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ILLUMINISMO E CATTOLICESIMO. IL POPOLO DELL’ITALIA UNITA. IL CASO SANTENA E SUOI DINTORNI


di Gino Anchisi

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In Italia e a Santena nel Settecento e nell’Ottocento cresceva la popolazione e con essa la domanda di stato sociale. I Cattolici si confrontarono con le idee illuministe cercando un equilibrio tra la fede e la scienza che favorì l’attuazione delle riforme. Separando la Chiesa dallo Stato i riformisti cattolici fecero l’Unità d’Italia. La loro forza poggiava sulla concorrenza, il pluralismo e l’autonomia tra le congregazioni e l’organizzazione ecclesiastica scaturita dal Concilio di Trento. Due libri di due autori, il teologo Gaspare Bosio e lo storico Carlo Smeriglio, dimostrano che la storia si può leggere facendola calare dall’alto verso il basso, da Roma a Santena, oppure facendola salire dal basso verso l’alto, da Santena verso Roma.

La definizione di Santena “città di Camillo Cavour” non è esagerata. Va piuttosto riempita di contenuto, perché non si riduca a semplice etichetta di una pur nobile operazione pubblicitaria. Santena è molto di più del luogo della Tomba e degli Asparagi di Camillo Cavour. Qui sono raccolte le memorie del processo di realizzazione dell’Italia unita di cui sono state protagoniste le generazioni vissute nel Settecento, Ottocento e Novecento. Santena con Torino, il Piemonte e il resto d’Italia ha un patrimonio storico e culturale che inchioda gli Italiani alla responsabilità di aver realizzato uno Stato unitario, collocato nel Mediterraneo, in Europa e nell’Occidente democratico, a compimento di un processo rivoluzionario. Un obbligo di rispetto per ciò che hanno fatto le generazioni che ci hanno preceduti. Al quale non si può sfuggire nonostante i continui tentativi di dimenticare e alterare il senso del passato. Una responsabilità che costringe tutti a fare i conti con il presente e con il futuro e cioè con la realizzazione dell’Unione Europea.

La comunità santenese è un buon punto di osservazione delle dinamiche sociali avvenute nella pianura Padana e in altre zone d’Italia e d’Europa. La trama è scritta nel volume “Santena e suoi dintorni”, pubblicato nel 1884 dal teologo e storico della chiesa Gaspare Bosio, dedicato alla santenese Giuseppina Benso, la nipote di Camillo Cavour. Un’opera di storia sociale uscita solo 5 anni dopo il distacco, o meglio dopo l’espianto, avvenuto nel 1879, della borgata di Santena dal Comune di Chieri.

Un libro dal preciso intento politico: dotare di un’identità una comunità da poco costituita in Comune, che si doveva misurare con le dinamiche interne e nelle relazioni con dintorni vicini e lontani. Altra fonte significativa, che ha approfondito e ampliato i contenuti del Bosio, è Carlo Smeriglio in “Santena: da Villaggio a Città” ed. Società Tipografica Ianni, 2006.

Dai testi risulta che le persone operanti a Santena rappresentano un buon campione del popolo italiano. Dove emergeva un’élite del lavoro, del governo, dell’amministrazione, dell’industria, della solidarietà, dell’industria, dell’agricoltura, del commercio, della finanza, delle scienze, della cultura e della Chiesa. Un gruppo formato sia da gente altolocata, che non faceva lavori manuali, con una formazione prevalentemente umanistica, che svolgeva compiti immateriali, che conosceva il latino, il francese e il dialetto. Sia da persone con una formazione tecnico-pratica di carattere professionale appresa nel lavoro producendo beni e servizi. Che degli Egizi avevano sentito dire dai pulpiti. Conoscevano una teologia popolare basata su pensieri essenziali. Aritmetica, matematica e geometria l’avevano studiata, non a scuola ma lavorando, tranne chi aveva frequentato i seminari. Sapevano però tante altre cose imparate dagli anziani nei molteplici mestieri che si praticavano in campagna, nelle botteghe, nei negozi e nelle strade. Avevano in più una buona pratica di persone, animali, cibo, piante, erbe, attrezzi da lavoro, della terra e della natura. In casa non avevano libri. Parlavano un dialetto ricco di raffinate sfumature, non capivano il latino, leggevano e scrivevano, più o meno bene, in italiano.

Un’élite composta di ricchi, benestanti e poveri. Di imprenditori, burocrati e operai, non chiusi nel localismo, dotati di competenze tecniche nel campo in cui operavano. Capaci di esercitare una leadership. Un gruppo che non voleva pagare tasse senza avere una rappresentanza nei luoghi dove si esercitava il potere. Un’élite che come i rivoluzionari coloni americani si rifaceva al principio “No taxation without representation” su cui sono nati gli Stati Uniti d’America, gli Stati liberali e gli attuali Stati sociali e democratici. Persone che rivendicavano non solo diritti e doveri ma che chiedevano –coscienti di essere produttori del benessere sociale– di pagare tasse giuste e di esercitare il potere tramite loro rappresentanti nelle istituzioni.

Un’élite che si avvaleva e interagiva con il popolo normale che, con i sacrifici e con la sua capacità operativa, cioè operaia e imprenditoriale, creava la ricchezza frutto della produttività del lavoro.

E’ questo il popolo cui si riferiva Camillo Cavour nell’editoriale pubblicato sul primo numero de “Il Risorgimento” del 15 dicembre 1847. Il vero e proprio Manifesto del riformismo italiano ed europeo intitolato “Influenza delle riforme sulle condizioni economiche dell'Italia”. “La nuova vita pubblica che si va rapidamente dilatando in tutte le parti d'Italia, non può non esercitare un'influenza grandissima sulle sue condizioni materiali. Il risorgimento politico di una nazione non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico...

Ma l'aumento dei prodotti nazionali non sarà il solo scopo economico che il giornale prenderà di mira: esso metterà eguale o maggior cura nella ricerca delle cause che influiscono sul benessere di quella parte della società, che più direttamente contribuisce a creare la pubblica ricchezza: la classe degli operai…”.

Attenzione: il termine operaio allora era esteso a chi operava e comprendeva tutta la categoria di chi lavorava e produceva beni o servizi, compresi i contadini.

Santena faceva parte, nel suo piccolo, di questo ampio contesto. E, particolare non irrilevante, fu costituita come Parrocchia ben prima di diventare Comune.

Nel Settecento la borgata aveva un’economia basata su un gruppo di famiglie aristocratiche chieresi. Un sistema in cui man mano si inserirono agricoltori piccoli proprietari specializzati in orticoltura, liberi professionisti, medici, avvocati, sacerdoti, mezzadri, fattori, servitori e lavoratori operanti dei servizi, dell’artigianato e del commercio.

Una comunità che acquisiva consapevolezza di sé nel periodo che va dalla Pace di Utrecht del 1713 al distacco di Santena dal comune di Chieri nel 1879. Un arco di tempo in cui sul trono sabaudo si alternarono nove Re: Vittorio Amedeo II, Duca di Savoia, quindi Re di Sicilia e poi nel 1720 Re di Sardegna. Carlo Emanuele III dal 1730 al 1773, anni in cui crescevano la popolazione e la ricchezza prodotta dall’agricoltura mentre si espandeva il territorio inglobando le comunità del Novarese, del Pavese e del Tortonese. Vittorio Amedeo III (1773-1796) che affrontava la rivoluzione e l’invasione dei Francesi. Carlo Emanuele IV (1796-1802) rifugiato in Sardegna, mentre la popolazione di terraferma si divideva tra filo francesi e anti francesi. Vittorio Emanuele I (1802-1821) che vide l’annessione del Piemonte alla Francia, la vittoria contro Napoleone I, l’acquisizione della Repubblica di Genova, l’impraticabilità della Restaurazione e l’abdicazione da Re allo scoppio della rivoluzione del 1821. Carlo Felice (1821-1831) periodo in cui parte della élite si schierò per la rivoluzione e per la liberazione della Lombardia dall’occupazione austriaca. Carlo Alberto (1831-1849) il Re della Costituzione, che avviò riforme e investimenti nelle infrastrutture, nella mobilità, in agricoltura e nell’industria. Vittorio Emanuele II (1849-1878), il Re del primo ministro Camillo Cavour, dei volontari guidati da Giuseppe Garibaldi nella liberazione d’Italia, della dichiarazione di Guerra allo Stato Pontificio, di Roma capitale, della Sinistra storica al governo, della diffusione dell’istruzione e della lingua italiana al popolo. Umberto I (1878-1900) che decretò la costituzione di Santena in Comune, a decorrere dal 1° gennaio 1879.

L’elenco dei Re serve a definire un contesto temporale e geopolitico in cui l’elemento centrale non è la loro successione in linea maschile su cui ha insistito una certa storiografia, bensì i cambiamenti sociali e culturali avvenuti in quegli anni grazie all’entrata in scena della scienza, delle tecnologie, delle istituzioni rappresentative e di una domanda di beni e servizi, pubblici e privati, proveniente dai nuovi ceti sociali. Mutamenti sostenuti dalle riforme capaci di cambiare lo stile di vita del popolo, mentre si espandeva lo stato sociale ispirato dal Cattolicesimo.

Già nel Settecento si intravvedevano significativi cambiamenti. Frutto di un Cattolicesimo che si irrobustiva con l’irrompere dell’Illuminismo sociale e tecnologico. Un’unione che, con il riconoscimento e la graduale affermazione del ruolo del lavoro e dell’imprenditorialità, definiva i nuovi assetti politici ponendo al centro la redistribuzione della ricchezza frutto della produttività. Con l’entrata in scena delle nuove categorie emergeva, infatti, con forza la ricerca di una diversa organizzazione della vita sociale. Da una parte regolata dalle leggi e dalla Costituzione. Dall’altra stimolata da nuove forme associative che superavano quelle tradizionali create dalla nobiltà, dal clero e dai militari del vecchio regime. Accanto allo stato e al mercato veniva alla ribalta la società civile organizzata. Il terzo pilastro su cui poggiavano le istanze di democrazia. Forme associative che nascevano dal basso e dalla cultura riformista cattolica nata in risposta alla Riforma protestante. Ispirate alle confraternite, congregazioni, compagnie, oratori, comunanze, opere pie, collegi, ordini religiosi o monastici e alle prime comunità cristiane. Necessarie per collegare la società alle istituzioni. Strutture cui si riferirono le accademie e le associazioni come: l’Associazione d’Irrigazione Ovest Sesia, l’Accademia di Agricoltura di Torino, la Società per la diffusione degli Asili Infantili, l’Associazione Agraria, che videro tra i protagonisti Camillo Cavour. Associazioni che già prefiguravano l’applicazione del principio di sussidiarietà previsto dall’art. 118 della Costituzione, di cui oggi è un esempio l’opera svolta dal 1996 ad oggi dall’Associazione Amici di Camillo Cavour in favore del patrimonio storico formato dai beni cavouriani e patriottici custoditi a Santena.

Santena è un campione significativo degli eventi succeduti nei secoli.

Collocata lungo la Via Fulvia romana, ha condiviso con il capoluogo Chieri la grande storia di comune medievale e repubblicano, dotato di organi di governo propri. Una storia giocata a cavallo tra il primato del Papato e del Sacro Romano Impero con protagonista un popolo eterogeneo guidato da banchieri, commercianti, tessitori, finanzieri e agricoltori con interessi dal Mediterraneo alle Fiandre, in odore di eresie, alleati con la repubblica di Asti, con cui fermavano gli eserciti degli Angioini.

Santena, che dopo vari tentativi nel 1879 si staccò dolorosamente da Chieri.

Santena, importante per la presenza del corpo e della memoria del Padre della Patria, che dopo la separazione doveva definire la sua nuova identità.

Che le sarà data dal teologo Gaspare Bosio con una vera e propria impresa politica e culturale cui non furono estranei Giuseppina Benso ed Emilio Visconti Venosta, il grande ministro degli esteri, ispiratore della legge sulle Guarentigie. L’interprete, dopo la morte improvvisa e sospetta, dell’azione politica dello zio Camillo Cavour.

Bosio nel 1884 descrisse i Santenesi “di costituzione sana e robusta, sono attivi e valenti agricoltori; al suolo ed al lavoro devono la loro presente agiatezza. Ormai non v’ha più alcuno di loro che non possa vantare la casetta e il campicello, frutto di lunghi risparmi e di costanti fatiche. Le ampie tenute quasi tutte scomparvero per dar luogo alle piccole proprietà, e nel solo volgere degli ultimi cinquantanni fra questa solerte popolazione furono spezzate possessioni superiori in complesso al valore di due milioni…. C’è l’associazionismo: una società operaia e un circolo cattolico di Santa Cecilia, musicanti. C’è un ufficio postale di 2° categoria collegato con la ferrovia di Cambiano. Ci sono due fiere, un mercato al giovedì. Ci sono tre scuole elementari maschili con 160 alunni. E tre femminili con 180 allieve, in totale 340 su 3280 abitanti. Dal 1881 c’è un asilo d’infanzia con 150 allievi”.

L’associazionismo come in tanti altri luoghi d’Italia operava da tanto tempo.

Un esempio viene dalla cappella, chiesa, di Tettigiro.

Costruita nel 1750 negli anni in cui il riformismo cattolico, nato dal Concilio di Trento (1545-1563), si misurava con le idee illuministe sostenute dalle innovazioni tecnologiche, dalle scoperte geografiche dalle invenzioni scientifiche, dalla proprietà e dalla produttività del lavoro. Sulla scena sociale si affacciavano nuove figure interessate a cambiare l’assetto della vita delle comunità e tra queste emergevano le donne. Tetti Giro testimonia ciò che accadde nella provincia di Torino, nel giovane Regno di Sardegna e in Europa sul fronte dell’emancipazione femminile e della tutela dell’infanzia. Una conferma di quanto Santena sia un sito importante della storia patria. Una città museo che integra e arricchisce il polo museale cavouriano.

Nel 1750 a Tetti Giro viveva una comunità di contadini “particolari”, cioè proprietari di particelle registrate nel catasto, che sapevano far fruttare il lavoro della terra. La fede rafforzata dai legami parentali era l’elemento forte di un’identità che chiedeva di essere rappresentata. C’erano dunque le condizioni perché decidessero di costruire in loco una loro cappella in cui praticare il culto, secondo un modello assai diffuso in tutta la cristianità, ispirato alla vita delle prime comunità descritte negli Atti degli Apostoli.

Una costruzione realizzata dal popolo, non dal clero, non dalla nobiltà. Un edificio tutto loro. In condominio. In proprietà collettiva indivisa. Lo ribadisce bene il testo dell’articolo 1 della convenzione rinnovata nel 1893 rogata dal notaio Paolo Maria Borrelli di Santena “La cappella di Tetti Giro fin dalla sua fondazione ed in perpetuo è comune fra tutti i proprietari della frazione di Tetti Giro, i quali adempiono all’obbligo che ha ciascuno di essi di concorrere proporzionalmente alle spese occorrenti per il mantenimento della Cappella e alla celebrazione della Messa festiva. Ogni comunista ha sulla cappella gli stessi diritti, non potendo esservi fra i comunisti distinzione alcuna per anzianità o per maggior quota di concorso”. Più chiaro di così non può essere. Né Marx, né San Francesco potevano essere più chiari dei Tettigiresi. Il tutto è descritto in dettaglio nel volume “Santena da Villaggio a Città” dello storico Smeriglio da pag. 138 a pag. 145.

L’edificio fu dedicato alla Santissima Vergine della Concezione. Nel 1708, solo quarantadue anni prima, della costruzione della cappella, la Concezione senza peccato di Maria tra Anna e Gioacchino, fu inserita nel calendario liturgico da Clemente XI. Mentre il Dogma della Immacolata Concezione sarà stabilito da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854. La data della Concezione fu definita all’8 dicembre, nove mesi prima della Natività di Maria fissata all’8 settembre. In questo modo Maria, preservata dal peccato originale, era considerata persona vivente fin dall’atto di concepimento e non da quando si sentiva il primo movimento, com'era d’uso nel tempo. Ed ecco che di conseguenza, per traslazione, tutti i figli e le loro madri, poveri, servi o schiavi che fossero, dovevano essere considerati sacri fin dal concepimento. E poiché tutti erano portatori del peccato mortale, che poteva essere esorcizzato solo con il battesimo, ne derivava la salvaguardia della vita del feto e della madre e quindi la contrarietà all’aborto da parte dei Cattolici. Cattolici che elevavano Maria – la procreatrice di Dio, emblema della potenza metabolica femminile – a nuova Arca dell’Alleanza tra Dio e gli uomini. Un’operazione che tramite il metabolismo confermava la congiunzione della natura con la religione. A Tettigiro e a Santena arrivava l’eco di nuove idee circolanti in tutta Europa.

Del resto, anche gli Illuministi sostenitori della ragione e della forza della natura si schierarono a favore della vita dei nascituri, della maternità, in particolare dell’allattamento materno considerato elemento base del patriottismo e del nazionalismo. Così come furono contro l’aborto perché ritenevano fondamentale il diritto di ogni feto di nascere in quanto persona che, come cittadino, meritava di essere tutelato dallo Stato nel diritto di vivere. L’età dei Lumi vide infatti leggi – è il caso del Regno di Sardegna e dello Zio Franchino di casa Cavour – che premiavano fiscalmente chi aveva almeno 12 figli e quindi la crescita demografica.

La migliore sintesi del pensiero veniva dagli Illuministi cattolici che agivano in favore della costruzione dello stato sociale e della emancipazione delle donne e dei nascituri. A metà Settecento la Chiesa avviò, pur con le dovute cautele, lo spostamento del ruolo di guida spirituale della famiglia dal padre alla madre. Dai mariti alle mogli. Dagli uomini alle donne. Da cui derivò tra l’altro l’attenzione all’istruzione femminile. Con ciò rafforzando il maternalismo rispetto al paternalismo e persino contrastando chi, in nome della dea Ragione, voleva tanti figli da dedicare allo sviluppo della nazione, all’esercito e al crescente nazionalismo.

Nel 1848, con lo Statuto Albertino, i servi della gleba furono riconosciuti cittadini portatori di diritti. Per i Comunisti di Tetti Giro, proprietari di particelle di terreni, ma il discorso valse per tutti i Santenesi e i Sabaudi, l’articolo 29 che sanciva l’inviolabilità della proprietà privata, segnò una svolta di enorme valore. Il riconoscimento del loro essere operai e imprenditori li inseriva a pieno titolo tra i ceti emergenti produttivi sulla scena sociale. Tra coloro che chiedevano alla nobiltà, al clero e ai militari di cedere privilegi e ruoli ormai impropriamente occupati nelle istituzioni e nei centri del potere politico.

Nel 1850 furono votate le Leggi Siccardi di separazione tra lo Stato e la Chiesa. Nel 1851 Antonio Rosmini, considerato eretico, amico dell’illuminista cattolico Alessandro Manzoni, celebrò il matrimonio tra la nipote di Camillo Cavour, Giuseppina Benso, con Carlo Alfieri di Sostegno. Nel 1853 fu inaugurata la ferrovia Genova-Torino. Nel 1855 terminò la Guerra di Crimea. Nel 1857 la spinta all’Inorientamento dell’Impero centrale è messa sul binario dello sviluppo tecnologico e scientifico, delle moderne istituzioni rappresentative e del progresso sociale. Nel 1858 in Francia a Lourdes si manifestò la Madonna della Immacolata Concezione. Sempre nel 1858, sempre in Francia, a Plombières Les Bains, ci fu l’incontro tra Napoleone III e Camillo Cavour che gettò le basi per la seconda guerra di Indipendenza e per l’ormai inevitabile realizzazione dell’Unità d’Italia. Poi, nel 1860, tutto il gruppo dirigente dell’Italia che si batteva per l’indipendenza dall’ingerenza austriaca e per la formazione dello Stato unitario, con in testa Camillo Cavour, fu scomunicato per aver dichiarato guerra e invaso lo Stato Pontificio.

Ormai Tetti Giro e Santena erano sempre più immerse nelle dispute politiche europee e nel processo che sarebbe culminato con l’Unità d’Italia. I sacerdoti dai pulpiti guidavano greggi di fedeli che assistevano curiosi al conflitto tra lo Stato e la Chiesa, tra cattolici tradizionalisti e riformatori, tra il Papa Pio IX e il concittadino Primo Ministro, Camillo Cavour. Persino il suo funerale, il 7 giugno 1861, con in ballo l’assoluzione vera o falsa, fu oggetto di divisione. Circolava insistente la voce che l’avessero avvelenato.

Nel 1870 avvenne una svolta significativa per la storia d’Italia e d’Europa. Il 18 luglio 1870 il Concilio Vaticano I proclamò il dogma dell’infallibilità del Papa. Il 2 settembre, a Sedan, i Francesi furono sconfitti dai Prussiani. Il XX settembre 1870 ci fu la Presa di Roma. Finiva fortunatamente –per chi crede invece fu volontà dello Spirito Santo– il potere del Papa-Re e contemporaneamente si realizzava il sogno di Camillo Cavour di avere la Città eterna come capitale d’Italia.

Nel 1878, anno della morte di Vittorio Emanuele II, salì al trono pontificio Leone XIII (+1903), il Papa della “Rerum Novarum”, l’Enciclica sulla dottrina sociale della Chiesa. I processi sociali investivano la cattolicità e il suo rapporto con i lavoratori e gli imprenditori.

Ma chi era il teologo Gaspare Bosio (19 dicembre1845-6 marzo 1898), autore di “Santena e suoi dintorni”? L’opera storica che, esaltando il passato, insisteva sulla santenesità marcando la distanza da Chieri. Dottore in filosofia e lettere, insegnante nel Liceo Alfieri e nel Seminario di Asti, il Bosio, originario di Tettigiro, era in stretto contatto con un dinamico gruppo di sacerdoti e laici attenti alla questione sociale e operaia, all’associazionismo e al volontariato, tra i quali svettava San Giuseppe Marello, fondatore degli Oblati di San Giuseppe di Asti. A metà Ottocento tra i Cattolici, la centralità del valore sociale del lavoro e dell’imprenditorialità, caro agli Illuministi, si stava affermando sulla spinta dei Santi e delle Sante sociali piemontesi, al cui vertice c’erano don Bosco e Giulia di Barolo. Al teologo Bosio, storico dell’identità santenese, il Comune, in segno di ringraziamento per l’opera realizzata, ha dedicato la via che dalla piazza di Tetti Giro va al Gamenario e ai territori di Cambiano e Trofarello.

A Santena accadevano fatti significativi che cambiarono la società. Che dimostravano il ruolo primario svolto dai riformisti cattolici nel processo di costruzione dell’Italia unita. La prima scuola fu aperta nel 1710. Anche in questo caso non fu opera dei nobili ma di una forma associativa cattolica nata dalla compagnia di Santa Croce, cui se ne aggiunsero altre (Bosio.198). La scuola aveva però un limite. Poteva frequentarla solo chi pagava la retta. Nel 1795, nel pieno della rivoluzione francese, questa anomalia fu superata aprendo l’accesso ai poveri grazie alla donazione del cittadino Tommaso Bombara (B.199). Donazione potenziata nel 1816 dal contributo dei Benso, sempre per l’istruzione dei poveri.

Singolare e istruttivo è il regolamento degli inizi dell’Ottocento. Il Maestro era pagato dagli studenti facoltosi e possidenti, mentre i poveri erano esonerati dall’onere, purché avessero il licet del Priore, artt .5, 6 e 7. L’art. 8 stabiliva che il maestro doveva istruire nella lettura, scrittura, nelle lingue italiana e latina, nelle pratiche religiose e assistere gli allievi durante le funzioni parrocchiali. Dell’aritmetica, della matematica e del far di conto non c’è riferimento, il che fa sospettare che accadesse quanto avveniva nella scuola di Agrano, frazione di Omegna, negli stessi anni. Dove queste materie si insegnavano solo ai ricchi perché tanto i poveri, non avendo soldi e non praticando il commercio, non sapevano di che farsene (B.200).

Gli anni trascorsi tra la rivoluzione francese del 1789 e la caduta di Napoleone nel 1815 furono segnati da repentini cambiamenti. Nel 1796, insieme all’accordo di Cherasco, che segnava la sconfitta del Regno di Sardegna da parte del Generale Bonaparte, ci fu l’insediamento del primo parroco non commendatario di Santena. Un teologo dalla forte personalità e intraprendenza: Giuseppe Pezzana, cui è dedicata la via che incrociando Via Cavour, si immette in Piazza Visconti Venosta, davanti al Castello dei Benso. Quello fu un periodo tragico culminato con l’annessione nel 1802 del Piemonte alla Francia. Tutti i Santenesi, i Chieresi e i Piemontesi diventarono cittadini francesi, mentre i Benso di Cavour con realismo entrarono al servizio dei transalpini.

Nel 1804, il 12 novembre, i Santenesi accorsero festanti al passaggio dai Ponticelli di Papa Pio VII, diretto di sua iniziativa a Notre Dame di Parigi per l’incoronazione imperiale di Napoleone I. Ponticelli è la borgata collocata sulla attuale via Longoria, la via Fulvia di romane origini, poi diventata Via Francigena per il collegamento tra Roma e la Francia, tramite la Sacra di San Michele e i passi del Monginevro e del Moncenisio. Pio VII, il Papa ripassò 5 anni dopo, il 17 luglio 1809 diretto a Grenoble. Stavolta Napoleone lo aveva fatto prigioniero. Spossato per il viaggio Pio VII riposò nella casa di Giuseppe Rignon, già appartenuta ai Benso di Ponticelli, e oggi di proprietà della famiglia Mosso, noti produttori di Asparagi Santenesi. (B.208) Pur rimarcando il cattivo comportamento, un merito il Bosio ha riconosciuto agli occupanti francesi. Tanto piovve in quell’anno che i napoleonici, noti per la loro attenzione al governo del territorio e dell’acqua, fecero il piano regolatore delle acque del Banna e opere per prevenire le alluvioni. Nel 1811, sempre l’amministrazione francese, intervenne sul torrente Tepice e sul rio Santenassa per tutelare i terreni di Tetti Giro, Gamenario e Avataneo. (B.210).

Nel 1814 fu eseguito un censimento della popolazione santenese che dà un’idea della dimensione sociale assunta da Santena. Gli abitanti erano 1994, i nuclei famigliari 368 e le attività venivano indicate per capofamiglia, (S.223/4). Santena comprendeva le masserie e le case sparse nelle zone: Alberassa, Lucerne, Lai o Lago di Cremes, Massetta, San Salvà, Cabannone, Ponticelli, Vignasso, Gamenario, Biciocca, Broglia, Broglietta, Tetto Nuovo, Tettigiro, Tetto Agostino, Tetto Busso, Tetto Fumero, Tetto Avataneo.

I cognomi erano: Avataneo, Anselmetto, Agnello, Audisio, Andello, Audenino, Balocco, Boccardo, Benente, Bechis, Bergano, Beruto, Berrino, Bergoglio, Bassino, Bollito, Bellone, Bolle, Bellonio, Bruna, Bassa, Brognotto, Bovero, Burzio, Collo, Cortassa, Conte, Carasso, Caranzano, Cornaglia, Cottino, Damiano, Del Piano, Damicuzo, Degaudenzi, Dassano, Elia, Fasano, Ferrero, Franco, Gandillo, Garabello, Ghigo, Gillardo, Gambino, Gillio, Gianotti, Gianoglio, Gola, Garrone, Lanza, Marocco, Molino, Montanara, Montruccio, Massera, Morando, Muchiano, Opesso, Ponte, Pessuto, Pagliano, Poncino, Prinetto, Rubatto, Roletto, Rosso, Sachetto, Stella, Stuerdo, Senatrice, Sanitotto, Sacco, Tuninetto, Vercellino, Vico, Vergnalo, Volpato cui sono da aggiungere i preesistenti Bosio, Borgarello, Bevilacqua, Bosco, Cavalià, Capella, Clerico, Converso, Chiesa, Cauda, Domenino, Griva, Gaude, Lisa, Mosso, Migliore, Negro, Perrone, Pollone, Ronco, Romano, Rasetto, Rey, Scalero, Spinello, Toretta, Tosco, Tamiatto, Varrone, Varone, Villa.

Nel 1816 la carestia che colpì l’Italia e il Mondo intero, dovuta al cambiamento climatico causato dell’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, mieteva molte vittime. Si affermava anche a Santena il ruolo solidaristico e di fratellanza dell’Illuminismo cattolico. Il parroco Pezzana, i Benso, con in testa la nonna Filippina e il Comune di Chieri provvidero, per salvare la vita dei poveri, alla distribuzione gratuita giornaliera di una minestra energetica. Il cui ricordo, della Pappa buona, è rimasta nella memoria di chi ha frequentato il vecchio asilo infantile chiuso nel 1964.

Appena crollato Napoleone, nel 1816, i Santenesi diedero uno scrollone a Chieri. Chiesero di costituirsi in comune autonomo. Al punto 1 si parlava di infrastrutture ponti e strade utili al commercio e al lavoro nei campi. Al 2 dei danni delle alluvioni. Il punto 3 era più eclatante perché esprimeva il bisogno di istruzione, di ordine pubblico e di sicurezza. Di guardie campestri contro i furti nei campi e dei danni ai boschi per la legna rubata.

L’istanza si basava solamente sulla nobiltà terriera. Qui era la sua debolezza.

Chieri ebbe facile gioco a rigettarla mettendo in evidenza nella supplica inviata al re Vittorio Emanuele I tutto il suo disagio “affinché non si permettesse che Chieri, già tanto decaduta dall’antico suo splendore, perdesse più oltre della sua potenza”. Stupefacente ammissione di debolezza e di antiche glorie. (B.214/215).

Ad ulteriore sostegno dello stato sociale nel 1833 fu fondata la Congregazione della Carità potenziata nel 1838 dalla eredità di Don Giuseppe Pezzana, cui si aggiunse nel 1882 l’eredità di Giuseppe Forchino.

Nel 1835 don Pezzana, Filippina di Sales e Giulia di Barolo crearono la scuola femminile gestita dalle suore di Sant’Anna (B. 218) cui nel 1868, su indicazione testamentaria di Ainardo Benso di Cavour, fu aggiunta, in favore delle fanciulle povere, una rendita dei Poveri Vecchi di Torino, da lui fatti eredi della ricchissima tenuta di Leri.

Nel 1848, anno della Rivoluzione e della Costituzione, ci fu un notevole passo in avanti. Santena ottenne il diritto di avere, come frazione di Chieri, sette suoi rappresentanti eletti nel Consiglio Comunale. Il 1848 è l’anno della costruzione della ferrovia Torino-Genova e della richiesta di Chieri di avere la stazione a Pessione. Un errore strategico che spinse i Cambianesi e i Santenesi ad allearsi per chiedere la stazione in territorio di Cambiano. (Smeriglio.233/4).

Nel 1850 ci fu un grande passo nella modernizzazione della società e nella democrazia. Venne introdotto il sistema metrico decimale, importante per tutti i settori, compreso quello commerciale. L’elenco delle attività commerciali di Santena e le loro ubicazioni sono riportate in Smeriglio 234. Nasceva un nuovo sistema che impostava le transazioni commerciali e le misurazioni su una base omogenea in tutto il Regno e, in prospettiva, in tutta Europa. Sempre nel 1850 il santenese Camillo Cavour diventava Ministro dell’Agricoltura, del Commercio e della Marina e nel 1852 addirittura Primo Ministro.

Nel 1856, anno della seconda richiesta di distacco da Chieri, il censimento della popolazione riporta un forte cambiamento dovuto all’immigrazione e alla mobilità. Arrivarono artigiani e commercianti, margari e agenti delle casi nobili. Si registrò l’aumento della coltivazione di ortaggi e in particolare di asparagi. La piccola proprietà era favorita dalle vendite dei terreni della nobiltà che privilegiavano i piccoli proprietari. Importante fu il ruolo del banchiere ebreo Emanuele Sacerdote, il benefattore, che favorì, con tassi di prestito non esosi, gli accorpamenti con i confinanti. Un’operazione possibile grazie alla particolarità della proprietà terriera santenese. Nata a seguito di bonifiche realizzate dalle famiglie nobili chieresi che fra loro frazionavano la terra tolta, man mano, su piccole superfici, alla boscaglia e alle acque stagnanti. (S. 237). Il distacco da Chieri era un’operazione dolorosissima che assestava un colpo definitivo alla grande Chieri. Santena era l’ultima parte dell’antico feudo. Indicative della sua funzione fisiologica per la comunità sono le parole del sindaco di Chieri scritte nel 1856, “Tale separazione causerebbe una grave mancanza di vitale elemento a questo Comune”. (S. 239).

Tra gli elementi essenziali c’erano l’acqua del Banna, fondamentale per la lavorazione dei tessuti. L’agricoltura specializzata in orticoltura, con alto valore aggiunto grazie alla vicinanza con il mercato di Torino. La posizione geografica, insinuata tra Cambiano, Poirino e Villastellone. La logistica e le infrastrutture sulla linea ferroviaria e sulla strada statale per Piacenza e per Genova. La presenza di nuove figure sociali legate alle nuove professioni.

L’espianto non andò a buon fine perché l’attenzione di Camillo Cavour e dei suoi collaboratori era ormai concentrata sul processo di realizzazione dell’Unità d’Italia. Dopo il congresso di Parigi del 1856 Cavour si incontrò con Garibaldi e nel 1857 nacque la Società Nazionale. Mentre si trasferivano la base e l’arsenale della marina militare da Genova a La Spezia si avviava la realizzazione del tunnel ferroviario del Frejus. Il progetto di legge fu presentato il 27 maggio 1858, relatore Angelo Brofferio della sinistra storica. Ma già il 20 luglio Cavour era a Plombières les Bains per l’incontro segreto con Napoleone III. Nella primavera 1859 scoppiò la seconda guerra di Indipendenza. Nel 1860 i volontari garibaldini posero fine al Regno delle Due Sicilie, mentre l’Esercito italiano conquistava lo Stato pontificio, tranne il Lazio. Il 17 marzo 1861 nasceva l’Italia unita. Il 6 giugno Camillo Cavour morì, improvvisamente e in modi e tempi che suscitarono non pochi sospetti.

L’8 giugno 1861 Santena, con la sepoltura dello Statista, divenne luogo primario della memoria patria. Gli abitanti erano 2965. La notorietà e la valorizzazione della comunità che ospitava il padre della Patria fu enorme. L’evento pesò notevolmente sul distacco da Chieri.

Nel 1878 le condizioni c’erano tutte. Nonostante gli sforzi compiuti Chieri veniva indebolita a livello territoriale con la perdita di un 20% della popolazione e soprattutto di un territorio strategico, produttivo, logisticamente e infrastrutturalmente importante.

La scelta era pesante perché Santena poteva contare su una forte rappresentanza politica nei luoghi che contavano. Oltre ai nuovi ceti emergenti agricoli, commerciali, imprenditoriali e professionali c’era il blocco delle famiglie Benso, Alfieri di Sostegno e Visconti Venosta, rappresentate da Luisa Alfieri e da suo marito, il grande Ministro degli Esteri Emilio Visconti Venosta, da Giuseppina Benso, sua suocera e nipote di Camillo Cavour. Inoltre la Tomba del contadino-tessitore era meta di un pellegrinaggio in quello che ormai era uno dei monumenti più significativi della storia patria.

In più c’era Ernesto Balbo Bertone di Sambuy, Consigliere comunale di Chieri e di Torino. Assessore ai lavori Pubblici e quindi Sindaco di Torino dal 1883 al 1886. Deputato dal 1869 al 1882 e dal 1883 senatore del Regno.

Le condizioni per l’espianto coinvolgevano tutto il quadro politico Che nel frattempo era cambiato. Nel 1876 andò al governo la sinistra storica di Agostino Depretis. I Santenesi si rivolsero allora al deputato di Verres, Carlo Compans di Brichanteau e ad Alfonso Badini Confalonieri, appartenenti alla sinistra storica, che presentarono l’istanza di costituzione in comune che andò in porto. La capacità di compromesso del riformismo risorgimentale con un accordo tra progressisti di centrodestra e di centrosinistra creò le condizioni per la vittoria.

Nel 1879 il primo municipio trovò sistemazione nel caseggiato di proprietà Benso a ridosso della chiesa parrocchiale e della Tomba di Cavour che restava in ombra. (S.279/280).

Nel 1885 Giuseppe Minocchio fece nascere la Banda Musicale e le donò un caseggiato dove ancora adesso si fa scuola di musica. (S.276).

Nel 1886 la Marchesa Giuseppina Benso, morta a Santena nel 1888, propose il cambio della sede municipale con un caseggiato tra Via Cavour e Via Sambuy, oggi piazza Plombières les Bains, per migliorare con l’abbattimento del primo municipio la visibilità e l’accesso alla tomba. Contemporaneamente Emilio Visconti Venosta diventava cittadino onorario di Santena.

Nel 1889 nacque la Società Operaia di Mutuo Soccorso. (S.282).

Dal distacco del 1879 nacque una comunità nuova i cui dintorni si sono talmente dilatati da inglobarla nella storia sociale d’Italia e d’Europa. Una storia che, osservata andando oltre ai pigri manuali scolastici, riconosce il ruolo fondamentale svolto dall’illuminismo cattolico nella formazione dell’Italia unita. Il nuovo Stato nato nel Risorgimento nel cuore del Mediterraneo e dell’Europa.

Santena, la città di Camillo Cavour, 18 dicembre 2024