Il Quarantotto in Europa. 1° parte – Francia


di Irma Genova

Cause politiche, economiche e sociali della Primavera dei Popoli

Erano passati trentatré anni dal Congresso di Vienna, che aveva cercato di cancellare con un colpo di spugna sia la rivoluzione francese, che il periodo napoleonico. La realtà politica e sociale sancita da quel Congresso ormai era diventata anacronistica.

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Mappa dei moti del 1848 in Europa

La borghesia, che produceva e deteneva le maggiori ricchezze degli Stati, rivendicava un ruolo attivo nei governi nazionali.

L’introduzione della macchina a vapore e il rapido estendersi delle ferrovie avevano accelerato lo sviluppo industriale. Ma l’industria europea aveva raggiunto una elevata capacità produttiva soprattutto a scapito degli operai sottopagati. Questa capacità produttiva richiedeva però alti consumi; invece la domanda dei beni prodotti era molto bassa, a causa dell’estrema povertà della maggior parte della popolazione.

Si giunse per la prima volta ad una crisi di sovrapproduzione. Il sistema economico produceva più di quanto il mercato fosse in grado di consumare. Per effetto della crisi si creò un circolo vizioso con fallimenti, che provocarono un aumento della disoccupazione, che causò maggiore povertà, che generò una ulteriore riduzione dei consumi.

Inoltre tra il 1846 e il 1848 c’erano stati cattivi raccolti nelle campagne di tutta Europa. La peronospora della patata causò la Grande Carestia irlandese, con un milione e mezzo di morti e oltre un milione di emigrati. Poi la malattia si estese in Europa. I prezzi dei prodotti agricoli salirono alle stelle e la carestia dilagò tra il ceto più povero.

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La grande carestia irlandese

Furono anni di forti contraddizioni nel sistema sociale e di progressiva consapevolezza di classe del ceto proletario. Proprio nel 1848 Marx e Engels pubblicarono “Il manifesto del Partito Comunista”.

Alle rivoluzioni del ’48 in Europa parteciparono larghe componenti operaie e popolari.

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Il Quarantotto in Francia

Il re Luigi Filippo d’Orleans era sul trono francese dal 1830. La sua monarchia si appoggiava sull’alta borghesia finanziaria. Lo spazio politico dell’opposizione liberale e democratica era assai limitato, perché il censo richiesto per voltare era molto elevato.

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Luigi Filippo con la famiglia

La base elettorale contava 240.000 elettori su 36 milioni di francesi. Perciò i deputati in Parlamento erano in gran parte rappresentanti dell’aristocrazia del denaro: finanzieri, banchieri, speculatori, proprietari di miniere di carbone e foreste, cioè di risorse energetiche.

Il debito pubblico era molto elevato ed era finanziato dall’alta borghesia, la quale controllava l’accesso al credito degli industriali. La borghesia industriale e la piccola borghesia chiedevano un ampliamento della base elettorale, sperando in un maggior spazio in Parlamento.

La stagione dei banchetti

Fin dai tempi della rivoluzione del 1789 in Francia si usava organizzare banchetti civici, cioè pranzi collettivi per festeggiare un avvenimento o ricordare un anniversario. A partire dal 1847 i banchetti furono usati dall’opposizione per manifestare le critiche verso il governo o per presentare proposte di riforme.

Si iniziava con una sfilata con la banda musicale per le vie della città, poi ci si sedeva a tavola all’aperto, pagando la quota per il pranzo e – mangiando – si ascoltavano i discorsi.

Il 9 luglio 1847 a Parigi ci fu un banchetto a cui parteciparono 86 deputati e 1200 convitati. Durante il pranzo si chiese a gran voce la riforma elettorale per estendere il diritto di voto. Nei mesi successivi in Francia si tennero 70 banchetti per manifestare contro il governo. Vi parteciparono oltre 20.000 persone.

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La stagione dei banchetti

Il re Luigi Filippo respinse ogni richiesta di riforma elettorale e a dicembre ’47 proibì i banchetti. Allora l’opposizione ne organizzò uno di protesta per il 22 febbraio 1848.

L’insurrezione di febbraio

Il 22 febbraio 1848 il preannunciato banchetto fu annullato, ma tremila manifestanti – studenti, artigiani, operai – si diressero in Place de la Concorde, alla Camera dei Deputati, chiedendo la riforma elettorale e le dimissioni del primo ministro François Guizot. Le forze dell’ordine riuscirono a tenere sotto controllo la manifestazione e a disperdere la folla.

Il 23 febbraio vennero erette le prime barricate nelle vie parigine. Il re comprese la gravità della situazione e licenziò Guizot, ma il clima ormai era troppo teso. I soldati risposero col fuoco agli insulti degli insorti e ci furono 52 morti. Intanto per le strade di Parigi si contavano già 1.500 barricate.

Il 24 febbraio i dimostranti diedero l’assalto al palazzo reale delle Tuiléries. Luigi Filippo, in preda al panico, fuggì in Inghilterra. Gli insorti occuparono il palazzo reale. I tre giorni di rivoluzione costarono 350 morti e oltre 500 feriti.

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Discorso di Lamartine davanti al Municipio di Parigi

La Seconda Repubblica

Il 25 febbraio si costituì un governo provvisorio, che proclamò la Seconda Repubblica e emanò il decreto del suffragio universale maschile.

La lotta alla disoccupazione fu attuata con massicci finanziamenti di lavori pubblici: il governo provvisorio costituì gli Atéliers Nationaux in cui trovarono impiego 115.000 operai. Ma in poco tempo l’enorme spesa pubblica preoccupò i risparmiatori, che cominciarono a ritirare il loro denaro dalle banche. Per frenare la fuga di risparmio lo Stato dovette pagare interessi altissimi sul debito pubblico, svuotando le proprie casse.

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Gli ateliers nationaux

Il 15 marzo il governo fu obbligato a decretare il corso forzoso della moneta, cioè la non convertibilità in oro, e alzò le imposte sui redditi di 45 cent per franco. Le imposte dirette colpivano la maggioranza della popolazione francese e quindi soprattutto i contadini, che identificarono la nuova imposta con la Repubblica. Essi non vedevano di buon occhio il proletariato parigino, considerato la causa della crisi economica.

Il 23 aprile si svolsero le elezioni politiche per eleggere l’Assemblea Nazionale. Con il suffragio universale maschile la base elettorale era passata da 240.000 a 9.000.000 di aventi diritto al voto. Il mondo rurale, che costituiva i tre quarti della popolazione, si trovò ad essere l’arbitro delle elezioni e mandò in Parlamento molti monarchici, bonapartisti e conservatori. Il nuovo governo chiuse gli Atéliers Nationaux e propose agli operai disoccupati di arruolarsi nell’esercito.

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La Camera dei deputati francesi

L’Insurrezione di giugno

Il 22 giugno ricominciò l’agitazione nelle vie di Parigi e vennero erette nuove barricate. Nel 1848 Parigi aveva un milione di abitanti ed era ancora tutta cinta da mura. Le case erano vecchie e le vie erano strette, facili da controllare con le barricate. La città era nettamente divisa in quartieri ricchi a occidente e quartieri poveri a oriente.

Il 23 giugno la parte orientale di Parigi era in mano agli operai. Da ovest l’esercito e la guardia nazionale muovevano contro le barricate. Dal ponte di Notre-Dame l’artiglieria cannoneggiò per tutto il giorno i quartieri operai, ma a sera molte barricate resistevano ancora.

Il 24 giugno ripresero le cannonate e gli assalti, combattendo casa per casa. Giunsero rinforzi all’esercito da altre città francesi. La giornata intera non bastò a smantellare tutte le barricate.

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Battaglia presso le barricate di Rue Soufflot (Horace Vernet)

Il 25 giugno i combattimenti ripresero. Centocinquantamila soldati affrontarono con estrema ferocia i quarantamila insorti, ma l’opposizione era strenua e a sera c’erano ancora focolai di resistenza.

Il 26 giugno l’artiglieria bombardò ancora le ultime barricate e gli insorti furono costretti alla resa.

I cinque giorni di combattimenti costarono 1.600 morti ai governativi e 5.500 morti agli insorti, tra caduti e fucilati. Altri 11.000 furono arrestati e 4.000 deportati in Algeria senza processo.

Il 28 giugno il generale Louis Eugéne Cavaignac, che aveva guidato l’assalto alle barricate, divenne il capo del nuovo governo e attuò una dura repressione, abolendo la libertà di stampa e il diritto di sciopero.

Luigi Napoleone e i bonapartisti

Intanto aumentavano i consensi per il partito bonapartista. L’unico figlio di Napoleone I era morto di polmonite nel 1832, a ventun anni. Nel 1848 il possibile erede di Napoleone Bonaparte era suo nipote Luigi Napoleone, che nel 1836 era stato arrestato per un fallito colpo di stato contri il re Luigi Filippo. Fu mandato in esilio negli Stati Uniti d’America. Nel 1840 ideò un nuovo colpo di stato, che fallì sul nascere. Appena sbarcato in Francia Luigi Napoleone fu arrestato e incarcerato per i successivi sei anni.

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Francesco Bonaparte sul letto di morte (disegno di Franz Xaver Stöber)

In prigione scrisse un saggio dal titolo “L’estinzione della povertà” con varie proposte su come eliminare la miseria. Questo testo ebbe un discreto successo e lo fece conoscere al pubblico, acquistandogli fama di persona vicina agli interessi degli umili.

Nel 1846 evase dal carcere e fuggì a Londra, ma nel 1848, allo scoppio della rivoluzione di febbraio, tornò in Francia e si candidò all’Assemblea Costituente. A Parigi fu tra i cinque candidati più votati, dopo Adolphe Thiers e Victor Hugo. Durante la sanguinosa insurrezione di giugno era lontano da Parigi, perciò fu considerato estraneo dall’opinione pubblica sia alla rivolta, che alla feroce repressione.

Il 10 dicembre 1848 si svolsero le elezioni per la Presidenza della Repubblica, mediante suffragio universale. Luigi Napoleone si candidò e, grazie al vasto appoggio dei contadini, vinse le elezioni con un risultato sorprendente: il 74% dei consensi.

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Luigi Napoleone Bonaparte, Presidente della Seconda Repubblica francese

Da Presidente a Imperatore

Il suo mandato aveva durata quadriennale. In quei quattro anni riuscì ad eliminare tutti gli oppositori con la capillare repressione di ogni dissenso.

  • 26.000 persone arrestate
  • 239 deportati alla Caienna
  • 9.500 deportati in Algeria
  • 1.500 esiliati

Tra questi ultimi c’era il suo antico sostenitore Victor Hugo (il quale rientrerà in patria solo nel 1870, dopo la caduta del Secondo Impero. Nella sua satira chiamerà sempre Luigi Napoleone: Napoleone il piccolo).

Allo scadere del suo mandato, Luigi Napoleone trasformò la Seconda Repubblica in un nuovo impero. Il 2 dicembre 1852 assunse il titolo di Napoleone III imperatore dei francesi.

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Napoleone III (Franz Xaver Winterhalter )

Santena, 27 gennaio 2021