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ALEXANDRE DUMAS. UNO SCRITTORE AMANTE DELL'ITALIA AMICO DI GARIBALDI
di Irma Eandi

Indice
Luigi Napoleone Bonaparte e la Repubblica di Roma
Ritorno a Napoli e l'incontro con Garibaldi
E per concludere una curiosità ghiotta...Alexandre Dumas e il Bicerin
Dumas e l'amore per l'Italia
L'Italia ha avuto una grande influenza sulle opere di Alexandre Dumas; egli ne ha raccontato i paesaggi e la storia, dall'antichità al Rinascimento fino al Risorgimento e molte delle sue opere hanno il nostro paese come scenario. Dumas aveva l'Italia nel cuore, ma era anche nel cuore dell'Italia: egli prese parte infatti ai movimenti del Risorgimento frequentando i patrioti italiani in esilio a Parigi, la Giovine Italia, la società segreta dei carbonari, fino a diventare amico di Garibaldi e suo biografo personale.
Questa passione per il nostro paese ha origine fin dalla prima gioventù del giovane Dumas, già all'età di 16 anni inizia lo studio della lingua di Dante e successivamente scopre la letteratura romanzesca italiana attraverso la lettura del romanzo di Ugo Foscolo Ultime lettere di Jacopo Ortis. La sua padronanza dell'italiano gli permette di intraprendere la traduzione della Divina Commedia di Dante che non riuscirà però a completare.
Nato in Francia, Dumas ha vissuto a Parigi dove è stato una personalità importante della vita intellettuale, ma ha trascorso buona parte della sua vita anche in Italia, a Firenze e a Napoli in particolare dove creò un giornale, L'Indipendente, sul quale scrisse ogni giorno dal 1860 al 1864.
Le avventure personali in Italia, i luoghi visitati, le persone incontrate hanno nutrito i suoi racconti; basti ricordare che buona parte de Il Conte di Montecristo, una delle sue opere più famose, è ambientata a Roma.
Padre del romanzo a puntate, precursore delle odierne serie televisive, Dumas è entrato nella cultura popolare e le sue opere sono arrivate ai giorni nostri anche attraverso trasposizioni in forma televisiva e cinematografica, ma probabilmente è molto meno nota la sua personale amicizia con uno degli eroi del nostro Risorgimento, Giuseppe Garibaldi.
Il Gran Tour in Italia
Alexandre Dumas compie il suo primo viaggio in Italia nel 1832. Colpito dal colera, deve lasciare Parigi per respirare aria più pura altrove, inoltre, poiché coinvolto nelle sommosse del giugno 1832 nella capitale francese, gli viene consigliato di lasciare la Francia per farsi dimenticare. Due anni prima, durante la rivoluzione di luglio 1830, a ventotto anni, Dumas si trovava sulle barricate e lì ebbe modo di incontrare Alexandre Bixio, fratello maggiore di Nino Bixio futuro Generale di Garibaldi, di cui diventerà grande amico.
Tra il giugno e il dicembre 1835, Alexandre Dumas affronta il suo viaggio più importante in Italia con la compagna Ida Ferrier, il pittore Janin e il suo cane Milord. Sarà un viaggio da antologia.
Denunciato fin dall'inizio con una lettera anonima che lo indica come emissario del Comitato Rivoluzionario di Parigi, Dumas è ricercato da tutte le polizie d'Italia. I problemi dello scrittore iniziano a Genova dove un emissario del re Carlo Alberto gli intima di lasciare la città entro ventiquattro ore in quanto persona non grata, le sue opere infatti sono inserite dal Vaticano nell'Indice dei libri proibiti. Quindi Dumas prosegue il viaggio da Roma a Napoli, passando per la Sicilia e la Calabria. Si stabilirà quindi un vero e proprio gioco del gatto e del topo tra lo scrittore francese e le autorità locali che vogliono espellerlo, ma che hanno sempre qualche giorno di ritardo sul suo passaggio; ne sono testimonianza le numerose schede delle polizie segrete consultabili presso gli archivi di stato di Milano, Napoli, Firenze e Roma o nell'Archivio Apostolico Vaticano.
Per andare a Napoli dovrà cambiare nome, infatti il visto per il Regno delle Due Sicilie gli è negato in seguito ad una segnalazione. D'ora in poi viaggerà sotto il falso nome di Joseph Guichard, prendendo l'identità del suo amico pittore. La scoperta di Napoli è una rivelazione per lo scrittore, la racconta ne Il Corricolo, opera nella quale descrive la città, i suoi costumi e i suoi personaggi pittoreschi oltre a frequentare il Teatro San Carlo. Così la descrive:
“Napoli…si compone di tre strade in cui si va sempre e di cinquecento strade in cui non si va mai. Le tre strade si chiamano Chiaia, Toledo e Forcella. Le altre cinquecento non hanno nome: sono l’opera di Dedalo, il labirinto di Creta, con il Minotauro in meno e i lazzaroni in piú.”
Alexandre Dumas, Il Corricolo, 1841
Per andare in Sicilia, Dumas affitta una speronara, graziosa piccola imbarcazione con la forza di un peschereccio, con un intero equipaggio di siciliani più un cuoco reclutato personalmente a Napoli, non dimentichiamo che Alexandre Dumas è stato anche un formidabile buongustaio. Di Palermo farà una descrizione di città figlia dei Fenici incantevole e sensuale. Compiuto il giro dell'isola, visitate le sue città principali e le isole Eolie, Dumas passa in Calabria e poi torna a Napoli ove consegna in gran segreto alcune lettere dei Carbonari di Francia per i fratelli di Sicilia: nascosto nella fodera del suo cappello egli portava con sé un progetto di rivoluzione! Questo particolare progetto, che non si concretizzerà mai, resterà a lungo segreto e verrà riportato solo nel 1861 nelle colonne del suo giornale L'Indipendente. Spinto da un sentimento antiborbonico (suo padre, il generale Thomas Alexandre Davy de La Pailleterie aveva partecipato alla campagna d'Egitto del generale Bonaparte, ma era stato arrestato e incarcerato a Taranto sotto Re Ferdinando I) lo scrittore voleva unire la Carboneria francese a quella siciliana per smantellare il Regno delle due Sicilie.
In seguito ad una denuncia viene arrestato dalla polizia che lo espelle dal Regno delle Due Sicilie, si dirige quindi a Roma dove incontrerà Stendhal e l'amica George Sand e da dove verrà espulso nuovamente dalla polizia vaticana. In seguito farà ritorno a Parigi.
Nel suo viaggio successivo, avendo il divieto di ingresso a Napoli, a Genova e a Roma, Dumas sceglie di andare a Firenze e nel 1840 partirà nuovamente per l'Italia per andare a vivere lì . La città gli offre settantamila franchi perché scriva il catalogo della Galleria degli Uffizi; di Firenze schiverà in seguito “la più bella d'Italia e quindi del mondo”. L'opera monumentale uscirà in serie di 98 numeri, che saranno raggruppati in 6 volumi.
A Firenze, Dumas rende spesso visita al principe Jérome Napoléon, fratello di Napoleone Bonaparte, che abita nella villa di Quarto. Un giorno il principe gli affida il figlio di 19 anni in veste di formatore in virtù della vasta conoscenza della storia di Francia. Insieme vanno all'Isola d'Elba e da lì scoprono la misteriosa Isola di Montecristo.

In quella occasione lo scrittore prometterà al suo giovane compagno di intitolare L'isola di Montecristo una delle sue opere, in ricordo del viaggio fatto insieme. Di ritorno a Parigi, nel 1843 inizia l'elaborazione e la stesura del romanzo che, nell'estate del 1844 con il titolo Il Conte di Montecristo, inizia ad essere pubblicato a puntate sul Journal de débats, subito dopo avverrà la pubblicazione a puntate nel giornale Le Siecle de I tre Moschettieri, che farà parte di una trilogia con l’uscita successiva di Vent'anni dopo e de Il visconte di Bragelonne. Dumas realizza così, uno dopo l'altro, i suoi più grandi successi letterari.
Luigi Napoleone Bonaparte e la Repubblica di Roma

Nel febbraio 1848 le barricate si alzano di nuovo a Parigi e Dumas prende parte al movimento. La Repubblica è finalmente instaurata. Come nel 1830 movimenti simili appaiono ovunque in Europa: è la primavera dei popoli!
Nel suo giornale Le Mois, creato nel 1848, Dumas racconta le rivolte in Italia e nell'aprile di quell'anno si legge:
“La celebre principessa di Belgiojoso è approdata a Genova con duecento volontari napoletani e calabresi, attrezzati e da lei pagati per tutta la durata della campagna. L'entusiasmo è ovunque al suo culmine. Sacerdoti, monaci, donne, bambini, anziani, validi e invalidi, tutti offrono la loro dedizione senza limiti alla causa italiana. Le signore milanesi fabbricano attrezzature militari e munizioni.”
A dicembre si tengono in Francia le elezioni per nominare il primo presidente della repubblica. Dumas si schiera con Luigi Napoleone Bonaparte che vince le elezioni. Ma ben presto questi tradisce gli ideali in cui avevano creduto coloro i quali, tra cui Dumas, l'avevano sostenuto, infatti nel 1849 Luigi Napoleone decide di inviare l'esercito della Repubblica francese a Roma dove la Repubblica Romana è appena nata ed ha cacciato il Papa. Con la scusa di poter meglio proteggerli, chiede ai romani di mettersi sotto la tutela del suo esercito. La giovane Repubblica romana desidera mantenere la propria autonomia e rifiuta di cedere il potere. Così nell'aprile 1849 l'esercito francese la attacca sostenendo che i repubblicani romani avevano rifiutato la sua protezione e che pertanto doveva ristabilire l'ordine. A Parigi i repubblicani più ferventi gridano al tradimento e Dumas, nel settembre 1849, attaccherà duramente dalle pagine del suo giornale Luigi Napoleone denunciandone con indignazione il tradimento. Lo scrittore accusa il governo di aver “tolto a Roma l'oceano di libertà dove si abbeverava” e denuncia” Roma cade. Vittoria per noi più fatale che delle nostre sconfitte”.
E' in un articolo dell'ottobre 1849 che Dumas per la prima volta loda il coraggio di Garibaldi che ha combattuto per la difesa della Repubblica romana. Nel gennaio 1850 pubblica il racconto Una nuova Troia, in cui narra i fatti eroici del generale quando era in America del Sud. Garibaldi diventa un eroe dumasiano.
Dumas e Garibaldi

“Egli aveva il suo cappello grigio colla penna ed il suo poncho di Montevideo” A. Dumas, L'Indipendente 5 sett. 1862
Nell'agosto del 1849 il generale Melchor Pacheco y Obes, compagno d'armi di Giuseppe Garibaldi in Sud America, compie un viaggio da Montevideo a Parigi per chiedere il sostegno del governo francese contro il tiranno Juan Manuel de Rosas. Le sue invocazioni presso Luigi Bonaparte cadranno nel vuoto, ma nella capitale francese avrà l'occasione di incontrare Alexandre Dumas che lo accoglie a braccia aperte e che nelle serate passate insieme ascolterà i racconti dei combattimenti e degli eroi di Montevideo. Questa testimonianza di prima mano del generale Pacheco permette allo scrittore di scrivere l'arringa per la città assediata, Montevideo una nuova Troia, in cui così descrive Garibaldi: “Cerchiamo di far conoscere ai nostri contemporanei, dal punto di vista fisico e morale, un uomo così potente che si è potuto attaccare solo calunniandolo. Dal punto di vista fisico, Garibaldi è un uomo di 38 anni, di media statura, ben proporzionato, con capelli biondi, occhi azzurri, naso, fronte e mento greci, cioè avvicinandosi il più possibile al vero tipo di bellezza. Porta la barba lunga. Il suo abbigliamento ordinario è una redingote stretta al corpo, senza alcuna insegna militare. I suoi movimenti sono graziosi. La sua voce, di una dolcezza infinita, sembra un canto.”
Il testo si conclude con un vibrante omaggio agli italiani, ai montevideani e agli ungheresi i quali speravano invano nell'aiuto della Francia. Dumas inoltre dichiara che scrive in loro onore e proclama che verrà il giorno in cui le loro repubbliche vedranno la luce e che spera di ottenere un posto di cittadino nelle loro future repubbliche.
Nel frattempo, a seguito del fallimento della Repubblica romana, Garibaldi è costretto all'esilio, tornerà in Italia solo dieci anni dopo.
Nel 1859 lo scrittore prepara un nuovo progetto grandioso di viaggio in Oriente: vuole vedere la Grecia dei personaggi dell'antichità classica, la Bisanzio del basso impero e la Costantinopoli di Maometto, la Siria dell'Impero romano, la Palestina delle Crociate, l'Egitto dai Faraoni ai suoi contemporanei. Ma quando apprende del ritorno di Giuseppe Garibaldi e del suo progetto di riprendere le armi per liberare e unificare l'Italia, abbandona il progetto di questo viaggio e lo raggiunge a Torino. L'incontro sarà suggellato in “un abbraccio fraterno e leale che unisce due persone per la vita”.
Il generale sta preparando la sua campagna e Dumas si propone di fornirgli delle armi e la sua piuma, lavorerà infatti alla stesura delle sue memorie. Dumas si rende conto da subito che Garibaldi, uomo d'azione, non ha la pazienza necessaria a dettare le sue memorie e così concordano che lo scrittore lavorerà partendo dai manoscritti che Garibaldi ha già scritto. Mèmoires de Garibaldi pubblicata nel 1860, sarà un'opera in cui lo scrittore rielabora con il suo stile distintivo le memorie autografe del Generale completando il racconto della sua vita fino alla Repubblica Romana.

Nel maggio del 1860 Garibaldi si imbarca nella sua spedizione dei Mille. Dumas lo seguirà con la sua goletta Emma; sbarcato a Palermo il 9 giugno, racconterà poi la conquista della Sicilia ne Les Garibaldiens, una cronaca vivace che univa giornalismo e narrativa. Con lui si è anche imbarcato il fotografo Gustave Le Gray, il quale in seguito allo sbarco in Sicilia, realizzerà a Palermo uno dei primi fotoreportage di guerra della storia. Fotograferà le barricate di Palermo, farà un ritratto di Garibaldi che farà il giro d'Italia e del mondo, Con queste immagini e con i suoi scritti, Dumas contribuisce a fare di Garibaldi un mito.

Il romanzo storico Les garibaldiens, pubblicato nel 1861, cattura l'atmosfera della spedizione dei Mille e la figura di Garibaldi contribuendo a creare il mito del condottiero e della Sicilia come “polveriera d'Italia”. Dumas rinnova il suo conto in sospeso con i Borboni di Napoli, accusandoli di aver avvelenato suo padre.
Per continuare nel suo progetto di liberazione dell'Italia, Garibaldi ha bisogno di altre armi ed affida la missione a Dumas, questi dovrà tornare in Francia per acquistare centomila franchi di fucili ed affinare la sua piuma: al suo ritorno fonderà un giornale schierandosi per l'Unità d'Italia, per il quale Garibaldi propone come titolo L'Indipendente.
Dumas quindi acquista a Marsiglia una goletta veloce, Emma, che riempie di armi per la spedizione dei Mille.
Una volta trovate le armi, lo scrittore francese così termina la lettera indirizzata all’Eroe:
“Infine ho la furiosa volontà di avere a che fare con le sue vittorie. Deve perdonarmi.
La amo.
Alex. Dumas”
Ritorno a Napoli e l'incontro con Garibaldi
Acquistato il carico di armi, Dumas deve raggiungere Garibaldi a Napoli e, una volta conquistata la città, consegnargli il carico. Lo scrittore racconta il loro nuovo incontro: - Ah! Eccoti, gridò lui vedendomi. Grazie a Dio , ti sei fatto aspettare abbastanza!
Era la prima volta che il generale mi dava del tu. Mi gettai tra le sue braccia piangendo di gioia.”
Dumas si stabilisce in città a palazzo Chiatamonte e Garibaldi lo nomina Direttore dei musei e degli scavi di Pompei, carica che manterrà dal 1861 al 1864. Aveva visitato la città sepolta dalle ceneri del Vesuvio nel viaggio del 1835 e in uno dei primi colloqui con il generale, gli aveva ricordato proprio l'importanza di quel luogo e della cura necessaria per valorizzarla.

Dumas parla dei suoi progetti per Pompei nell’Indipendente, di cui fa installare gli uffici nel palazzo di Chiatamonte. Il giornale continuerà ad essere stampato fino al 1876 e curatore della redazione italiana sarà Eugenio Torelli Viollier, futuro fondatore del Corriere della sera. Lo scrittore vivrà a Napoli per quattro anni e pubblichrà sul suo quotidiano cronache, pamphlet, romanzi, racconti storici. I suoi articoli contro il brigantaggio e la camorra o contro la pena di morte gli valgono il riconoscimento dei suoi lettori e diverse città italiane gli conferiscono la cittadinanza onoraria.
Pienamente inserito nella cultura napoletana, Dumas ebbe l’opportunità di consultare documenti storici e diari reali, conoscenza che riversò neLa Sanfelice, 1600 pagine di intrighi e storia. Leggere i romanzi del periodo napoletano è per il lettore un viaggio nel tempo, attraverso gli occhi di Dumas si può osservare una città viva e non stereotipata, da Castel Capuano a Palazzo Reale, da Pompei a Sorrento ogni via e ogni angolo è pronto a regalarci una storia. Storie di affanni e di miserie, ma anche di ingegno e amore per la cultura.
L’impresa garibaldina e la permanenza a Napoli fino al 1864 serviranno a mantenere impegnato il carattere vulcanico dello scrittore francese.
Col suo bagaglio pieno di racconti, esperienze di vita e con gli occhi colmi di bellezza, Dumas tornò a Parigi e continuò a scrivere grandi opere ed è bello immaginare che nei tratti dei suoi indimenticabili protagonisti ci possa essere qualche sfumatura di qualche nostro lontano antenato.
“Napoli è il fiore del paradiso. L’ultima avventura della mia vita […] lascio la città più bella del mondo” così scrisse Alexandre Dumas al suo ritorno in Francia.
BIOGRAFIA
Alexandre Dumas nato in Francia il 24 luglio 1802 a Villers-Cotterets, fu definito Padre perché anche suo figlio porterà il suo nome.
Dumas padre è uno dei più celebri scrittori e drammaturghi francesi, noto per i suoi romanzi storici e per il suo contributo al teatro romantico.
Il padre di Dumas, Thomas Alexandre Davy de La Pailleterie, era figlio di un proprietario terriero nella colonia francese di Santo Domingo (oggi Haiti) e di una schiava haitiana riscattata, Marie-Cessette Dumas. Ereditò il titolo di marchese de la Pailletterie, ma preferì conservare il nome della madre, Dumas, con il quale divenne generale dell'esercito repubblicano francese.
Dumas visse un'infanzia segnata dalla perdita precoce del padre, che morì quando lui aveva solo tre anni e mezzo.
Dopo la morte del padre, Dumas fu allevato dalla madre, Marie-Louise Labouret, in condizioni economiche difficili. Nonostante le limitate opportunità di istruzione, mostrò fin da giovane un forte interesse per la letteratura. A 21 anni si trasferì a Parigi e iniziò a lavorare come copista per Luigi Filippo, duca d'Orléans. La sua carriera letteraria decollò nel 1829 con il dramma Henri III et sa cour, che ottenne un grande successo e gli permise di dedicarsi completamente alla scrittura.
I critici negli anni hanno contestato la paternità di alcune sue opere. Secondo alcuni faceva ricorso ad altri scrittori, soprattutto Auguste Maguet. Recenti ricerche hanno dimostrato che tra i due c'era una stretta collaborazione: Dumas sceglieva il tema e modificava le stesure di Maguet. La paternità dei suoi scritti gli viene confermata, ma è probabile che senza aiuti non sarebbe riuscito a scrivere così tanto.
Tra i suoi romanzi più famosi possiamo ricordare
Il Conte di Montecristo (1844)
I tre Moschettieri (1844)
Vent'anni dopo (1845)
La regina Margot 1845)
La dama di Monsoreau (1846)
Il visconte di Bragelonne (1848)
Libri questi che hanno avuto un forte impatto sulla letteratura francese e non solo, ma sono stati anche fonte di numerosi film ed opere nel corso degli anni. Ma si tratta soltanto alcune delle centinaia di opere realizzate, o comunque firmate, dallo scrittore.
Alexandre Dumas morirà il 5 dicembre 1870 a Neuville-lès-Dieppe. Nel 2002 le sue ceneri sono state trasferite al Panthéon di Parigi, onorando così il suo contributo alla cultura francese.
Grande amatore, ebbe molte donne e con due diventò padre. Dalla relazione con Catherine Labay, una sarta, nel 1824 venne alla luce Alexandre Dumas figlio, autore della Signora delle camelie, alla base del melodramma di Giuseppe Verdi La traviata. Dal rapporto con Anna Bauër, nacque invece Henry Bauër, giornalista e polemista.
E per concludere una curiosità ghiotta...
Alexandre Dumas e il Bicerin

Passeggiando dalle parti di piazza della Consolata, nella Torino di 170 anni fa, poteva accadere di incontrare un signore distinto, con un paio di vistosi baffi e uno spiccato accento francese. Probabilmente sarebbe stato di fretta, ansioso di celebrare quello che per lui, come per altri contemporanei, era diventato un rito durante la permanenza nella capitale sabauda: bere la bevanda tipica a base di latte, caffè e cioccolato inventata qui e tanto famosa da prestare il nome al luogo di produzione: Al Bicerin, appunto, da quasi tre secoli sentinella del gusto dalle parti di Porta Palazzo.
Il gentiluomo in questione era Alexandre Dumas.
Il Caffè Al Bicerin conserva ancora oggi l’atmosfera di un tempo. I tavolini in marmo sono gli stessi, così come boiseries, arredi e vetrine affacciate sulla piazza.
A Torino Dumas soggiornò per la prima volta nel 1852 e restò affascinato dalla città, come molti suoi contemporanei, forse per l’architettura elegante o, più probabilmente, per via dell’atmosfera che si respirava nel capoluogo piemontese e che ne faceva un po’ un avamposto cisalpino. Alla capitale sabauda dedicò il romanzo Il paggio del duca (ed. da Viglongo, 1977), ambientato all’epoca di Emanuele Filiberto. Ma è ai sapori torinesi che si affezionò e a cui fece riferimento nelle lettere dirette alla madrepatria: un fatto non insolito, poiché si sa che la letteratura e la buona cucina spesso vanno a braccetto.
Curiose sono però le sue annotazioni, più simili agli entusiasmi di un comune turista, che agli appunti di uno dei padri della letteratura francese. Dal suo alloggio all’Hotel de l’Europe in piazza Castello, Dumas si spostava al Caffè San Carlo e, soprattutto, al celebre Caffè Al Bicerin di piazza della Consolata. Lì trascorreva interi pomeriggi sorseggiando la bevanda e osservando la città. Ne scrisse con entusiasmo:
«Tra le cose belle e buone che ho trovato a Torino, non dimenticherò mai il Bicerin, quell’eccellente bevanda al caffè, latte e cioccolato, che viene servita in tutti i caffè ad un costo relativamente basso».
“Non ho l'uniforme, ma ho lo spirito.
Il mio cuore è moschettiere e mi trascina”
Alexandre Dumas
Santena, 4 marzo 2026
Bibliografia e sitografia
Jocelyn Fiorina, Alexandre Dumas, l'Italia nel cuore – Alexandre Dumas, l'Italie au coeur – Edizioni Segni d'autore 2021
https://biografieonline.it/biografia-alexandre-dumas-padrehttps:
treccani.it/enciclopedia/alexandre-dumas/