Incontri Cavouriani
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Le Grandi Esposizioni dell’Ottocento in Italia e nel mondo
di Irma Genova
Indice
Le Esposizioni del Regno d’Italia
Le expo di Torino di fine Ottocento
Come funziona oggi l’organizzazione delle grandi Expo?

Fin dai primi anni dell’Ottocento i Paesi economicamente più evoluti sentirono il bisogno di organizzare Grandi Esposizioni Nazionali per incoraggiare il nascente sviluppo industriale e l’innovazione tecnologica.
Le Esposizioni erano grandi vetrine per mettere in mostra le produzioni più avanzate nei vari settori economici: dalle manifatture, all’agricoltura e al commercio.
In Francia, ad esempio, nella prima metà dell’800 se ne svolsero ben undici, tutte a carattere nazionale.
Nella penisola italiana la prima Esposizione Nazionale fu quella di Torino del 1805, organizzata presso la Corte d’Appello, per festeggiare il passaggio in città di Napoleone Bonaparte, che era diretto a Milano per l’incoronazione a Re d’Italia.
A quella prima mostra parteciparono 80 operatori e 33 artisti. Tra gli ottanta operatori, erano presenti alcuni artigiani, ma la maggior parte erano manifatture governative, perché a quel tempo, nei territori sabaudi, le imprese private erano pochissime. La maggior parte degli opifici torinesi erano governativi perché le acque, che producevano la necessaria energia idraulica, erano demaniali. Alcune attività come la Fucina delle armi erano gestite direttamente dallo Stato; altre, come i mulini e le concerie, venivano date in appalto a privati.
Subito dopo Torino, sempre nel 1805, anche Milano organizzò una Esposizione in onore di Napoleone. Si svolse a Palazzo Brera e fu dedicata alle arti e ai mestieri, con ampio spazio alle attività produttive.
Negli anni successivi al 1815, durante la Restaurazione, nel Lombardo Veneto gli Austriaci organizzarono altre esposizioni industriali, alternando le sedi nelle due capitali: Milano e Venezia.
A Torino, dopo il regime francese, le Esposizioni ripresero con Carlo Felice e continuarono con Carlo Alberto. Le edizioni più importanti sono state quelle del 1838, del 1844, del 1850 e del 1858. Si svolsero tutte nelle sale e nel cortile del Castello del Valentino.

Il Castello del Valentino di Torino negli anni Trenta dell’Ottocento
Le rassegne del 1850 e del 1858 si estesero anche all’area del parco, poiché nel 1850 i Savoia donarono al demanio tutta la tenuta del Valentino.
In vista dell’Expo del 1858, il governo Cavour dispose un drastico restauro del Castello: fece sopraelevare i due portici laterali e li trasformò nelle attuali maniche a due piani, ricavando nuovi saloni per le esposizioni.

Il Castello del Valentino di Torino negli anni Cinquanta dell’Ottocento
All’epoca esisteva ancora il muro ad emiciclo, che chiudeva la corte del castello: verrà abbattuto solo nel 1866 e sostituito dall’attuale cancellata.
La manifestazione del 1858 quindi fu molto più estesa; vi parteciparono 1500 espositori di vari settori: chimica, meccanica, stampa, conserve alimentari …. Tra le conserve alimentari era presente anche la carne in scatola dei Fratelli Lancia, sperimentata dai nostri soldati durante la Guerra di Crimea nel 1855.
Anche negli altri Stati della penisola si svolsero manifestazioni commerciali simili. Nel Regno delle Due Sicilie Ferdinando I di Borbone promosse iniziative periodiche a partire dal 1822. Ebbero però un successo modesto, perché il tessuto produttivo del regno era molto limitato.
Il Granducato di Toscana organizzò esposizioni artistiche e manifatturiere tra il 1838 e il 1857.
Non si hanno notizie di eventi simili nello Stato Pontificio.
Nel 1851 ci fu una svolta epocale.
A Londra il principe Alberto di Sassonia, marito della regina Vittoria, propose di allestire una grande esposizione internazionale, invitando tutte le nazioni a mettere in mostra le loro eccellenze.
La Great Exibitiondi Londra ebbe un successo immenso: parteciparono 25 Paesi, di tutti i continenti. Tra gli Stati italiani erano presenti il Regno di Sardegna, il Granducato di Toscana, lo Stato Pontificio e il Lombardo Veneto. Questa fu la prima Esposizione Universale e servì da modello per tutte le esposizioni successive nel mondo.

Crystal Palace, Londra, 1851
Per ospitare l’evento a Londra venne costruito in Hyde Park il Crystal Palace, che fu un vero capolavoro ingegneristico. Era un edificio enorme, tutto in ferro e vetro, come una gigantesca serra. Era alto quasi 40 metri e occupava un’area di circa 9 ettari (quasi la metà del parco di Santena).
Si trattava di una struttura modulare, costituita da 1300 unità prefabbricate, disposte su tre piani; ogni unità aveva base quadrata di circa 7 metri per lato.
I sostegni in ferro delle varie unità sostituivano i pilastri e i muri portanti (Questa nuova tecnica costruttiva ispirò poi la nascita dei grattacieli). La superficie esterna del Crystal Palace era interamente in vetro. Il transetto centrale, a tutta altezza, aveva una volta a botte, con la copertura in vetro, che lasciava passare molta luce.

L’interno del Crystal Palace di Londra
Ai due lati del transetto centrale erano disposti gli stand espositivi, distribuiti su tre piani. L’altezza del transetto centrale consentì anche di inglobare alcuni grossi alberi del parco.
La modularità della struttura e la prefabbricazione degli elementi in ferro consentirono di abbattere i costi e di ridurre i tempi di costruzione a soli 9 mesi.
L’esposizione durò sei mesi e vide l’afflusso di 6.000.000 di visitatori, in un’epoca in cui i viaggi erano alla portata di una élite molto ristretta.
Alla fine della kermesse il Crystal Palace fu smontato e ricostruito in una zona più periferica, a sud di Londra. Il nuovo Crystal Palace, modificato e ingrandito, funzionò per decenni come sede di eventi culturali e sportivi. Venne distrutto da un grande incendio nel 1936.
La seconda Esposizione Universale della storia si svolse a Parigi nel 1855. Era il primo grande evento del Secondo Impero francese: infatti nel 1852, il 2 dicembre, il presidente Luigi Napoleone dichiarò decaduta la Seconda Repubblica e assunse il titolo di imperatore col nome di Napoleone III.

Palazzo dell’Industria, Esposizione Universale di Parigi, 1855
Napoleone III volle surclassare l’esposizione di Londra e il Crystal Palace, facendo costruire un avveniristico Palazzo dell’Industria nell’area del Campo di Marte, lungo la Senna, dove oggi sorge la Tour Eiffel. L’area espositiva occupava ben 15 ettari ed era suddivisa in più settori.
Una novità fu il settore dedicato ai vini, provenienti da tutto il mondo, e per la prima volta vennero classificati i Bordeaux francesi, valutandoli in base alla qualità, al prezzo e al castello di provenienza.
Venne allestito anche un padiglione delle Belle Arti, dove furono esposti ben 5000 dipinti provenienti da 28 paesi.
Anche l’Expo Universale francese fu un successo enorme e vide la partecipazione di 34 Paesi espositori e la presenza di 5.000.000 di visitatori.
Negli anni seguenti vennero organizzate Esposizioni Universali in moltissime città, di tutti i continenti. Dal 1855 al 1900 si contano ben 133 edizioni.
Per nominarne alcune: Kyoto (1872), DIA 14 - Vienna (1873), Santiago del Cile (1874), Sydney (1875), DIA 15 - Filadelfia (1876), … e poi ancora DIA 16 - Melbourne (1880), Budapest (1881), DIA 17 - Barcellona (1888), Chicago (1893), …
Citerei ancora due edizioni francesi che fecero scalpore.

Esposizione Universale di Parigi, 1867
L’Expo del 1867 a Parigi segnò l’apogeo del Secondo Impero francese. Napoleone III volle mostrare al mondo la Parigi rimessa a nuovo, trasformata col progetto urbanistico di Haussmann.
Erano sparite le stradine della città antica, così difficili da espugnare in caso di rivolte e barricate. La Parigi moderna aveva grandi boulevard (adatti alle sfilate militari); aveva ampie piazze, nuove facciate dei palazzi, spazi verdi e tanti monumenti.
In effetti questa Esposizione fu un successo strepitoso per la Francia: in sei mesi 15 milioni di persone visitarono la Kermesse.
E nell’area espositiva di 68 ettari, 42 Paesi stranieri misero in mostra le loro eccellenze. Tra le eccellenze italiane c’erano le conserve di Francesco Cirio, che all’poca era già un imprenditore conosciuto in tutta Europa.

Ingresso dell’Esposizione Universale di Parigi, 1889
Poi è d’obbligo accennare all’edizione francese del 1889, che cadeva nel centenario della Rivoluzione francese. Anche questa esposizione si svolse lungo la Senna, nel Campo di Marte, ma questa volta vi si accedeva passando sotto la Tour Eiffel, inaugurata pochi giorni prima, il 31 marzo 1889.
Parigi volle celebrare l’anniversario della presa della Bastiglia con un’opera faraonica, in grado di stupire il mondo.
E ci riuscì: in sei mesi la torre attirò 32 milioni di visitatori.
Questo monumento straordinario venne costruito in poco più di due anni, con la tecnica del ferro imbullonato, tecnica di cui l’ingegner Eiffel era maestro.
La Torre Eiffel, con i suoi 312 metri, risultò l’edificio più alto del mondo e mantenne a lungo questo record, che venne poi superato dai grattacieli americani degli anni Trenta del Novecento. Il progetto prevedeva che la torre fosse una costruzione effimera, da smantellare a fine Expo, come tutti gli altri padiglioni fieristici.
Ma siccome Gustave Eiffel aveva finanziato buona parte dell’impresa di tasca sua, ottenne una deroga di 20 anni per potersi rifare delle spese con gli incassi dei visitatori e grazie all’affitto che pagavano i vari locali installati sulle tre piattaforme della torre. Trascorsi i 20 anni, la Tour Eiffel era ormai diventata il simbolo di Parigi e della Francia e, per nostra fortuna, si decise di mantenerla in piedi.
Adesso torniamo in Italia, anzi, nel nuovo Regno d’Italia.
Dopo l’unificazione – e per tutto l’Ottocento – non si svolsero in Italia Esposizioni Universali, ma ci furono molti eventi fieristici a carattere nazionale. Queste esposizioni si svolsero in diverse città italiane ed ebbero un ruolo importante nell’incentivare l’economia nazionale, mettendo in mostra le produzioni delle varie aree della penisola.
La prima Esposizione Nazionalesi svolse a Firenze nel 1861, per interessamento di Quintino Sella. Si tenne presso la stazione Leopolda e vi parteciparono 8500 espositori italiani, divisi in più settori: da quello industriale, a quello agricolo, scientifico e artistico.

Esposizione Nazionale di Milano, 1871
Seguì l’esposizione di Milano del 1871, dedicata in particolare all’industria tessile e alimentare, ma anche al settore meccanico e edilizio.
Dieci anni dopo, nel 1881, toccò ancora a Milano e per la prima volta vi parteciparono molti espositori del Sud Italia e della Sicilia.
Nel 1884 si svolse una grandiosa esposizione a Torino. Ma ne parlerò in seguito, in un capitolo a parte.

Esposizione Nazionale di Palermo, 1891
Nel 1891 l’Esposizione Nazionale venne organizzata a Palermo, per interessamento di Crispi. Vi parteciparono 7000 espositori e fu visitata da 1.200.000 persone.
Nel 1898 l’expo si svolse ancora Torino. Anche di questa rassegna parlerò nel capitolo successivo.
Veniamo all’Esposizione Generale di Torino del 1884.

Panoramica dell’Esposizione Generale di Torino, 1884
I padiglioni della fiera vennero eretti nel parco del Valentino, in un’area che si estendeva dal Castello a Corso Dante. Queste strutture provvisorie vennero costruite usando ferro, legno e stucco, distribuendo il lavoro su un migliaio di artigiani e operai.
Nella realizzazione e nella decorazione intervennero i maggiori artisti e professionisti italiani: architetti e ingegneri, scultori e pittori …
Era articolata su otto divisionitematiche: Produzione scientifica e letteraria, Belle arti, Didattica, Previdenza e Assistenza Pubblica, Industrie estrattive e chimiche, Industrie meccaniche, Industrie manifatturiere e Economia rurale. In tutto parteciparono oltre 14.000 espositori e circa 3.000.000 di visitatori.
Torino affermò il proprio ruolo primario nell’Italia post unitaria, dimostrando di avere i numeri per superare la crisi dovuta alla perdita della capitale, vent’anni prima. Questa Esposizione servì da volano per la nascita del polo industriale torinese. Infatti seguirono anni floridi per la città, con l’affermazione della sua vocazione industriale.
Alla fine della manifestazione tutti i padiglioni vennero smantellati, ma restò in piedi un capolavoro ancora oggi visitabile: il Borgo medievale.

Borgo medievale, Parco del Valentino, Torino, 1884
Era stato progettato da Alfredo d’Andrade, architetto portoghese naturalizzato italiano, che ha ricreato un nucleo urbano medievale, circondato da mura e fortificazioni. Per la sua opera si ispirò ad alcuni veri castelli piemontesi e valdostani.
All’interno del borgo, sulla via maestra, si affacciano case, chiese, piazze, fontane, pozzi … A fine Expo l’opera NON fu demolita, perché fu giudicata un vero e proprio museo, dedicato all’architettura medievale, importante anche ai fini didattici.
Infine parliamo dell’Expo del 1898 a Torino
In quell’anno si celebrava il 50° anniversario dello Statuto Albertino, che nel 1861 è diventato la Costituzione del Regno d’Italia. Si pensò quindi di organizzare un’Esposizione proprio a Torino, che è la culla dello Statuto e del Risorgimento.

Panoramica dell’Esposizione Generale di Torino, 1898
Tutti i padiglioni della fiera vennero di nuovo distribuiti nel parco del Valentino. Anche in questo caso tutte le strutture erano eleganti apparati scenografici, destinati ad essere smantellati dopo pochi mesi, e quindi costruite con l’uso di gesso, legno e tela.
Faceva eccezione la Fontana dei 12 mesi, un’opera monumentale destinata a restare nel parco fino ai giorni nostri. Si trova all’estremità sud del Valentino, lungo il pendio che digrada verso il Po.

Fontana dei 12 mesi, Parco del Valentino, Torino, 1898
Il progettista della fontana era Carlo Ceppi, uno degli architetti più famosi di Torino. Infatti negli anni Sessanta aveva collaborato con Mazzucchetti alla costruzione della Stazione di Porta Nuova; poi aveva costruito e ristrutturato numerosi palazzi signorili in città e, proprio negli anni Novanta, era impegnato nella costruzione della nuova Via Pietro Micca, chiamata la Diagonale, con i suoi splendidi edifici. Ceppi era anche l’architetto responsabile dell’Esposizione, incaricato del progetto di tutti i padiglioni fieristici.
La Fontana è costituita da una grande vasca ovale, che segue la pendenza del terreno verso il Po.
Lo specchio d’acqua alla base è alimentato da una cascata, che sgorga da una terrazza, su cui si trovano quattro gruppi scultorei che rappresentano i quattro fiumi di Torino: il Po, la Dora Baltea, la Stura di Lanzo e il Sangone. Tutt’attorno alla fontana corre una balaustra, arricchita con 12 statue che si affacciano sul bacino d’acqua e raffigurano i mesi.
Tutta l’opera, sculture comprese, è stata realizzata in moderno cemento, “moderno” perché il cemento armato faceva la sua comparsa in edilizia proprio in quegli anni. La parte scultorea venne affidata ai migliori artisti dell’epoca; tra di essi, ricordiamo Edoardo Rubino, Cesare Reduzzi, Luigi Contratti, Gino Cometti, …
La rassegna torinese del 1898 ospitò 8000 espositori e 3.500.000 di visitatori.
Tra i vari padiglioni c’era anche la “Mostra internazionale di elettricità”, grande novità di fine secolo.
Questa Esposizione servì a presentare Torino non solo come città dal glorioso passato storico, ma soprattutto come città con un futuro proiettato verso il progresso tecnologico e scientifico.
Fin qui abbiamo parlato di Esposizioni Nazionali italiane. Per arrivare alle prime Expo Universali in Italia devo sforare nel Novecento
La prima Esposizione Internazionale italiana fu quella di Milano del 1906 . Aveva come tema “I Trasporti” per celebrare l’apertura della Galleria del Sempione, inaugurata proprio nel 1906.

Pianta generale dell’Esposizione Internazionale di Milano, 1906
Venne ospitata nel parco dietro il Castello Sforzesco, che prese il nome di Parco Sempione, e anche nella piazza d’armi dove, vent’anni dopo, sorgerà la Fiera di Milano.
Le due aree distavano 1.7 km e furono collegate da una ferrovia elettrica che correva a 7 metri di altezza.
In questi spazi vennero allestiti molti padiglioni provvisori, ma anche un acquario civico, che esiste tuttora ed è uno dei più antichi acquari d’Europa.
Le varie sezioni erano dedicate a tutti i settori dei trasporti: dalle ferrovie all’automobilismo, dall’aeronautica al ciclismo. Il ciclismo era ai suoi esordi: nel 1903 si era svolto il primo Tour de France; il primo Giro d’Italia si terrà nel 1909.
Al tema dei trasporti si aggiunsero anche le Telecomunicazioni: Poste, Telegrafia e Telefonia. Quest’ultima era la novità del momento.
Agli stand italiani si affiancarono quelli degli espositori stranieri, giunti da 25 Paesi. I visitatori superarono i 10 milioni.
La seconda Esposizione Universale italiana fu quella del 1911, che fu organizzata per celebrare il cinquantenario dell’Unità d’Italia e mostrare al mondo i progressi economici, sociali e culturali del nostro giovane Stato.
Questa esposizione si svolse nelle tre città italiane, Capitali del Regno: Torino, Firenze e Roma.

Palazzo della mostra etnografica, Roma, 1911
La rassegna romana era incentrata su una mostra etnografica, che proponeva un viaggio attraverso l’Italia, raccontando le bellezze delle varie regioni della penisola.
Ad esempio, la Sardegna era rappresentata dalla ricostruzione di un nuraghe; Napoli dalla riproduzione del quartiere di Santa Lucia, … Per mostrare gli usi e i costumi delle varie regioni, vennero utilizzati migliaia di manichini, ma anche veri e propri quadri viventi.

Mostra dei ritratti, Palazzo Vecchio, Firenze, 1911
A Firenze si tenne la mostra del ritratto italiano, a partire dal XVI secolo fino al 1861. Nelle sale di Palazzo Vecchio vennero esposti centinaia di ritratti di personaggi, che hanno segnato la nostra storia. La mostra voleva esaltare la diversità e il pluralismo delle varie realtà preunitarie, come fonte di ricchezza della nazione e non più come ostacolo all’unità.

Palazzo delle Feste, Esposizione Universale di Torino, 1911
A Torino la mostra del 1911 era imperniata sul progresso industriale e manifatturiero. Puntò sulle nuove tecnologie, spaziando dalla nascente industria automobilistica all’energia elettrica, applicata ai trasporti come tram e treni. Ricordiamo che la Fiat era nata dieci anni prima e aveva il suo stabilimento poco distante dal Valentino, in corso Dante.
Nei sei mesi dell’esposizione si svolsero congressi, gare sportive, concorsi, mostre, concerti, diretti dal maestro Arturo Toscanini.
Si tenne addirittura una gara d’aviazione Torino-Roma, per inaugurare il primo aeroporto di Torino, a Mirafiori, l’aeroporto Gino Lisa, che restò in funzione fino all’inizio della seconda guerra mondiale e poi fu distrutto dai bombardamenti del 1943 e non più ricostruito.

Pianta generale dell’Esposizione Internazionale di Torino, 1911
Ancora una volta l’esposizione si svolse nel Parco del Valentino, ma l’area espositiva venne ampliata, utilizzando anche la sponda destra del Po, verso la collina. Un servizio di battelli portava i visitatori da Piazza Vittorio ai padiglioni delle due rive.
Alla rassegna torinese parteciparono 31 paesi stranieri, ognuno con un proprio padiglione. Parteciparono espositori di tutti i continenti. Ad esempio: Giappone, Francia, Germania, Serbia, Impero Ottomano, …
Erano presenti quasi tutti gli stati americani: Uruguay, Argentina, Stati Uniti, Canada, Messico, Brasile, Cile, Perù, Venezuela, Bolivia, Costarica, San Salvador, Guatemala, Nicaragua e Panama, dove si stava realizzando il futuro Canale.
I padiglioni americani si trovavano tutti sulla riva destra del fiume e il Po rappresentava un simbolico oceano da attraversare.

Il Ponte Monumentale dell’Esposizione Universale di Torino, 1911
Per facilitare il collegamento tra le due rive, venne costruito un ponte monumentale a 5 arcate, largo 25 metri e lungo 106,5 metri, provvisorio come tutti i padiglioni della fiera. Si trovava circa a metà strada tra Ponte Isabella e Ponte Re Umberto, più precisamente tra il borgo medievale e il Castello.
La struttura era costruita in legno e rivestita di stucco e gesso. Era ricco di sculture, colonne e pinnacoli, tutto in gesso. L’aspetto finale era spettacolare e monumentale: dava l’idea di un ponte solidissimo.
Nella pancia del ponte correva una galleria molto ampia, utile in caso di pioggia. Era possibile percorrerla a piedi oppure facendosi trasportare da un avveniristico Tapis Roulant.
Sulla sponda destra, il ponte terminava con una struttura simile alla facciata di un castello, ornata con statue e giochi d’acqua. Questa scenografia fu indicata come Castello d’acqua. Infatti un motore elettrico – prodotto dalle Officine di Savigliano – sparava acqua fino a 10 metri d’altezza. Mille litri d’acqua al secondo, che poi ricadevano formando cascate lungo la facciata del castello. Anche questo gioiello tecnologico venne smantellato a fine Expo.
Le due aree dell’esposizione, in sponda destra e sinistra del Po, quindi erano collegate da tre ponti: uno posticcio e due in pietra e muratura: il ponte re Umberto I del 1907 e il ponte Isabella del 1880. Ma non basta.

Teleferica sul Po, Esposizione Universale di Torino, 1911
Vennero aggiunte anche due Ferrovie aeree, cioè due teleferiche, poste alle due estremità della fiera, che avevano cabine in grado di trasportare 1000 persone all’ora da sponda a sponda.
L’allestimento di tutte le strutture espositive richiese l’opera di oltre 3500 operai e artigiani, ma, finita la rassegna, tutto venne smontato in pochi mesi. Non restò nessuna struttura al Valentino di quella manifestazione.

Lo Stadium, Impianto sportivo di Torino, 1911
Sopravvisse solo un edificio, lontana dal Valentino: lo Stadium. Un faraonico impianto sportivo, inaugurato in occasione dell’Expo, che era stato costruito in periferia, alla Crocetta, nell’area dove oggi sorge il Politecnico. Fu un impianto sovradimensionato per le esigenze dell’epoca. Venne demolito nel 1946.
Per concludere, l’Esposizione Internazionale del 1911 fu un grande successo per Torino, con 7.000.000 di visitatori. Fu un evento memorabile, paragonabile solo all’Expo di Italia ’61 e alle Olimpiadi invernali del 2006.
Tirando le somme, come abbiamo visto, tutte le grandi esposizioni nazionali e internazionali ebbero un ruolo importante nel lanciare e sostenere l’economia dei vari Paesi.
In Italia le varie rassegne, nazionali e internazionali, dopo il 1861 ebbero anche il merito di rafforzare il sentimento unitario nazionale, mettendo in evidenza i benefici economici e culturali di un regno non più suddiviso in tanti piccoli stati, sottolineando i vantaggi di un vasto mercato nazionale per far circolare le nostre merci.
Nel corso del Novecento, con l’avanzare del progresso tecnologico e lo sviluppo dei mezzi di trasporto, le Esposizioni Universali si sono moltiplicate in tutti i continenti.
Dal 1911 ad oggi si sono svolte ben 146 Expo Internazionali, in tutto il mondo, 5 delle quali in Italia (Roma nel 1942 e nel 1953, poi Torino nel 1961, Genova nel 1992 e Milano nel 2015).
Oggi le Esposizioni Internazionali sono regolamentate dal BIE – Bureau International des Expositions, un organismo nato nel 1928, con una Convenzione firmata da diverse nazioni. Oggi gli Stati membri del BIE sono 185.
Per non inflazionare le manifestazioni, a partire dal 1996, il Bureau ha stabilito che gli eventi universali abbiano cadenza quinquennale.

In blu tutti gli Stati membri del BIE – Bureaux International des Expositions
Le nazioni che intendono organizzare una Expo internazionale devono candidarsi presso il BIE, con un intervallo minimo di 15 anni dall’ultima edizione.
Ancora oggi questi grandi eventi sono un’occasione eccezionale di incontro tra imprese, ma anche fra cittadini. Consentono di veicolare scambi culturali, ma anche scambi di competenze e di esperienze. Rafforzano le relazioni internazionali. Incoraggiano lo sviluppo e stimolano a lavorare per l’ambiente.
Santena, 14 maggio 2025