Il primo Congresso degli Scienziati italiani del 1839


di Andrea Serani

Situazione politica generale nella penisola italiana alla vigilia del primo congresso

L’1 ottobre 1839 aveva inizio a Pisa il primo congresso degli scienziati italiani. Non a caso “italiani”, e non toscani, piemontesi, ecc. Una definizione di sapore velatamente politico, anche se la politica fu ufficialmente bandita da questa riunione dal prudente granduca toscano Leopoldo II, che si servì di un fornito apparato spionistico, con l’ausilio del suo ministro Neri Corsini (che ormai faceva le funzioni di capo del governo al posto di Vittorio Fossombroni, vecchio e malato).

La regione scelta fu dunque la Toscana.

Perché proprio la Toscana?

Per dare questa risposta bisogna risalire alla restaurazione postnapoleonica. Dopo di essa, in Europa crebbe l’interesse verso i progressi scientifici e tecnologici in seguito alla rivoluzione industriale. Tutto ciò portò all’organizzazione di riunioni scientifiche nei vari paesi europei. Inoltre, dal momento che nel Granducato di Toscana la restaurazione era stata più mite che negli altri stati italiani e l’attività cospirativa, con la parziale eccezione della città di Livorno, era quasi del tutto assente, a Firenze l’editore italo-ginevrino Giovan Pietro Vieusseux poté, a Palazzo Buondelmonti, fondare nel 1819 un Gabinetto scientifico-letterario, che fu luogo di incontro per intellettuali di tendenza prevalentemente liberale moderata, provenienti da tutte le parti d’Italia e che fu frequentato anche da Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi. Nel 1821 lo stesso Vieusseux, coadiuvato da Gino Capponi, istituì a Firenze l’“Antologia”, un periodico che fu il punto di riferimento per molti uomini italiani di cultura. In tale rivista il Vieusseux poté pubblicare per diverse volte le sintesi relative alle varie riunioni scientifiche che si erano svolte in Svizzera e Germania, aumentando così il desiderio di realizzare qualcosa di simile sul territorio italiano, come ebbe a dire Niccolò Tommaseo sulle colonne della medesima rivista. Tutte queste iniziative contribuirono a sviluppare e a diffondere un crescente senso di identità nazionale. Si formò così un primo gruppo politico liberale moderato che poteva, sia pure con cautela, agire alla luce del sole, malgrado l’Antologia fosse sottoposta alla vigile attenzione della censura, che tagliò, in tutto o in parte, qualche articolo o poesia di natura più spiccatamente liberale, come quelli in favore della causa dell’indipendenza greca.

Nel 1833, su pressioni soprattutto austriache, l’Antologia fu soppressa, ma Giovan Pietro Vieusseux poté continuare la sua opera in altre attività culturali, quali “Il Giornale Agrario Toscano” e “La Guida dell’Educatore”, aiutato ancora dai suoi amici più stretti quali Gino Capponi, Raffaele Lambruschini e Cosimo Ridolfi.

Elenco dei congressi preunitari e postunitari

Il congresso di Pisa non fu che il primo di una serie di congressi che si svolsero con cadenza annuale dal 1839 al 1847 in varie città italiane, capitali di Stati preunitari e/o sedi di importanti università, secondo il seguente schema:

  • Nel 1839 a Pisa Presidente Generale: Ranieri Gerbi
  • Nel 1840 a Torino Presidente Generale: Alessandro Saluzzo di Monesiglio
  • Nel 1841 a Firenze Presidente Generale: Cosimo Ridolfi
  • Nel 1842 a Padova Presidente Generale: Andrea Cittadella Vigodarzere
  • Nel 1843 a Lucca Presidente Generale: Antonio Mazzarosa
  • Nel 1844 a Milano Presidente Generale: Vitaliano Borromeo
  • Nel 1845 a Napoli Presidente Generale: Nicola Santangelo
  • Nel 1846 a Genova Presidente Generale: Antonio Brignole Sale
  • Nel 1847 a Venezia Presidente Generale: Andrea Giovannelli

I documenti manoscritti dei sovrastanti convegni sono oggi conservati nell’Archivio della Biblioteca del Museo Galileo di Firenze.

Nella riunione di Genova venne stabilito che quella del 1848 si sarebbe dovuta tenere a Bologna, città dello Stato Pontificio, mentre durante il congresso di Venezia, nell’anno successivo, venne eletta Siena come sede del convegno del 1848 e Bologna come sede di quello del 1849 in quanto per quest’ultima fu tardivamente data l’autorizzazione da parte del pontefice.

Quelle dello schema soprastante non erano altro che riunioni preunitarie, in quanto avvenute prima dell’Unità d’Italia. Dopo l’Unità si ebbero altri quattro convegni, secondo lo schema seguente, l’ultimo dei quali si svolse a Palermo. Il convegno del 1848 avrebbe dovuto svolgersi a Siena, ma non venne realizzato per il precipitare della situazione politica.

  • Nel 1861 a Firenze Presidente Generale: Cosimo Ridolfi
  • Nel 1862 a Siena Presidente Generale: Francesco Puccinotti
  • Nel 1873 a Roma Presidente Generale: Terenzio Mamiani
  • Nel 1875 a Palermo Presidente Generale: Terenzio Mamiani

Il congresso del 1875 di Palermo fu il primo della neocostituita Società italiana per il progresso delle scienze, che però rimase inattiva e non realizzò convegni o atti.

Alcune figure di organizzatori del primo congresso

È da sottolineare la figura di Cosimo Ridolfi, anch’egli di idee liberali moderate, che contribuì a fondare la Cassa di Risparmio di Firenze (banca che ha proseguito la sua attività fino al 2019, quando è stata incorporata nel gruppo Intesa San Paolo), e fece della sua azienda agricola di Meleto (Arezzo) una vera e propria azienda modello. Fautore di una politica economica liberistica, il Nostro organizzò a Meleto dal 1837 i cosiddetti Comizi Agrari. Si trattava di riunioni in cui venivano messe a confronto diverse esperienze agronomiche ed innovazioni tecniche, non solo toscane, con i problemi dell’istruzione agraria e i modi di conduzione delle campagne.

Subito dopo il congresso degli scienziati di Pisa, cui attivamente partecipò, egli insegnò, precisamente dal 1840, agraria e pastorizia nella medesima città.

Nel 1848 fu per un po’ di tempo a capo del governo costituzionale del Granducato di Toscana. Successivamente, nel 1859, fu ministro dell’istruzione e degli affari esteri nel governo provvisorio toscano di Bettino Ricasoli. Fu poi nominato dal re Vittorio Emanuele II senatore del Regno d’Italia.

Come si è detto, in diversi paesi europei, da tempo si svolgevano periodiche riunioni di scienziati e l’idea di fare altrettanto nel territorio italiano era stata avanzata anche dall’Antologia. Tuttavia, colui che maggiormente operò in tal senso fu Carlo Luciano Bonaparte, figlio di Luciano Bonaparte (quest’ultimo stabilitosi a Roma fin dal 1804) e nipote del famoso Napoleone. Carlo Luciano era uno scienziato di grande fama (zoologo), fu autore di numerose opere di ornitologia ed era in contatto con ambienti liberali. Nel 1849 fu deputato all’Assemblea Costituente della Repubblica Romana. Il medesimo Bonaparte persuase, alla fine del 1838, il granduca Leopoldo II a permettere una riunione di scienziati italiani a Pisa. L’idea del Bonaparte fu accolta con entusiasmo dal Vieusseux che, pur non apparendo troppo in prima persona, contribuì all’organizzazione della suddetta riunione. Il granduca tuttavia permise il congresso solo a patto che non si discutesse di discipline umanistiche, più pericolose da un punto di vista politico.

Atteggiamento di opposizione di alcuni governanti italiani

Duro fu l’atteggiamento del re delle Due Sicilie, del duca di Modena e soprattutto del Papa Gregorio XVI che proibirono ai propri scienziati la partecipazione a questo loro primo congresso. A proposito del governo pontificio, questo, in seguito ai moti del 1831 a Bologna, con un provvedimento di stampo reazionario aveva imposto alle accademie e alle università di sospendere le riunioni scientifiche, vietando la stampa dei bollettini e di ogni altro giornale. Gli scienziati e gli studiosi dello Stato Pontificio potranno intervenire nuovamente ai congressi italiani ed esteri solo dopo le caute aperture del nuovo pontefice Pio IX.

IL CONGRESSO DI PISA

In tutto, alla riunione di Pisa, che durò dall’ 1 al 15 ottobre 1839, parteciparono 421 scienziati, di cui circa 40 stranieri, per la maggior parte rappresentanti di accademie ed università , come Lorenz Oken, medico e filosofo tedesco, professore a Zurigo; Victor Audouin, professore di entomologia al Museo di storia naturale di Parigi; Karl Ludwing von Littrow, direttore dell’osservatorio astronomico di Vienna; Adolphe Quetelet, astronomo e statistico, direttore dell’osservatorio di Bruxelles. In particolare, l’Oken disse di questo convegno di “non aver egli mai veduta prima nessuna riunione così numerosa e così attiva, come quella che ivi allora tenevasi dagli scienziati italiani”.

Il poeta Giuseppe Giusti, nella celebre poesia, “Per il primo Congresso dei dotti”, così si espresse: “(…) di sì nobile Congresso si rallegra con sé stesso tutto l’uman genere.”

Il numero dei partecipanti tutto sommato può apparire comunque esiguo, ma bisogna considerare che il territorio italiano in quegli anni era ancora politicamente diviso e che questi convegni venivano visti, come già detto, con occhio decisamente sospetto da diversi governanti. Ai 421 scienziati convenuti alla riunione era stata assicurata “comoda, lieta e pacifica dimora”. Il Comitato di Accoglienza organizzò alloggi in case private, una mensa nel Collegio di Santa Caterina, festeggiamenti e balli nel Casinò di Città, e la disponibilità anche serale della Biblioteca Universitaria. Fu anche organizzato il 10 ottobre un pranzo sontuoso nel Palazzo Granducale.

Se il Granducato di Toscana, per le ragioni prima citate, era lo stato più idoneo ad ospitare l’evento, altrettanto dicasi della città di Pisa. Essa era la città natale di Galileo Galilei e le cattedre universitarie di fisica sperimentale, di chimica, di anatomia, a titolo di esempio, si rifacevano al metodo galileiano. Inoltre, come ebbe a dire nella sua relazione iniziale Filippo Corridi, segretario generale del convegno e professore di matematica all’università di Pisa, la scelta di questa città era anche dovuta al fatto che Pisa “(…) gli splendidi titoli riunendo di dotta, di gentile, di ricca d’ogni cosa profittevole al ben vivere, si reputava città atta ad accogliere degnamente i naturalisti italiani”. Lo stesso Corridi inoltre parlò anche dell’Italia definendola “patria che ci è comune”.

In occasione di questo primo congresso fu inaugurata la statua di Galilei, nella quale l’illustre scienziato è raffigurato mentre spiega i movimenti della Terra tenendo un globo nella mano sinistra. Questa statua, scolpita da Paolo Emilio Demi, è oggi conservata nell’Aula Magna storica della Sapienza.

Il manifesto di convocazione della riunione fu pubblicato il 28 marzo 1839 sul Giornale Agrario Toscano. Il comitato promotore era formato dai seguenti dotti: Carlo Luciano Bonaparte (studioso di zoologia e storia naturale), dai fiorentini Vincenzo Antinori (direttore dell’istituto di fisica e storia naturale), Giovanni Battista Amici (direttore dell’osservatorio astronomico) e Maurizio Bufalini (professore presso l’ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze) e dai pisani Gaetano Giorgini (provveditore dell’Università e consuocero di Alessandro Manzoni, dal momento che suo figlio aveva sposato la figlia Vittoria del famoso scrittore) e Paolo Savi, professore di storia naturale.

  • La riunione cominciò con una messa in Duomo e con la proclamazione a presidente generale di Ranieri Gerbi, professore di fisica all’università di Pisa e decano degli scienziati, destinato a morire circa due mesi dopo il termine dei lavori. Gerbi nominò segretario generale il già ricordato Filippo Corridi.
  • Il secondo giorno vi fu un intenso lavoro che portò il congresso a suddividersi in sei sezioni, ciascuna delle quali elesse un presidente il quale, a sua volta, nominò un segretario e, talora, un vicepresidente. Le sezioni furono le seguenti:

A) Chimica, Fisica e Matematica. Presidente: Pietro Configliachi, professore di fisica all’università di Pavia.

B) Geologia, Mineralogia e Geografia. Presidente: Angelo Sismonda, professore di mineralogia e direttore del museo di storia naturale dell’università di Torino, più tardi senatore del Regno d’Italia.

C) Botanica e Fisiologia Generale. Presidente: Gaetano Savi, professore di botanica e direttore dell’Orto Botanico a Pisa.

D) Zoologia ed Anatomia Comparata. Presidente: il già menzionato Carlo Luciano Bonaparte.

E) Agronomia e Tecnologia. Presidente: il già menzionato Cosimo Ridolfi.

F) Medicina. Presidente: Giacomo Tommasini, professore di clinica medica nell’università di Parma.

Sempre nel secondo giorno vi fu l’inaugurazione ufficiale della statua di Galileo accompagnata da una appassionata orazione di Giovanni Rosini, medico, poeta, drammaturgo e romanziere.

Ai partecipanti fu offerta in dono una medaglia commemorativa con l’effige di Galilei con il cannocchiale e riportante nell’altra faccia sei righe in stampatello con l’immagine dei principali monumenti di Pisa. Il testo espresso nelle sei righe era il seguente. “Ad onore di Galileo-Pisa-Memore del Primo Consesso-dei naturalisti italiani-auspice Leopoldo II-Ottobre MDCCCXXXIX”.

Furono anche distribuiti ai partecipanti i tre volumi della “Descrizione storico-artistica di Pisa e dei suoi contorni” effettuata per mezzo di tavole in rame per cura dell’incisore pisano Ranieri Grassi nel 1836 e ristampata per l’occasione.

  • Il 3 ottobre ebbe luogo la prima adunanza nell’Aula Magna dell’Università. Il presidente Ranieri Gerbi rivendicò il ruolo degli Italiani nello sviluppo scientifico ed esaltò i risultati ottenuti da Galileo.

È da sottolineare che questa idea di “primato” è inserita storicamente in quella tensione alla riscossa nazionale, culturale e politica, che era alla base della medesima riunione. Essa infatti presentava un duplice significato, scientifico e politico: la capacità degli scienziati italiani di riunirsi con successo, nonostante le grandi difficoltà, assumeva un valore simbolico nella prospettiva di una ancor più vasta unione, quella degli italiani in uno stato nazionale.

  • Nei giorni successivi il congresso entrò nel vivo dei lavori strutturati secondo le sovrastanti sezioni. È da precisare, però, che in ognuna di queste si svolgevano delle riunioni, dette “adunanze”, di 2 ore al giorno, per permettere ai congressisti di partecipare anche a più sezioni.
  • Il 7 ottobre, una adunanza della sezione di Botanica e Fisiologia Generale fu onorata dalla presenza del granduca Leopoldo II, che intervenne poi alla chiusura dei lavori nella stessa sezione.
  • Vi furono anche escursioni sui monti vicino a Pisa ad opera della suddetta sezione di Botanica e Fisiologia Generale (6 ottobre) e della sezione di Geologia, Mineralogia e Geografia (13 0ttobre).
  • Indubbiamente la sezione in cui si tennero discussioni che ebbero un interesse maggiormente politico fu quella di Agronomia e Tecnologia nella quale si parlò di problemi economici e sociali collegati a quelli relativi all’istruzione e all’educazione, soprattutto tecnica.
  • Il giorno successivo alla chiusura del congresso molti agronomi italiani e stranieri proseguirono le loro discussioni nella fattoria di Cosimo Ridolfi a Meleto.

Alcuni scienziati non partecipanti

Alcuni scienziati non poterono partecipare al congresso per ragioni politiche, come Ottaviano Fabrizio Mossotti, fisico, matematico e astronomo (citato comunque nell’orazione del presidente Gerbi), costretto all’esilio per diversi anni perché coinvolto nelle cospirazioni del 1821. In seguito, tuttavia, insegnò all’università di Pisa e combatté nel 1848 a Curtatone e Montanara come comandante del battaglione universitario pisano. Venne poi nominato senatore del Regno d’Italia.

Un’altra assenza di rilievo, sempre per ragioni politiche, fu quella del vulcanologo Leopoldo Pilla, docente dell’università di Napoli, che inviò uno scritto il quale aveva per argomento l’”Illustrazione a due spaccati geologici dell’Appennino presi alle due estremità meridionale e settentrionale del Regno di Napoli”. Dopo il congresso fu istituita a Pisa la nuova cattedra di mineralogia e geologia alla quale fu chiamato proprio Leopoldo Pilla. Egli morì nella battaglia di Curtatone e Montanara alla testa del battaglione universitario toscano contro le truppe austriache del generale Radetzky.

Anche il fisico Carlo Matteucci, in quanto vivente nello stato pontificio, non poté prendere parte al convegno di Pisa, ma in seguito in tale città ebbe dal granduca la cattedra di fisica sperimentale. Pure egli fu poi volontario nella I guerra di indipendenza e successivamente, nel 1862, ministro della pubblica istruzione nel primo governo presieduto da Urbano Rattazzi.

Il secondo congresso degli scienziati italiani a Torino

Nel 1840 si svolse il secondo congresso la cui sede, come già detto, fu Torino, capitale del Regno di Sardegna, il cui re Carlo Alberto stava in quel momento effettuando una politica un po’ più aperta alle novità sociali.

I vari incontri si tennero presso l’università della stessa città e presso l’Accademia delle Scienze. Il convegno ebbe luogo dal 16 settembre 1840 al 30 settembre 1840 e vi parteciparono 573 scienziati, di cui alcuni stranieri. Benché si fosse dedicato soprattutto alla carriera militare fin da giovanissimo, fu designato presidente generale Alessandro Saluzzo di Monesiglio, al quale nel 1838 era già stata attribuita la carica a vita di presidente della suddetta Accademia, con il cui titolo aveva partecipato al congresso di Pisa. In seguito venne nominato senatore del Regno di Sardegna.

Durante il discorso di apertura della riunione torinese, elogiò tra l’altro, ma in maniera moderata, “la comune nostra patria”, riferendosi all’Italia. Il reazionario ministro Clemente Solaro della Margarita accusò Monesiglio di aver contribuito ad un’azione “utile soltanto a stender in Italia le fila della gran cospirazione europea”.

Segretario generale fu Giuseppe Gené, professore di zoologia all’università di Torino.

Le sezioni in cui si divise il congresso furono le stesse di Pisa e quindi seguì il seguente schema:

A) Chimica, Fisica e Matematica. Presidente: Giovanni Plana, professore di astronomia all’università di Torino, nonché matematico. Successivamente fu nominato senatore del Regno di Sardegna.

B) Geologia, Mineralogia e Geografia. Presidente: Lorenzo Pareto, genovese, professore di geologia all’università di Pisa; più tardi fu ministro degli esteri del primo governo costituzionale piemontese di Cesare Balbo, deputato e senatore.

C) Botanica e Fisiologia Generale. Presidente: Giuseppe Giacinto Moris, direttore dell’Orto Botanico di Torino e più tardi senatore.

D) Zoologia ed Anatomia Comparata. Presidente: il già menzionato Carlo Luciano Bonaparte.

E) Agronomia e Tecnologia. Presidente: Francesco Gera, agronomo veneto.

F) Medicina. Presidente: il già menzionato Giacomo Tommasini, professore di clinica medica nell’università di Parma.

In occasione di questo congresso venne distribuita ai partecipanti una medaglia commemorativa avente come raffigurazione l’effige della dea Minerva, dea della sapienza, e sul rovescio queste sette righe

AUSPICE-IL RE CARLO ALBERTO- CONGRESSO-DEGLI SCIENZIATI ITALIANI-IN TORINO-NEL SETTEMBRE-MDCCCXL

Fu inoltre distribuita la “Descrizione di Torino” di Davide Bertolotti, scrittore torinese.

Non poterono recarsi a Torino, per ragioni politiche, il medico Francesco Puccinotti e il fisico ed archeologo Francesco Orioli, entrambi presenti invece alla riunione di Pisa, anche se quest’ultimo era stato oggetto di attenzioni da parte della polizia granducale.

Ho trovato su Wikipedia una lettera di protesta, indirizzata al segretario generale Giuseppe Gené, scritta dagli scienziati dello Stato Pontificio, che riproduco integralmente:

“Chiarissimo signor professore

i professori dello Stato Pontificio, e specialmente quelli gentilmente invitati, non verranno a codesto scientifico congresso, perché hanno ricevuto un brutale divieto, e nemmeno possono aver relazione con coloro che interverranno al suddetto congresso. I dotti di questa parte d’Italia invidiano ai piemontesi il loro monarca tanto saggio, illuminato e benefico. Ella è pregata sig. Professore di far conoscere il nostro rammarico a tutto il rispettabile consesso e d’interessarlo per noi.”

Al convegno partecipò anche il matematico ed inventore inglese Charles Babbage, che presentò in quell’occasione il suo progetto di costruzione di un primo prototipo di calcolatore programmabile, chiamato Macchina Analitica, che avrebbe dovuto essere in grado di eseguire una qualsiasi serie di calcoli. Quella della programmabilità fu la vera novità del costruttore e l’idea di come fornire alla macchina le istruzioni per il calcolo la trasse nel 1836 dal telaio Jacquard, da cui si ebbero le schede perforate. Il progetto però, in quanto troppo ambizioso, non si materializzò mai, nonostante Babbage vi dedicasse tutta la vita. Il congresso però apprezzò la novità e in particolare ad essa furono interessati il già menzionato Ottaviano Fabrizio Mossotti e Luigi Federico Menabrea, scienziato, militare e politico. Egli, più tardi, tra il 1867 e il 1869, fu presidente del consiglio del Regno d’Italia.

I congressi successivi

I successivi congressi preunitari videro aumentare il numero di sezioni in cui si divisero i dotti. Si arrivò a 2427 partecipanti in quello di Napoli (1845).

Il ministro austriaco Metternich, sebbene sospettoso di quelle riunioni, si rese conto che vietarle avrebbe irritato vasti strati dell’opinione pubblica e pertanto permise che ben tre congressi si tenessero nel Lombardo-Veneto.

Conclusioni

L’importanza storica delle riunioni degli scienziati italiani degli anni 1839-1847 consistette soprattutto nel fatto che centinaia di intellettuali delle varie parti d’Italia potessero incontrarsi e conoscersi. In tali sedi cominciò ad amalgamarsi la futura classe dirigente liberale moderata dell’Italia unitaria: si può affermare infatti che molti uomini che ebbero una parte politica notevole nel 1848-’49, nell’età cavouriana e nei primi due decenni dopo l’Unità, li vediamo partecipare a questi convegni.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • La prima riunione degli scienziati italiani (di Giuseppe Grosso e Umberto Barcaro), pagg. 21-53, in “Il rintocco del campano”, vol. 124, ETS, Pisa, 2019.
  • Il primo congresso dei dotti a Pisa ottobre 1839, vol. pubblicato nella ricorrenza del I centenario a cura del comitato ordinatore per la XXVIII riunione della SIPS, Industrie Grafiche V. Lischi e Figli- Pisa, 1939.
  • Pisa 1839. Il primo congresso degli scienziati italiani, Biblioteca Universitaria- Pisa, 1989.
  • 1839: la prima Riunione degli Scienziati Italiani, Atti della giornata di studi tenuta a 180 anni di distanza, a cura di Chiara Bodei, Pietro Finelli, ETS, Pisa, 2020.
  • Giorgio Candeloro, Storia dell’Italia moderna, Vol.II, 1815-1846, pagg. 339-341, Feltrinelli, Milano, 1974.
  • Dino Dini, Pisa e la sua Università, pag. 293, ETS, Pisa, 1995.

RIFERIMENTI SITOGRAFICI

Giovedì, 9 dicembre 2021