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BREVE STORIA DELL’INNO D’ITALIA E DI ALTRI INNI/CANTI


di Andrea Serani

INDICE:

LA FANFARA E MARCIA REALE D’ORDINANZA

NASCITA DEGLI INNI RISORGIMENTALI

IL CANTO DEGLI ITALIANI

PERIODO SUCCESSIVO ALL’UNITA’ D’ITALIA

PERIODO FASCISTA

PERIODO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

PERIODO SUCCESSIVO AL II CONFLITTO MONDIALE

ELIMINAZIONE DEL “SI”

LA FANFARA E MARCIA REALE D’ORDINANZA

IL CANTO DEGLI ITALIANI O FRATELLI D’ITALIA O L’INNO DI MAMELI

LA CANZONE DEL PIAVE

LA BANDIERA DEI TRE COLORI

ADDIO, MIA BELLA ADDIO

LA BELLA GIGOGIN

ALL’ARMI, ALL’ARMI (INNO DI GARIBALDI)

VA PENSIERO

ADDIO LUGANO BELLA

TAPUM TAPUM TAPUM

LA CANZONE DEL GRAPPA

BELLA CIAO

GIOVINEZZA

NOTE BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE

divisore 4

LA FANFARA E MARCIA REALE D’ORDINANZA

Per esporre in modo organico l’argomento proposto in questo incontro, è necessario fare riferimento ad un periodo storico precedente alla proclamazione del regno d’Italia, datata, come noto, al 17 marzo 1861.

Precisamente bisogna risalire al regno di Sardegna e alla sua “Fanfara e marcia reale d’ordinanza”.

L’origine di questa non è del tutto chiara. Secondo alcuni studiosi sembra che il re Carlo Alberto, subito dopo la sua salita al trono nel 1831 (altre fonti fanno riferimento al suo predecessore Carlo Felice) desiderasse un nuovo testo musicale che accompagnasse lui e le sue truppe nelle rispettive uscite, sostituendo così un precedente inno, ritenuto ormai obsoleto.

Fu così che il piemontese Giuseppe Gabetti, capobanda del I reggimento Savoia, ebbe questo incarico e lavorando di gran lena ben presto presentò al sovrano due diverse proposte musicali di inno. Il re scelse quella che il musicista riteneva meno valida. Non tutti gli esperti del settore gradirono la composizione in quanto giudicata troppo militaresca.

Secondo altri fonti sembra che nel 1834 venisse indetto un concorso, cui partecipò lo stesso Giuseppe Gabetti, per dar vita ad una nuova marcia reale d’ordinanza della casa Savoia e vinto proprio dal Gabetti.

In ogni caso la sua prima esecuzione avvenne nell’agosto del 1834 durante una perlustrazione del sovrano ad alcune truppe.

La Marcia si apriva con tre squilli di tromba seguiti da una fanfara, di cui non è noto l’autore, la quale veniva tralasciata in alcune occasioni.

Per quanto riguarda il testo, dato il particolare carattere militaresco della musica, che poco si adattava alle parole, solo dopo il 1861, quando essa divenne l’inno dell’Italia unita, si pensò di scriverne uno appropriato, benchè sembra che ne circolassero già diversi.

Riguardo alla figura del compositore piemontese, Giuseppe Gabetti, possiamo dire che egli nacque a Torino il 4 marzo 1792 e morì a La Morra (Cuneo) il 22 gennaio 1862.

Dopo aver eseguito l’incarico datogli dal re, sembra non volesse accettare alcuna ricompensa. Fu compositore di messe, vespri e balli, direttore d’orchestra del Teatro Regio e violinista di corte.

NASCITA DEGLI INNI RISORGIMENTALI

La rivoluzione francese, del 1789, ebbe come conseguenze particolari dei sostanziali mutamenti in campo sociale, politico, ideologico che comportarono la nascita del principio di “Nazione” da cui derivò la necessità per ognuna di esse di dotarsi di un inno identificativo.

Pertanto durante il periodo risorgimentale, nei vari stati in cui era suddivisa l’Italia, sorsero diversi canti che esprimevano i sentimenti patriottici che accompagnavano coloro che lottavano per la libertà.

Nell’elenco sottostante vengono riportati quelli più importanti.

  • La bandiera dei tre colori (canto del 1848. Versi e musica di Anonimo)
  • Addio, mia bella addio (Firenze, 1848. Musica di Anonimo e versi di Carlo Alberto Bosi, poeta fiorentino, che scrisse il canto per il battaglione Toscana, in occasione della I guerra d’indipendenza).
  • La bella Gigogin (scritta nel 1858 dal compositore milanese Paolo Giorza. Gigogin è il diminutivo piemontese di Teresina che, già per i carbonari, indicava l’Italia).
  • All’armi, all’armi (inno a Garibaldi. Torino, 1858. Musica di Alessio Oliviero e versi di Luigi Mercantini)
  • Il canto degli Italiani, cui spettò la posizione di maggior rilievo e di cui pertanto parleremo dettagliatamente.

IL CANTO DEGLI ITALIANI

Prima di addentrarci nella storia di tale canto, si ritiene opportuno dare qualche notizia biografica dei suoi due autori: Goffredo Mameli e Michele Novaro.

Goffredo Mameli e Michele Novaro

Goffredo Mameli e Michele Novaro

Goffredo Mameli nacque a Genova nel 1827. Fu poeta e patriota risorgimentale famoso proprio per aver scritto “Il canto degli Italiani”. Dopo aver partecipato alla prima guerra d’indipendenza, nel ’49 combatté per difendere dai francesi la Repubblica Romana, a fianco di Garibaldi e Bixio. Fu ferito ad una gamba che andò in cancrena e gli causò la morte nel luglio dello stesso anno, a soli 22 anni, nonostante il tentativo di salvargli la vita tramite amputazione.

Michele Novaro (Genova, 1818), compositore musicale, dedicò la sua attività patriottica a comporre canti ed inni patriottici. Morì, sempre a Genova, nel 1885.

Il testo del Canto fu scritto a Genova, secondo alcuni studiosi il 10 settembre 1847, mentre per altri, tra cui Giosuè Carducci, l’8 settembre 1847. Due mesi dopo, nel novembre, Mameli inviò il testo al compositore Michele Novaro che si trovava a Torino. Costui effettuò variazioni di parole in alcune strofe ed aggiunse il “sì!” nel ritornello finale.

Il testo è composto da cinque strofe intervallate da uno stesso ritornello.

Nella prima stesura Mameli, che era repubblicano e che aveva molto apprezzato l’inno francese, si ispirò a quest’ultimo quando scrisse “stringiamci a coorte” rifacendosi alla frase “formez vos battaillons” (formate i vostri battaglioni).

Il compositore inoltre, avendo una forte cultura classica, oltre a mettere in risalto azioni dell’antica Roma repubblicana, si ispirò anche all’antichità greca che pure essa veniva esaltata come esempio da seguire per liberarsi dal dominio straniero.

Infine, nella quinta strofa, non manca un riferimento alla situazione politica della Polonia che, come l’Italia, non aveva Patria e si trovava assoggettata al dominio austriaco, russo e prussiano.

La prima volta che venne presentato ufficialmente il Canto degli Italiani fu a Genova, il 10 dicembre 1847, sul piazzale del santuario di Nostra Signora di Loreto, durante la commemorazione di una rivolta tenutasi cento anni prima, in un quartiere genovese, proprio contro l’impero asburgico.

Considerando che Mameli era un mazziniano convinto, l’inno fu proibito ufficialmente dalle autorità sabaude fino alla promulgazione dello statuto albertino del marzo del 1848. La sua esecuzione, sia canora che musicale, venne pure proibita dalla polizia austriaca fino alla conclusione della I guerra mondale.

Il Canto degli Italiani, dal carattere oltre che repubblicano anche decisamente risorgimentale, grazie alla sua orecchiabilità si diffuse rapidamente e venne intonato durante le cinque giornate di Milano (1848), durante la breve vita della Repubblica Romana (1849), in occasione della I guerra d’indipendenza (1848-1849), soprattutto tra i volontari repubblicani, mentre tra le truppe sabaude era diffuso anche il già ricordato canto risorgimentale “Addio, mia bella addio”. Pure nella II guerra d’indipendenza (1859) fu intonato il Canto degli Italiani, spesso accanto al brano canoro-musicale “La bella Gigogin” e al “Va, pensiero” di Giuseppe Verdi. Anche la spedizione dei Mille (1860) fu accompagnata dall’Inno di Mameli che lo stesso Garibaldi era solito cantare o fischiettare spesso, assieme all’ “Inno di Garibaldi”.

PERIODO SUCCESSIVO ALL’UNITA’ D’ITALIA

Come già accennato precedentemente, dopo l’unità d’Italia (1861) quale inno nazionale fu scelta la Marcia Reale di Gabetti. Infatti Il Canto degli Italiani mal si conciliava con l’epilogo monarchico dell’unità d’Italia. Anche durante la III guerra d’indipendenza (1866) e la presa di Roma (20 settembre 1870) il Canto degli Italiani fu uno dei canti più diffusi.

Terminato il periodo risorgimentale, il Canto degli Italiani e gli altri canti tipici di questa fase storica furono oscurati da altri brani musicali a carattere sociale e politico, come per esempio “Il canto dei lavoratori” e “Addio Lugano”.

Fu con la I guerra mondiale (1915-1918) che il Canto degli Italiani riprese vigore grazie all’interventismo democratico. Tuttavia durante questa guerra si diffusero tra i soldati anche canzoni di protesta contro il conflitto, come “Tapum, tapum, tapum”.

Per quanto riguarda i canti di natura prettamente patriottica al Canto degli Italiani si preferirono brani aventi un carattere maggiormente militare, come la “Canzone del Grappa”, “La campana di San Giusto” e soprattutto “La leggenda del Piave”. Si precisa che quest’ultima fu scritta nel 1918 da E.A. Mario, pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta (1884-1961), un prolifico autore napoletano di canzoni di vario genere, dalle canzonette alle canzoni militari.

PERIODO FASCISTA

Com’è facile presupporre, durante il periodo fascista, seguente alla marcia su Roma (1922), assunsero grande importanza i canti inneggianti al fascismo e a Mussolini. Vennero infatti diffusi capillarmente tra la popolazione ed insegnati nelle scuole. Naturalmente tutti i canti non fascisti passarono in secondo piano. Stessa sorte toccò all’Inno di Mameli. Infine, nel 1932, il segretario Achille Starace vietò ufficialmente quelli giudicati sovversivi in quanto a carattere anarchico o socialista, come “L’Internazionale” ed “Il canto dei lavoratori”. Proibiti furono anche gli inni di quelle nazioni che non erano simpatizzanti del fascismo, come per esempio “La marsigliese”. Naturalmente riscossero successo, almeno negli ambienti ufficiali, l’inno nazista e quello franchista. Riguardo ai canti risorgimentali c’è da dire che essi furono tollerati. Il Canto degli Italiani proibito, come già detto, nelle manifestazioni ufficiali, era concesso solo in particolari occasioni.

Precisiamo che durante il periodo fascista, dopo il 1925, anno a cui risale la versione ufficiale della canzone “Giovinezza”, nelle cerimonie ufficiali si eseguiva la prima strofa della Marcia Reale (quest’ultima continuava ad essere l’inno italiano) seguita subito però dalla prima strofa cantata di Giovinezza, rendendo così di fatto questo canto il secondo inno d’Italia.

Giovinezza, la cui musica inizialmente ebbe un carattere goliardico, nacque nel 1909 ad opera del compositore Giuseppe Blanc. In seguito vennero aggiunte le parole da parte di Nino Oxilia, le quali subirono vari mutamenti fino ad arrivare alla versione ufficiale del 1925.

PERIODO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Durante la II guerra mondiale vennero diffusi anche per radio molte canzoni fasciste composte da musicisti vicini al regime. Pertanto i canti popolari sorti spontaneamente erano pochissimi.

Poiché la monarchia italiana era criticata da una parte degli ambienti antifascisti per aver permesso l’instaurarsi della dittatura di Mussolini, dopo l’8 settembre 1943 il governo Badoglio stabilì provvisoriamente come inno nazionale italiano “La canzone del Piave”, che andò così a sostituire la Marcia Reale. Si sperava infatti che il ricordo della vittoria durante la I guerra mondiale infondesse coraggio e ardire ai soldati del regio esercito durante i combattimenti contro le truppe tedesche e quelle della RSI.

Nell’Italia meridionale liberata dagli Alleati e nelle zone a nord del fronte di guerra, controllate dai partigiani, tornò ad essere cantato Fratelli d’Italia insieme agli altri canti risorgimentali e a canzoni partigiane.

In particolare il Canto degli Italiani era molto diffuso negli ambienti antifascisti e si accompagnò a canzoni partigiane come “Bella Ciao” e “Fischia il vento”. Secondo alcuni studiosi questo particolare successo favorì la scelta del Canto degli Italiani come inno provvisorio della Repubblica Italiana

PERIODO SUCCESSIVO AL II CONFLITTO MONDIALE

Terminata la II guerra mondiale, dopo il referendum del 2 giugno 1946 che sancì la nascita della Repubblica Italiana, si aprì il dibattito relativo all’inno nazionale.

La scelta verteva su questi pezzi musicali:

  • Va, pensiero, tratto dall’opera lirica “Il Nabucco” di Verdi, divenuto un famoso canto patriottico risorgimentale;
  • Il Canto degli Italiani;
  • L’inno di Garibaldi, preferito in particolare dal Partito Comunista;
  • La canzone del Piave;
  • Un nuovo brano musicale da comporre appositamente.

Il 12 ottobre 1946 venne approvata dal governo De Gasperi la proposta avanzata dal ministro della difesa, il repubblicano Cipriano Facchinetti, che indicò come inno provvisorio Il Canto degli Italiani. Cosicché venne eseguito ufficialmente durante il giuramento delle Forze Armate del 4 novembre 1946.

Mentre la bandiera italiana tricolore venne inserita nella carta costituzionale, all’art.12, non ci fu analoga menzione per l’inno nazionale, che restò così provvisorio in mancanza pure di un decreto presidenziale. Tale situazione si mantenne a lungo e talvolta nelle cerimonie ufficiali si continuavano a suonare erroneamente altri inni, quali “L’inno di Garibaldi” e “La canzone del Piave” e persino la Marcia Reale.

Negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso il Canto degli Italiani, ancora inno provvisorio, fu soggetto a critiche da parte di vari esponenti politici e quindi si istituì un concorso musicale allo scopo di ottenere nuove musiche tra cui scegliere quella che lo sostituisse. Però non ne venne presentata alcuna degna di interesse. Successivamente si cercò di bandire un sondaggio popolare, che risultò però avere scarso successo.

Quindi il Canto degli Italiani, o Fratelli d’Italia o inno di Mameli, rimase al suo posto, malgrado le critiche che sopraggiungevano dagli ambienti politici di sinistra perché adesso ritenuto troppo patriottico e pertanto con carattere marcatamente di destra. Anche Umberto Bossi, leader della Lega Nord, riteneva opportuno un nuovo inno nazionale, essendo Fratelli d’Italia da lui giudicato troppo unitario e antifederalista. A tal proposito precisiamo che egli preferiva “Va, pensiero”, che poi divenne l’inno del suo partito.

Fu il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in carica dal 1999 al 2006, a riportare in auge l’Inno di Mameli, considerato, come in seguito fu per le parate militari ai Fori Imperiali, uno dei simboli patriottici che dovevano essere ripristinati a livello di sentimento nazionale.

Tale opera venne continuata dai successori Napolitano e Mattarella.

Ciampi, per conseguire il suo intento, varie volte dette ordine che, durante importanti manifestazioni culturali, l’Inno fosse diretto da famosi direttori d’orchestra, quali Riccardo Muti, Salvatore Accardo, Claudio Abbado. Inoltre espresse il desiderio che l’Inno venisse cantato dagli atleti durante le manifestazioni sportive, cosa che da diverso tempo non avveniva più. Anche la festa della Repubblica del 2 giugno venne ripristinata dal Presidente Ciampi.

Negli anni 2000 vi furono diverse iniziative parlamentari, tutte andate a vuoto, per rendere ufficiale l’inno nazionale. Finalmente si giunse alla legge n° 181 del 4 dicembre 2017 che dette al Canto degli Italiani lo status di inno nazionale de iure. La suddetta legge venne poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 15 dicembre 2017. Il Canto degli Italiani entrò in vigore il 30 dicembre 2017. L’iter si era così concluso.

Tuttavia mancava ancora l’approvazione del Consiglio dei Ministri, la quale è avvenuta poco tempo fa, precisamente il 13 marzo 2025 ad opera del Governo Meloni.

Sul comunicato finale del C.d. M si legge quanto segue:

“Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, ha approvato lo schema di decreto del P.d.R. previsto dalla legge 4 dicembre 2017, n° 181, recante norme per il riconoscimento del testo di Goffredo Mameli e lo spartito di Michele Novaro quale Inno Nazionale della Repubblica”.

Lo schema di decreto fissa le modalità di esecuzione dell’Inno nazionale nelle occasioni istituzionali e pubbliche.

Inoltre il provvedimento colma così una lacuna normativa riguardante uno degli elementi che caratterizzano la Repubblica Italiana e viene adottato in vista della celebrazione della “Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera” (giornata fissata per il 17 marzo, dalla legge 23 novembre 2012, n.222).

ELIMINAZIONE DEL “SI”

Per mezzo di un decreto, firmato il 14 marzo 2025 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e proposto dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è stato abolito il “sì” dopo la frase “l’Italia chiamò” durante le cerimonie ufficiali e militari. Tale decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio 2025, ma è passato un po’ inosservato. Per tale motivo, quanto precede è stato ribadito nel mese di dicembre 2025 da una comunicazione interna alle forze armate. La motivazione di questa eliminazione consiste nel fatto che tale parola non esisteva nella versione originale dell’inno.

LA FANFARA E MARCIA REALE D’ORDINANZA

Frontespizio di una trascrizione per pianoforte della Marcia Reale di Giuseppe

Frontespizio di una trascrizione per pianoforte della Marcia Reale di Giuseppe

Evviva il Re! Evviva il Re! Evviva il Re!
Chinate o Reggimenti le Bandiere al nostro Re
La gloria e la fortuna dell'Italia con Lui è
Bei Fanti di Savoia gridate evviva il Re!
Chinate o Reggimenti le Bandiere al nostro Re!
Viva il Re! Viva il Re! Viva il Re!
Le trombe liete squillano
Viva il Re! Viva il Re! Viva il Re!
Con esso i canti echeggiano
Rullano i tamburi le trombe squillano squillano
Cantici di gloria eleviamo con fervor
Viva l'Italia, l'Italia evviva! Evviva il Re!
Viva L'Italia, evviva li Re! Evviva il Re !!!
Viva l’Italia! Viva il Re! Viva il Re!
Tutta l'Italia spera in Te, crede in Te,
gloria di nostra stirpe, segnal di libertà,
di libertà, di libertà, di libertà

Quando i nemici agognino
i nostri campi floridi
dove gli eroi pugnarono
nelle trascorse età,
Quando i nemici agognino
i nostri campi floridi
dove gli eroi pugnarono
nelle trascorse età,
finché duri l'amor di patria fervido,
finché regni la nostra civiltà.

L'Alpe d'Italia libera,
dal bel parlare angelico,
piede d'odiato barbaro
giammai calpesterà
finché duri l'amor di patria fervido,
finche regni la nostra civiltà.
Come falange unanime
i figli della Patria

si copriran di gloria

gridando libertà.

IL CANTO DEGLI ITALIANI O FRATELLI D’ITALIA O L’INNO DI MAMELI

Il canto degli Italiani, G. Mameli – M. Novaro

Il canto degli Italiani, G. Mameli – M. Novaro

1)Fratelli d'Italia,
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.

  • Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte;
  • siam pronti alla morte, l'Italia chiamò

(I DUE VERSI SOPRA RIPORTATI COSTITUISCONO IL RITORNELLO)

2)Noi fummo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.

Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò

(RITORNELLO)

3)Uniamoci, uniamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti, per Dio,
Chi vincer ci può?

(RITORNELLO)

4) Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.

(RITORNELLO)

5)Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bévè, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.

(RITORNELLO)

LA CANZONE DEL PIAVE

Copertina della Domenica del Corriere, n. 45 del 10.11.1918

Copertina della Domenica del Corriere, n. 45 del 10.11.1918

I STROFA

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio

Dei primi fanti il ventiquattro maggio:

l’Esercito marciava per raggiunger la frontiera,

per far contro il nemico una barriera.

Muti passaron quella notte i fanti;

tacere bisognava e andare avanti.

S’udiva intanto dalle amate sponde

sommesso e lieve il tripudiar de l’onde:

era un passaggio dolce e lusinghiero.

Il Piave mormorò:

“NON PASSA LO STRANIERO”.

II STROFA

Ma in una notte triste si parlò di tradimento,

e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.

Ahi, quanta gente ha visto venir giù,

lasciare il tetto,

per l’onta consumata a Caporetto!

Profughi ovunque! Dai lontani monti

venivan a gremir tutti i suoi ponti.

S’udiva allor dalle violate sponde

sommesso e triste il mormorio de l’onde:

come un singhiozzo in quell’affanno nero.

il Piave mormorò:

“RITORNA LO STRANIERO”.

III STROFA

E ritornò il nemico, per l’orgoglio e per la fame

Volea sfogar tutte le sue brame.

Vedeva il piano aprico di lassù:

voleva ancora Sfamarsi e tripudiare come allor…

“NO” disse il Piave,

“NO” dissero i fanti,

“Mai più il nemico faccia un passo avanti”

Si vide il Piave rigonfiar le sponde!

E come i fanti combattevan l’onde.

Rosso del sangue del nemico altero,

Il Piave comandò:

“INDIETRO VA’ STRANIERO!”

IV STROFA

E indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento

e la Vittoria sciolse le ali al vento.

Fu sacro il patto antico: tra le schiere

furon visti Risorgere Oberdan, Sauro e Battisti.

Infranse alfin l’italico valore

le forche e l’armi dell’impiccatore.

Sicure l’Alpi… libere le sponde

e tacque il Piave: si placaron l’onde.

Sul patrio suol, vinti i torvi imperi,

la pace non trovò NÉ OPPRESSI, NÉ STRANIERI.

LA BANDIERA DEI TRE COLORI

Il Tricolore italiano

Il Tricolore italiano

E la bandiera di tre colori
sempre è stata la più bella:
noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà!

E la bandiera gialla e nera
qui ha finito di regnare,
la bandiera gialla e nera
qui ha finito di regnare

Tutti uniti in un sol patto,
stretti intorno alla bandiera,
griderem mattina e sera:
viva, viva i tre color!

ADDIO, MIA BELLA ADDIO

L’addio del coscritto, Gerolamo Induno

L’addio del coscritto, Gerolamo Induno

Addio, mia bella, addio,
l'armata se ne va;
se non partissi anch'io
sarebbe una viltà!
Non pianger, mio tesoro,

Addio, mia bella, addio,
l'armata se ne va;
se non partissi anch'io
sarebbe una viltà!
Non pianger, mio tesoro,
forse ritornerò;
ma se in battaglia io moro,
in ciel ti rivedrò.

La spada, le pistole,
lo schioppo l'ho con me;
allo spuntar del sole
io partirò da te.
Il sacco è preparato,
sull'omero mi sta;
son uomo e son soldato:
viva la libertà!

Non è fraterna guerra

la guerra ch'io farò

dall'italiana terra

l'estraneo caccerò.

L'antica tirannia

grava l'Italia ancor

io vado in Lombardia

incontro all'oppressor.

Saran tremende l'ire,

Grande il morir sarà !

Si mora: è un bel morire

morir per la libertà

Tra quanti moriranno

forse ancor io morrò;

non ti pigliare affanno,

da vile non cadrò.

Se più del tuo diletto

tu non udrai parlar,

perito di moschetto

per lui non sospirar.

Io non ti lascio sola,

ti resta un figlio ancor;

nel figlio ti consola,

nel figlio dell'amor.

Squilla la tromba

l'armata se ne va:

un bacio al figlio mio;

viva la libertà

LA BELLA GIGOGIN

La bella Gigogin nelle vesti di vivandiera

La bella Gigogin nelle vesti di vivandiera

E la bella Gigogin,
col tramille lerillellera,
la va a spass col so sposin,
col tramille lerillerà.

A quindic'anni facevo all'amore,
dàghela avanti un passo, delizia del mio cuore!
A sedic'anni ho preso marito,
dàghela avanti un passo, delizia del mio cuore!
A diciassette mi sono spartita,
dàghela avanti un passo, delizia del mio cuor!

La ven, la ven, la ven alla finestra
l'è tutta, l'è tutta, l'è tutta 'ncipriada;
la dis, la dis, la dis che l'è malada
per non, per non, per non mangiar polenta;
bisogna, bisogna, bisogna aver pazienza,
lassala, lassala, lassala maridà!

ALL’ARMI, ALL’ARMI (INNO DI GARIBALDI)

Inno di Garibaldi

Inno di Garibaldi

Si scopron le tombe, si levano i morti
i martiri nostri son tutti risorti!
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome d'Italia nel cor:
corriamo, corriamo! Sù, giovani schiere,
sù al vento per tutto le nostre bandiere
Sù tutti col ferro, sù tutti col foco,
sù tutti col nome d'Italia nel cor.

Ritornello:

Va' fuori d'Italia,
va' fuori ch'è l'ora!
Va' fuori d'Italia,
va' fuori o stranier!

La terra dei fiori, dei suoni e dei carmi
ritorni qual'era la terra dell'armi!
Di cento catene le avvinser la mano,
ma ancor di Legnano sa i ferri brandir.
Bastone tedesco l'Italia non doma,
non crescono al giogo le stirpi di Roma:
più Italia non vuole stranieri e tiranni,
già troppi son gli anni che dura il servir.

Le case d'Italia son fatte per noi,
è là sul Danubio la casa de' tuoi;
tu i campi ci guasti, tu il pane c'involi,
i nostri figlioli per noi li vogliam.
Son l'Alpi e tre mari d'Italia i confini,
col carro di fuoco rompiam gli Appennini:
distrutto ogni segno di vecchia frontiera,
la nostra bandiera per tutto innalziam.

VA PENSIERO

Scena del Nabucco di Giuseppe Verdi

Scena del Nabucco di Giuseppe Verdi

Va, pensiero, sull'ali dorate
Va, ti posa sui clivi, sui colli
Ove olezzano tepide e molli
L'aure dolci del suolo natal

Del Giordano le rive saluta
Di Sionne le torri atterrate
O, mia patria, sì bella e perduta
O, membranza, sì cara e fatal

Arpa d'or dei fatidici vati
Perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi
Ci favella del tempo che fu

O simile di Sòlima ai fati
Traggi un suono di crudo lamento
O t'ispiri il Signore un concento
Che ne infonda al patire virtù

Che ne infonda al patire virtù
Che ne infonda al patire virtù
Al patire virtù

ADDIO LUGANO BELLA

veduta di Lugano, Svizzera

veduta di Lugano, Svizzera

Addio Lugano bella
O dolce terra pia
Scacciati senza colpa
Gli anarchici van via
E partono cantando
Con la speranza nel cuor
E partono cantando
Con la speranza nel cuor
Ed è per voi sfruttati
Per voi lavoratori
Che siamo incatenati
Al par dei malfattori
Eppur la nostra idea
È solo idea d'amor
Eppur la nostra idea
È solo idea d'amor
Anonimi compagni
Amici che restate
Le verità sociali
Da voi vi propagate
È questa la vendetta
Che noi vi domandiam
È questa la vendetta
Che noi vi domandiam
Ma tu che ci discacci
Con una vil menzogna
Repubblica borghese
Un dì ne avrai vergogna
Ed oggi t'accusiamo
In faccia all'avvenir
Ed oggi t'accusiamo
In faccia all'avvenir
Scacciati senza tregua
Andrem di terra in terra
A predicar la pace
Ed a bandir la guerra
La pace tra gli oppressi
La guerra agli oppressor
La pace tra gli oppressi
La guerra agli oppressor
Elvetia, il tuo governo
Schiavo d'altrui si rende
D'un popolo gagliardo
Le tradizioni offende
E insulta la leggenda
Del tuo Guglielmo Tell
E insulta la leggenda
Del tuo Guglielmo Tell
Addio cari compagni
Amici luganesi
Addio, bianche di neve
Montagne ticinesi
I cavalieri e i rampi
Son trascinati al nord
I cavalieri e i rampi
Son trascinati al nord

TAPUM TAPUM TAPUM

Tapum, canzone di anonimo

Tapum, canzone di anonimo

Venti giorni sull'Ortigara
senza il cambio per dismontar;
ta pum ta pum ta pum

Quando poi ti discendi al piano
battaglione non hai più solda'
ta pum ta pum ta pum

Quando sei dietro a quel mureto
soldatino non puoi più parlar
ta pum ta pum ta pum

Ho lasciato la mama mia
l'ho lasciata per fare il solda'
ta pum ta pum ta pum

Dietro il ponte, un cimitero
cimitero di noi solda'
ta pum ta pum ta pum

Cimitero di noi soldati
forse un giorno ti vengo a trovar
ta pum ta pum ta pum

LA CANZONE DEL GRAPPA

Il Generale Emilio De Bono, ispiratore della canzone

Il Generale Emilio De Bono, ispiratore della canzone

Monte Grappa, tu sei la mia patria,
sovra te il nostro sole risplende,
a te mira chi spera ed attende,
i fratelli che a guardia vi stan.

Contro a te già s'infranse il nemico,
che all'Italia tendeva lo sguardo:
non si passa un cotal baluardo,
affidato agli italici cuor.

Monte Grappa, tu sei la mia Patria,
sei la stella che addita il cammino,
sei la gloria, il volere, il destino,
che all'Italia ci fa ritornar.

Le tue cime fur sempre vietate,
per il pie' dell'odiato straniero,
dei tuoi fianchi egli ignora il sentiero
che pugnando più volte tentò.

Quale candida neve che al verno
ti ricopre di splendido ammanto,
tu sei puro ed invitto col vanto
che il nemico non lasci passar.

O montagna, per noi tu sei sacra;
giù di lì scenderanno le schiere
che irrompenti, a spiegate bandiere,
l'invasore dovranno scacciar.

Ed i giorni del nostro servaggio
che scontammo mordendo nel freno,
in un forte avvenire sereno
noi ben presto vedremo mutar.»

BELLA CIAO

Bella ciao, il canto simbolo della Resistenza

Bella ciao, il canto simbolo della Resistenza

Una mattina mi son svegliato

o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.

O partigiano portami via
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.

Seppellire lassù in montagna
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
seppellire lassù in montagna
sotto l'ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior.

E questo è il fiore del partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà.

GIOVINEZZA

Spartito dell’inno “Giovinezza”

Spartito dell’inno “Giovinezza”

Salve o popolo di eroi,

salve o Patria immortale,

son rinati i figli tuoi

con la fe' nell'ideale.

Il valor dei tuoi guerrieri

la virtù dei pionieri

la vision dell'Alighieri

oggi brilla in tutti i cuor.

Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza

della vita nell'asprezza,

il tuo canto squilla e va.

Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza

del Fascismo è la salvezza per la nostra libertà.

Dell'Italia nei confini

son rifatti gli Italiani,

li ha rifatti Mussolini

per la guerra di domani

Per la gloria del lavoro

per la pace e per l'alloro

per la gogna di coloro

che la Patria rinnegar.

Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza

della vita nell'asprezza, il tuo canto squilla e va.

I poeti e gli artigiani

i signori e i contadini,

con orgoglio di Italiani

giuran fede a Mussolini.

Non v'è povero quartiere

che non mandi le sue schiere,

che non spieghi le bandiere

del fascismo redentor.

Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza

Della vita nell’asprezza, il tuo canto squilla e va.

NOTE BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE

  • Tarquinio Maiorino, Giuseppe Marchetti Tricamo, Piero Giordana.

Fratelli d’Italia

La vera storia dell’Inno di Mameli, Mondadori, Milano, 2001

  • Consultazione di vari siti di Wikipedia relativi ai temi trattati