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LUCI E OMBRE DELLA PARIGI DI HAUSSMANN.


Trasformazioni urbane e cambiamenti sociali.

di Sabrina Chiesa

INDICE

NAPOLEONE III: MODELLI E OBIETTIVI

GEORGES HAUSSMANN

LA REALIZZAZIONE DEL GRANDE PROGETTO URBANISTICO

Elementi culturali di prestigio rimaneggiati e realizzati

TRASFORMAZIONE DELLE ZONE DI PARIGI E ANALISI DEI SUOI EFFETTI SOCIALI

La conquista dell’ovest e la nuova città borghese

La zona del centro

La rive gauche e la zona est

Un nuovo strato sociale

NUOVI SOBBORGHI

CONSEGUENZE NEGATIVE INERENTI AI LAVORI INTRAPRESI A PARIGI

OSTACOLI PER LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO URBANISTICO

BILANCIO DEI LAVORI URBANISTICI DI PARIGI

FONTI:

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I grandi cambiamenti non hanno mai conseguenze lineari e la trasformazione di Parigi non è esente da tale complessità. Dietro all’eleganza e alla bellezza conquistata si celano, come vedremo, cambiamenti di stili di vita, mobilità sociale, benessere, conflitti e degrado.

Nella prima metà dell’800 Parigi ha ancora le sembianze di una città medioevale ed è profondamente ammalata, in particolare tra il 1820 e il 1850 a causa di diversi tentativi rivoluzionari, epidemia di colera, crisi economica. Le strade sono strette, tortuose e poco illuminate, tutto ciò favoriva covi di ladri, la costruzione di barricate e il diffondersi di epidemie. Con l’esodo rurale, inoltre, gli immigrati andavano ad occupare posti insalubri del centro. La città non era più adatta alla nuova economia industriale, alla circolazione degli omnibus e allo sviluppo ferroviario.

I protagonisti di questa trasformazione parigina sono Napoleone III e Georges Haussmann.

NAPOLEONE III: MODELLI E OBIETTIVI

Una delle più grandi preoccupazioni di Napoleone III è modernizzare Parigi: i suoi soggiorni a Londra e New York diventano l’occasione per visitare città moderne, inoltre è appassionato di architettura.

Napoleone conosceva molto bene Londra e ammirava profondamente tale città, fino a divenire il modello a cui ispirarsi per trasformare Parigi. Un secondo punto di riferimento è stato la pianta cardinale tipica della città romana.

Obiettivi principali di Napoleone III:

  • persuadere i proprietari della necessità di favorire la comunicazione tra la città e poi tra Parigi e il resto del Paese, rispetto ai propri interessi (evidente l’influenza delle idee di Saint-Simon che privilegiano i grandi lavori rispetto al sacro santo diritto della proprietà);
  • fare delle stazioni le vere porte della città, eliminando le vecchie barriere;
  • realizzare grandi lavori per rilanciare l’economia, produrre ricchezza e attrarla attraverso i lavori stessi (concetto sansimoniano);
  • creare posti di lavoro;
  • sconfiggere la povertà e il vizio e aprire spazi verdi per tutti;
  • trasformare Parigi in centro economico dell’Europa, coltivando i suoi punti di forza: le industrie del consumo e del lusso, del divertimento e del turismo (progetti ancora oggi molto attuali).

GEORGES HAUSSMANN

Discendente da una famiglia borghese protestante alsaziana, è l’uomo dei grandi lavori parigini i cui immobili realizzati hanno assunto l’appellativo “haussmannien”. Nel suo nome è scritto il suo destino: Haussmann in tedesco significa “l’uomo della casa”. Nasce a Parigi nel 1809 dove studia legge e a 22 anni entra nel corpo della prefettura. Dal 1853 al 1870 occupa il posto di primo prefetto di Francia, in modo continuativo, lasciando un’impronta indelebile sulla capitale. La sua vita è intimamente legata alla storia di Parigi e a quella del secondo impero, dimostrandosi sempre fedele a Napoleone anche dopo la sua caduta.

Haussmann viene scelto personalmente da Napoleone per attuare il suo progetto, perché è un formidabile direttore dei lavori, con grande senso di concretezza e capacità organizzative, talvolta mancanti all’imperatore. Dato che la macchina comunale di Parigi era molto complessa (oltre alle questioni urbanistiche, il prefetto era responsabile dei tributi, della dogana, della circolazione, della navigazione dell’istruzione, degli ospedali…) era impossibile per Haussmann sovraintendere a tutto, perciò per delegare sceglie i migliori amministratori e funzionari senza alcun settarismo.

Nella sua idea di progetto urbanistico privilegia la sicurezza, attuando il così detto “abbellimento strategico”, attraverso la realizzazione delle vie dritte (corsi molto ampi, con la larghezza calcolata per evitare formazioni di barricate), trasferendo le manifatture e il popolo operaio dal centro alla periferia e costruendo caserme.

Il prefetto Haussmann non ha né il titolo né il rango di un ministro ma è il più potente di tutti i membri del governo e all’inizio del decennio 1860 ripristina il titolo di barone, appartenuto al nonno materno. I suoi oppositori arrivano a dichiarare che incarna i quattro peggiori difetti del regime: autoritarismo, centralizzazione estrema, grandi bilanci e fasto.

Nel 1870 lascia il suo incarico e si rifugia a Nizza. L’anziano prefetto riceve richieste da Bismark per rinnovare Berlino e anche da Istambul dopo il grande incendio, ma rifiuta entrambe le proposte, però è copiato nelle più grandi città europee. Muore l’11.01.1891, sotto la terza repubblica, tra l’indifferenza delle autorità e dei parigini.

LA REALIZZAZIONE DEL GRANDE PROGETTO URBANISTICO

Il progetto non è semplice da realizzare e vi sono molti pareri contrari, ma all’indomani del colpo di stato Napoleone può accelerare i lavori.

Azioni che ne conseguono per l’abbellimento e la modernizzazione di Parigi:

Ø per decongestionare il centro (principale luogo di rivolte) si inizia con il completamento della via est-ovest (Rue de Rivoli) mai completata dallo zio e poi la realizzazione della via nord-sud, che attraversa i grandi mercati des Halles (molto trafficati) e infine la costruzione della Gare de l’Est e dei diversi boulevards (Strasburg, poi Sebastopol e Saint-Michel…);

Ø viene aperta una via simmetrica sulla riva Gauche della Senna (Saint- Germain);

Ø si elimina l’isolamento dei “faubourgs” annettendo nella città le piccole “banlieue” e si prepara la lottizzazione dei terreni tra il centro e la periferia per la costruzione di nuovi corsi;

Ø si collegano le costruzioni industriali alle stazioni ferroviarie e quest’ultime tra loro (lontane e non collegate perché realizzate da compagnie ferroviarie diverse).

Nella ricostruzione si possono riconoscere alcuni aspetti estetici tipici della metà dell’800, come il culto della linea dritta, il principio di omogeneità dell’aspetto esteriore delle costruzioni private, rispettando motivi architettonici precisi dettati dal regolamento urbanistico e l’uso di nuovi materiali, quali ferro e vetro.

Per realizzare il grande piano urbanistico, entrano in gioco anche molte variabili, dettate sia dal gusto personale sia dall’idea di cultura e senso storico, portando con sé proposte risolutive diverse:

      • Napoleone, fortemente influenzato dai suoi soggiorni a Londra, era disposto a sacrificare alcune linee rette, pur di salvare monumenti e creare giardini chiusi da vie, invece Haussmann era contrario a tale scelta, valutandola pericolosa per possibili disordini sociali;
      • il prefetto rimaneggia i Champs-Elysees secondo le sue idee, approfittando dell’assenza di N. occupato nella guerra in Italia;
      • un altro problema riguardava come conciliare il nuovo con l’antico (per esempio con la distruzione totale delle vie medievali appresso Notre Dame);
      • infine molti architetti optavano per le lo stile ecclettico antico modernizzato, per le grandi opere.

Elementi culturali di prestigio rimaneggiati e realizzati

Il progetto politico del secondo impero intendeva anche favorire la conservazione delle strutture del patrimonio parigino, fonti di prestigio, come si può notare dalle seguenti opere realizzate:

Ø il completamento del Louvre, con un decreto del 1852 Napoleone decide di ingrandire il Louvre, demolendo così un vecchio fatiscente quartiere adiacente, che in passato aveva facilitato l’assalto al palazzo reale da parte dei rivoltosi;

Ø il restauro di Notre Dame, i cui lavori cominciano sotto le direttive di Violet-le Duc e Lassus, sotto all’onda emozionale creata dal famoso romanzo di Victor Hugo e la richiesta da parte dell’arcivescovo di Parigi, che sperava nella costruzione di un quartiere clericale adiacente alla cattedrale (con palazzo vescovile e seminario), ma le finanze limitate, a causa della guerra di Crimea, hanno permesso solo la restaurazione dell’edificio religioso e il rifacimento delle case circostanti;

Ø ampliamento e sviluppo della Biblioteca imperiale, costituita da 1.155 metri quadrati e 344 posti per i lettori, e la realizzazione della famosa sala Richelieau; il complesso diventerà poi Biblioteca nazionale di Francia;

Ø il rimaneggiamento dei Champs-Elysees attuato da Haussmann, secondo il suo gusto, approfittando dell’assenza dell’imperatore impegnato nella guerra in Italia;

Ø la realizzazione della spettacolare Opéra dell’architetto Charles Garnier, con la costruzione anche un nuovo boulevard che si dirige verso il Louvre. Per realizzare quest’opera si indice un bando: questa competizione tra architetti è un fenomeno raro, ci sono stati solo due casi precedenti, uno per la tomba di napoleone I (1841) e l’altro per la statua della Republique (1848). Il nuovo teatro doveva essere l’emblema del mecenatismo imperiale e la sua grandezza doveva riflettere la preminenza mondiale della nuova Parigi. Il progetto di Garnier prevedeva un edifico enorme (172 x 124 mt) ma con posti limitati, per mantenere un contesto elitario della frequentazione, e ancora più esorbitante è stato il costo: 36 milioni di franchi! La facciata, omaggio a tutte le arti, fu provvisoriamente svelata per l’esposizione Universale del 1867. All’interno i corridoi, i foyer e le scale occupano lo stesso spazio dell’auditorium per offrire confort agli spettatori. Le decorazioni esterne e interne sono molto ricche, così gli scaloni e i salotti. Due rotonde laterali hanno la funzione di entrata, una riservata all’imperatore (precauzione voluta dopo l’attentato di Orsini nel 1858) e l’altra per gli spettatoti che giungeranno in vettura.

La grande rivale, La Scala di Milano, ha 1.000 posti in più ma occupa una superficie molto inferiore. I lavori durarono 12 anni, dal 1861 al 1874, dovuta all’interruzione per la guerra e la Comune; malgrado il cambiamento di regime si è ritenuto importante terminare il teatro: raro esempio di continuità che indica il potere simbolico che l’Opéra ha avuto nell’immaginario della classe dirigente. L’inaugurazione è avvenuta il 5 gennaio del 1875, con la disputa dei posti da parte della Parigi “che conta”. L’Opéra è situata tra l’incrocio dei boulevards più chic (boulevard des Italiens, boulevard Haussmann, boulevard des Capucines) che diventano i luoghi privilegiati per lo svago, in questa epoca. Nello stesso periodo anche a Vienna viene costruito il nuovo teatro situato lungo il Ring, realizzato però senza trasformare l’aspetto urbano circostante, venendo così a costituire uno dei tanti edifici che si affacciano sul corso, senza assumere la centralità urbanistica, come invece è avvenuto a Parigi.

Ø altre strutture nate in quel periodo sono i nuovi decori urbani destinati al benessere dei passanti: arredi urbani, chioschi per i giornali, vespasiani, fontane monumentali, colonne Morris (legate allo sviluppo dei manifesti) e anche ciò che ha fatto decretare “la fine della notte” a Parigi (espressione coniata da Simone Delattre), ossia la comparsa delle lampade a gas a scapito di quelle ad olio, ma diffuse solo in centro nelle zone commerciali e nei quartieri borghesi.

Tutti i nuovi quartieri assumono un significato politico simbolico indiretto che si esprime nel progetto urbanistico globale; il palazzo Reale della deposta famiglia d’Orleans, ad esempio, si ritrova all’ombra delle due maggiori realizzazioni imperiali: l’Opéra e il nuovo Louvre.

TRASFORMAZIONE DELLE ZONE DI PARIGI E ANALISI DEI SUOI EFFETTI SOCIALI

zone della citta

Legenda: zona rossa: centro; zona azzurra: nuovi quartieri residenziali ad ovest; linee arancioni: alcuni boulevard realizzati.

La conquista dell’ovest e la nuova città borghese

Già prima del II impero le residenze si concentravano verso ovest e Haussmann continua la “conquista dell’ovest”: nascono nuovi quartieri e vengono inglobati i comuni occidentali residenziali. Anche qui esiste una differenza tra i membri dell’alta borghesia, ma è una differenza più sottile, basata sull’importanza dei capi famiglia e sull’anzianità dell’appartenenza alla classe dominante, che si evidenzia sulla scelta dell’abitazione: un grande appartamento o un “hotel” (palazzo). Dato il grande spazio a disposizione, era possibile scegliere il tipo di casa da costruire e le eventuali depandances.

Questa zona è caratterizzata dalla realizzazione dai Boulevard, grandi corsi alberati, che collegavano le parti nevralgiche della città. I grandi corsi realizzati sono stati una perfetta cornice sia per rimarcare le vittorie ottenute da Napoleone III (guerra di Crimea e la guerra d’Italia), costruendo anche dei temporanei archi di trionfo, sia per accogliere i reali europei in visita a Parigi, come la regina Vittoria nel 1855, o lo zar Alessandro II e il sultano ottomano Abdul Aziz durante l’Esposizione universale del 1867.

Come già accennato, in questa epoca vige il principio di omogeneità dell’aspetto esteriore delle costruzioni private, rispettando i motivi architettonici precisi, dettati dal regolamento urbanistico. Gli elementi architettonici che caratterizzano i palazzi haussamanniani sono i seguenti:

v edifici uniformi in pietra calcarea

v facciate omogenee con balconi in ferro battuto

v tetti mansardati in ardesia

v chiara divisione dei piani.

Questi aspetti omogenei riflettono un’armonia visiva che ha trasformato Parigi in un paesaggio urbano coerente e moderno.

I nuovi immobili rispecchiano la separazione presente nella vita quotidiana tra pubblico/privato, uomo/donna, padrone/servitù: i locali più lussuosi sono posti vicino all’entrata e si affacciano sulla via principale, mentre sul retro della casa sono situate le camere da letto e gli spazi più privati, invece le cucine sono ubicate nelle zone più oscure dove è relegata la servitù quando non svolge le attività per la casa, mentre le camere sono collocate nelle soffitte senza riscaldamento. Solo le famiglie dell’alta società dispongono di una villa o palazzo come abitazione individuale, mentre la classe media e la grande borghesia vivono in appartamenti.

Le abitazioni sono caratterizzate da vistose decorazioni agli ingressi, con grandi colonne di marmo, tappeti per le scale, cancelli in ferro battuto, finiture preziose e laccate (descrizioni presenti anche nei romanzi di Emile Zola - Pot- Bouille - 1880- in Les Rougon-Macquart). Il mobilio interno è costituito da arredi elaborati, spesso realizzati con legni esotici, e l’ambiente è arricchito da collezioni di ninnoli, all’epoca molto di moda.

Esempio di hotel particulier di questo periodo è la dimora di Jacquemart- André, ora museo.

La moda e la vita borghese: l’evoluzione del tempo libero

La trasformazione di Parigi ridisegna la città ma la vita della borghesia non cambia molto, se non nel fatto che l’arricchimento diventa più rapido e aumenta il desiderio di ostentarlo, in modo particolare:

  • nella scelta dell’abbigliamento (crinolina);
  • andando a teatro (dal 1850 al 1874 si passa da 21 a 40 teatri) e frequentando i café-concerti, a scapito dei locali più modesti; si moltiplicano anche i ristoranti e i grandi café sui boulevards, in prossimità di parchi e di giardini;
  • visitando le mostre di pittura e le esposizioni, per rendersi “visibili” e imitare i ceti più elevati;
  • soggiornando nelle nuove stazioni “lanciate” dall’élite (Deauville, Arcachon, Biarritz, Chamonix) e seguendo la moda delle vacanze termali: a tutto ciò si collega lo sviluppo di stampa di giornali e guide per i viaggi.

“Fête de nuit aux Tuileries, le 10 June 1867”, Pierre Henri Tetar Van Elven, Museo Carnavalet - Parigi

Fête de nuit aux Tuileries, le 10 June 1867”, Pierre Henri Tetar Van Elven, Museo Carnavalet - Parigi

La moltiplicazione dei trasporti pubblici e personali significa che l’élite ora ha la possibilità di abitare anche lontano dal centro e che la classe media può spostarsi con mezzi per recarsi al lavoro. L’uso del treno è sempre più importante sia per lo spostamento da e per l’Inghilterra sia per i ricchi che, pur non vivendo a Parigi, possono usufruire delle offerte della città, come recarsi alle prime teatrali, mentre i ceti inferiori utilizzano la terza classe del treno e gli spostamenti avvengono soprattutto per migrazione, ritorno al proprio paese o per servizio militare.

La zona del centro

Nel centro medievale vivevano persone povere in situazioni miserabili, ma nello stesso tempo era un luogo con numerose attività artigianali molto qualificate. La riqualificazione urbana obbliga molti lavoratori all’esodo in zone con gli affitti più bassi, ad esempio in luoghi in cui vi sono piccole fabbriche, cimiteri, ospedali, zone insalubre, dove la speculazione edilizia non è giunta e le comunicazioni verso il centro sono poche, dovute all’assenza di investimenti strutturali. I più poveri inizialmente si trasferiscono a Saint-Michel poi successivamente 12° e 13° arrondissement, alcuni nelle banlieue. Ci sono quartieri, perciò, che nel giro di pochi anni registrano un grande aumento demografico. La vita dei lavoratori, inoltre, è caratterizzata da una forte instabilità professionale a causa di un’economia parigina dominata dalla piccola impresa, dove la fluttuazione periodica modificava costantemente la capacità di assunzioni.

Gli artigiani specializzati, se possono, non lasciano il centro per restare vicini ai clienti, alla vita cittadina e alla moda.

La ricostruzione del vecchio centro viene, così, consacrato agli affari, ai grandi magazzini, alle banche, ai grandi Hotel, ad immagine della city di Londra. Qui i palazzi borghesi erano meno frequenti, in genere erano abitazioni ereditate, e con la distruzione del vecchio palazzo i proprietari approfittavano del plus valore speculativo del terreno.

Naturalmente la divisione di residenza delle classi sociali non era così netta: anche ad ovest, vicino all’alta borghesia vivevano diverse tipologie di borghesia, artigiani specializzati (come decoratori per interni) e commercianti di beni di lusso (di cappelli, guanti, accessori…), tutte attività necessarie alla vita dell’allora élite. Dunque anche nei quartieri più ricchi vi era una certa diversità sociale. In genere, però, i commercianti risiedevano in centro, più vicino ai loro negozi ed acquistavano nuovi alloggi: non essendo ancora sviluppato il trasporto pubblico e l’elevato costo di quello esistente, spingeva le persone a risiedere nei pressi delle loro attività. Spostare la propria residenza più a ovest era diventato indice di successo sociale.

La rive gauche e la zona est

Mentre la rive droite resta dominio soprattutto della borghesia economica, la rive gauche è abitata e frequentata dalla borghesia più intellettuale, come avvocati, magistrati e professori, dato che in questa zona erano ubicate le facoltà universitarie e i tribunali. Qui l’intervento di modernizzazione della città è stato molto limitato.

Per quanto riguarda la residenza degli artisti dipendeva a quale generazione appartenevano e dal successo ottenuto, ma diventa sempre più importante la scelta dell’abitazione da parte di un artista di successo perché contribuiva a rendere la zona più attraente per la borghesia.

La zona est, invece, rimane più popolare e a causa dei capitali limitati è esclusa dalla rivoluzione urbanistica attuata dal prefetto: tale scelta comporterà l’inasprimento delle differenze tra le zone di Parigi, facendo registrare tensioni sociali e malcontento.

Un nuovo strato sociale

Il rinnovamento del parco immobiliare aveva generato una costante mobilità geografica, in relazione alla progressione o regressione della classe borghese. In questo periodo solo un terzo dei proprietari abitava nella loro casa, la maggioranza era affittuaria, anche tra la classe più elevata: chi aveva un appartamento in un quartiere meno ricco, preferiva affittare un’abitazione in zone più prestigiose, sacrificando una parte del proprio reddito. Si genera, di conseguenza, una grande speculazione e in 10 anni l’indice degli affitti aumenta di 11 punti, ma non propriamente in centro, ma nei nuovi quartieri alla moda, con grandi e nuove costruzioni, con giardini, in zone più areate e alla moda. Si forma così un nuovo strato sociale: l’imborghesimento di un gruppo di proprietari con rendite legata alla speculazione immobiliare. Dopo il fasto del secondo impero, però, il mercato immobiliare subirà un declino.

NUOVI SOBBORGHI

Il progetto di Haussmann non incide solo sulla nuova città nella zona ovest, ma anche sulla riorganizzazione delle periferie.

Nella periferia immediata (faubourg) erano presenti imprese artigianale e medie aziende che lavoravano in concorrenza o in modo complementare con le attività della città ed erano moto dedite anche all’esportazione. Queste zone vengono inglobate alla città, improvvisamente nel 1860. I suoi abitanti da un giorno all’altro da cittadini di periferia si trovano ad essere cittadini di Parigi, di conseguenza sia la loro vita economica (perdendo i vantaggi fiscali della periferia) sia l’organizzazione sociale vengono bruscamente cambiate in peggio. La decisione politica di Haussmann di spostare le grandi fabbriche nella periferia è fortemente contestata: innanzitutto i faubourg perdono la loro attrattiva fiscale a causa della loro annessione alla città, inoltre per gli industriali il trasferimento risulta molto complesso e il periodo non è favorevole a causa di forti concorrenze straniere, date dal libero mercato (nel 1873 ci sarà una grande crisi economica in tutto il modo occidentale industrializzato, detta la grande depressione). Haussmann invece spera che con tale trasferimento le classi operai lascino il centro città per abitare vicino ai luoghi di lavoro.

- Zona verde: periferia annessa a Parigi nel 1860.

Zona verde: periferia annessa a Parigi nel 1860.

CONSEGUENZE NEGATIVE INERENTI AI LAVORI INTRAPRESI A PARIGI

La grande trasformazione di Parigi ha reso per anni complicata la vira della maggior parte dei cittadini, per i seguenti motivi:

  • cantieri permanenti;
  • rumori di demolizioni e di voci;
  • polvere;
  • nomadismo forzato;
  • cambiamento dei rapporti tra gli spazi della città (abbellimento e ricostruzioni solo nel centro di Parigi);
  • aumento degli affitti nelle zone ristrutturate o con nuove costruzioni.

Sicuramente la trasformazione attuata da Haussmann migliora la vita di molti cittadini e favorisce la mobilità sociale e la formazione di nuove classi, ma accanto a ciò si registrano anche tensioni e un certo malcontento causate da ulteriori fattori:

Questo malcontento viene presentato anche a teatro, esprimendo la nostalgia della vecchia Parigi e una forte critica negativa alla vita e agli abitanti dei nuovi quartieri.

Tutto ciò aumenterà l’opposizione al regime Napoleonico che si esprimerà sia nelle elezioni legislative del 1869, che favoriranno le elezioni di candidati ostili a Napoleone, sia nel voto negativo di Parigi al plebiscito del 1870.

“Cantine municipali durante il seggio di Parigi”, Opera di Henri Pille, Verso 1870, Museo Carnavalet - Parigi

“Cantine municipali durante il seggio di Parigi”, Opera di Henri Pille, Verso 1870, Museo Carnavalet - Parigi

OSTACOLI PER LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO URBANISTICO

Anche se Napoleone III e Haussmann hanno largo margine di potere, anche grazie all’assenza di municipalità indipendenti, ci sono stati degli ostacoli non semplici da superare:

      • la necessità di ingenti somme per la realizzazione del progetto (Haussmann sostenendo “il fine giustifica i mezzi” utilizza e abusa dei prestiti per finanziare la sua opera);
      • l’aumento di spese militari;
      • le plusvalenze ipotizzate non sempre concretizzate (dipendono dal quartiere);
      • l’aumento del debito (di conseguenza più investimenti in centro ed a Ovest e meno o quasi assente in periferia e altre zone);
      • aumento dell’opposizione e del malcontento (da parte del popolo e dei piccoli borghesi che devono lasciare il centro della città)

BILANCIO DEI LAVORI URBANISTICI DI PARIGI

Le opere inerenti alla cultura, cioè scuola e università, non vengono realizzate o sono molto in ritardo.

Nei quartieri ad ovest si predilige la scuola privata, mentre nella parte centrale ci sono scuole pubbliche ma dominate dalla presenza della piccola borghesia, perciò vi era necessità di nuove scuole pubbliche per il popolo (essendo poche e molto affollate), ma in realtà queste opere non verranno mai attuate.

Sulla rive gauche, nel quartiere Latino, dove sono situate le alte istituzioni (Sorbonne, facoltà di medicina, Collego di Francia) l’attenzione e i lavori urbanistici sono stati molto esigui, sia a causa del basso valore speculativo dei terreni sia per la presenza degli studenti, in particolare di giurisprudenza e di medicina, che compongono la principale forza oppositiva al regime. La Sorbonne, inoltre, aveva necessità di rinnovare i locali ma ciò avverrà solo alla fine del 1800. La sola innovazione da parte del ministro dell’istruzione Victor Duruy è la creazione della Scuola pratica degli studi superiori.

Il piano di Haussmann ha raggiunto apparentemente i suoi obiettivi: svuotare il centro parigino dal pericolo sociale e allontanare una parte della miseria in periferia, ma ciò non ha annullato le tensioni sociali, anzi la rese più visibili nello spazio urbano ed ha aggravato le condizioni di vita quotidiana della maggior parte della popolazione. Questo processo di segregazione sociale non è avvenuto solo a Parigi, va ricordato, infatti, che si è verificato anche in altre grandi capitali, come Londra, Vienna, Berlino e nelle principali città industrializzate. Il fenomeno della capitale francese, però, si distingue per due fattori, che hanno inasprito la tensione sociale:

  1. dato che tutto il potere (locale e nazionale) era in mano ad una persona, le vittime di tale degrado conferiscono le cause ad una sola persona, vicino a loro e molto visibile, mentre, ad esempio, la trasformazione di Londra è adducibile a molti centri decisionali o a ciechi meccanismi del mercato fondiario;
  2. nel 1860 vi è stata un’annessione brutale della periferia: da un giorno all’altro molte persone si sono ritrovate “parigine” e hanno subito sia un grande afflusso di persone povere che si sono riversate sul loro territorio, costrette ad abbandonare il centro città, sia un danno per la loro economia.

Napoleone III scatenando la guerra alla Prussia nel 1870 era convinto di ridonare prestigio al suo regime, invece ha causato la sua caduta, insieme all’insurrezione del popolo parigino della zona est contro il governo ufficiale rifugiatosi a Versailles, zona in cui non vi è stato nessun investimento urbanistico costruttivo.

FONTI:

Ø “Paris, “capitales” des XIX siècles” di Christophe CHARLES – Editions du Seuil -2021

Ø “Ils ont fait et défait le second empire” di Eric ANCEAU – Editions Tallandier 2019

Ø Museo Carnavalet (Museo della storia di Parigi) – Parigi