-to, peraltro, alcune affermazioni di Luzio, che ricalcavano quelle di Volpe e di Salvemini, per quanto viziate da un’evidente «partigianeria», gli sembravano almeno parzialmente condivisibili. Ciò che non convinceva il giovane studioso fiorentino era però il tentativo di espungere del tutto la massoneria – e con essa la tradizione laica, illuminista e rivoluzionaria – dal crogiuolo di forze e movimenti che avevano generato il Risorgimento nazionale. Ed egli traduceva queste sue perplessità in una serie di domande, che ancora oggi attendono risposte definitive e continuano a in-dicare stimolanti orizzonti di ricerca.

È vero o non è vero per esempio – si chiedeva Rosselli – che in Carboneria si trovano fior di massoni e che La Giovane Italiane rigurgita? Segno che le differenze dottrinali fra queste associazioni non erano poi troppo abissali. Ed è proprio esatta questa visione religiosa del Risorgimento? Come si spiega allora che, a chi la guardi un po’ da lontano, nel suo assieme, la classe dirigente italiana, quale risultò costituita dopo il ’60, appare composta per buona parte di elementi o libero-pensatori o positivisti? Necessità politica, si dirà: bisognava rovesciare il potere temporale. Non discuto. Ma non mi si venga a dire che le forze disparate e grandiose che determinarono il Risorgimento erano tutte accentrate attorno al sentimento nazionale e religioso, ecc. ecc.

Nel periodo fra le due guerre la linea interpretativa suggerita da Luzio fu comunque recepita, sebbene con sfumature critiche e qualche netto distinguo, da alcuni fra i maggiori studiosi dell’età risorgimentale: da Michele Rosi a Benedetto Croce, da Piero Pieri a Renato Soriga. Quest’ultimo in particolare, pur non discostandosi nella sostanza da queste valutazioni, anticipò in certa misura le ipotesi interpretative cui sarebbe approdata la storiografia più avveduta del secondo dopoguerra.

La Massoneria – osservò – se non poté esercitare fra noi una propria azione specifica, come lo attesta la mediocrità desolante delle sue manifestazioni intellettuali, pur non di meno, mercé il giuoco suggestivo dei suoi simboli mistico-sociali fu l’ardente crogiuolo in cui le contraddittorie aspirazioni degli uomini del nostro primo Risorgimento trovarono quelle possibilità d’intesa, che le secolari barriere politiche ci ave-vano vietato sino allora di costituire.

In effetti, sotto questo profilo fu assai importante la nascita del Grande Oriente d’Italia, avvenuta a Milano nel 1805, che sancì l’aggregazione delle numerose logge sparse nella penisola sotto un unico centro organizzativo nazionale. Così come non è privo di significato il fatto che la carica di gran maestro fosse affidata a Eugenio di Beauharnais, da poco insediatosi come viceré del Regno d’Italia. Più avanti si costituì poi un Grande Oriente napoletano, che fra il 1806 e il 1808 fu guidato dal re di Napoli Giuseppe Napoleone, e poi da Gioacchino Murat, a eloquente testimonianza degli stretti legami esistenti, nell’Italia napoleonica, fra potere politico e cariche massoniche. Secondo stime attendibili, nei territori italiani a egemonia francese si contarono circa 20.000 affiliati, in larga parte funzionari civili e militari, che frequentarono le logge insieme ai rappresentanti della borghesia emergente dei commerci, del-le imprese e delle professioni. Nell’età napoleonica, come ha scritto Gian Mario Cazzaniga, l’adesione alla massoneria fu per molti un «fenomeno di convenienza», ma è indubbio altresì che le logge costituirono un veicolo di circolazione delle nuove idee liberali e «un laboratorio dell’unità nazionale». Sia nella massoneria facente capo al Grande Oriente di Milano, sia in quella murattiana del Regno delle Due Sicilie si ebbe una doppia realtà : da una parte una adesione di massa, superficiale e provvisoria, a liturgie più dinastiche che muratorie, dall’altra una più ristretta e convinta rete liberale di spirito repubblicano, figlia spirituale degli Idéologuese degli Illuminati di Baviera, non senza presenze dell’esoterismo cristiano, che prepara e anticipa battaglie per riforme costituzionali e per l’indipendenza nazionale.

È questo, in estrema sintesi, lo schema interpretativo che fu avanzato con con-vincenti argomentazioni da Carlo Francovich e che poi è stato sostanzialmente accolto dalla storiografia successiva. Esso faceva risalire alla diffusione degli ideali degli Illuminati di Baviera – l’ordine fondato nel 1776 da Adam Weishaupt e poi confluito nella famiglia liberomuratoria soprattutto per iniziativa di Adolf von Knigge – una trasformazione radicale di parte della massoneria europea, in particolare quella che professava il rito antico scozzese templare, che abbandonò il suo agnosticismo conformista per convertirsi al verbo dell’egualitarismo e della rivoluzione sociale. Dopo la riforma della massoneria in chiave conservatrice e filogovernativa, che fu compiuta all’inizio dell’Ottocento per impulso di Napoleone, queste logge assunsero una posizione eterodossa e si fecero levatrici di tutte quelle società segrete che nel restante periodo napoleonico e sotto la Restaurazione avrebbero costituito il nerbo di ogni movimento di opposizione. La prima, intorno al 1803, fu la Filadelfia, alla quale appartennero elementi del mondo settario e giacobino come Filippo Buonarroti e Luigi Angeloni. All’interno di essa si consumò il definitivo passaggio dal-la pura dimensione speculativa e dottrinaria del primo illuminatismo all’impegno attivo nella politica rivoluzionaria. Dalla Filadelfia e da altri settori della massone-ria illuminata sarebbero poi scaturite nuove associazioni, quali la Carboneria nell’Italia meridionale e l’Adelfia in quella settentrionale e in Francia. Un’ulteriore evoluzione portò infine nel 1818 i superstiti Adelfi e Filadelfi a confluire nella società dei Sublimi Maestri Perfetti, della quale fu magna pars Filippo Buonarroti. La Carboneria a sua volta si scisse in un’anima più radicale, che restò fedele al programma ideologico di matrice filadelfica, e in una più moderata, che in qualche luogo prese il nome di Guelfi a e che si limitava a perseguire l’instaurazione di regimi liberali e costituzionali, oltre a caldeggiare nebulosi progetti federalistici anticipatori delle teorie giobertiane. In ogni caso queste associazioni apparivano assai lontane, intorno al 1820, dai modelli culturali e organizzativi della massoneria tradizionale tardo-settecentesca, alla quale tuttavia, come si è visto, le collegava una fitta trama di relazioni che si era intrecciata con le vicende del magmatico universo settario e liberomuratorio del periodo giacobino e napoleonico e della prima Restaurazione.

È inoltre indubbio che se dopo il 1815 la Carboneria e le altre società segrete sopravvissero ancora per alcuni anni, almeno fino ai moti del 1831, per cedere poi difronte alle nuove soluzioni politiche e organizzative avanzate da Mazzini e dal movimento democratico, la massoneria, si condannò fin da subito allo scioglimento e alla scomparsa. Fallito il tentativo di riforma ordito intorno al 1820 da Francesco Saverio Salfi, rivelatasi priva di sbocchi pratici anche l’iniziativa presa nel 1822 da Buonarroti di rilanciarne le sorti attraverso una semplificazione dei rituali e delle procedure iniziatiche, la massoneria uscì di fatto dalla scena pubblica. Non ebbe più un centro di coordinamento a livello nazionale e restò in vita unicamente in qualche isolata località, ritornando brevemente alla luce fra il 1847 e il 1849, durante l’effimera stagione riformistica e rivoluzionaria, per chiudersi di nuovo nell’oscurità fino alla definitiva ricomparsa all’immediata vigilia dell’unificazione e dell’indipendenza nazionale. Su questa eclissi dell’istituzione liberomuratoria pesarono non poco le reiterate scomuniche della Chiesa, la dura repressione poliziesca e l’opera sistematica di epurazione, che specie in alcuni Stati preunitari produsse una vera e propria ecatombe del personale direttivo e intermedio degli apparati burocratici. Nel Lombardo-Veneto, per esempio, si scatenò un’autentica «caccia all’ex massone, che assunse con-notati misti da un lato di pura reazione politica (sulla base dell’equazione massone= giacobino), dall’altro di affermazione idealtipica dell’impersonalità dello stato». L’unica città in cui il tessuto associativo massonico, intrecciato con quello settario e con le trame cospirative, sembrò conservarsi per tutto il periodo risorgimentale, sebbene sfilacciato e indebolito, fu Livorno. Città cosmopolita e ribelle, luogo di scambio e di circolazione di merci, uomini e idee, Livorno vide infatti la presenza di numerose logge, che rappresentarono un importante tramite organizzativo e simbolico-rituale fra l’età giacobina e quella liberale dell’Italia postunitaria. Con l’eccezione di Livorno e di pochissime altre città – per esempio Napoli e Palermo – non si trovano tracce di una presenza organizzata della massoneria in Italia almeno fino al 1856, quando venne fondata a Genova la loggia Trionfo Ligure, che si pose all’obbedienza del Grande Oriente di Francia. Negli anni del Risorgimento, perciò, furono gli esuli a mantenere i rapporti con le principali istituzioni massoni-che straniere e furono soprattutto loro, al momento del ritorno nella penisola nel 1859(basti pensare soltanto ai toscani Giuseppe Montanelli e Giuseppe Mazzoni), a gettare le basi per la ricostituzione delle prime logge e poi del Grande Oriente d’Italia e delle altre organizzazioni massoniche. Ma ciò, di fatto, precluse alla massoneria un coinvolgimento diretto nelle prime due guerre d’Indipendenza e, più in generale, nell’organizzazione della cospirazione patriottica e dei moti risorgimentali. Un discorso parzialmente diverso va fatto per la fase conclusiva del Risorgi-mento, ossia per il periodo racchiuso fra l’impresa dei Mille e la breccia di Porta Pia. Nel decennio fra il 1860 e il 1870 la massoneria ricomparve in Italia e conobbe come li definì il gran maestro Lodovico Frapolli, sulle più importanti vette dell’Appennino, «da Tenda ad Aspromonte». Proprio lo scoppio della guerra franco-prussiana, tuttavia, dimostrò quanto fosse difficile, nel delicato equilibrio politico-diplomatico dell’Europa di quegli anni, conciliare le pulsioni nazionalistiche con la difesa dei valori della pace e della libertà. La guerra fra le due maggiori potenze continentali ebbe effetti devastanti sul movimento pacifista, le cui fragili basi furono messe a dura prova dalla tentazione dischierarsi a fianco di uno o l’altro dei due contendenti, e qualcosa del genere accadde anche in ambito massonico. Immediata fu la rottura dei rapporti fra logge francesi e tedesche, le quali, malgrado il tanto sbandierato universalismo umanitario e pacifista, si schierarono a difesa dei rispettivi interessi nazionali. La massoneria italiana cercò di restare fedele ai propri ideali cosmopoliti e umanitari, e tenne, almeno inizialmente, un atteggiamento neutrale ed equidistante. Il Grande Oriente d’Italia si adoperò per costituire un «Comitato nazionale per soccorsi alle vittime della guerra» e lanciò ripetuti appelli per la cessazione delle ostilità. Frapolli maturò poi l’idea che in realtà l’avanzata prussiana mettesse «in giocola libertà dei popoli» e che fosse addirittura necessario accorrere in difesa della nazione francese. Egli lasciò perciò l’Italia per recarsi in Francia al seguito di Garibaldi e ricoprire il ruolo di capo di Stato Maggiore del suo corpo di spedizione. Contestualmente rassegnò le dimissioni da gran maestro, per non coinvolgere l’intera obbedienza nella sua scelta, che contravveniva agli ideali di non ingerenza nelle questioni politiche dei vari paesi, da lui indicati durante il suo mandato come dovere precipuo di ogni buon massone. Il Supremo consiglio di Palermo, a sua volta, sposò inizialmente la linea antimilitarista. Poi però finì col prevalere il sentimento di fratellanza con la democrazia repubblicana francese e fra i volontari accorsi al seguito di Garibaldi non pochi militavano nelle sue file.

Massoneria e spiritismo nel Risorgimento italiano

(Tratto da www.ilpontelevatoiodimassimoviglione.it di Massimo Viglione, 21 settembre 2020)

«Così si perviene al 20 settembre 1870: forse il più piccolo fatto d’armi del Risorgimento; certamente il più grande avvenimento della civiltà umana. Risorgimento: opera della Massoneria! XX Settembre: gloria della Massoneria».

Uno dei nodi storici cruciali della storia del Risorgimento – ancor oggi forse il meno trattato e approfondito in assoluto, forse proprio perché sentito come il più “scomodo” – è quello dei legami della Rivoluzione Italiana con la Massoneria e le società segrete massoniche o “massonizzanti”. Più di uno storico ha dedicato un intero studio al problema: alcuni tendono a sminuire il ruolo della Massoneria, fino alla negazione di esso, altri invece riconoscono la netta influenza della sua opera. Del resto, è universalmente noto il legame fra le istanze massoniche e la diffusione dell’Illuminismo e quindi della affermazione Rivoluzione Francese, a sua volta ispiratrice ideale e concreta del movimento risorgimentale italiano (come universalmente noto, anche colui che portò la Rivoluzione in Italia era massone, come la sua politica anticattolica inconfutabilmente testimonia).

Gli stessi Papi del XVIII e XIX secolo non hanno mai smesso di condannare la Massoneria come ispiratrice della guerra alla Chiesa Cattolica e del Risorgimento stesso, il quale trova le sue radici “occulte” nel settarismo gnostico dei primi decenni del secolo: la Carboneria, la Giovine Italia, ecc., erano o direttamente filiazioni massoniche o comunque “massonizzanti”.

E massoni erano i giacobini italiani che propagavano la Rivoluzione e accolsero in festa l’invasore napoleonico. È proprio negli anni 1792-1795 che avviene la nascita del primo partito politico in Italia, il partito democratico, mentre le varie logge massoniche si trasformavano appunto in circoli giacobini; e massone era uno dei più noti cospiratori di quei giorni, quel Filippo Buonarroti, coinvolto nella comunistica Congiura degli Uguali di Babeuf e poi organizzatore infaticabile di società segrete negli anni della Restaurazione. Scrive infatti Walter Maturi:

«L’importanza politica della Massoneria, non molto appariscente nell’epoca delle riforme, appare ben chiara quando scoppia la Rivoluzione Francese. L’organizzazione massonica fu in Italia il punto d’appoggio, la base della propaganda rivoluzionaria condotta dagli agenti francesi presso i vari stati della penisola (…) Il primo effetto di questa propaganda fu la trasformazione delle logge massoniche in circoli o clubs giacobini…».

E massoni o massonizzanti sono la gran parte dei protagonisti della Rivoluzione Italiana, a partire dagli esponenti della setta della Carboneria. Scrive lo storico Oreste Dito a riguardo:

«Né d’altra parte fra le due Associazioni era diversità di intenti, pur essendovi nei mezzi. È falso ch’esse rappresentassero due forze rivali, anche se talvolta non corresse buon sangue tra massoni e carbonari (…) Del resto, se un’apparente rivalità sembrò esistere tra le due sette, a’ tempi murattiani, non pochi tra’ più eminenti personaggi del tempo rivestivano la doppia qualità di massone e di carbonaro. Ogni fratello massone veniva ammesso nella Società Carbonarica col solo voto, senza essere sottoposto a tutte le prove richieste pei candidati ordinari; né era possibile essere iniziato agli alti gradi carbonarici senza aver prima ottenuti alcuni indispensabili in Massoneria. Le differenze che a prima vista saltano agli occhi di ognuno sono semplicemente apparenti (…) La Massoneria è fine; la Carboneria fu uno dei metodi per raggiungerlo (…) Nella storia del Risorgimento Italiano la Carboneria rappresentò la prima fase di esso (…) La Massoneria, invece, continua tuttavia ad esistere, in Italia e dappertutto». In pratica, Dito definisce la Carboneria «una Massoneria trasportata dal campo dell’idea in quello dell’azione, dall’idea astratta all’idea concreta, dall’enunciazione dottrinaria di un principio all’attuazione».

Cosa fu esattamente la Carboneria, e qual è l’importanza del suo ruolo nella storia della Rivoluzione Italiana? Come nel caso degli Illuminati di Baviera, siamo informati sulle attività cospiratorie della Carboneria, e in particolare del livello più elevato di essa, l’Alta Vendita, in quanto il 20 maggio 1846, poco prima della morte, Gregorio XVI consegnò a Jacques Crétineau-Joly, lo storico della Controrivoluzione vandeana e della Compagnia di Gesù, tutti i documenti (sequestrati negli anni dalla Polizia pontificia) necessari per scrivere una Storia delle società segrete; lo storico francese non la scrisse mai, ma pubblicò la celebre opera L’Eglise romaine en face de la Révolution. I documenti dell’alta Vendita sono stati successivamente riprodotti da mons. Delassus nell’altrettanto nota opera Il problema dell’ora presente, e in particolare le Istruzioni e la corrispondenza. L’alta Vendita era composta da 40 membri che si nascondevano dietro pseudonimi, ed era diretta fin dal 3 aprile 1824 da un aristocratico italiano, “Nubius”, che, grazie alla sua posizione, aveva accesso presso alti prelati in Vaticano e aveva posto suoi agenti nelle Cancellerie europee.

Qual era lo scopo dell’Alta Vendita? I suoi capi avevano tracciato un piano ancora più audace di quelli perpetrati per la Rivoluzione Francese. Dovendo agire in Italia, vale a dire contro il cuore stesso del nemico, il Papato, essi avevano compreso che qui le ghigliottine non servivano (lo stesso Napoleone aveva fallito con tutti i suoi eserciti); così essi prepararono e perpetrarono il grande piano: «Giungere con piccoli mezzi ben graduati, benché mai definiti, al trionfo dell’idea rivoluzionaria per mezzo del Papa».

Troviamo infatti scritto nell’Istruzione permanente data ai membri della setta nel 1817: «Il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della Rivoluzione francese: l’annientamento per sempre del cattolicesimo ed ancora dell’idea cristiana, che se resta in piedi sulle rovine di Roma ne avrebbe perpetuazione». Ma per ottenere ciò, prosegue lo scritto, occorre non attaccare frontalmente la Chiesa, in quanto in tal maniera essa ha sempre vinto, anche contro i suoi peggiori e più forti nemici; occorre invece conquistare il Papa e la Gerarchia, ma non nel senso di un Papa “settario”, in quanto ciò è ridicolo, o di un Papa corrotto come Alessandro VI, in quanto anche questi «non ha mai errato in materia religiosa»; occorre invece un Papa complice, come Clemente XIV, che per paura si diede mani e piedi ai Borboni e ai philosophes. Si trattava insomma di corrompere ideologicamente i giovani sacerdoti, perché un giorno alcuni di loro sarebbero divenuti vescovi, e poi, un giorno, fra questi vescovi sarebbe uscito un Papa! E il Papa, nella Chiesa, può tutto. Anche provocarne la distruzione, secondo i loro piani. Troviamo infatti scritto nell’Istruzione:

«Il lavoro al quale noi ci accingiamo non è l’opera di un giorno, né di un mese, né di un anno. Può durare molti anni, forse un secolo: ma nelle nostre file, il soldato muore, ma la guerra continua (…) Quello che noi dobbiamo cercare ed aspettare come gli ebrei aspettano il Messia, si è un Papa secondo i nostri bisogni (…) Con questo solo noi andremo più sicuramente all’assalto della Chiesa, che non con gli opuscoletti dei nostri fratelli di Francia e coll’oro stesso dell’Inghilterra. E volete sapere il perché? Perché con questo solo, per stritolare lo scoglio sopra cui Dio ha fabbricato la sua Chiesa, noi non abbiamo più bisogno dell’aceto di Annibale, né della polvere da cannone e nemmeno delle nostre braccia. Noi abbiano il dito mignolo del successore di Pietro ingaggiato nel complotto, e questo dito mignolo val per questa crociata tutti gli Urbani II e tutti i San Bernardi della Cristianità».

Da queste impressionanti parole non può non ricavarsi il legame con l’opera – fondamentale per tutta la storia del Risorgimento italiano – di Vincenzo Gioberti, Il Primato morale e civile degli Italiani, edito a Bruxelles nel 1843, con cui l’ambiguo prete prepara quel movimento neoguelfo destinato ad attrarre i cattolici moderati e liberali verso la Rivoluzione Italiana, e destinato, soprattutto, a creare le condizioni per l’elezione del Papa desiderato….

Come si può notare, la Carboneria e l’Alta Vendita, hanno come scopo supremo quello di portare la Rivoluzione in Italia per distruggere il nemico per eccellenza della Massoneria e della Rivoluzione, ma non attaccandolo dall’esterno (es.: persecuzioni pagane, eresie medievali, guerre protestanti, e, soprattutto, Rivoluzione Francese e Napoleone), ma dall’interno, come un tumore che eroda la Chiesa stessa avvelenandola. Da questo momento iniziò quindi la regolare e metodica penetrazione delle file massoniche nel clero cattolico. E in tal maniera, si potrebbe dire, iniziò la “Questione Romana”, vale a dire la guerra alla Chiesa Cattolica, scopo portante della Rivoluzione Italiana.

Superfluo notare come tale piano sia pienamente riuscito in questi 150 anni, fino ad arrivare a infettare le più alte gerarchie ecclesiastiche. I frutti di tale tumore infernale nella Chiesa – nella sua parte umana ovviamente – li possiamo verificare quotidianamente e in maniera ogni giorno più devastante.

Tornando al nostro minimale excursus sul ruolo della Massoneria nel Risorgimento, sarà utile un piccolo elenco di alcuni fra i principali protagonisti di quei giorni notoriamente affiliati alla setta “madre”.

Garibaldi fu iniziato nella loggia irregolare Asilo della Virtù nel 1844 a Montevideo; poco dopo si affiliò alla loggia regolare Gli amici della Patria: fece quindi una grande carriera fino alla nomina di Gran Maestro onorario a vita del Grande Oriente d’Italia nel 1872. Massone era Türr, suo braccio destro per tutta la campagna del Sud, Maestro venerabile della Loggia Mattia Corvino di Budapest e amico di Vittorio Emanuele II. Massone era G.B. Fauché, procuratore della Rubattino, che concesse i vapori a Garibaldi, affiliato alla Loggia Trionfo Ligure di Genova. Altro sostegno venne dalla celebre loggia Ausonia di Torino, fondata l’8 ottobre 1859 e che il 20 dicembre si costituì in Grand’Oriente d’Italia e aveva come programma l’unità d’Italia sotto Vittorio Emanuele II. Cavour stesso venne definito «personaggio non estraneo ai nostri misteri» ed era già stato prescelto a divenire il Gran Maestro dell’Oriente d’Italia, se la morte non lo avesse colto d’improvviso nel giugno del 1861. Ma come è noto, il governo piemontese agì soprattutto tramite la Società Nazionale, fondata da Giuseppe La Farina, iniziato il 9 maggio 1860 nella Ausonia. Poi vi sono i massoni tendenziali e futuri massoni. Fra questi ricordiamo Agostino Bertani, Adriano Lemmi (futuro Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia), Agostino De Pretis, Francesco Crispi, Giosué Carducci, Antonio Mordini (il mediatore fra Garibaldi e il gruppo bancario Adami-Lemmi, finanziatore dell’impresa). E poi è da ricordare il sostegno ricevuto per la spedizione dei Mille dalla Massoneria americana e soprattutto da quella inglese, che fornì l’incredibile cifra di 3 milioni di franchi francesi (circa 30 milioni di dollari al 1990) a Garibaldi a Genova per la spedizione, custoditi da Ippolito Nievo. Da ricordare nell’elenco poi sono personaggi come Bixio, Mameli, Pellico, Maroncelli, Pisacane, Nigra, Mario, Lanza, Cairoli, Di Rudinì, Zanardelli, Fortis oltre a Mazzini ovviamente, e poi gli stessi Napoleone III, Palmerston e Bismarck.

Come si può notare, riesce alquanto difficile continuare a sostenere l’estraneità della Massoneria dalla Rivoluzione Italiana. Sembra alquanto più sensato affermare esattamente il contrario: fu essa ad ispirare e a guidare (naturalmente verso i suoi scopi precisi) il processo risorgimentale nazionale, dagli albori alla conclusione, passando per il fondamentale periodo formativo delle sette e della Carboneria.

Il Risorgimento, o Rivoluzione Italiana, è a tutti gli effetti, parte integrante di quel processo storico anticristiano che prende il nome di “Rivoluzione”; anzi, ne costituisce, proprio per la sua guerra alla Roma cattolica, un momento essenziale e unico, come ripeteva enfaticamente la citazione massonica riportata all’inizio del paragrafo, e come troviamo ufficialmente e pubblicamente dichiarato nel Bollettino Officiale del Grande Oriente Italiano, organo ufficiale della Massoneria nazionale e praticamente “fratello”, a quei tempi, della stessa Gazzetta Ufficiale del Regno:

«il mondo testé respirava, vedendo l’Italia preparata a schiacciare il Pontificato romano; esso pensava che, se al prete mancava l’Italia suo antico presidio, il prete era perduto per sempre. Così le nostre battaglie contro Roma erano battaglie per la civiltà e per l’umanità intera (…) Le nazioni riconoscevano nell’Italia il diritto di esistere come nazione in quanto che le affidavano l’altissimo ufficio di liberarle dal giogo di Roma cattolica. Non si tratta di forme di governo, non si tratta di maggior larghezza di libertà; si tratta appunto del fine che la massoneria si propone; al quale da secoli lavora, a traverso ogni genere di ostacoli e di pericoli».

Lo scopo di tutto questo? Sostituire alla religione e alla Chiesa Cattolica una nuova religione: la religione della patria risorgimentale, nuovo culto del popolo italiano (facente parte del culto generale dell’Umanità: l’Uomo è il nuovo dio, gli uomini si costituiscono in popoli, i quali formano l’Umanità). Significative anche sulle seguenti parole di uno dei più noti ed osannati esponenti dell’“intellighentia” risorgimentale: «Roma, la nemica Roma, l’antica cagione di tutti i mali d’Italia, non istà sul Tevere, ma qui nelle nostre coscienze e qui dobbiamo combatterla (…) Ogni prete val mille stranieri (…) Italia nuova e cattolicesimo vecchio non possono stare insieme; noi abbiamo fatto il papato, noi dobbiamo trasformarlo; e se l’Italia non si spapa e non si trasforma in religione, ella non ha ragion d’essere».

Lo Stato italiano è stato pensato, ideato, “costruito” e realizzato dalla massoneria per i suoi scopi, e per questi scopi da 150 è da essa, direttamente o indirettamente, governato, a seconda delle circostanze storiche. Riprova ultima e inconfutabile di quanto detto è l’attuale situazione spirituale, politica, civile ed economica degli italiani e il dissolvimento in atto dello stesso Stato nazionale in un’entità mondialista ben più anticattolica, ennesimo passo avanti della distruzione della civiltà umana e della Chiesa.

La rifondazione della Massoneria Siciliana e il Risorgimento

(Tratto da www.lidentitàdiclio.com di Ninni Giuffrida, 11 aprile 2017)

La struttura organizzativa della Massoneria italiana subisce una radicale mutazione durante il Risorgimento; l’esoterismo e la speculazione filosofica sono mesi in secondo piano e ci si proietta nei processi politici e sociali di costruzione dell’Unità d’Italia. Il nuovo corso massonico in Sicilia nasce con la scelta di Garibaldi di fondare nel 1860 il Supremo Consiglio Grande Oriente d’Italia di Rito Scozzese Antico e Accettato Valle dell’Oreto sedente all’Oriente di Palermo, assumendone la guida (in una sola seduta è investito di tutti i gradi del Rito Scozzese dal 4 al 33°). Il progetto è di creare un soggetto politico che, facendo perno su Palermo, supporti il processo che porterà all’unità d’Italia con Roma Capitale. Il Gran Maestro Garibaldi, infatti, in un suo decreto del 1865 ribadisce che il Grande Oriente d’Italia ha sede provvisoria a Palermo, finché Roma non sia capitale degli Italiani. I massoni siciliani, sotto l’attenta regia del Crispi, plaudono formalmente al progetto di Garibaldi, ma, di fatto, si rendono conto che non possono essere il motore dell’unificazione dei liberi muratori italiani e preferiscono ripiegare sulla dimensione regionale consolidando una struttura alla quale si affida la costruzione del consenso elettorale sul partito democratico. È quanto emerge dalla lettura di alcuni fascicoli dell’archivio dell’Oriente palermitano ritrovati causalmente e contenenti una documentazione che va dal 1861 al 1900. Il braccio operativo del Maestro Venerabile ad vitam 33 Francesco Crispi a Palermo è il M. V. 33 della Loggia Centrale Giovan Battista Chianello Barone di Boscogrande non solo consigliere provinciale e comunale, ma anche responsabile della segreteria elettorale del Presidente del Consiglio e del suo gruppo di deputati. La sua capacità organizzativa è messa alla prova soprattutto nelle elezioni anticipate del 1892. Crispi e il suo gruppo sono in affanno in quanto i suoi avversari contano sull’appoggio dei Presidenti del Consiglio Rudinì prima e Giolitti poi. Boscogrande agisce, in continuo contatto epistolare e telegrafico con Crispi, con grande accortezza raccordando l’impegno dei fratelli con quello dei profani. Sul fronte della massoneria il 28 maggio 1892 organizza un incontro con il Maestro Venerabile Francesco Crispi 33° presso il punto geometrico accessibile solo ai liberi muratori regolari della Massoneria universale (il Tempio massonico), posto in via Biscottari nel Palazzo Conte Federico, alla presenza dei fratelli delle Logge: Centrale (Maestro Venerabile Chianello di Boscogrande 33°), Alighieri (M.V. Carmelo Trasselli 33°), Risveglio (M.V. Giovanni Lucifora 33°), Triquetra (M.V. Giuseppe Masnata 30°), Ercta (M.V. Francesco Paolo Tesauro 30°), Cosmos (M.V. Giorgio Maggiacono 18°). La lettura del resoconto degli interventi della serata fornisce un vivido ritratto delle posizioni politiche sia del Crispi sia dei massoni che operano su Palermo. L’intervento di Lucifora (sarà assessore comunale) riprende e sviluppa il tema che il massone Crispi abbia avuto un ruolo determinante nel convincere Garibaldi a venire in Sicilia affermando tra gli applausi: ma siamo sinceri senza le insistenze quotidiane, senza le menzogne sante di chi affermava che la Sicilia compatta attendeva il momento della levata forse Garibaldi non sarebbe partito da Quarto e l’Italia non sarebbe unita. Boscogrande, inoltre, organizza comitati, promuove banchetti elettorali come quello che si svolgerà all’Hotel des le Palmes con presenze significative come quelle di Girolamo Ardizzone direttore del Giornale di Sicilia, di Artese direttore del Corriere del Mattino, di Michele Serra direttore dell’Amico del Popolo o dell’avvocato Giacchino Seminara. L’obiettivo è quello di raccogliere fondi per la campagna elettorale affidandone la tesoreria al fratello massone Napoleone La Farina. Il giorno delle elezioni segue lo spoglio e invia il seguente telegramma a Crispi – Congratulazioni auguri sinceri a vostra eccellenza rieletto con voti 2138 – In realtà, i risultati non saranno esaltanti: Crispi è eletto ma Muratori, altro candidato crispiano, soccombe sotto i colpi dello spregiudicato Trabia e dei Florio. La realtà politica di Palermo sta cambiando e la struttura delle Logge massoniche non può più contenere le spinte impresse dai Fasci e dai socialisti che stanno cambiando il quadro di riferimento politico.