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POSITIVISMO E DINTORNI


di Anna Brugo

divisore 4

Indice

AUGUSTE COMTE

CHARLES DARWIN

POSITIVISMO EVOLUZIONISTICO ED EUGENETICA

CESARE LOMBROSO

CONCLUSIONI

divisore 4

Premessa; si tratta di una sintetica definizione di Positivismo, visto in relazione a Illuminismo e Romanticismo e della presentazione di tre significativi interpreti del clima culturale dell’epoca;

Comte, Darwin e Lombroso.

Il positivismo è un movimento culturale e filosofico che nasce in Francia nella prima metà dell'Ottocento poi si sviluppa nel resto d'Europa nella seconda metà del secolo, soprattutto in Inghilterra, sulla scia della seconda rivoluzione industriale,

La parola positivismo deriva da un termine latino positum, ciò che è posto. Assume 3 significati:

1) ciò che è reale, concreto, sperimentale, in contrapposizione a ciò che è astratto

2) ciò che è utile e produttivo, in contrapposizione a ciò che è inutile

3) ciò che è misurabile, materiale, oggettivo.

L'espressione filosofia positiva viene usata per la prima volta dal filosofo francese Saint Simon nel

1824 nell’opera “Catechismo degli industriali” e poi viene diffusa dal filosofo e sociologo Auguste Comte nella monumentale opera “Corso di filosofia positiva” il cui primo volume è pubblicato nel

1830. Il positivismo tarda ad affermarsi perché dominano ancora Romanticismo e Idealismo.

Alla base del positivismo c'è la fiducia nel progresso scientifico che si traduce nel tentativo di applicare il metodo della scienza a tutti i campi della conoscenza e della vita umana.

La scienza è l'unica forma di sapere valido, è il motore del progresso e la società viaggia, con qualche intoppo, verso il progresso, verso la civilizzazione, verso il bene.

Questa ottimistica fiducia nelle possibilità della scienza è frutto dell'epoca, degli enormi progressi industriali, scientifici, nei trasporti e nelle comunicazioni, nell'esplosione della chimica e nei cambiamenti nella vita quotidiana. Le esposizioni universali di fine secolo rappresentano la diffusione e la spettacolarizzazione della scienza e della tecnica.

Se la storia va verso il progresso il compito degli uomini di cultura e dei filosofi in particolare

sarà duplice: capire come funziona la scienza, ordinare e classificare le scienze.

Inoltre i pensatori positivisti coltivano il sogno di trasferire il metodo galileiano anche all'analisi

della società, della politica fino alla morale. Si chiedono perché la politica non risolve i problemi e la risposta è perché va per tentativi, manca di metodo.

Ecco che la scienza acquista un valore assoluto. In questo c'è affinità con il Romanticismo:

anche i romantici avevano valori assoluti, ma erano il sentimento, la spiritualità, la poesia, la storia, ecc.

Ben più stretti sono i legami con l'Illuminismo, tre sono i tratti in comune:

1) la fiducia nella ragione e nella capacità del pensiero scientifico di portare ordine nella società, progresso e la pubblica felicità

2) il rifiuto di qualsiasi conoscenza non verificabile su base sperimentale

3) una visione laica della vita dell'uomo in contrasto con il pensiero cattolico.

Ma tra Positivismo e Illuminismo ci sono importanti differenze, determinate soprattutto dal contesto storico in cui si sono sviluppati.

Il pensiero illuminista è rivoluzionario, in particolare Voltaire e Rousseau propongono riforme radicali e non sono ben visti dalla società in cui vivono.

Gli illuministi danno voce agli interessi e alle aspirazioni della borghesia, la classe politica allora in ascesa e impegnata a sovvertire l'ordine sociale dell'Ancien Regime.

I positivisti, invece, agiscono in una società in cui la borghesia ha ormai consolidato il suo potere.

Il positivismo è l'ideologia della borghesia che crea lavoro tramite le innovazioni tecnologiche e premia il merito.

Nei positivisti, in particolare i francesi, c'è l'esigenza di trovare un equilibrio politico, di costruire una società stabile. Difatti, pur criticando la tradizione, sono ostili alle forze rivoluzionarie del proletariato e alla pretesa scientificità dell'ideologia socialista.

Infine gli illuministi ritenevano che la ragione avesse comunque dei limiti, i positivisti in generale non riconoscono i limiti della verità scientifica, tant'è che la scienza diventa per loro una fede alternativa, gli scienziati dei santi laici.

Per inciso, noi oggi nella scienza non cerchiamo la verità assoluta, bensì la validità, la coerenza interna (la scienza è in evoluzione). Sappiamo anche che la scienza non porta necessariamente al bene, l'euforia, l'ottimismo della seconda metà dell'Ottocento ha portato sì alla Belle Epoque per poi precipitare nella tragedia della prima guerra mondiale.

Questi sono i tratti generali. Per quanto riguarda una sommaria classificazione del positivismo si possono distinguere due correnti principali:

1) il positivismo sociale con Saint Simon. Comte, Stuart Mill (prima metà Ottocento)

2) il positivismo evoluzionistico con Malthus, Spencer

In mezzo a far da spartiacque Darwin.

In Italia lo sviluppo è minore.

AUGUSTE COMTE

COMPTE

Filosofo positivista, fondatore della sociologia.

Comte nasce nel 1798 a Montpellier (morirà nel 1857) da una famiglia modesta, cattolica, monarchica.

La sua vita è contrassegnata da una serie di delusioni, di mancati riconoscimenti. Studia matematica, ne è affascinato, ma non riesce ad ottenere una cattedra; ammira Saint Simon, ne diventa il segretario, ma ben presto tra i due c'è una rottura insanabile, i suoi primi

saggi di teoria politica e filosofia fanno molta fatica ad imporsi (il Romanticismo impera nella prima metà dell'Ot6tocento), viene ricoverato in manicomio per crisi nervose.

La sua opera più importante è “Corso di filosofia positiva” in 6 volumi, pubblicati tra il 1830

e il 1842 considerata il testo base del positivismo francese.

La sua riflessione parte da un problema: è possibile trasformare la politica in una scienza esatta

che garantisca stabilità? (preoccupazione maggiore dei francesi reduci dalla rivoluzione e Napoleone). Sì, studiando la società in maniera scientifica, fondando la sociologia, una nuova, vera e propria scienza che ha il compito di osservare sistematicamente la realtà, studiare i fenomeni sociali interpretarli, e prevederne gli effetti, cioè le conseguenze dell'attività politica, esattamente come la fisica studia i fenomeni naturali e riesce a prevederne l'esito.

La sociologia deve diventare una scienza esatta al pari delle altre scienze esatte: l'astronomia, la fisica e la biologia che sono diventate tali in tempi recenti dopo essere passate attraverso tre fasi di evoluzione che Comte chiama la legge dei tre stadi

Nel 1° stadio, cioè nell’antichità, l’uomo spiega i fenomeni naturali ricorrendo agli dei, è lo stadio teologico. Poi si passa al secondo stadio che definisce metafisico o astratto, in cui i fenomeni vengono sì spiegati con la ragione (quindi non più con l'immaginazione), ma ricorrendo a forze astratte che non sono definibili, non misurabili, (es. il motore immobile). Anche in questa fase si cercano le cause prime, non si studiano i rapporti tra i fenomeni su basi scientifiche.

Finalmente si arriva al terzo stadio, quello positivo o scientifico, in cui si cerca di spiegare i fenomeni con le leggi matematiche. È la ragione scientifica che valuta, sperimenta, contano i dati, le relazioni tra i fenomeni, non i massimi sistemi.

Questa è la vera scienza (la prima a diventare tale è stata l'astronomia con Copernico, Keplero e Galileo, poi la fisica con Pascal, Newton, la chimica con Lavoiser)

Sono escluse da questo schema generale del sapere la matematica, perché alla base di tutte (l'ossatura del pensiero scientifico) e la psicologia perché implica l'osservazione su sé stessi che non ha nulla da vedere con il metodo sperimentale.

Quando la sociologia diventerà vera scienza, le sue scoperte avranno conseguenze sul piano politico. Si realizzerà la società positivista con un regime politico basato appunto sulle scoperte, una sociocrazia, guidata dagli industriali e dagli uomini di scienza, gli unici a possedere capacità ed autorità.

L'ultima fase del suo pensiero è caratterizzata da una svolta in senso religioso.

Nell'opera “Sistema di politica positiva”, anni 51-54, Comte riconosce lo spirito religioso degli uomini, ma alla fede in Dio sostituisce quella per il “Grande Essere”, cioè l'insieme degli esseri umani passati, presenti e futuri, l'umanità nella sua storia, nel suo incessante progresso, in cui si accumulano tutte le conquiste. Questo Grande Essere sarà celebrato attraverso l’altruismo verso gli altri uomini, ci saranno riti, liturgie, un catechismo positivista, un calendario e un papa.

CHARLES DARWIN

2. DARWIN

La teoria dell'evoluzione delle specie di Darwin è rivoluzionaria e ha una notevole influenza sul positivismo e sulla cultura europea in generale.

La sua teoria in sintesi.

Le specie vegetali e animali non sono immutabili, ma variano, si evolvono secondo il principio della selezione naturale.

Quando un individuo di una specie sviluppa un carattere più adatto all'ambiente, ha più probabilità di sopravvivere, si riproduce di più e questo carattere nuovo, mutato viene trasmesso in eredità.

La selezione naturale è il primo pilastro della teoria. Secondo pilastro: tutti gli esseri viventi sono imparentati tra loro, tutte le specie hanno un antenato in comune e poi si sono ramificate e diversificate. Anche l'uomo fa parte di questo processo naturale, è frutto di una lenta e lunga evoluzione, ha un antenato comune con gli scimpanzé, nostri cugini non umani più prossimi.

In questa visione l’uomo non è più il centro, il fine del processo naturale, ma è uno degli esiti possibili. In natura non c'è un disegno prestabilito, non c'è una finalità.

Come simbolo dell'evoluzione in un primo tempo Darwin usa l'albero della vita (non nuovo), in seguito preferisce quella del corallo perché è irregolare e sono visibili le parti morte.

Le scoperte successive. Lucy, di Mendel, gli studi sui fossili, la genetica, l'antropologia molecolare hanno confermato questa tesi, caso mai l'hanno arricchita.

Oggi sappiamo che siamo tutti di origine africana e abbiamo un DNA simile per il 99%

La teoria dell'evoluzione non è solo una teoria scientifica, ma un vero e proprio programma di ricerca in continua evoluzione.

Come arriva Darwin a formulare questa teoria?

La vita di Darwin attraversa tutto l'Ottocento., dal 1809 al 1882. Darwin è stato uno scienziato, biologo, naturalista, geologo. A 22 anni, terminati gli studi scientifici, si imbarca in qualità di naturalista, su un brigantino, il Beagle, che ha lo scopo di mappare i porti per la Marina britannica.

Il viaggio in tutto il mondo dura più di quattro anni. Durante la permanenza di 5 mesi alle isole Galapagos Darwin fa osservazioni sulla fauna locale, raccoglie casse e casse di materiale (piante, animali, fossili) che spedisce a Londra e li fa analizzare da diversi esperti, a seconda delle competenze.

Non è vero che ha sviluppato la sua teoria alle Galapagos, ma due anni dopo essere tornato a Londra. Determinanti le osservazioni dell'ornitologo sui famosi fringuelli che Darwin aveva stipato nelle casse alla rinfusa senza indicarne la provenienza. Infatti questi gli fa notare che nelle casse ci sono ben 11 specie di fringuelli diversi, corrispondenti ad altrettante isole, quindi diversi habitat. Darwin ne deduce che da un antenato comune si sono modificate adattandosi ciascuna al proprio ambiente insulare.

Siamo nel 1838, Darwin è un ragazzo, ha 29 anni, sa di aver elaborato qualcosa di rivoluzionario, ma non ne fa parola con nessuno, nemmeno con la moglie Emma, scrive una mole di appunti, i famosi taccuini. che tiene nascosti, su cui deposita una lettera indirizzata alla moglie, da leggere dopo la sua morte, in cui la invita alla pubblicazione del materiale.

Pubblica “L’origine delle specie” solo nel 1859, sono passati più di vent'anni dal viaggio, ha 50 anni e ha fatto una brillante carriera accademica, è conosciutissimo come geologo.

“L'origine dell'uomo sarà pubblicata ancora più tardi, nel 1871.

Quindi dal 1838 al 1859 c'è un Darwin pubblico e un Darwin privato.

In questi anni scrive migliaia di lettere ad amici dell'ambiente accademico a cui accenna a frammenti della scoperta. Alcuni non colgono, altri gli consigliano di soprassedere, solo un amico botanico nel '44 intuisce e lo invita a pubblicare. Darwin risponde “Sarebbe come confessare un delitto”, murder il termine usato.

Come spiegare questo comportamento? Perché Darwin è cosciente del significato rivoluzionario della teoria.

In effetti è rivoluzionaria, da Aristotele in poi si era sempre creduto che tutte le specie vegetali e animali fossero fisse, immutabili. È una rivoluzione paragonabile a quella avvenuta in campo astronomico nella seconda metà del Cinquecento, con Copernico e Galilei.

Contraddice la Bibbia, il creazionismo secondo cui Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza e a ciascun essere vivente ha assegnato un posto preciso nel mondo.

I professori dell'Università di Cambridge appartenevano al clero anglicano, c'era uno stretto intreccio tra scienza e religione, le scienze naturali erano studiate in un'ottica creazionista.

Darwin non ha uno spirito combattivo, teme le reazioni della moglie molto devota, della Chiesa, ma, soprattutto, dei docenti e anche a livello politico perché l'idea di evoluzione era associata al francese Lamarck a sua volta associato alla Rivoluzione francese.

Inoltre la spiegazione evoluzionistica va contro qualcosa di più profondo, cioè il modo con cui funziona la mente umana che è finalistica, preferisce le storie che vanno a finir bene, in cui si compie un destino.

In una lettera ad un amico confida il suo pessimismo dicendo che ci vorranno generazioni prima che la sua teoria sia accettata.

Sosterrà poi che la sua tesi non è incompatibile con l'esistenza di Dio.

In una lettera del1879 scrive “Non sono mai stato un ateo nel senso di negare l’esistenza di Dio”

Dichiara poi pubblicamente di essere agnostico.

Non a caso ha intitolato la sua opera maggiore “L’origine delle specie”, origine delle specie, non della vita. In effetti sull'origine della vita Darwin non si esprime, a lui interessa lo sviluppo, un processo naturale, non gli eventi che hanno determinato le prime forme di vita, siano essi di natura divina o meno.

È evidente come il concetto di evoluzione rivela un grande ottimismo e fiducia nel progresso e si accorda perfettamente con il positivismo, non solo la società e la scienza si evolvono, ma anche le specie viventi e l'uomo stesso. Tutto è sottoposto ad un processo universale di evoluzione, caratterizzato da un cambiamento costante e progressivo che porta ad una maggiore complessità.

Con D.si sviluppa il positivismo evoluzionistico, che trasferisce il concetto di evoluzione dal mondo naturale alla realtà storica e sociale: le società, proprio come le specie biologiche, si evolvono per mezzo della lotta per l'esistenza. In questo modo le società più avanzate sono destinate ad affermarsi, quelle meno avanzate a soccombere.

Esponente principale è SPENCER, per cui il progresso è una necessità della vita. Natura e umanità si muovono verso stati di perfezione crescente. Spencer sostiene inoltre che l'evoluzione biologica e sociale porteranno anche ad un'evoluzione morale. Difatti atteggiamenti di cooperazione, di altruismo e solidarietà che si accumulano e si ripetono di generazione in generazione da eccezionali diventano normali ed entrano a far parte del patrimonio istintivo dell’umanità. Visione molto ottimistica, tipicamente positivista.

Interessante la sua posizione politica. Autorità e governi non devono interferire negli affari economici e sociali, il libero mercato e la concorrenza sono i meccanismi essenziali per favorire la crescita economica e sociale.

Una posizione individualista, liberista, conservatrice tipica della borghesia dell'epoca.

POSITIVISMO EVOLUZIONISTICO ED EUGENETICA

Nella seconda metà dell'Ottocento si diffondono teorie considerate scientifiche fortemente influenzate dal positivismo evoluzionistico secondo le quali l'uomo e la società si possono migliorare mediante l'eugenetica, scienza per il miglioramento della specie umana.

Il termine è coniato nel 1883 da uno scienziato britannico, Galton.

La teoria si rifà all'opera di uno psichiatra francese, Morel “Trattato delle degenerazioni fisiche, intellettuali e morali della specie umana”, in cui si sostiene che la degenerazione, cioè modificazione in peggio del genere, è frutto di una decadenza biologico-morale di individui, appunto degenerati, Degenerazione è il contrario di Evoluzione.

Questi individui sono degenerati, cioè diversi e improduttivi, perché debilitati sia nel fisico che nella mente dalla lotta per la sopravvivenza.

Quindi per migliorare la società bisogna favorire la riproduzione degli individui considerati adatti e impedire, o quanto meno limitare, quella degli inadatti.

I sostenitori dell'eugenetica sostengono che intervenire sul processo evolutivo sia un dovere etico, sociale e si rivolgono allo stato perché adotti politiche legislative migliorative.

Lo stesso Galton fa diverse proposte tipo matrimoni selettivi, redazione di alberi genealogici, test.

L'eugenetica si diffonde dal 1870 e ha il sostegno di ambienti accademici soprattutto in Inghilterra e negli USA. Trova terreno fertile nella crisi economica di fine secolo che provoca tensioni sociali ed episodi di violenza. Ritiene di dare sia la spiegazione scientifica ai problemi sociali (sono provocati da persone biologicamente inferiori) sia la soluzione, proponendo misure repressive.

La fiducia nella scienza e nel progresso tecnologico diventa fiducia nel miglioramento della specie umana, Si tratta di un’applicazione distorta del principio di selezione naturale, è una selezione artificiale dalle gravi implicazioni in ambito etico e politico.

Meno conosciuta è l’eugenetica americana, sostenuta da grandi e facoltose famiglie, da ceti intellettuali sull'onda dell'enorme ondata migratoria che a partire da metà Ottocento aveva interessato gli USA. Furono presi dei provvedimenti in diversi stati degli USA, approvate leggi eugenetiche tipo la sterilizzazione dei criminali, degli idioti, dei deficienti e dei responsabili di violenza sessuale in 15 stati agli inizi del Novecento e Istituite cattedre universitarie.

In sostanza una completa distorsione del darwinismo, una deriva.

CESARE LOMBROSO

LOMBROSO

In Italia il positivismo si sviluppa in ritardo rispetto alle altre nazioni europee (il dibattito verte soprattutto sul Risorgimento, poi sui problemi post unità). È rappresentato da Ardigò, Gabelli, Cattaneo e ricercatori in campo medico, soprattutto psicologi e psichiatri.

Tra questi spicca Cesare Lombroso, nato a Verona nel 1835, figura controversa, medico e psichiatra, fondatore dell'antropologia criminale.

Nel 1859 Lombroso si arruola volontario nel Corpo Sanitario dell'Armata Sarda (gli sono assegnate due medaglie). Nel 1862 è inviato in Calabria nella campagna contro il brigantaggio (che poi chiamerà” selvaggia giustizia”). Qui compie una serie di osservazioni di carattere antropologico ed etnologico.

Nel 1866 partecipa alla 3° guerra d'indipendenza come medico di battaglione nel 1° Corpo d'Amata e merita una menzione d'onore per l'assistenza prestata ai malati di colera presso l'ospedale di Treviso.

Dopo incarichi universitari in varie città (Pavia, Pesaro) approda a Torino dove nel 1876 fonda il Museo di Antropologia criminale. Ricopre diversi ruoli, è ordinario di psichiatria, medicina legale e antropologia criminale.

Lombroso abbraccia la massima del positivismo: non c'è scienza senza misura.

Misura e statistica sono alla base del suo lavoro: follia, delinquenza e genialità sono per lui fenomeni da quantificare. Studia cadaveri e crani ( nel Museo di Antropologia criminale ne sono esposti a iosa) gli interessano soprattutto le dimensioni delle ossa e il peso del cervello, frequenta il carcere per analizzare le caratteristiche psicofisiche dei reclusi, ne deduce che il comportamento anomalo del delinquente dipende da fattori che esulano dalla sua volontà, si tratta di determinate caratteristiche ereditarie, malattie nervose e, soprattutto, la costituzione fisiologica del cranio, studiato con strumenti quali il craniografo, la macchina elettromagnetica.

Ne “L'uomo delinquente”, pubblicato nel 1876, Lombroso delinea il profilo del delinquente

nato: testa piccola, fronte sporgente, zigomi pronunciati, occhi mobilissimi ed errabondi, sopracciglia folte e ravvicinate, naso storto, viso pallido o giallo, barba rada, in più una fossetta occipitale mediana riscontrata studiando il cranio del brigante Villella, la cosiddetta “fossetta di Lombroso” un tratto comune a pazzi e delinquenti.

Insomma caratteristiche dell'uomo primitivo che gli rendono difficile o impossibile l'adattamento alla società moderna e lo spingono alla reiterazione dei reati.

Questa antropologia comporta conseguenze sul piano giuridico. Infatti, se il crimine è determinato da una patologia organica, quindi non dalla scelta dell'individuo, poco o nulla dalle condizioni ambientali ed economiche, punire l'uomo delinquente è inutile e crudele, redimerlo è impossibile, quindi si può solo, anzi si deve, neutralizzarlo, isolarlo e, in casi estremi, eliminarlo.

In quest'ottica Lombroso appoggia l'istituzione dei manicomi criminali, voluta da Depretis nel 1881, nuove strutture che conciliano la sicurezza dei cittadini con la terapia psichiatrica.

Erano strutture diverse dal carcere, dove non si applicano le pene previste dal codice penale.

La pena come strumento di tutela della società.

Le ricerche di Lombroso sono dirette anche alle donne.

Nel 1893 pubblica “La donna delinquente, la prostituta e la donna normale” scritto con Guglielmo Ferrero, futuro marito della figlia Gina. Dando per scontata l'inferiorità della donna rispetto all'uomo, sostiene che la donna delinquente, non potendo far uso della forza fisica, ricorre a metodi più subdoli quali inganno e veleno. Un altro segno di devianza della donna è la mascolinità. Il delitto per eccellenza è la prostituzione.

Lombroso ha indagato anche il genio definendolo “uno squilibrio eccessivo dell'attività cerebrale e della sensibilità che può avvicinarlo alla folla” 1864. Ancora oggi l'intelligenza o le intelligenze sono di difficile definizione e quantificazione.

Tesi discusse, contrastate, oggi superate.

L'antropologia è cambiata grazie a nuove conoscenze e strumenti di indagine (risonanza magnetica neurotrasmettitori, test del DNA) e ad una diversa mentalità, dai manicomi alle comunità terapeutiche, dalla camicia di forza agli psicofarmaci, dal delinquente nato alla responsabilità personale e della società.

Ma Lombroso non è stato soltanto questo.

La sua produzione scientifica è stata vasta e innovativa, la sua fama in ambito medico e psichiatrico indiscussa. È stato il pioniere di nuove scienze, ha fatto ricerche avanzate in vari campi, per esempio su tiroide e pellagra che, insieme a tubercolosi, rachitismo e denutrizione, falcidiavano la popolazione dell'epoca. Si è battuto per il divieto di commercializzazione del mais avariato pensando che fosse la causa della pellagra, si è adoperato a favore di misure igienico-profilattiche.

Lombroso si è impegnato anche nel sociale, per un'equa distribuzione delle imposte, a favore

di case a buon mercato per gli operai, per l'assicurazione d'invalidità, per la responsabilità civile dell'imprenditore.

Dal 1902 al 1905 è stato consigliere comunale a Torino, è stato iscritto al Partito Socialista, ha sostenuto la piena libertà di opinione e di stampa per impedire la corruzione dei governanti e la ribellione dei governati

Sicuramente le contraddizioni del suo lavoro hanno impedito una critica serena e la comprensione della sua opera.

CONCLUSIONI

Brevi osservazioni conclusive

Il positivismo influenza la cultura in ambito letterario (naturalismo, verismo in Italia), in ambito artistico (puntinismo), nascono nuove scienze: la biologia darwiniana, l'antropologia, la sociologia.

La fiducia senza limiti nella scienza diventa fenomeno di costume: lo scienziato è esaltato come maestro di civiltà, l'industriale, il medico, l'ingegnere diventano maestri di vita.

Abbagnano, grande filosofo del Novecento, ha scritto:

“Il positivismo ha finito per sembrare un nuovo dogmatismo, avendo la pretesa di racchiudere l'uomo negli schemi riduttivi della scienza”.

Tant'è che a partire dagli ultimi anni dell'Ottocento c'è una reazione antipositivista, nascono filosofie che rivendicano il carattere spiritualista del pensiero e il primato della coscienza nell'interpretazione della realtà. Ma questa è un'altra storia.

Carignano, 03 dicembre 2025