Incontri Cavouriani

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Luigi Einaudi, Maria Avetta, Carlo Pischedda e i Carteggi di Camillo Cavour


di Rosanna Roccia.

La relazione è tratta da un suo articolo pubblicato in “Studi Piemontesi”, LIII, 2,2024.

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Luigi Einaudi presidente della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi del Conte di Cavour

Rosanna Roccia

Indice

- Prefazione

- La Reale Commissione cavouriana: i primordi giolittiani

- La politica in Commissione: insanabili contrasti

- I primi passi di una donna nella Regia Commissione

- La seconda vita della Commissione: l’ingresso di Luigi Einaudi nel 1947-48

- Luigi Einaudi “acclamato” Presidente della Commissione (1956)

- Una collaboratrice solerte e un professore rigoroso

- I tempi lunghi di un programma ambizioso

- L’Epistolario: incomprensioni e difficoltà

- Le ricerche proseguono e il primo volume dell’Epistolario prende forma

- La celebrazione del 6 giugno 1961: nuove prospettive

- La Commissione cavouriana ricorda il suo presidente

- Continuità di programmi nel solco di Luigi Einaudi

- Ringraziamenti

- Note

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PREFAZIONE

Tra le molte cariche ricoperte da Luigi Einaudi, la presidenza della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi del Conte di Cavour, conferitagli “per acclamazione” il 13 aprile 1956 dopo la scadenza del settennato, non ha richiamato sino a oggi l’attenzione dei biografi.

Nota agli estimatori dello statista e ai ‘frequentatori’ dell’Indice generale dei 15 volumi dei Carteggi e del primo volume dell’Epistolario cavouriano, non è stata studiata nel suo dispiegarsi nonostante gli archivi ne conservino memoria. Einaudi non interpretò la carica come un titolo da aggiungere al suo pur ricco palmarès, ma, “idealmente attratto” dalle finalità della Commissione, con “signorilità”, “dottrina” e “accortezza” ne presiedette le adunanze e ne diresse l’opera. “Informatissimo”, sereno nel giudizio e “fermo nelle convinzioni”, fu sempre pronto a elargire consigli sulle questioni rilevanti e “a soffermarsi” ove necessario, sui “minimi particolari”1.

Queste pagine ricostruiscono a grandi linee la storia della Commissione dalle origini, e la parte avuta da Einaudi, a far tempo dalla sua elezione nella medesima, il 23 gennaio 1947, e soprattutto nei cinque anni della presidenza, in cui da lui e dai suoi più stretti collaboratori furono gettate le fondamenta del grande monumento di carta eretto a Camillo Cavour in cinquant’anni di lavoro.

La Reale Commissione cavouriana: i primordi giolittiani

Non un “semplice” atto “d’amministrazione”, ma un “attestato della gratitudine nazionale verso il grande tra i fondatori dell’unità della patria”2: come tale la Camera dei deputati era chiamata a considerare l’istituzione della Reale Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi del Conte di Cavour, creata con regio decreto, controfirmato da Giovanni Giolitti, il 26 gennaio 19133, sull’onda “della ripresa di studi […] a cui, a torno al 1910, aveva dato occasione il centenario della nascita” dello statista4. Ai componenti designati, nel novero dei quali spiccavano i nomi di storici, archivisti, uomini delle istituzioni, cultori eminenti del sapere come Pasquale Villari (1827-1917), Paolo Boselli (1838-1932), Francesco Ruffini (1863-1934), Alessandro Luzio (1857-1946)5, sarebbe spettato il compito di raccogliere e divulgare, sotto la supervisione del ministro dell’Interno, scritti di grande “valore educativo per le nuove generazioni d’Italia”6. Vale a dire mettere a disposizione della collettività un patrimonio documentale inestimabile, e soprattutto riportare in luce la gigantesca figura un po’ appannata dell’unico protagonista del Risorgimento condannato dalla storiografia a una deprecatio dai molti risvolti7.

Obiettivo della Commissione era rintracciare “tutte le lettere edite e inedite di Cavour, dalla precoce adolescenza alla morte immatura”, e, “a raccolta finita, iniziar[n]e la pubblicazione in ordine rigorosamente cronologico”8. La guerra impedì tuttavia di dar corso ai lavori, ripresi collegialmente soltanto nel 1920 con un cambio di passo imposto da “una preoccupante crisi libraria”. Abbandonato il primitivo, ambizioso e più oneroso progetto, la Commissione, che nel frattempo aveva registrato nei suoi ranghi alcune perdite e nuovi ingressi9, decise di non compilare un vero e proprio epistolario, bensì di raggruppare le lettere più facilmente accessibili per macroargomenti: ossia “deliberò […] di ripartire i carteggi in fondi separati, indipendenti, pubblicabili via via per ordine di importanza e di speditezza, e riallacciabili in fine con un indice generale”10. Sin dalle prime mosse ci si rese conto di dover operare scelte limitanti, cavillando sul fatto che “il miraggio di pubblicazioni definitive, monumentali, fa spesso smarrire gli immediati sensibili benefici” offerti da “volumi apprestati sollecitamente col materiale più importante, più ricco di sorprese e di rivelazioni”11. Per preparare e dare alle stampe volumi così concepiti occorreva setacciare i fondi dell’Archivio di Stato di Torino, prestando attenzione ai molti corrispondenti dello statista e “al tramestìo segreto delle varie Cancellerie”, non senza riscontrare inoltre accuratamente le edizioni di lettere cavouriane venute precedentemente alla luce, “del Bert, del Masson […] in Francia; e fra noi, del Mayor, del Bianchi, del Berti”, oltre, ovviamente, del Chiala12, ancorché mutile, scorrette, arbitrarie e confuse.

La Commissione era certa che “impostata su queste linee fondamentali, positive”, l’edizione dei carteggi avrebbe dato subitamente “i più consolanti, inattesi risultati col plauso non del solo esiguo manipolo di specialisti, ma di tutto il pubblico intellettuale di Europa e d’America”, più interessato a “sorprendere Cavour nella sua fucina di grand’artiere della diplomazia rivoluzionaria d’Italia” che non a farsi catturare dalla “pura curiosità” o dalla “semplice attrattività psicologica sulla sua adolescenza, sulla sua giovinezza, sulle sue avventure amorose”13.

La politica in Commissione: insanabili contrasti

De minimis non curat praetor…: la stoccata era palesemente diretta a uno dei più autorevoli membri della Commissione stessa, ovvero a Francesco Ruffini, autore de La giovinezza del Conte di Cavour. Saggi storici secondo Lettere e Documenti inediti in due volumi, venuti alla luce nel 1912 a Torino per i tipi dei Fratelli Bocca14. Fiero oppositore del regime, pochi mesi prima dell’uscita del primo volume dei Carteggi (“finito di stampare il giorno XXVIII dicembre MCMXXVI”15), Ruffini aveva dato alle stampe presso Piero Gobetti Editore i Diritti di libertà, opera che il Governo fascista non aveva di certo gradito16. In seno alla Commissione a quel tempo si fronteggiavano due anime: che avevano nome e cognome, come si evince dall’articolo Il carteggio di Cavour e questioni annesse, pubblicato il 6 marzo 1927 in prima pagina su “Il Torchio”17. Pur criticando l’incongruo “sminuzzamento […] della omogenea e collegata materia cavouriana” del ‘metodo Luzio’, l’autore affermava: “Indubbiamente il Luzio merita ogni reverenza quale storico nostro”; per contro dell’antagonista, “che in questa nuova fase della vita nazionale non [era] apparso davvero lo storico e il politico che l’Italia fascista [doveva] pretendere”, si chiedeva: “Che ci fa ancora il Ruffini nella Commissione Cavouriana se non lo spulciatore astioso di quanto – travisato – possa essere astutamente utilizzato come antitetico del pensiero fascista?”. E tuttavia nessuno ebbe l’ardire di rimuovere l’inflessibile professore canavesano18, che, nonostante l’ostilità di una politica che non gli apparteneva, rimase saldo al suo posto di commissario fino alla pubblicazione del settimo volume dei Carteggi, nella primavera del 193319 o, meglio finché la morte, l’anno seguente, a soli settantun anni lo colse.

Dal varo del primo volume alla pubblicazione del settimo erano occorsi giusto sette anni nel corso dei quali in seno alla Commissione era stato necessario qualche ulteriore accomodamento: venuto a mancare nel 1932 Boselli, Luzio aveva assunto la funzione di “presidente-relatore”, mentre tra i membri inter pares spiccavano nomi nuovi, tra cui quello del filosofo e storico Giovanni Gentile (1875-1944)20.

I primi passi di una donna nella Regia Commissione

Verso la fine degli anni Venti era però già avvenuta una piccola ‘rivoluzione’: una donna aveva varcato con passo leggero la soglia, senza entrare per il momento nel simposio rigorosamente maschile. In qualità di docente di discipline umanistiche nella scuola media superiore, era costei dipendente del ministero della Pubblica Istruzione, prossimo a cambiare denominazione in ministero dell’Educazione Nazionale. Colta, seria, appassionata paladina del conte di Cavour, Maria Avetta (1890-1969), nel 1928, era stata autorizzata dal ministro Pietro Fedele a “prestare il suo volonteroso, disinteressato, utilissimo concorso alla pubblicazione de’ carteggi del grande Statista”, e l’anno seguente le era stato concesso di lasciare temporaneamente l’insegnamento presso “il ginnasio ‘regina Elena’ di Roma” onde trasferirsi a Torino, “a disposizione del R. Archivio di Stato […], per i lavori della pubblicazione dei carteggi” cavouriani, con “la gratificazione di L. 1200 a titolo di compenso per il lavoro prestato a vantaggio della […] Commissione”21. Se alla “signorina” Avetta, laboriosa, capace e prudente, non fu dato conquistare in breve tempo il diritto di entrare nel collegio dei “saggi”22, fu per contro concesso di aggiudicarsi un posto privilegiato presso il Luzio studioso, sin dall’origine eminenza grigia della “Cavouriana” e ora suo autorevole chairman.

Luzio, che tempo innanzi “dal tranquillo mantovano Archivio Gonzaga era passato alla Sovrintendenza di Torino”, faticando a lungo onde “orientarsi nel vastissimo Archivio Sabaudo”23, all’inizio del 1937 aveva avuto il privilegio di deporre nelle mani del Duce il volume del Carteggio Cavour-Salmour24, ottavo della serie, uscito l’anno precedente in agosto grazie (anche, o meglio soprattutto) alla sua “più benemerita cooperatrice”, che si era totalmente spesa per la pubblicazione di quel libro anomalo25. Liberatosi dal “Dominus della situazione”, ossia da Ruffini che una “lunga, crudele malattia” aveva “strappato alla patria, alla scienza” portandolo “precocemente alla tomba”26, in lite con lo storico Adolfo Omodeo, al quale occorreva consultare senza eccessive lentezze le carte per portare a compimento il lavoro cavouriano intrapreso27, Luzio, anziano, risentito e fors’anche un po’ geloso, stava saldamente ancorato all’“arduo incarico” riconfermatogli, “malgrado l’età grave e le declinanti forze”, da colui che con “opera insonne e grandiosa”28 teneva in pugno l’Italia. Lo rasserenava tuttavia la solerzia di Maria Avetta, silenziosa, minuta, instancabile, animata da una sola dichiarata passione: quella per il conte di Cavour.

Grazie a lei, nelle stanze juvarriane dell’Archivio di Stato di Torino, il sancta sanctorum della cultura storica impenetrabile al fragore della tempesta, il lavoro di preparazione degli ultimi cinque volumi da consegnare allo stampatore proseguiva spedito29. Unica novità degna di nota in quel torno di tempo, l’incremento dei commissari. Da otto più ‘un’ segretario nel 1936, si passò nel 1943 a dodici più ‘una’ “segretaria tecnica”, ovvero Maria Avetta, cui fu concesso di uscire finalmente dall’ombra, seppure il suo nome fosse relegato in un ruolo, ufficiale sì, ma ‘esecutivo’ e quindi di secondo piano30. Poi tutto si fermò.

La seconda vita della Commissione: l’ingresso di Luigi Einaudi nel 1947-48

Se l’ultimo biennio di guerra impedì la prosecuzione dell’attività editoriale, il ritorno alla pace produsse in seno alla Commissione un vero e proprio terremoto. Alcuni mesi dopo la proclamazione della Repubblica italiana (2 giugno 1946) e un anno prima della conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente (31 gennaio 1948), il Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, il 23 gennaio 1947, emanò un decreto sottoscritto da Alcide De Gasperi31, che all’articolo 1 sanciva lo scioglimento della “vecchia Commissione”, e all’articolo seguente la riportava in vita, innovandone la composizione. Tra i nuovi designati, tutti personaggi di rilievo nel panorama della cultura storica italiana variamente declinata, spiccava il nome di Luigi Einaudi (1874-1961)32.

Della nuova Commissione, oltre a Luigi Einaudi, e gli unici due riconfermati della lista del 1943 – Emilio Re (1881-1967), intellettuale rigoroso appartenente al mondo degli Archivi della capitale, e Gian Carlo Buraggi33, ininterrottamente presente dal 1926 –, avrebbero fatto parte l’onorevole Ivanoe Bonomi (1873-1951), i professori Federico Chabod, Gustavo Colonnetti, Guido De Ruggiero, Alberto Maria Ghisalberti, Francesco Lemmi34, Walter Maturi, Carlo Morandi, Giacomo Perticone, Luigi Salvatorelli, Giovanni Soranzo, e i dottori Giovanni Visconti Venosta, Francesco Vicedomini, Biagio Abbate. Fu subito chiaro che occorreva serrare le fila, recuperando il tempo dell’inazione forzata. Considerato che “la quasi totalità dei membri” designati riuniti “per la prima volta” il 3 giugno 1947 era “nuova” ai lavori, fu però necessario riepilogare a beneficio di ciascuno “la storia” della Commissione. Incaricato da Bonomi, che aveva assunto le funzioni di presidente, Emilio Re, con il concorso di Maria Avetta, collaboratrice di lunga memoria (il nome della quale peraltro nel decreto ricostitutivo del 1947 non compariva), aveva stilato all’uopo una nota35 assai interessante, in cui venivano messi a fuoco a far tempo dal lontano 1913, programmi, iniziative attuate e progetti in attesa di compimento, nonché ruoli e responsabilità, collettive e individuali, in specie di Ruffini e di Luzio, ciascuno dei quali, da posizioni diverse, era stato magna pars nel definire la linea scientifica editoriale. Il lavoro cavouriano pareva riprendere sotto “felici auspici” la vigilia dell’ottantaseiesimo anniversario della morte dello statista (6 giugno), “in un momento” in cui ciascuno sentiva “il bisogno dell’ispirazione e dell’insegnamento dell’Uomo che, tipico esponente della civiltà occidentale europea – lui ‘Piemontese’ legato per parentele, per amicizie, per comunanza di gusti, per profonda affinità spirituale, a Svizzera, a Francia, a Inghilterra – di questa sua qualità, e di quelle relazioni, vittoriosamente si valse per assicurare LIBERTÀ e UNITÀ a l’Italia”36.

I decessi, il 24 settembre, di Lemmi (1876-1947) e, il 14 novembre, di Visconti Venosta (1887-1947), obbligarono nel 1948 a una riformulazione del provvedimento istitutivo, che tenesse conto sia delle sostituzioni necessarie sia del conferimento dell’imprescindibile incarico di segretario della Commissione. Non a Maria Avetta fu confermato il ruolo svolto nel 1943, che venne invece assegnato con decreto 20 febbraio 194837 allo storico e archivista napoletano Ruggero Moscati (1908-1981): lei, vestale della memoria cavouriana, dopo vent’anni spesi per la causa si era infatti meritato, al pari di tutti gli altri, riconfermati fatta eccezione per Abbate e Vicedomini scomparsi dalla lista, il titolo di commissario con funzioni di “relatrice”38. Esclusa dal primo decreto, aveva temuto che la Commissione, “organo squisitamente scientifico”, fosse stata trasformata “in […] organismo politico” considerata la presenza dei rappresentanti dei vari partiti39: superato il disagio, si era rimessa dunque diligentemente al lavoro.

Con l’elezione di Luigi Einaudi l’11 maggio 1948 a Presidente della Repubblica italiana, la Commissione fu privata temporaneamente di un componente di altissimo profilo: ciononostante, avendo ripreso da circa un anno i contatti con l’editore Zanichelli onde superare l’impasse della lunga “immobilizzazione di tanto materiale” già predisposto40, proseguì l’attività senza registrare al momento ulteriori mutamenti di organico. Nel 1949 licenziò i primi due volumi dell’ultima cinquina, che vide la luce sotto il titolo La liberazione del mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia. Il terzo volume uscì nel 1952 e gli ultimi due nel 195441: nel frattempo erano venuti a mancare Bonomi e Morandi, il primo sostituito pro tempore alla presidenza dal senatore letterato milanese Casati (1881-1955), il secondo dal professore veneziano Cesare Spellanzon (1884-1957), commissario di nuova nomina.

Luigi Einaudi “acclamato” Presidente della Commissione (1956)
FOTO INAUDI Luigi Einaudi. Archivio del Centro Studi Piemontesi - Fondo Renzo Gandolfo

Luigi Einaudi. Archivio del Centro Studi Piemontesi - Fondo Renzo Gandolfo

Uscito di scena prima ancora di aver potuto dare pieno corso alle iniziative della ricostituita Commissione cavouriana, Luigi Einaudi, svestiti a settennato concluso gli abiti della più alta carica dello Stato, nell’adunanza del 13 aprile 1956 fu “proclamato” con “unanime voto” Presidente della compagine42. “Per doveroso riguardo”, una “ristretta delegazione”, guidata dall’ex prefetto Paolo Strano, si sarebbe recata a portare la notizia presso la residenza romana del Senatore Einaudi, previa autorizzazione di Donna Ida, la quale amabilmente spalancò le porte di casa43. L’illustre professore, sempre diretto e concreto, accettò di buon grado, “pur dichiarandosi perplesso circa la sua effettiva possibilità di occuparsi dei lavori in modo continuativo”, risiedendo egli “per la maggior parte dell’anno […] a Torino”44. Ma era proprio lì, nella prima capitale d’Italia, custode di tanto “materiale cavouriano”45, la fucina da cui erano scaturiti i 15 volumi dei Carteggi, dei quali si era cominciato a predisporre, “secondo le direttive segnate da Luzio”, un Indice generale onde non perdere alcunché “nel gurgite vasto” di quelle centinaia e centinaia di pagine46.

Il professor Maturi suggerì che l’impresa, cui fino a quel momento avevano atteso senza continuità mani diverse, venisse demandata al trentanovenne collega dell’Università torinese Carlo Pischedda, notoriamente serio e preciso, e dunque affidabile47.

Informato di tutto punto dello stato dell’arte, Einaudi passò immediatamente all’azione. Nominata una “Sottocommissione”, composta da Avetta, Buraggi, Maturi, Salvatorelli, Ghisalberti e Moscati, la incaricò “dell’esecuzione del programma di pubblicazioni auspicato come necessario per l’anno 1961, anniversario della morte del Cavour”48. E poiché, oltre l’indicizzazione dei Carteggi, era necessario fare di più, il 24 settembre 1956 da Roma, varò il celebre “Appello”49: un appello universale che dava inizio a una fase nuova.

L’opera che la Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi del Conte di Cavour va spiegando da vari lustri, al fine di offrire agli studiosi un’indispensabile fonte per la storia del nostro Risorgimento, volge ad una fase conclusiva; infatti, ai 15 volumi finora editi, si vorrebbe far seguire, in coincidenza con la commemorazione del centenario della morte del grande Statista, l’inizio della edizione del prezioso epistolario, oggi solo sommariamente conosciuto.Il successo della iniziativa è, però, subordinato alla ricognizione, per quanto possibile completa, della documentazione a tal riguardo esistente. E poiché fondamentale è da ritenersi che numerosa corrispondenza inedita o tuttora non nota debba trovarsi in archivi pubblici e privati, non solo nazionali ma anche esteri, rivolgo un caldo appello a quanti, Enti o privati, in Italia o all’Estero, siano in possesso od abbiano notizia di materiale documentario in qualsiasi maniera attinente al Cavour, affinché ne informino la Commissione nazionale e le consentano di acquisirlo o di averne cognizione.

Ringrazio fin d’ora coloro i quali, aderendo al mio appello, vorranno contribuire alla migliore attuazione di una iniziativa di elevato valore scientifico e morale, il cui interesse va oltre i confini del nostro paese.

Roma, 24 settembre 1956 Luigi Einaudi50

All’ombra di Einaudi, Maria Avetta, riconfermata “relatrice” della Commissione51, ritrovò l’entusiasmo dei primi tempi e Pischedda, ricevuto dall’autorevolissimo presidente l’incarico ufficiale di “occuparsi dell’Indice Generale dei primi 15 volumi dell’edizione nazionale”52, si mise con solerzia al lavoro. Avetta e Pischedda divennero i due principali referenti e attori delle iniziative cavouriane in vista delle celebrazioni del 1961, coincidenti con il centenario dell’unificazione italiana. La prima, alla fine del 1956, poté annunciare: “l’Appello […], diramato in Italia agli Archivi di Stato ed alle Biblioteche, incomincia a dare qualche frutto”, aggiungendo “Più ricca messe si annuncia dall’Inghilterra”53.

Una collaboratrice solerte e un professore rigoroso

Avetta teneva le fila dei rapporti, anche economici, con i collaboratori, un paio dei quali allievi di Walter Maturi, scelti per le loro prerogative: “conoscono le lingue straniere, sanno correggere bozze e collazionare doc[umenti]”54.

Addossatasi l’incombenza di tenere a giorno il presidente, lo informava minutamente e con frequenza di ogni minima trouvaille55. Tra Einaudi e Avetta si era stabilito un rapporto di fiducia assoluta: lei deferente sempre, lui profondamente grato per la bravura, l’attenzione, e anche la passione che quella piccola grande donna sapeva coltivare e trasmettere a chi lavorava assieme a lei.

Alla “gentile signorina” giungevano segnalazioni di ritrovamenti di lettere cavouriane da studiosi e direttori di archivi e biblioteche italiani e stranieri: se in Toscana si poteva contare sul professor Ettore Passerin d’Entrèves, in Francia, Belgio, Svizzera, Inghilterra era possibile fare riferimento a docenti universitari locali e alti funzionari pubblici disposti a partecipare alla grande impresa editoriale italiana56. Era però anche indispensabile, dove la messe era particolarmente abbondante, inviare in loco in missione ricercatori efficienti per i quali occorreva provvedere a una piccola diaria e al rimborso delle spese sostenute. Sopraffatta sia dal turbinìo dei rendiconti che presupponevano continue verifiche anche alla luce del cambio delle valute, sia dalla valanga della posta quotidiana che si ammassava sulla sua scrivania a Torino, Maria Avetta era costretta talora a giustificare innocenti ritardi: “la corrispondenza cui devo tener dietro è tanta, che non posso essere molto sollecita, e purtroppo debbo sovente trascurare il lavoro scientifico, per poterla smaltire”57.

Sulle spalle della solerte professoressa cadevano anche le questioni minute di quell’Indice generale che era appannaggio di Carlo Pischedda, il quale Pischedda si rivolgeva peraltro direttamente al presidente, illustrandogli con la nota acribia soluzioni meramente formali che avrebbero facilitato la consultazione anche allo studioso più sprovveduto58.

Era però Avetta a trasmettere i campioni degli elenchi predisposti, e a lei rispondeva Einaudi comunicando le sue osservazioni59. Avetta, disposta ad ascoltare le esigenze di tutti, fungeva da tramite: era del resto lei l’unica tra i ‘cavourristi’ del momento a conoscere gli spostamenti temporanei, di residenza in residenza, del Presidente, costretto talora all’immobilismo “per certe difficoltà di deambulazione, per qualche passeggiata eccessiva”60.

Venne però il momento di un incontro a tre. Da Dogliani, i primi di ottobre del 1957, Einaudi avvertì Avetta: “Avrei caro che lei e il prof. Pischedda potessero trovarsi alle ore 11 di venerdì 11 all’albergo Torino, così da definire ogni cosa”61. Invitato a partecipare alla seduta della Sottocommissione cavouriana, Pischedda, il 12 ottobre presentò il suo lavoro, spiegando nei minimi particolari ai convenuti l’impostazione data alle varie parti dell’indice, che non poteva essere meramente cronologico62. Un lavoro certosino, eseguito senza l’ausilio di tecnologie a quel tempo inesistenti, che presupponeva sapere storico, grande concentrazione e capacità di sintesi. Einaudi aveva a cuore la perfetta riuscita dell’impresa pischeddiana: preciso, finanche pignolo, intendeva “esaminare i campioni dell’indice”63, discuterne e ridiscuterne la veste grafica. Avetta però avvertiva che la casa editrice Zanichelli aveva fretta di concludere, e che in ogni caso il volume rappresentava “il naturale complemento” dell’edizione dei Carteggi, sicché non c’era motivo di mutarne la veste grafica. Era piuttosto opportuno concentrarsi sulla questione dell’Epistolario, che sino all’ottobre 1850 “non presenta[va] dubbi circa la qualità dei materiali da includervi”, trattandosi di corrispondenza di un privato, ma che, con il passaggio di Cavour a ruoli pubblici, imponeva selezioni mirate. Einaudi, sempre disponibile al confronto, invitava dunque la donna a discorrere con lui “dei problemi”, durante i suoi passaggi da Dogliani a Torino64.

Nelle mani di Pischedda l’Indice generale dei 15 volumi dei Carteggi procedeva speditamente. Il professore, “conciso e rapido”, aveva cura di comunicare al presidente ogni variante introdotta nel lavoro, “senza diminuire la chiarezza di lettura e la facilità di ricerca”; Einaudi apprezzava “i miglioramenti”, controllava la soluzione grafica che rendeva ora “accettabile” ciò che prima era “brutto esteticamente”, però… “anche così” osservava “c’è qualcosa che ancora non soddisfa”: un “due punti” fuori posto, uno “spazio” di troppo…65. L’incontro di due uomini amanti della precisione assoluta fu faticoso, ma, come vedremo, tutt’altro che vano. Nell’estate del 1959, Avetta, la brava factotum della Cavouriana, fu informata per filo e per segno da Pischedda del gran lavoro svolto tra mille tribolazioni: finalmente tre scatoloni contenenti ben 4262 schede cartacee potevano essere recapitate allo stampatore-editore bolognese66. Sarebbe dunque cominciata la fase della composizione tipografica, seguita da quella, impegnativa, della correzione delle bozze, che avrebbe sottratto ulteriore tempo al povero professore, costretto a posticipare lavori scientifici di ben altro peso per quegli elenchi di nomi, di accadimenti, di numeri, di virgole e punti e virgola che ormai gli avevano “fatto venire la nausea”67.

Giunti pressoché al traguardo di un impegno tanto faticoso, la signorina Avetta, che aveva intuito quanto uno studioso come Pischedda potesse essere utile alla ‘causa’ cavouriana, alla quale ella stessa attendeva “da 33 anni”, ebbe l’ardire di affrontare i colleghi che, obbedendo alla prassi dell’anonimato instaurata sin dall’inizio, resistevano “ad un riconoscimento integrale, come se questo costituisse una diminutio capitis per la Commissione”: si confinasse al massimo “sotto l’Avvertenza” il nome dell’autore, e questi “si appagasse del ‘grazie’ che il Presidente gli rivolgerebbe nella Prefazione”. Un escamotage invero “odioso”, secondo Avetta, che non si dava pace: “Se ora la Commissione lesina il riconoscimento del lavoro altrui; se non consente che i volumi curati da questi giovani rechino il loro nome […] danneggerà anzitutto se stessa”. Già era “molto difficile trovare dei collaboratori ben preparati”: a Pischedda, poi, “che per le sue egregie doti morali ed intellettuali, per lo scrupolo scientifico, la specchiata onestà, sarebbe il direttore ideale per l’epistolario cavouriano, come si oserebbe ancora, dopo averlo umiliato, chiedere di occuparsene?”68. Einaudi colse il senso del messaggio: “risolvere il ‘caso Pischedda’” spettava al presidente69. Il quale presidente trovò la soluzione: anziché nel frontespizio il nome dell’autore dell’improba fatica fu impresso in bella evidenza “in un occhiello” nella “pagina dispari” seguente.

L’interessato apprezzò “il riconoscimento”: ringraziando però il meticoloso Einaudi, che aveva avocato a sé il controllo finale delle bozze (“si fidino della mia revisione; ché, se le bozze girano ancora in luoghi diversi, non usciremo mai col volume”70), “per puro scrupolo di coscienza” e con molte scuse, osservò che nella prefazione occorreva ristabilire la “successione” temporale “delle tre azioni: schedatura, sintesi cronologica, compilazione definitiva”, eliminando i gerundi che delle medesime esprimevano invece “una contemporaneità”71. Einaudi gradì il suggerimento e apportò la correzione72.

I tempi lunghi di un programma ambizioso

In vista delle celebrazioni del centenario della morte di Cavour la Commissione si era prefissa di pubblicare, nell’ordine, il “Diario”, gli “Scritti”, l’“Epistolario”73. Il primo obiettivo venne meno a causa degli avvicendamenti in corso d’opera di ricercatori e possibili curatori che faticavano a mettere ordine tra materiali non omogenei e incompleti, in parte già editi con vistosi errori, interpretazioni arbitrarie e lacune. I Diari, al plurale dacché si trattava di compilazioni varie, senza continuità e difformi, che scandivano momenti diversi della vita del Conte, furono pubblicati un trentennio più tardi, nella ineccepibile edizione del 1991 in due volumi curata da Alfonso Bogge74.

Il secondo traguardo si credette raggiunto con la ristampa dei 15 volumi dei Carteggi e l’uscita contemporanea del sedicesimo, ossia l’Indice generale a cura di Pischedda, che costituiva il compimento della primitiva operazione editoriale della Commissione ed era l’effettiva unica novità dell’importante appuntamento. Ma si trattava di un equivoco sostanziale, essendo gli Scritti altra cosa rispetto al carteggio politico-diplomatico, alle lettere tout-court, ai diari, e anche ai discorsi parlamentari. È palese che la voce “Scritti” indicata nel piano delle celebrazioni non si riferisse alle “pagine che Cavour scrisse, nell’arco della sua non lunga esistenza, per manifestare il suo pensiero a un uditorio vasto e sparso […] sotto l’impulso di interessi svariati”, o anche solo per fissare sulla carta riflessioni, notizie, cognizioni proprie o altrui75. Di queste pagine, tanto dense, ricche di spunti e preziose, la Commissione nazionale prese atto di alcuni ritrovamenti senza approfondire76, né, travolta dal gran lavoro necessario per dare corso a “qualche volume della Nuova Serie”77 (ossia all’Epistolario vero e proprio), mise in cantiere alcuna altra iniziativa editoriale.

Di rendere pubblico lo zibaldone di parole, di pensieri, di argomenti si fece carico, un quindicennio dopo la commemorazione del centenario, il Centro Studi Piemontesi, che negli anni 1976-1978 pubblicò la silloge Tutti gli scritti di Camillo Cavour curata da Carlo Pischedda e Giuseppe Talamo: una ponderosa fondamentale raccolta in 4 volumi di complessive 2130 pagine78, che costituisce tutt’oggi una delle punte di diamante dell’attività editoriale del sodalizio.

L’attenzione e le scarse risorse della Commissione si concentrarono dunque sul terzo punto del programma, ossia l’Epistolario di cui si vagheggiava da troppo tempo la realizzazione. Se l’obiettivo di offrire alla memoria centenaria di Cavour anche soltanto il primo volume della raccolta epistolare fu sfiorato ma non raggiunto, fu chiaro che le fondamenta dell’impresa editoriale erano state gettate, solide e durature: era stato proprio l’appello lanciato da Luigi Einaudi79 a dare la svolta. Nessun altro presidente della Commissione prima di lui aveva avuto un’intuizione così felice e proficua. A lui, studioso di lungo corso, non era sfuggito che la ricerca di materiali fragili e soggetti alla dispersione come le lettere di un personaggio della statura di Cavour, cui si attribuiva pur anche il valore del cimelio raro, doveva passare attraverso la cooperazione internazionale, con il coinvolgimento sia delle istituzioni pubbliche, sia anche dei privati: collezionisti, antiquari, eredi, destinatari di un dono…

L’Epistolario: incomprensioni e difficoltà

Affinché la risposta all’Appello einaudiano producesse i suoi frutti occorse tempo. Maria Avetta raccoglieva le segnalazioni e le esaminava, metteva ordine nel bailamme di carte, appunti, trascrizioni e microfilm, organizzava le missioni dei ricercatori in Italia e all’estero, avendo cura di aggiornare il presidente di ogni minimo particolare, e anche delle difficoltà economiche di un’impresa che non concedeva distrazioni di sorta80. Einaudi, sempre pronto a dare una mano, seguiva ogni minimo passo, elargiva consigli, suggeriva contatti. La “signorina” era grata “per l’interesse con il quale [egli] segu[iva] e aiuta[va] i lavori” di lontano; e la promessa di un suo passaggio a Torino, in Archivio, la rendeva addirittura felice: “la Sua visita ci porta sempre luce e conforto!”81.

La preparazione dell’Epistolario non era affare di poco conto. “Molti e complessi” erano i problemi82 che di volta in volta affioravano: come procedere in merito ai documenti già editi dalla Commissione83; come “accedere agli archivi privati”, soprattutto a quelli “confinati in case di campagna” difficilmente raggiungibili; come ovviare alla “mancanza quasi assoluta delle date” nelle lettere giovanili (e non solo) di Cavour…? Non per nulla Ruffini si era reso conto “che la compilazione dell’epistolario cavouriano sarebbe stato lavoro ‘disperante’”84.

Rattristata non tanto dalle difficoltà, quanto dalla mancanza di collaborazione da parte di alcuni autorevoli colleghi commissari, che anzi sollevavano ulteriori questioni e ostacolavano le procedure, Maria Avetta scese a Roma (allo storico hotel Massimo d’Azeglio in via Cavour) allo scopo di illustrare personalmente a Einaudi le proprie relazioni e proposte, che, “dopo 31 anni di lavoro per la Commissione”, considerava “un po’ come un ‘testamento’”85. Stanca, ma non soccombente, anticipò che le sue “decisioni circa la continuazione del lavoro” sarebbero state “ispirate soprattutto dalla venerazione” per gli “antichi e indimenticabili Maestri: primi Francesco Lemmi e Francesco Ruffini, poi Alessandro Luzio”: piuttosto di rassegnarsi “a metodi che la [sua] coscienza disapprovava”, avrebbe preferito “dire alla Commissione: ‘dimitte servam tuam, domina, in pace…’”. Confidando nella “indulgente bontà” del Presidente, infine chiosò:

Ella, che è glorioso superstite di una eletta schiera, non condannerà la mia ‘piemontese’ fedeltà, ma terrà conto che per me questo lavoro ha costituito sempre un conforto nei guai, una forza spirituale, e non posso trasformarlo in una sorgente di amarezza86.

Secondo il primitivo disegno, l’Epistolario avrebbe accolto “tutte le lettere del Cavour, edite e inedite, in ordine rigorosamente cronologico”. La sua preparazione era però subordinata a “due operazioni preliminari”, ovvero alla “raccolta della bibliografia cavouriana in Italia e all’estero” onde “scoprire lettere del Cavour edite non solo in volumi, ma in riviste e giornali, scritti d’occasione, ecc.”, e al “censimento” delle missive conservate negli archivi pubblici e privati, comprese quelle segnalate nei cataloghi degli antiquari. Né si dovevano ignorare “le reciproche”, onde non “incappare nell’assurdo” di lasciare in ombra “corrispondenti ben più importanti” delle minores gentes portate in luce dai Carteggi. La “mancanza di un ordine logico nei lavori” avrebbe impedito la realizzazione dell’opera: alcuni commissari tuttavia “minimizzavano le difficoltà”, insistendo sull’urgenza di chiudere la partita in tempi brevi, giusto per le celebrazioni. Avetta indispettita si chiedeva: “è proprio indispensabile per una Commissione, creata con intenti scientifici, ricorrere a soluzioni […] deplorevoli, per figurare nel ’61 con qualche pubblicazione?”87.

La ricerca di documenti cavouriani proseguiva fruttuosa: occorreva dunque eseguire le trascrizioni, inserire i ritrovamenti al posto giusto, ristabilire la cronologia. Nella seduta del 21 marzo 1959 a Roma88, i professori Salvatorelli89 e Ghisalberti90 espressero “vivo stupore e disapprovazione”, poiché si continuava la “raccolta” invece di “pensare a pubblicare in ordine cronologico” l’edito e inedito ormai disponibile: il 17 marzo 1961 “il volume dell’Epistolario contenente i documenti fino al 1850” doveva essere a tutti i costi stampato. Chabod91 si associò ai colleghi, e tutti e tre minacciarono di dare “le loro dimissioni, pubblicandone i motivi a mezzo della stampa”. Avetta non si diede per vinta: ribadendo che le operazioni di ricerca erano “i pilastri” su cui si doveva “costruire l’epistolario”, osò replicare “che le dimissioni necessarie [erano] le sue” ed erano “sicure”.

Tentarono di fare da pacieri Soranzo (“è troppo gravoso per una persona sola tutto il lavoro”) e Maturi (“la raccolta ha dato frutti ricchissimi”), poi la contesa si spostò sull’inserimento delle reciproche, proposto da Einaudi per dare corpo a un volume affrettato che poteva risultare “troppo smilzo”. I più furono nettamente contrari, altri proposero di ricorrere ai sunti; il presidente tuttavia replicò “noi non dobbiamo sostituirci ai protagonisti del dialogo, ma lasciar loro la parola”. Con un ultimo colpo d’ala Salvatorelli tentò di esautorare la laboriosa collega, affidando a Maturi, che era residente a Torino, la supervisione dei materiali raccolti. Avetta pochi giorni dopo scrisse a Einaudi: “Sono più sola che mai, e più che mai perplessa circa l’opportunità di continuare un lavoro così fieramente avversato da una parte dei Commissari”92.

Le ricerche proseguono e il primo volume dell’Epistolario prende forma

Difficile comprendere l’atteggiamento ostile di alcuni commissari nei confronti di una donna che reggeva con sagacia il timone da lunghi anni: la data che si stava avvicinando era certamente importante, ma come potevano pensare quegli esimi studiosi che per le lettere di Cavour dall’infanzia all’ingresso al ministero, nel 1850, fosse sufficiente un solo volume da allestire in tutta fretta per le celebrazioni centenarie, lasciando indietro corrispondenze di assoluto interesse per delineare il profilo a tutto tondo dei primi quarant’anni di vita del Conte?

Avetta aveva sempre tenuto a giorno la Commissione nella persona del presidente di ogni ritrovamento, di ogni contatto. Da Parigi Aldo Vitale, uno dei ricercatori più affidabili, era riuscito non soltanto a mettere le mani negli archivi pubblici, ma anche a entrare nelle grazie di personaggi come Madame Lelarge, che gli aveva fatto sfilare sotto gli occhi “volumi e volumi di una superba collezione di autografi”93; a non perdere di vista i documenti dell’archivio di Alexandre Bixio finiti all’asta94; a prendere contatto con il principe Napoleone, che aveva liberalmente aperto la residenza di Prangins, piena di casse contenenti documenti di inestimabile valore95. Dal castello di Thorens gli eredi de Roussy de Sales offrivano collaborazione, così i discendenti dei de Sellon e dei De La Rive a Ginevra; nel contempo a Genova venivano alla luce i papiers De La Rüe, a Londra le carte Senior e, a Santena, la Fondazione della quale Einaudi era pure presidente metteva a disposizione i cospicui tesori amorevolmente recuperati da Giuseppina Alfieri nata Benso di Cavour96.

Il primo volume dell’Epistolario intanto stava prendendo forma. In circa 300 pagine, avrebbe compreso non 40 anni di vita del protagonista, bensì 181 lettere sue del periodo 1815-1840, “tutte controllabili” con originali o copie autentiche97: alla collazione dei documenti e alla redazione delle “note necessarie” avrebbe provveduto, sebbene “tre sole mattine per settimana”, Paolo Tournon, archivista presso l’Archivio di Stato di Torino98.

Avetta si proponeva invece “di affrontare il mare magno delle lettere non datate” per provvedere a qualche ulteriore aggiunta; di “continuare la raccolta” delle missive cavouriane, poiché la “possibilità di svolgere su vasta scala” la ricerca non si sarebbe mai più ripetuta; “di intensificare il censimento delle lettere” utili a stabilirne la successione cronologica.

Al presidente non nascondeva che “dopo l’ultima seduta della Commissione” in cui aveva “rappresentato l’imputato alla sbarra” aveva pensato di presentargli le proprie dimissioni, con preghiera “di darvi corso immediato”. Egli però, benevolo, l’aveva dissuasa e lei, memore della “gentilezza squisita” che aveva trovato sempre in lui, “come nel conte Buraggi, nel commendator Re, nel prefetto Strano”, aveva desistito chiedendo unicamente di essere “libera da rapporti penosi con i Commissari romani”: non aveva del resto intenzione di farsi carico “dell’esecuzione dell’epistolario”99.

Einaudi però non voleva rinunciare alla fedele collaboratrice: ella dunque riprendeva “attentamente” l’esame delle carte onde assecondare il desiderio di lui di ampliare quel primo tribolato volume100. I ritrovamenti degli inediti ‒ “il gutta cavat lapidem” si era “avverato” ‒ comportavano “un improbo lavoro”, costringendo di volta in volta a buttare “all’aria […] i materiali finora ordinati nell’epistolario”101, del quale era comunque “responsabile”, almeno ufficialmente, il dottor Tournon102.

Nell’autunno del 1960 il manoscritto del I volume dell’Epistolario fu spedito all’editore; una seconda copia fu messa a disposizione del presidente, che da Dogliani sarebbe sceso a Torino103. Comprendeva 276 lettere e constava di 513 pagine: mancavano però ancora l’introduzione e gli indici, in merito ai quali Einaudi dettava personalmente le regole104. I tempi si erano dilatati (anche) per ragioni economiche, e la ventilata proposta di togliere l’esclusiva a Zanichelli aveva rallentato ulteriormente le operazioni.

“Le porgo i più vivi ringraziamenti per essere riuscito a salvare l’epistolario dal pericolo di cadere nella mani di una piccola tipografia male attrezzata”, poteva scrivere infine Avetta al presidente, non senza declinare “ogni responsabilità circa il ritardo della pubblicazione”105: si era giunti all’ultima decade di gennaio del fatidico 1961, l’uscita del volume per il 17 marzo, centenario dell’unificazione nazionale, come avrebbero voluto i ‘romani’, era improbabile, anche se il lavoro procedeva spedito.

La celebrazione del 6 giugno 1961: nuove prospettive

La commemorazione di Cavour tuttavia cadeva il 6 giugno, centenario della morte dello statista. Einaudi convocò dunque la Commissione a Santena il 6 giugno: all’ordine del giorno la “Presentazione della ristampa dei primi 15 volumi dei carteggi e del nuovo volume degli indici, da parte della casa editrice Zanichelli”106. Preavvertita dall’editore, Maria Avetta abbandonò i malumori: Ella può immaginare con quanta gioia io pensi che La rivedrò presto, con Donna Ida; son persuasa che anche il Cavour sarà in modo speciale allietato per la Sua presenza a Santena in quel giorno: essa aggiunge all’omaggio una importanza, dignità e calore d’affetto, che nessun altro personaggio ‘ufficiale’ potrebbe conferirgli!”107.

Quella sarebbe stata la giornata dei discorsi ufficiali: urgeva invece far sapere al presidente ciò che maturava dietro le quinte. Dalla macchina da scrivere della “signorina” uscì dunque una lunga lettera che rendeva edotto il presidente di una serie di questioni da tenere in debito conto: “i risultati insperati della raccolta di documenti cavouriani “impon[eva] di organizzare seriamente” la loro immediata pubblicazione; “la preparazione dei volumi [doveva] di necessità continuare a Torino”, dove peraltro non risiedeva nessun membro della Commissione, tranne il conte Buraggi e la stessa Avetta; “la sostituzione” degli scomparsi Chabod (il 14 luglio 1960) e Maturi (il 21 marzo 1961) da parte del Ministero non era certa: del resto “a Roma si preoccupavano soprattutto che vi fossero rappresentati tutti i partiti”, e non del contributo fattivo alla causa, pur essendo noto che “nessuno” dei membri “tranne uno, esegui[va] il lavoro, e soltanto il Presidente lo segu[iva] e lo conforta[va]”. Che fare dunque? Avetta, che aveva ormai acquisito una certa familiarità con il superiore, avanzò una proposta: Se per merito Suo si mutasse sistema, parmi sarebbe molto utile. Per continuare il lavoro occorre persona che risieda qui, abbia in proposito una sicura esperienza, e alla quale io possa dare con calma una consegna molto particolareggiata dei materiali. Io continuerò ben volentieri, finché la salute me lo consenta, a far qualcosa sotto la direzione di questa persona […]. So che il prof. Cognasso aspira a far parte della Commissione, e certo potrebbe sempre darci buoni consigli […]. Ma per eseguire con somma cura il lavoro qui, non vedo che il prof. Pischedda108.

Ecco, Pischedda: l’uomo ideale per un lavoro immane, di cui avrebbe portato il peso sino alla fine dei giorni.

Alla seduta del 6 giugno a Santena, oltre il presidente e un paio di funzionari ministeriali, intervennero cinque commissari su dodici. Einaudi si compiacque “per il successo della edizione nazionale”, ricordò i presidenti che lo avevano preceduto e gli studiosi che avevano prestato il loro sapere a quella “importante iniziativa culturale”, primo tra tutti Francesco Ruffini, ed elogiò Pischedda, fautore degli Indici che avrebbero agevolato “di molto la consultazione dell’opera”. Poi tributò un omaggio a Cavour, che aveva guidato “con sicurezza i suoi collaboratori in tutti i rami della pubblica amministrazione”, non grazie a “improvvisi lampi di genio”, ma in virtù di una “mirabile, profonda preparazione”. Infine rammentò la proposta di aggiungere alla lista (monca) dei commissari il nome di Cognasso e quello, che gli stava soprattutto a cuore, di Pischedda.

Fu assicurato che il decreto di nomina di Cognasso era già firmato; ma di Pischedda non si fece parola; Ghisalberti protestò “perché si lascia[vano] fuori” i colleghi Ettore Passerin d’Entrèves e Emilia Morelli, e minaccò di dimettersi se non fossero stati “compresi nelle nomine”109.

L’“indimenticabile giornata” era comunque filata senza intoppi. Cognasso era entrato ufficialmente in Commissione, ma per Avetta era più importante che il Ministero provvedesse sollecitamente alla nomina di Pischedda, “l’unica persona” che avrebbe potuto “effettivamente lavorare alla pubblicazione dell’epistolario”110.

La comunicazione della consegna imminente delle seconde bozze del primo volume di quel ‘monumento di carta’ che l’aveva fatto penare non poco giunse a Dogliani l’11 ottobre 1961; il 30 dello stesso mese Einaudi si spense. Aveva servito la Commissione cavouriana per oltre cinque anni, con finezza psicologica, sapiente equilibrio e vasta dottrina.

Aveva avuto al fianco una brava, devota collaboratrice, e, anche attraverso lo sguardo acuto di lei, aveva intravisto il futuro dell’impresa editoriale, consegnandola almeno idealmente nelle mani di un giovane professore, bravo, schivo e un po’ ruvido, capace di portare in porto un lavoro di lunga lena nemmeno foriero di troppe soddisfazioni.

La Commissione cavouriana ricorda il suo presidente

Alla commemorazione dello scomparso presidente, la Commissione cavouriana dedicò a Roma la seduta del 18 gennaio 1962, presenti il ministro dell’Interno Mario Scelba e alcuni alti funzionari dello Stato. Dei 13 commissari in funzione in quel momento, cinque scusarono l’assenza, otto parteciparono e Avetta tra questi. Dell’illustre scomparso fu ricordata l’elezione all’unanimità, si accennò alla capacità dell’“uomo di governo” di affrontare le questioni, pianificare, dirigere. Ghisalberti però osservò che Einaudi era pure uomo di studio e che tale doveva essere il successore, e segnalò il nome di Luigi Salvatorelli, riprendendo inoltre la proposta di aggiungere alla lista i professori Ettore Passerin d’Entrèves (1914-1990)111, Emilia Morelli (1913-1995)112 e pure il giovane Rosario Romeo (1924-1987)113, in sostituzione degli “inutili” di cui non si fece scrupolo di elencare i nomi. L’impavida Avetta ricordò che Einaudi “aveva proposto” la nomina di Pischedda, perché oltre chi avrebbe potuto dare “ottimi consigli” occorreva pure qualcuno che a Torino mandasse avanti i lavori. Al che nessuno fiatò. Fu invece ancora Ghisalberti a replicare al funzionario che informava avere il conte Buraggi trasmesso al ministero la stesura del discorso tenuto da Einaudi a Santena il 6 giugno, con la richiesta “se inserirlo o no nel 1° volume dell’Epistolario”. L’ottantenne Buraggi era il decano della Commissione, ove sedeva dal 1926, e “il suo scritto”, asserì il professore, si sentiva “dettato dal cuore”: quindi conveniva pubblicarlo “senz’altro com’è”. Avetta non si trattenne dall’avvertire: “esso è già in tipografia”. E Salvatorelli, neo presidente, chiuse la seduta114.

Continuità di programmi nel solco di Luigi Einaudi

Che cosa restava della presidenza Einaudi nella ‘Cavouriana’?L’organizzazione del lavoro, certo, e i finanziamenti pubblici lesinati (e poi spariti), ma anche l’attenzione alle cose minime e la visione larga di un progetto che non si sarebbe potuto esaurire in breve tempo. Soprattutto restava la consapevolezza che, a capo di quel progetto, occorrevano energie fresche e totale abnegazione: oltre, ça va sans dire, cultura storica adeguata.

Nel 1962, in primavera, uscì il tanto atteso primo volume dell’Epistolario. In apertura Gian Carlo Buraggi dedicava un pensiero commosso a Luigi Einaudi, ossia a “Colui” che, avendo presieduto la Commissione “con insuperabile prestigio e ineguagliabile sapere”, presto “la Storia, consacrandone la fama”, avrebbe collocato “fra i grandi Italiani che nel cielo della patria già [erano] vicini a Camillo Cavour”115. Denso, e senza retorica, seguiva il testo del già ricordato “discorso improvvisato a Santena il 6 giugno 1961” dal primo presidente della Repubblica italiana, ricavato dalla registrazione effettuata dalla benemerita casa editrice Zanichelli116: un discorso semplice, che aveva colpito Renzo Gandolfo, il quale s’era poi congratulato (“Ella tenne una conversazione che […] ‘sarebbe piaciuta al Conte’”)117. Prima della sequenza delle lettere 1-282, una lunga Introduzione, articolata in due parti riepilogava la vicenda: la prima, non firmata, “Come si svolse la raccolta di documenti cavouriani”, era corredata del testo dell’Appello del Presidente e dell’“Elenco degli enti, degli istituti e dei privati” che tra il 1956 e il 1961 avevano segnalato documenti cavouriani; la seconda, sottoscritta da Maria Avetta, “L’Epistolario di Camillo Cavour”, illustrava con dovizia e utilmente questioni di metodo e relative soluzioni118.

Un’Avvertenza a firma di Aldo Vitale indicava infine criteri di trascrizione e di redazione delle note archivisticobibliografiche119.

La Commissione, nella quale erano nel frattempo entrati i professori di cui Ghisalberti aveva caldeggiato la nomina ‒ tra di loro Emilia Morelli, la seconda donna arrivata a far parte di quel consesso marcatamente maschile ‒, il 6 luglio 1962 si riunì per commentare l’edizione fresca di stampa: Salvatorelli osservò in prima battuta che il volume era “comparso […] senza essere stato prima esaminato dalla Commissione”, poi tornò a discutere sull’opportunità di accontentarsi di ciò che era a portata di mano senza perdersi in ricerche ‒ “le aggiunte future si faranno in appendice”, proclamò Ghisalberti ‒, ma Avetta non cedette, suscitando una disputa che si placò soltanto allorché il buon Emilio Re ricordò che Einaudi aveva seguito “personalmente la preparazione del volume e che Avetta [era stata] sempre in diretto contatto con lui”120. Alla fine al nuovo presidente non rimase che invitare Cognasso a “organizzare a Torino un ufficio apposito” e “incaricare il prof. Pischedda di preparare il 2° volume dell’Epistolario”121. Questa volta fu Cognasso, memore della volontà espressa più volte da Einaudi, a riproporre, forse non senza imbarazzo, la nomina di Pischedda nella Commissione, che unanime acconsentì122.

Il 9 dicembre il Presidente della Repubblica Mario Segni firmò il decreto123 che ‘inchiodava’ il professore torinese a una fatica ultraquarantennale, in parte solitaria, in parte condivisa di tanto in tanto con alcune allieve: chi scrive tra queste, collaboratrice, poi erede, fino alla fine dell’impresa124…, terza donna e ultima superstite della gloriosa ‘Cavouriana’125.

Ringraziamenti

Ringrazio vivamente i dottori Luisa Gentile dell’Archivio di Stato di Torino, Guido Mones dell’Archivio della Fondazione Einaudi, Fulvio Peirone dell’Archivio Storico della Città di Torino, Carlo M. Fiorentino dell’Archivio Centrale dello Stato, Roma, per la loro disponibilità.

E un grazie non formale rivolgo ai professori dell’Università di Torino Pierangelo Gentile e Leonardo Mineo per le preziose indicazioni storico-bibliografiche, e al professor Giovanni Tesio dell’Università del Piemonte Orientale per il conforto amichevole.

Dedico queste pagine a tutti coloro che mi hanno accompagnato, anche soltanto per brevi tratti, lungo il cammino: in primis a Carlo Pischedda, che ha avuto fiducia nelle mie possibilità, tanto da affidare nel suo ultimo giorno il prezioso testimone alle mie mani.

Videoconferenza, 28 Maggio 2025

divisore 4

Note

1 Gian Carlo Buraggi [Prefazione], in Camillo Cavour, Epistolario, vol. I (1815-1840), Bologna, Zanichelli, 1962, p. VII (ristampa Firenze, Leo S. Olschki editore, 2007).

2 Archivio di Stato, Torino, Commissione cavouriana (versamento verbale 318 bis/2006) [d’ora in poi: AST, Commissione cavouriana], mazzo 19: Camera dei Deputati. Relazione della Giunta generale del bilancio sul disegno di legge presentato dal ministro del Tesoro nella seduta del 12 febbraio 1914, p. 1.

3 Ivi, mazzo 1: Copia conforme del decreto di re Vittorio Emanuele III, dato a Roma il 26 gennaio 1913. Sull’iniziativa giolittiana e sulla vicenda centenaria della Commissione, si veda Pierangelo Gentile, I cento anni della Commissione per la pubblicazione dei carteggi del Conte Cavour: note a margine sul volume conclusivo dell’Epistolario, in “Rassegna storica del Risorgimento”, a. XCIX, fasc. III, luglio-settembre 2012 [2013], pp. 421-434.

4 AST, Commissione cavouriana, mazzo 1: [Emilio Re], Relazione allegata al verbale della seduta n. 15 del 3 giugno 1947, dattiloscritto, 7 pp. (cit. a p. 1).

5 L’elenco, dato nell’articolo 2 del R. decreto cit. supra, nota 3, comprendeva inoltre i nomi di Ferdinando Martini, Matteo Mazziotti, Giovanni Sforza, Eugenio Casanova, Giovanni Battista Rossano; più quelli di 2 segretari: Giuseppe Spagno e Ettore Gambigliani Zoccoli. Su istanza del presidente Boselli fu poi nominato quale “segretario aggiunto” il conte Giovanni Carlo Buraggi (ivi, mazzo 19: lettera di Giolitti a Boselli, Roma, 31 maggio 1913, e verbale della Commissione nazionale, 4 giugno 1913, n. 1. Sui compiti attribuiti ad alcuni commissari e allo stesso Buraggi: lettera di Boselli a Giolitti, Torino, 7 luglio 1913).

6 Doc. cit. supra, nota 2.

7 Pierangelo Gentile, Bibliografia cavouriana; stato dell’arte, prospettive, in “Le Carte e la Storia”, a XXII, 1/2016, pp. 147-156: specialmente pp. 148-149. Era giunto il tempo della riscoperta di Cavour: con regio decreto 16 marzo 1911, n. 268, la tomba di Santena, in cui le spoglie dello statista riposano accanto a quelle dei famigliari, fu eletta a monumento nazionale. Si trattava di ‘risalire la china’ rispetto all’interesse verso Mazzini, il “vero termine di antitesi a Cavour” (Luigi Salvatorelli, Polemiche cavouriane, in “La nuova Stampa”, 29 febbraio 1956, p. 3), la cui Edizione nazionale degli scritti, voluta da Ernesto Nathan, era cominciata nel 1906: si veda Michele Finelli, Il monumento di carta. L’edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Mazzini, Villa Verucchio (RN), Pazzini, 2004.

8 Introduzione [non firmata, ma verosimilmente redatta da Alessandro Luzio, “relatore”], in Il carteggio Cavour-Nigra dal 1858 al 1861, a cura della R. Commissione editrice, vol. I, Plombières, Bologna, Zanichelli, 1926, pp. 1-10 (cit. a p. 1). Un estratto a stampa dell’Introduzione, siglato da Martini, nel 1926 vice presidente della Commissione, in AST, Commissione cavouriana, mazzo 19.

9 Villari era deceduto nel 1917, Rossano nel 1921, Sforza nel 1922. Nel 1926 risultavano quali commissari di nuova nomina Costanzo Rinaudo, fondatore della “Rivista storica italiana”, Pietro Orsi senatore e docente di storia, Camillo Montalcini, segretario generale della Camera dei deputati, Mariano Pierro, giuslavorista.

I segretari furono surrogati dai “relatori” Luzio, già membro della Commissione, e Gian Carlo Buraggi, ispettore generale degli Archivi di Stato e socio nazionale residente dell’Accademia delle Scienze di Torino, già segretario aggiunto (supra, nota 5). Si veda Elenco delle Commissioni dal 1926 al 1954 e dei volumi pubblicati a loro cura, in Carteggi di Camillo Cavour, a cura della Commissione editrice. Indice generale dei primi quindici volumi (1926-1954), a cura di Carlo Pischedda, Bologna, Zanichelli, 1961, p. XI.

10 Introduzione cit. supra, nota 8.

11 Ivi, pp. 3-4.

12 Ivi, p. 4, note 1 e 2.

13 Ivi, pp. 9-10.

14 L’opera consta di pp. XLVIII, 376; 422. Si veda Umberto Levra, Francesco Ruffini e la storia isorgimentale, in Francesco Ruffini (1863-1934). Studi nel 150° della nascita, a cura di Gian Savino Pene Vidari, Torino, Deputazione subalpina di Storia patria, 2017, pp. 139-165.

15 Il carteggio Cavour-Nigra cit. supra, nota 8, p. [327].

16 Francesco Ruffini, Diritti di libertà, Torino, Piero Gobetti Editore, 1926, ora con postfazione di Mario Dogliani, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2012.

17 “Il Torchio. Giornale dei Giornalisti e degli Artisti Italiani”, 6 marzo 1927, a. II, n. 10, p. 1, prima colonna e parte delle colonne 2, 3, 4. L’articolo è firmato con le sole iniziali G.V. Esemplare in AST, Commissione cavouriana, mazzo 19.

18 Si veda da ultimo Regime dissenso 1931. I Professori che rifiutarono il giuramento fascista, a cura di Clara Silvia Roero, Rivista di Storia dell’Università di Torino, Torino, Università degli Studi di Torino, 2021, passim.

19 Oltre i quattro volumi del Carteggio Cavour-Nigra pubblicati tra il 1926 e il 1929, nello stesso anno 1929 uscì La questione romana negli anni 1860-1861 in due tomi, e, nel 1933, videro la luce i tre volumi Cavour e l’Inghilterra, con l’aggiunta, nel terzo, del carteggio tra Cavour e i coniugi Circourt. Si veda Carteggi di Camillo Cavour cit. supra, nota 9, pp. XI-XII.

20 Elenco delle Commissioni cit. supra, nota 9, anno 1933, p. XII.

21 AST, CMaria Avetta, Santena de ve esserle grata 11 giugno 1928 (a Pietro Fedele), 19 e 20 novembre 1928 (a Paolo Boselli), 15 giugno 1932 (a Alessandro Luzio). Sulla fedele studiosa di cose cavouriane (a lei si deve la pregevole raccolta: Camillo Cavour, Lettere d’amore. Con prefazione di Giovanni Visconti Venosta. Presentazione e note di Maria Avetta, Torino, Ilte, 1956, pp. 397), si veda l’omaggio-ricordo di Gino Anchisi, Maria Avetta, Santena deve esserle grata, in “Rossosantena”, 2 novembre 2019, p. 193.

22 Il suo nome comparirà nell’elenco dei commissari nel 1943, ma con la qualifica di “segretaria tecnica” (si veda infra, nota 30).

23 AST, Commissione cavouriana, mazzo 19: minuta di lettera di Luzio al ministro dell’Educazione Nazionale Bottai, agosto 1941. Sulla figura di Luzio si vedano Roberto Pertici, Luzio Alessandro, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 56 (2006), ad vocem, e il recente lavoro di Rosemary Khal, L’epistolario di Alessandro Luzio presso l’Archivio di Stato di Torino, Tesi di Laurea Magistrale in Scienze del Libro, del Documento e del Patrimonio Culturale, Università di Torino, a.a. 2021-22, relatore prof. Leonardo Mineo, controrelatore prof. Pierangelo Gentile. Più in generale, su Luzio, si vedano gli atti del convegno di studi Alessandro Luzio dal Risorgimento al Fascismo (Mantova, 15 novembre 2008) pubblicati nel “Bollettino storico mantovano”, n.s., 8 (2009): R.Pertici, Alle origini della storiografia del Risorgimento: la “carriera” di Alessandro Luzio prima della grande Guerra, pp. 9-33; Mirco Carrattieri, Capelli bianchi e camicia nera: Alessandro Luzio e il fascismo, pp.101-118; Daniela Ferrari, Alessandro Luzio archivista, pp. 119-140.

24 AST, Commissione cavouriana, mazzo 19: lettera (minuta manoscritta e copia dattiloscritta) di Luzio a Mussolini, Mantova, 23 gennaio 1937. L’opera di cui trattasi è: Carteggio Cavour-Salmour, a cura della R. Commissione editrice, Bologna, Zanichelli, 1936.

25 Ivi, Prefazione, p. XXIV, nota 1 e p. IX.

26 Doc. cit. supra, nota 23.

27 AST, Commissione cavouriana, mazzo 19: “Dichiarazione del prof. Adolfo Omodeo del 18 settembre 1936”. Si veda Adolfo Omodeo, L’opera politica del Conte di Cavour, Firenze, “La Nuova Italia” Editrice, 1940, 2 voll.: sugli impedimenti alla consultazione dei documenti tenuti “sotto chiave” da Luzio, si vedano in particolare la Prefazione al vol. I, pp. 6-7, e, nel vol. II, l’Appendice alla Parte I, I, Le trattative con la Commissione cavouriana, pp. 235-237.

28 Doc. cit. supra, nota 24.

29 Ivanoe Bonomi, [Presentazione], in La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia. Carteggi di Camillo Cavour con Villamarina, Scialoja, Cordova, Farini, ecc., a cura della Commissione editrice, vol. I (gennaio-luglio 1860), Bologna, Zanichelli, 1949, p. XI: “La nuova Commissione, che sono stato chiamato a presiedere, quando si accinse a dare nuovo impulso alla pubblicazione dei carteggi di Cavour, trovò già quasi pronti per la stampa [i] cinque volumi de La Liberazione del Mezzogiorno […], la cui preparazione, iniziata parecchi anni addietro dalla Commissione precedente, sotto la presidenza di Alessandro Luzio, era stata poi interrotta dalla guerra”. Sul titolo della cinquina si veda AST, Commissione cavouriana, mazzo 1: verbale della commissione cavouriana, 20 dicembre 1948, n. 18 (copia).

30 Elenco delle Commissioni cit. supra, nota 9, anni 1936 e 1943, pp. XII-XIII.

31 Decreto del Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, 23 gennaio 1947, “Ricostituzione della Commissione per la pubblicazione dei carteggi del Conte di Cavour”, pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana”, 14 aprile 1947, n. 86, p. 1116.

32 Per un profilo esaustivo e aggiornato si veda Edizione nazionale degli scritti di Luigi Einaudi (istituita con decreto 520/2016 del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo), 13 volumi in corso di pubblicazione, oggetto del Convegno in occasione del 150° anniversario della nascita di Luigi Einaudi, Torino, Fondazione Luigi Einaudi, 20-21 novembre 2024.

33 Sul rapporto di Emilio Re e Gian Carlo Buraggi, uniti peraltro anche da un antico legame di amicizia, si veda con specifico riferimento a quel torno di anni Leonardo Mineo, “Uno dei miei predecessori”. Gli archivisti torinesi e la cessione delle carte di Savoia e Nizza, in Archivi sul confine. Cessioni territoriali e trasferimenti documentari a 70 anni dal Trattato di Parigi, atti del convegno internazionale di studi (Torino, 6-7 dicembre 2017), a cura di Maria Gattullo, Roma, Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Direzione generale archivi, 2019, pp. 161-182 e la bibliografia ivi citata. Più in generale, su Re e Buraggi si vedano anche Raffaele Pittella, Emilio Re e il dibattito archivistico del secondo dopoguerra, in “Le Carte e la Storia”, 1/2020, pp. 35-40, e Leonardo Mineo, “Negli attuali tempi difficili”. L’Archivio di Stato di Torino in guerra, in Storie di archivi, Storia di uomini. L’Archivio di Stato di Torino tra guerra e Resistenza, a cura di L. Mineo e Maria Paola Niccoli, Roma, Direzione generale archivi, 2021, pp. 40-79, in particolare p. 42.

34 Nel decreto cit. supra, nota 31, erroneamente indicato come “Gemmi”.

35 [Emilio Re], Relazione cit. supra, nota 4.

36 Ivi, p. 7.

37 Decreto del Presidente della Repubblica Enrico De Nicola, 20 febbraio 1948, “Ricostituzione della Commissione per la pubblicazione dei carteggi del Conte di Cavour” (articolo unico), pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana”, 2 giugno 1948, n. 126, p. 1857.

38 Elenco delle Commissioni cit. supra, nota 9, pp. XIII-XIV.

39 AST, Commissione cavouriana, mazzo 6: minuta di lettera di Maria Avetta a Emilio Re, 5 marzo 1947.

40 [Emilio Re], Relazione cit. supra, nota 4, p. 6.

41 Supra, nota 29. La cinquina risulta così ripartita: vol I, gennaio-luglio 1860; vol. II, agosto-settembre 1860; vol. III, ottobre-novembre 1860; vol. IV, dicembre 1860-giugno 1861; vol. V, appendici.

42 AST, Commissione cavouriana, mazzo 1: verbale della Commissione cavouriana, 13 aprile 1956, n. 22. Convocata dal Presidente pro tempore Paolo Strano, ex Prefetto, ora Direttore generale ell’Amministrazione civile al ministero dell’Interno, vi parteciparono, oltre Renato Scambelluri dell’Ufficio Centrale degli Archivi di Stato, Federico Chabod, Alberto Maria Ghisalberti, Walter Maturi, Giacomo Perticone, Emilio Re, Luigi Salvatorelli, Giovanni Soranzo, Maria Avetta, Niccolò Rodolico, Cesare Spellanzon. La Commissione si riuniva per la prima volta dopo un silenzio di cinque anni seguito alla malattia e poi alla morte di Bonomi, deceduto il 20 aprile 1951; l’ultima adunanza risaliva al 18 maggio dell’anno precedente, 1950 [nel verbale erroneamente indicato “1951”].

43 Ivi: Appunto (Seguito al verbale n. 22, 13 aprile 1956), su carta intestata Ministero dell’Interno, Roma, 2 maggio 1956. Fecero parte della delegazione, oltre il prefetto Strano, i professori Salvatorelli, Ghisalberti, Moscati e i dottori Re e Lombardo.

44 Ibidem.

45 Ibidem: a tal proposito Salvatorelli, a nome della delegazione, osservò che “la presenza del sen.Einaudi a Torino, anziché a Roma, avrebbe facilitato i lavori”.

46 AST, Commissione cavouriana, mazzo 1: Indice generale, s.d.[post 16 maggio 1933].

47 La compilazione dell’Indice, affidata “in un primo tempo al dott. Garretti”, era stata da questi sospesa dopo la “sua assunzione alla direzione dell’Archivio di Stato di Torino”: doc. cit. supra, nota 42.

48 Ibidem.

49 Fondazione Luigi Einaudi, Torino, Archivio, Fondo corrispondenza, (d’ora in poi Archivio Einaudi), busta 2, Avetta Maria: documento redatto su carta intestata “Ministero dell’Interno. Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi del conte di Cavour. Il Presidente”.

50 L’appello einaudiano è riportato testualmente nel primo volume della raccolta epistolare varato dalla Commissione nazionale: C. Cavour, Epistolario, vol. I cit. supra, nota 1, Introduzione, pp. XVII-XVIII.

51 Ivi, p. V. Inoltre supra, nota 38.

52 Archivio Einaudi, busta 2, Pischedda Carlo: lettera, con firma autografa, di Einaudi a Pischedda, 13 novembre 1956.

53 Ivi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 31 dicembre 1956.

54 Ivi: lettera di Avetta a Einaudi, 14 ottobre 1956, allegato. Gli allievi del prof. Walter Maturi (1902-1961), uno dei nostri maggiori storici del Risorgimento, da lui stesso proposti “quali collaboratori” erano i dottori Roberto Giuliano, “insegnante di scuole private”, e Vittorio Gallea, “impiegato presso una Casa editrice”. Entrambi dovettero poi abbandonare l’impresa.

55 La fitta corrispondenza tra Luigi Einaudi e Maria Avetta è conservata in Archivio di Stato di Torino, nel citato fondo Commissione cavouriana, e presso l’Archivio della Fondazione Einaudi, nelle buste Avetta Maria, già menzionate. Nel presente lavoro sono richiamate esclusivamente le missive cui viene fatto esplicito riferimento nel testo.

56 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, 11 marzo 1957; minuta in AST, Commissione cavouriana, mazzo 2. 57 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, 20 marzo 1957.

57 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, 20 marzo 1957.

58 Ivi, busta 2, Pischedda Carlo: lettera di Pischedda a Einaudi, 20 luglio 1957.

59 Ivi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 20 luglio 1957; AST, Commissione cavouriana, mazzo 2: lettera autografa di Einaudi a Avetta, Cogne, 23 luglio 1957.

60 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera autografa di Einaudi a Avetta, Dogliani, 17 settembre 1957.

61 Il colloquio diretto e risolutivo di Einaudi con Pischedda era stato suggerito da Maturi. Ivi: lettere di Avetta a Einaudi, Torino, 18 settembre e 3 ottobre 1957; AST, Commissione cavouriana, mazzo 2, lettera autografa di Einaudi a Avetta, Dogliani, 5 ottobre 1957.

62 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: Verbale di seduta della Sotto-commissione cavouriana, 12 ottobre 1957; copie in AST, Commissione cavouriana, mazzo 1.

63 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera autografa di Einaudi a Avetta, Dogliani, 31 ottobre 1957.

64 Ivi: lettere di Avetta a Einaudi, Torino, 7 e 25 novembre 1957; lettera autografa di Einaudi a Avetta, Dogliani, 8 novembre 1957.

65 Ivi, busta 2, Pischedda Carlo: lettere di Pischedda a Einaudi, Torino, 21 ottobre 1958 e 29 gennaio 1959; lettera autografa di Einaudi a Pischedda, Roma, 4 febbraio 1959.

66 Ivi, busta 2, Avetta Maria: lettere di Avetta a Einaudi, Torino, 28 luglio e 23 agosto 1959; AST, Commissione cavouriana, mazzo 19: lettere di Pischedda a Avetta, Paesana, 9, 19 e [post 19] agosto 1959. L’Indice fu stampato a spese dell’editore Zanichelli (Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 23 novembre 1960).

67 Archivio Einaudi, busta 2, Pischedda Carlo: lettera di Pischedda a Avetta, 24 agosto 1959; ivi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 29 ottobre 1959; AST, Commissione cavouriana, mazzo

1: lettera di Avetta a Direzione generale dell’Amministrazione civile-Ufficio Centrale degli Archivi di Stato, Torino, 29 ottobre 1959; ivi, mazzo 2: lettere di Ettore Passerin d’Entrèves a Avetta, Pisa, 26 febbraio 1960 e di Avetta a E. Passerin d’Entrèves, 4 marzo 1960 (sulla citata ricerca di Pischedda e Passerin d’Entrèves si veda Marius Hudry, Cavour et Charvaz (1852-61), in Miscellanea cavouriana, Torino, Fondazione “Camillo Cavour”, 1964, pp. 125-207, in particolare p. 134, nota 15); lettera di Avetta (minuta) a Einaudi, 15 aprile 1960.

68 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera e relazione di Avetta a Einaudi, Torino, 19 novembre 1960.

69 Ivi: lettere di Avetta a Einaudi, Torino, 2 e 10 dicembre 1960, 23 gennaio 1961.

70 Ivi, busta 2, Pischedda Carlo: lettera autografa di Einaudi a Pischedda, Roma 20 marzo 1961.

71 Ivi: lettera di Pischedda a Einaudi, Torino, 24 marzo 1961.

72 Indice generale cit. supra, nota 9, Prefazione di Luigi Einaudi, presidente della Commissione nazionale […], quarto capoverso, p. IX.

73 Doc. cit. supra, nota 42.

74 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino 6 settembre 1958. Si veda Camillo Cavour, Diari (1833-1856), a cura di Alfonso Bogge, Roma, Ministero per i Beni culturali ambientali. Ufficio centrale per i Beni archivistici, 1991, 2 voll.

75 Tutti gli scritti di Camillo Cavour, raccolti e curati da Carlo Pischedda e Giuseppe Talamo, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 4 voll., 1976-1978, vol. I, p. V.

76 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino 12 marzo 1959 (relazione allegata).

77 Si veda supra, nota 42 (intervento di Federico Chabod).

78 Tutti gli scritti di Camillo Cavour cit. supra, nota 75.

79 Si vedano supra, note 49 e 50.

80 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettere di Avetta a Einaudi, Torino, 17 gennaio, 22 febbraio, 10 aprile 1958; lettera del prefetto Strano a Avetta, Roma, 8 febbraio 1958.

81 Ivi: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 7 ottobre 1958.

82 Ivi: lettere di Avetta a Einaudi, Torino, 7 e 16 marzo 1959 (minute in AST, Commissione cavouriana, mazzo 2). Si veda anche supra, nota 64.

83 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 25 novembre 1957.

84 Relazione allegata alla lettera 16 marzo 1959 cit. supra, nota 82 (“Come si svolse la raccolta di documenti cavouriani negli anni 1957 e 1958”).

85 Ibidem; inoltre: Proposta ivi allegata (“Per l’edizione dell’Epistolario di C. Cavour”).

86 Lettera 16 marzo 1959 cit. supra, nota 82.

87 Proposta cit. supra, nota 85.

88 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: Verbale della seduta [della Commissione] del 21 marzo [1959] a Roma (copia).

89 Si veda Angelo D’Orsi, Salvatorelli Luigi, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 89 (2017), ad vocem.

90 Si veda Giuseppe Talamo, Ghisalberti Alberto Maria, ivi, vol. 53 (2000), ad vocem.

91 Si veda Franco Venturi, Chabod Federico, ivi, vol. 24 (1980), ad vocem.

92 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 28 marzo 1959; AST, Commissione cavouriana, mazzo 2: minuta.

93 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: “Relazione del dr. Vitale in data 10 aprile 1959”; AST, Commissione cavouriana, mazzo 2: lettera di Einaudi a Mme Lelarge, s.d. [post. 15 aprile 1959], minuta.

94 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 15 aprile 1959: “una sua parola avrebbe un effetto taumaturgico […] perdoni, per amore di Cavour, queste seccature”; in AST, Commissione cavouriana, mazzo 2: minuta.

95 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Vitale a Avetta, Parigi, 16 giugno 1959. Copia della relazione per il Presidente Einaudi; di Avetta a Einaudi, 5 luglio 1960; del principe Napoleone a Einaudi, Paris, le 4 mars 1961. AST, Commissione cavouriana, mazzo 2: lettere di Avetta a Einaudi, 29 marzo e 17 aprile 1961 (minute); Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 17 e 28 aprile 1861.

96 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettere di Avetta a Einaudi, Torino, 20 giugno, 15 luglio (appunto), 12 e 22 settembre, 2 ottobre 1959 (vari altri cenni nella medesima busta 2 del carteggio). Sul recupero del patrimonio documentario santenese si veda Silvia Cavicchioli, Giuseppina di Cavour vestale delle memorie risorgimentali, in “Studi Piemontesi”, XL, 2 (2011), pp. 529-532.

97 Ivi: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 15 aprile 1959 allegata la relazione “Pubblicazioni per il 1961”; AST, Commissione cavouriana, mazzo 2: minuta della sola lettera. In realtà il volume I cit. supra, nota 1, consta di 577 pagine, che comprendono 282 lettere più un’appendice e gli indici. Fuori testo 6 tavole genealogiche.

98 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 14 giugno 1959. Nella relazione cit. nella nota precedente, Avetta asseriva: “Il dr. Tournon è giovane, ben preparato, può assumere un lavoro a lungo respiro, con l’aiuto del prof. Pischedda, quando questi avrà ultimato l’Indice”.

99 Relazione cit. supra, nota 97.

100 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 28 luglio 1959.

101 Lettera 12 settembre 1959 cit. supra, nota 96. Inoltre AST, Commissione cavouriana, mazzo 19: lettera di Avetta a Einaudi, 5 marzo 1960 (minuta).

102 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettere di Avetta a Einaudi, Torino 5 novembre 1959 e 15 aprile 1960 (in AST, Commissione cavouriana, mazzo 19: le minute). Anche supra, nota 98.

103 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettere di Avetta a Einaudi, Torino, 5 novembre con relazione (trasmessa al Ministero dell’Interno) e 7 dicembre 1960.

104 Ibidem. Inoltre appunti autografi di Luigi Einaudi, s.d. Si veda anche supra, nota 97.

105 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 23 gennaio 1961.

106 AST, Commissione cavouriana, mazzo 1: lettera del Ministero dell’Interno a Avetta, Roma, 20 maggio 1961, prot. n. 8913/2.

107 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettera di Avetta a Einaudi, Torino, 21 maggio 1961.

108 Ivi: lettera “riservata” di Avetta a Einaudi, Torino, 30 maggio 1961.

109 AST, Commissione cavouriana, mazzo 1: Verbale di seduta della Commissione cavouriana, Santena, 6 giugno 1961 (copia).

110 Archivio Einaudi, busta 2, Avetta Maria: lettere di Avetta a Einaudi, 23 giugno, 26 luglio e 7 ottobre 1961 (quest’ultima pervenuta a Dogliani il giorno 11 ottobre).

111 Sull’Autore di L’ultima battaglia politica di Cavour, Torino, ILTE, 1956, si veda Ettore Passerin d’Entrèves. Uno storico “eretico” del Novecento, a cura di Angelo Bianchi e Bartolo Gariglio, Brescia, Morcelliana, 2017.

112 Allieva di Alberto Maria Ghisalberti, Emilia Morelli ebbe la cattedra di Storia del Risorgimento a Palermo e poi alla Sapienza di Roma, diresse la “Rassegna storica del Risorgimento” e pubblicò tra l’altro l’Epistolario di Nino Bixio in 4 volumi, il Diario dalle cento voci di Giuseppe Massari e il Diario di fine secolo di Luigi Carlo Farini.

113 Lo storico siciliano aveva avviato le ricerche per la sua “opera vita”, Cavour e il suo tempo, che avrebbe visto la luce tra il 1969 e il 1984 a Bari per i tipi di Laterza (3 voll. in 4 tomi). Giova ricordare che nella Prefazione al I vol. (pp. IX-XI) Romeo ricostruì la genesi dell’impresa, nata da un’intuizione di Renzo Gandolfo, a quel tempo vicepresidente della Famija Piemontèisa di Roma, ricordando inoltre di essere stato designato da Federico Chabod. Agevolato nelle ricerche da vari colleghi, anche stranieri, Romeo si era valso della “irraggiungibile competenza nelle cose cavouriane” di Carlo Pischedda (infra, nota 123), che “in tanti anni” gli aveva prestato un’“assistenza generosa e costante”.

114 AST, Commissione cavouriana, mazzo 1: verbale di seduta della Commissione cavouriana, Roma, 18 gennaio 1962.

115 C. Cavour, Epistolario I cit. supra, nota 1, pp. VII-VIII.

116 Ivi, pp. IX-XII (ibidem, nella ristampa, Firenze, Olschki, 2007). Pubblicato anche in Cavour 1861-1961. Ciclo di conferenze di Einaudi – Grosso – Peyron – Jemolo – Pella, Torino, Bottega d’Erasmo, 1962, pp. 9-12.

117 Archivio Centro Studi Piemontesi - Fondo Gandolfo: Gandolfo a Einaudi, Torino, 14 settembre 1961. Si veda supra, nota 113.

118 C. Cavour, Epistolario I cit., pp. XIII-XXXIV.

119 Ivi, pp. XXXV-XXXVII.

120 Che il primo volume dell’Epistolario fosse stato “preparato e pubblicato in condizioni straordinarie” è evidenziato nell’Introduzione al volume II, venuto alla luce nel 1968 (Camillo Cavour, Epistolario, vol. II (1841-1843) con un Supplemento per gli anni 1819-1940, a cura di Carlo Pischedda, Bologna, Zanichelli, 1968, pp. VII-XII, cit. a p. VII). Anche questo secondo volume fu ristampato nel 2007 dalla Casa editrice Leo. S. Olschki di Firenze.

121 Ibidem. Dopo una radicale revisione metodologica, Pischedda intensificò le ricerche e elaborò il programma editoriale dei volumi successivi, pubblicati dal IV (1847) ad annum, e dal XII (1855) in più tomi.

122 AST, Commissione cavouriana, mazzo 19: Verbale di seduta della Commissione tenuta a Roma il 6 luglio 1962.

123 Carlo Pischedda (1917-2005), all’epoca “libero docente di Storia del risorgimento”, entrò a far parte della Commissione in virtù del decreto del Presidente della Repubblica 9 dicembre 1962, “Nomina di un componente della Commissione per la pubblicazione dei carteggi del conte di Cavour”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 13 febbraio 1963, n. 41, p. 793.

124 L’impresa editoriale, cominciata nel 1962, si concluse nel 2012, con il volume XXI, 34° tomo, dell’Epistolario, stampato come i precedenti IIIXX (32 tomi), dalla Casa editrice Leo S. Olschki di Firenze, che nell’anno 2007, su concessione della Zanichelli editore S.p.A., ristampò inoltre i volumi I e II (si vedano supra, note 1 e 120). Sulla lunga vicenda, oltre a P. Gentile, I cento anni della Commissione cit. supra, nota 3, si vedano Rosanna Roccia, 1861: l’epistolario di Camillo Cavour all’epilogo, in “Rassegna storica del Risorgimento”, XCVII, 2010, fasc. 1, pp. 99-112; Umberto Levra, Dietro le quinte del monumentale epistolario di Camillo Cavour, in “Studi Piemontesi”, XLII, 1 (2013, pp. 101-107.

125 Alla fine di luglio 1979 il professor Pischedda, mio maestro, mi comunicava che, nella riunione della Commissione cavouriana del 15 giugno, aveva fatto inserire “ufficialmente” il mio nome “fra i componenti di un gruppo di lavoro per l’edizione dell’Epistolario di Cavour”. Nel 1992, a novembre, la Commissione approvò la proposta di Pischedda di essere chiamata “sin d’ora a disimpegnare le due funzioni” di “curatore dell’Epistolario” e “coordinatore dell’attività di altri collaboratori”, e il 19 gennaio 2001, con decreto del Ministro per i Beni e le Attività culturali, entrai a far parte della Commissione, che risultò così composta: Pischedda prof. Carlo, presidente; Talamo prof. Giuseppe, vice presidente, Galante Garrone prof. Alessandro, Ghisalberti prof. Carlo, Roccia dott. ssa Rosanna, Scirocco prof. Alfonso, Silengo dott. Giovanni, Ugolini prof. Romano (oltre tre funzionari in rappresentanza delle istituzioni archivistiche dello Stato). Dopo la morte di Pischedda e di Galante Garrone, la Commissione fu ricostituita con decreto del Ministro preposto al medesimo dicastero, in data 10 novembre 2005, con la seguente composizione: Talamo, presidente; Scirocco, vice presidente; Ghisalberti C., Roccia, Silengo, Ugolini, Dentoni Litta dott. Antonio, più tre funzionari statali come la precedente (Archivio privato della scrivente).