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Storia, Legge e Cultura sono parole di genere maschile
di Irma Genova
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Ho scelto un titolo provocatorio per l’incontro di questa sera, ma è proprio quello che voglio dimostrare: la Storia, la Legge, la Cultura sono parole di genere maschile.
Si tratta di un argomento non molto attinente alle questioni che trattiamo di solito in questa sede, però è un tema adatto alla data dell’8 marzo, alla Giornata della Donna, che si avvicina.
Stasera voglio condividere le mie riflessioni sulla parità di genere con voi donne e soprattutto con voi uomini che seguite con interesse questi nostri incontri storico-culturali periodici.

Parità di genere
Parto da alcune CONSIDERAZIONI di natura storica.
Tutte le società del passato (con rarissime eccezioni) sono state improntate al PATRIARCATO. COME MAI?
Secondo me il motivo è ancestrale: nelle tribù preistoriche la maggior forza fisica maschile ha prodotto una diversificazione dei ruoli all’interno del clan familiare. Erano i maschi ad andare a caccia, quindi erano loro a utilizzare le armi, per procacciare il cibo.
E … come succede sempre … ARMI = POTERE
Quindi è possibile che la forza fisica e il possesso delle armi abbiano reso i maschi prevalenti sulle donne fin dai tempi preistorici.

Cacciatori preistorici
In realtà questa mia affermazione non è dimostrata. Oggi c’è chi la confuta in base a recenti ritrovamenti
Allora, per avere maggiori certezze, andiamo alle origini della nostra cultura: cioè alla civiltà greco - romana e al cristianesimo
Era al 100% patriarcale.
Pensiamo alla poesia epica che descrive la donna come sposa, madre e regina del focolare.
Nell’Iliade Ettore dice alla moglie Andromaca:
“Su, torna a casa, e pensa alle opere tue, telaio e fuso,
e alle ancelle comanda di badare al lavoro.
Alla guerra pensiamo noi maschi tutti …”
Il fuso e il telaio erano i simboli della donna virtuosa. Penelope era (ed è) la donna esemplare per antonomasia, dedita alla sua tela, in attesa del ritorno di Ulisse.
Omero nei suoi versi esalta spesso le “bianche braccia” femminili, cioè braccia chiare, non abbronzate dal sole, perché le attività muliebri si svolgono tutte nel chiuso delle pareti domestiche.

Donne dell’antica Grecia
Anche nella Grecia Classica le donne vivevano nel gineceo, cioè nelle stanze a loro riservate, dove trascorrevano la maggior parte della loro esistenza.
Nelle polis greche le donne non avevano la cittadinanza, come gli schiavi e gli stranieri. Anzi peggio: gli schiavi, se liberati, potevano diventare cittadini, le donne mai.
Erano considerate delle eterne minorenni; dovevano stare perennemente sotto la tutela maschile.
La donna era esclusa da tutti i diritti politici e per esercitare i diritti civili (come sposarsi, ereditare, fare testamento) era necessario il consenso di un tutore: il padre, il marito o il parente maschio più prossimo. La legge romana infatti stabiliva che tutte le donne, anche se adulte, dovessero avere un tutore, a causa della loro “leggerezza di spirito”.
Una donna “rispettabile” doveva procreare, prendersi cura dei figli e della casa. Insomma doveva comportarsi come la “matrona” Cornelia, la madre dei Gracchi, che diceva: “Ecco i miei gioielli” … indicando i suoi figli. I figli erano tutto il suo mondo, rappresentavano tutte le sue ricchezze.

Cornelia e i suoi gioielli, Elizabeth Jane Gardner Bouguereau, 1870
Seneca (morto nel 65 d.C.) giustificava la subordinazione giuridica e politica delle donne romane con queste parole: “I due sessi contribuiscono allo stesso modo alla vita comune, poiché uno è fatto per comandare e l’altra per obbedire”.
Le donne ricordate dagli storici romani sono pochissime (storici che ovviamente erano tutti maschi). Le poche eccezioni per lo più vennero indicate come donne spudorate, arriviste, intriganti, avide di potere.
Partiamo dalla Bibbia.
Nella Genesi sta scritto che Dio plasmò l’uomo e poi creò la donna da una costola dell’uomo.
Questa è la premessa fondamentale

La creazione di Eva, Michelangelo, Cappella Sistina
Paolo di Tarso, in una lettera ai Corinzi, scriveva: “… l’uomo è stato creato a gloria e immagine di Dio, la donna a gloria dell’uomo. … perché la donna è stata creata PER l’uomo”.
Il concetto di base è questo: la donna è stata creata come “aiuto” dell’uomo ed ha avuto fin da subito una mera funzione strumentale.
E poi i Dieci Comandamenti affermano:
- Non desiderare la roba d'altri
- Non desiderare la donna d'altri
La moglie infatti era considerata proprietà del marito come la casa, i campi, gli animali domestici
Sempre nella Genesi si parla del peccato originale. A causa del peccato originale l’uomo è stato condannato a faticare per procurarsi il cibo e la donna a partorire i figli nel dolore. E la colpevole del peccato originale è stata Eva, la seduttrice. Questo ruolo si è perpetuato nei secoli nelle società cristiane. E, ancora oggi, è opinione comune che l’uomo è cacciatore, ma è la donna che lo induce al peccato.

Il peccato originale e la cacciata dal paradiso terrestre, Michelangelo, Cappella Sistina
Fino a pochi decenni fa si affermava che la donna mestruata era una donna impura.
Nella tradizione cristiana, come già in quella ebraica, il ciclo mestruale era un tabù. Durante il ciclo mensile le donne dovevano stare in casa e tutto quello che toccavano diventava impuro: i fiori appassivano, i frutti seccavano, il mosto marciva, il ferro arrugginiva.
Date queste premesse, era impossibile consentire alle donne di adempiere ad incarichi sacerdotali; c’era il rischio che profanassero le chiese. Ancora oggi per i Cattolici il sacerdozio è vietato alle donne. Per loro in chiesa sono previste alcune attività sussidiarie: possono fare le catechiste, fare le letture durante le funzioni … insomma attività accessorie, di ausilio al sacerdote.
Il cristianesimo quindi ha sempre predicato l’uguaglianza e la fratellanza tra tutti gli uomini, ma non “uomini” intesi come “umanità”, bensì come “maschi” Infatti la sottomissione della donna all’uomo è sempre stata alla base del credo religioso.
Anche la società medievale è stata caratterizzata dal patriarcato. Le donne di ogni ceto sociale furono sempre soggette giuridicamente alla potestà maschile.
Ebbero sempre come compito principale la procreazione e la cura dei figli e della casa, ma a queste mansioni - in mancanza degli schiavi - si aggiunse il lavoro esterno: la grande maggioranza delle donne lavorava in campagna, alcune svolgevano attività mercantili minori, tutte tessevano.

Donne del medioevo
Ma, nonostante il lavoro, non ebbero mai un potere economico: tutti i beni della famiglia appartenevano all’uomo di casa.
Se emersero figure femminili potenti, queste erano badesse o castellane.
Il convento era l’unica alternativa al matrimonio e permetteva una limitata libertà di azione, impensabile nel matrimonio. Alcune monache furono grandi studiose, ma il loro valore non venne mai interamente riconosciuto.
Ci furono nobildonne medievali passate alla storia con una pessima fama. Pensiamo a Lucrezia Borgia (1480-1559). La storiografia e la letteratura l’hanno descritta come una donna spudorata. L’hanno accusata di incesto e viene ricordata come l’avvelenatrice per antonomasia. Ha ispirato decine e decine di opere letterarie e teatrali, nonché ben 43 film per il cinema e la TV. Oggi alcuni storici tentano di riabilitare la figura di Lucrezia Borgia, ma 500 anni di preconcetti sono duri da cancellare.
Altre figure femminili medievali famose sono state:
Matilde di Canossa, Caterina da Siena, Chiara d’Assisi, Giovanna d’Arco…

Santa Caterina da Siena, Giambattista Tiepolo
Come vedete, quasi tutte sante.
Sante o Streghe. Infatti le donne che si allontanavano dal cliché imposto dalla società medievale, venivano tacciate di stregoneria e finivano al rogo.

Donna al rogo
La caccia alle streghe fece migliaia di vittime, soprattutto nel centro-nord dell’Europa, nelle aree protestanti.
Prima di passare all’era moderna, vorrei citare alcune frasi di personaggi celebri:
- Pitagora: C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e c’è un principio cattivo che ha creato il caos, la tenebra e la donna.
- Tertulliano: La donna è la porta dell’inferno.
- Marziale: Tua moglie non sia troppo dotta.
- Keplero: È bene che la donna faccia altre cose e non si impegni nello studio della scienza e della matematica, che le sono innaturali.
- Torquato Tasso: Femmina è cosa garrula e fallace: vuole e disvuole; è folle l’uomo che se ne fida.
Anche nel ‘700 e nell’800 la le donne non ebbero mai il completo controllo della loro vita.
Il modello della famiglia patriarcale prevalse ovunque fino a metà Novecento.
Durante la rivoluzione francese, nel 1789, venne promulgata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, in cui si affermava che gli uomini nascono tutti con gli stessi diritti. Questo ovviamente valeva per gli uomini, in quanto “maschi” e non in quanto “esseri umani”. Le donne infatti non erano contemplate e continuarono a non avere diritti né politici, né civili.
I rivoluzionari volevano abbattere le distinzioni sociali tra i ceti, mantenendo però le distinzioni di genere.
Il motto era: liberté, égalité, fraternité … e la sororité passava in cavalleria.
Nei moti dell’800 molte donne scesero in piazza e salirono sulle barricate, ma dal punto di vista legale continuarono ad essere considerate delle minorate, prive di ogni diritto.

Le 5 giornate di Milano, Carlo Stragliati
Lo Statuto Albertino, nel 1848, recitava: Tutti i regnicoli sono eguali dinanzi alla legge. Tutti godono egualmente i diritti civili e politici. Ma solo gli uomini erano ritenuti regnicoli, cioè cittadini a pieno titolo. Le donne erano considerate alla stregua dei bambini o delle persone incapaci di intendere e di volere.
E così fu per la Costituzione del Regno d’Italia del 1861.
L’anno scoro Natalina Vaschetti ci ha presentato una relazione molto esauriente sul ruolo delle donne nel Risorgimento, e quindi non ci tornerò sopra. Sempre Natalina nel 2023 ci ha parlato delle Suffragette, che a partire dalla seconda metà dell’800 rivendicarono diritti politici per le donne. Nelle sue relazioni Natalina ha sottolineato la tenacissima resistenza degli uomini ad includere le donne nella vita pubblica.
Vorrei citare anche qui alcune frasi di illustri personaggi non troppo lontani da noi:
- Vincenzo Gioberti: La donna verso l’uomo è ciò che il vegetale è verso l’animale; o la pianta parassitaria verso quella che si regge e si sostiene da sé.
- Antonio Rosmini: Compete al marito essere capo e signore. Compete alla moglie essere quasi un’accessione (un accessorio), un compimento del marito, tutta consacrata a lui e dal suo nome dominata.
- Giuseppe Verdi: La donna è mobile, qual piuma al vento (Rigoletto).
- Victor Hugo: Dio s’è fatto uomo. Il diavolo s’è fatto donna.
- Giovanni Gentile: La donna è del marito ed è quel che è in quanto è di lui.
- William Faulkner: le donne non sono altro che organi genitali articolati e dotati della facoltà di spendere tutto il denaro che uno possiede.
Quand’anche alcune frasi siano dette con tono umoristico, sono comunque avvilenti e offensive.
Nel corso del Novecento la battaglia per il diritto di voto si è trasformata in una lotta per l’uguaglianza tra i sessi.

Corteo di suffragette a new York, 1912
Nella prima metà del secolo quasi tutte le nazioni occidentali concessero il diritto di voto alle donne. La parità di genere – dal punto di vista giuridico – ha fatto molti passi avanti, soprattutto nel secondo dopoguerra, ma c’è ancora molta strada da percorrere, specialmente in ambito culturale.
Vorrei fare un rapido excursus delle norme giuridiche più importanti del Novecento sul tema di diritti delle donne in Italia.
1915 – Regio Decreto 148: ribadì il divieto al voto femminile e la non eleggibilità delle donne
1924 – Legge 2125: concesse il diritto di voto nelle elezioni amministrative ad alcune categoria di donne: madri o vedove di caduti in guerra. In realtà questa legge si dimostrò un semplice omaggio alla retorica bellica del fascismo, perché l’anno successivo vennero abolite tutte le cariche amministrative elettive. Il Podestà sostituì il Sindaco.
1927 – Il salario femminile venne fissato per legge al 50% di quello maschile
1930 – Venne promulgato il Codice Rocco che definiva il delitto d’onore e la violenza sessuale come reati contro la morale e il buon costume
1942 – Entrò in vigore il Codice Civile che confermava la potestà maritale a cui la donna doveva sottostare, come al tempo dei greci e dei romani.
Intanto ci fu la guerra e nel dopoguerra:
1945 – Finalmente (80 anni fa) l’Italia ha riconosciuto alle donne il Diritto di voto e il diritto ad essere elette. Le donne italiane si sono recate alle urne la prima volta il 2 giugno 1946 per il referendum tra Monarchia e Repubblica.

Le donne al voto, 1946. Scena del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi
1 gennaio1948 – È entrata in vigore la Costituzione della Repubblica italiana, che all’art. 3 specifica:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Ecco la grande novità: “senza distinzioni di sesso”. Questa fu una grande conquista, … almeno sulla carta…. In realtà la parità di genere era ancora tutta da perfezionare! L’iter attuativo di questo articolo costitutivo durò anni e anni. Infatti nei decenni successivi vennero poi modificate o aggiunte molte norme di legge.
1956 – Decadde dal Codice Civile lo IUS CORRIGENDI, cioè il diritto del marito di usare la violenza correzionale sulla moglie (norma che derivava ancora dal diritto romano).
1956 – Legge 741: impose la parità di remunerazione tra uomini e donne. Legge ammirevole, che – come molte altre in Italia – viene ancora del tutto disattesa.
1963 – Legge 7: ha vietato il licenziamento delle donne per causa di matrimonio e ha reso nulle le clausole di nubilato dei contratti di lavoro.
1963 – Le donne furono ammesse per legge a tutti i pubblici uffici (compresa la magistratura) e a tutte le professioni, escluse Polizia, Guardia di Finanza e Forze armate. Le donne entreranno in Polizia nel 1981 e nell’esercito nel 1999.

Oggi il 56% dei Magistrati è donna
A proposito di Magistratura: i magistrati si opposero strenuamente all’ingresso delle donne in Magistratura! Era opinione corrente che la donna fosse emotiva, impulsiva, approssimativa, inadatta a giudicare obiettivamente. Inoltre si affermava che, durante il ciclo mestruale, la donna fosse soggetta a isteria e quindi inadatta a esprimere giudizi sereni ed equilibrati. Le donne non avevano le doti necessarie per diventare magistrate.
1965 – È successo un fatto inaudito! In Sicilia venne rapita e violentata Franca Viola. Una volta liberata, la ragazza ha rifiutato il matrimonio riparatore e ha fatto condannare il suo stupratore. All’epoca in Italia – per legge – il matrimonio riparatore estingueva il reato. Bisognerà aspettare altri 16 anni, cioè fino al 1981, per vedere abolite le nozze riparatrici e il delitto d’onore.

Franca Viola e il suo violentatore Filippo Melodia
1968 – Venne abolito il reato di adulterio femminile. Fino a quella data la moglie adultera era punita con un anno di reclusione. Nessuna pena invece per il marito adultero.
Un caso famoso fu quello di Fausto Coppi e della Dama Bianca, i quali, entrambi sposati, allacciarono una relazione, arrivando a sposarsi in Messico. In seguito alla denuncia del marito tradito, la donna, Giulia Occhini, dovette subire un processo e il carcere. E dovette patire anche la gogna mediatica perché fu fortemente avversata dall’opinione pubblica.

Fausto Coppi e Giulia Occhini
Certo, è meglio un anno di carcere che la lapidazione.
Per le adultere, la legge biblica prevedeva la lapidazione, a cui partecipava tutta la comunità. E purtroppo è una pratica diffusa ancora oggi in molti paesi mussulmani (Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Pakistan, Afghanistan, Sudan, Somalia, Niger, …)
Ci chiediamo: perché tanto accanimento contro l’infedeltà femminile? La risposta è semplice: perché l’infedeltà della donna rende incerta la paternità dei figli.
Negli anni Sessanta in Italia era reato non solo l’adulterio, ma anche il concubinaggio. Fu il caso di Mina e di Corrado Pani. La loro relazione iniziò nel 1962 e l’anno successivo ebbero un figlio. Lei era nubile, lui era sposato e separato. In mancanza del divorzio non potevano sposarsi. Dovettero vivere in albergo, perché la convivenza nella stessa casa era punita con 2 anni di carcere. Il divorzio arrivò in Italia nel 1974.

Mina e Corrado Pani
Ma per finire il nostro percorso legislativo…
1975 – Ci fu la Riforma del Diritto di famiglia, fortemente voluta da tutte le donne parlamentari. Riforma che finalmente sancì la parità dei coniugi e abolì la patria potestà. L’abolizione giuridica del patriarcato fu un passo giuridico importantissimo!
poi
1976 – Per la prima volta una donna fu nominata Ministro: Tina Anselmi, Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale.
1979 – Nilde Iotti fu la prima donna ad essere eletta Presidente della Camera.
Infine, nel 1996 – Con la legge 66: la violenza sessuale venne classificata come reato contro la persona e non contro la morale.
Ci sono voluti 50 anni per attuare, dal punto di vista giuridico, il principio di parità di genere contenuto nella Costituzione.
In quei 50 anni la legge italiana ha posto basi solide per la parità tra i sessi. Eppure, ad oggi, sono trascorsi altri 25 anni del nuovo millennio e la parità “vera” ancora non esiste.
- La parità salariale è ancora una chimera
- I livelli manageriali sono al 90% maschili
- La presenza delle donne in politica viene imposta dalle quote rosa
Se in una coppia, carriera e cura dei figli entrano in conflitto, è sempre la donna a rinunciare all’avanzamento professionale, con rarissime eccezioni.

Disparità di genere
Cosa succede? Perché è così difficile attuare una reale parità di genere?
Succede che la società non è ancora pronta culturalmente ad accettare questo concetto.
Negli anni 60 e 70 sembrava che la società civile fosse sempre un passo avanti alla politica e alla legge. Oggi invece si ha l’impressione che il Paese sia giuridicamente avanzato e la società civile sia culturalmente arretrata.
Perché permane questo blocco culturale ad accettare il concetto di parità?
Oggi ci sono ancora tanti uomini che vedono un pericolo nell’emancipazione femminile, che la vivono come una competizione. Temono una perdita di status, di potere e di privilegi. Temono di perdere terreno, incalzati dalle donne che reclamano spazio nella società.
Invece succede proprio il contrario! La condivisione equa di diritti e doveri porta ad una maggiore armonia, a maggiore serenità e distensione, sia nella vita familiare che nella società.
Purtroppo è difficile far passare questo concetto.
Guardiamoci intorno! Persino gli uomini più bendisposti nel riconoscere la parità, nell’agire quotidiano mantengono ben salde le distinzioni dei ruoli. Raramente la cura dei figli e le faccende domestiche vengono veramente condivise. Quando succede è più un aiuto dato alla moglie, che un dovere condiviso. E i figli crescono nelle famiglie dove la mamma cucina, lava, stira, fa la spesa … e il papà LAVORA!
Quindi sulle norme di legge finisce per prevalere l’imprinting familiare.
Non bastano le leggi, dobbiamo tutti insieme fare uno sforzo quotidiano per cambiare veramente le cose.
Certo, la scuola potrà fare molto, ma sarà tutto inutile se in famiglia permarranno macroscopiche discriminazioni.
Dobbiamo anche impegnarci a cambiare il linguaggio. Il linguaggio è il filtro del nostro pensiero e influenza i nostri giudizi e il nostro modo di relazionarci con gli altri. Nel linguaggio comune esistono molti modi di dire che perpetuano i pregiudizi.
Faccio qualche esempio.
- DONNA = SESSO DEBOLE! Questa espressione sottintende una connotazione di inferiorità.
- È una donna con le palle! Cioè che vale solo perché è simile a un uomo. Viceversa: è un uomo senza palle, che vale poco perché è simile a una femmina.
- È una che in casa porta i pantaloni. I pantaloni sono il simbolo del potere maschile. Quindi significa che la moglie con i pantaloni sottrae il potere al marito. È una usurpatrice.
- Donna al volante pericolo costante. Sta per: le donne guidano, ma sarebbe meglio di no. Anche se pronunciato con umorismo, il detto ribadisce una incapacità femminile.
- Donne e motori, gioie e dolori. Donne “oggetto” poste allo stesso livello delle macchine.
- Moglie e buoi dei paesi tuoi. La moglie è messa allo stesso livello degli animali domestici. È un detto che sottintende il possesso.
- Chi dice donna dice danno.
- Le parole sono femmine, i fatti sono maschi.
- Tre donne fanno un mercato.
- La donna è la regina della casa, del focolare. Significa: lei ha un grande potere in un piccolo spazio. Nel resto del mondo il re è l’uomo.

Il linguaggio può essere sessista e misogino
Potrei continuare a lungo. Moltissimi proverbi sono misogini, anche se vengono spacciati per saggezza popolare. Sono migliaia le espressioni antifemminili che tutti noi, uomini e donne, utilizziamo senza riflettere sul loro significato. Anche se vengono usate per fare dell’umorismo, contribuiscono a danneggiare l’autostima delle donne e a riaffermare l’idea della loro inferiorità.
BASTA, cancelliamole dal nostro linguaggio.
In chiusura, l’ultimo tema è la:

Un tema che è all’ordine del giorno nella cronaca nera. C’è chi dice: “È sempre successo, ma non se ne sapeva nulla”. È vero: percosse e maltrattamenti in famiglia sono sempre esistiti, ma mai così tante morti!
Oggi i femminicidi in Italia sono oltre 150 l’anno. In pratica un giorno sì e un giorno no una donna viene uccisa. Nel mondo sono migliaia ogni anno. Questi sono numeri da genocidio.
Parliamo di un fenomeno di enorme portata, che è trasversale alle classi sociali e al livello di istruzione. La violenza nasce quasi sempre all’interno della famiglia, ad opera di mariti, compagni, fidanzati. La causa è l’estrema gelosia e il desiderio morboso di possesso. I femminicidi derivano da quel concetto ancestrale che la donna è proprietà dell’uomo, che va punita se non obbedisce, che va punita se non si sottomette o, peggio, se tenta di lasciare il compagno.
La violenza sulle donne può essere fisica, sessuale, psicologica, economica, … ed ha sempre come scopo indurre nella compagna umiliazione, ansia e paura. La morte è il limite estremo a cui porta il concetto aberrante di possesso. O mia o di nessun altro! Oggi c’è ancora chi è convinto di avere il diritto di punire la “sua” donna se rivendica la sua libertà.

Non c’è legge che possa correggere questa mentalità!
Solo un profondo cambiamento culturale potrà cancellare pregiudizi radicati nella mente dell’umanità.
Il primo passo è eliminare ogni forma di discriminazione all’interno delle nostre normalissime famiglie, per educare con l’esempio le nuove generazioni ad un nuovo rispetto tra i sessi.
E soprattutto devono essere gli uomini a convincersi e a convincere i consimili che il maschio violento non è virile, è solo vile. Fateli sentire vigliacchi e trogloditi!

Prevalga il concetto che i violenti sono la feccia della società.
Per concludere quindi torno al mio titolo: La storia, la legge e la cultura sono parole di genere maschile.
Come abbiamo visto…
La Storia è stata scritta dagli uomini ed è stata fatta dagli uomini. Le rare figure femminili sono marginali.
Le Leggi sono state emanate da legislatori maschi, relegando per secoli e millenni la donna in posizione giuridica subordinata all’uomo.
La Cultura è sempre stata improntata all’egemonia maschile e la società civile ha discriminato le donne, negando ad esse la stessa dignità degli uomini.

La reale parità di genere
Oggi siamo sulla buona strada per raggiungere una reale parità di genere, democraticamente giusta. Voglio sperare che arriverà il giorno - non troppo lontano - in cui termini come STORIA, LEGGE, CULTURA e UMANITÀ saranno tutte parole di genere NEUTRO.
Santena, 4 marzo 2025