Incontri Cavouriani

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La Crimea nel 1855 e nel 2025


Incontro Cavouriano in presenza, nella Sala Diplomatica del Castello Cavour di Santena.

Relatore: lo storico e editorialista de “La Stampa”

Professor Gianni Oliva

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La redazione del presente documento è stata possibile grazie al prezioso aiuto di Filippo Tesio di Rosso Santena, che ha videoregistrato l'intero intervento.

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Grazie per l'invito, grazie ai tanti che hanno voluto venire in presenza o che seguono online.

Io ricordo di essere venuto qui a parlare della guerra di Crimea nel centocinquantesimo, cioè nel 2005 a centocinquant'anni dalla guerra di Crimea ed era una chiacchierata fatta dal punto di vista sabaudo, e cioè ciò che la guerra di Crimea aveva significato per il Piemonte, per l'Italia, il ruolo che aveva avuto Cavour, il coraggio di una scelta, perché in fondo far partecipare il Regno di Sardegna al conflitto nel Mar Nero, in un territorio che non aveva nessun legame di tipo commerciale, diretto o significativo col Piemonte, sembrava un azzardo dal punto di vista politico, una decisione estemporanea e invece è quella che ha permesso al Piemonte di inserirsi nel circuito delle relazioni internazionali e poi, nel momento della conferenza di pace dell'anno successivo, fare valere la prospettiva di un'Italia unificata sotto la guida piemontese.

Oggi credo che se ne debba parlare da un altro punto di vista, perché quando se ne parlava all'epoca non si teneva mai conto di: a chi apparteneva la Crimea? Chi c'era in Crimea allora? La Crimea è un territorio che è stato variamente occupato. La storia è dinamica, gli Stati, i confini, le relazioni internazionali, i rapporti di forza sono in continuo movimento. Per esempio, noi siamo legati all'idea di nazione, ma l'idea di nazione è un'idea dell'Ottocento, prima non c'era. Noi parliamo delle Alpi come di confine naturale, ma le Alpi non sono stati affatto un confine, sono stati un luogo di comunicazione. Per secoli è esistita dalle nostre parti una realtà che si chiamava la République des Escartons che comprendeva la Val Chiseau, l'Alta Val Chisone, l'alta Val di Susa, la Val Varaita e dall'altra parte la zona di Barcellonette e di Briançon, che, pur vivendo all'interno di realtà statuali, godevano di una larga autonomia ed avevano degli organi di rappresentanza eletti dai capifamiglia al loro interno.

Quindi anche per quello che riguarda questi territori bisogna cercare di capire quale è stata la loro evoluzione. Non è una chiacchierata stasera di politologia. Se ha ragione Putin o se ha torto, non fa parte, né delle competenze degli storici né che interessi oggi, ma qualche elemento storico per capire qual era quella realtà, forse ci vuole. Allora la Crimea, dicevo, è un territorio che è stato per un po’ occupato dai veneziani, poi sono subentrati nel 200 i genovesi. I veneziani si sono specializzati nel commercio con i paesi mediorientali, i genovesi con il Mar Nero e con tutto quello che arrivava dalle pianure dell'Ucraina. Poi sono arrivati i mongoli di Gengis Kan. Hanno creato uno Stato enorme, un impero enorme che, come il Sacro romano impero di Carlo Magno, si è disgregato e frammentato in tante realtà di principati locali. Lì non si chiamavano duchi, conti o Marchesi, come da noi, si chiamavano Kan e quindi erano divisi in tanti canalati e in Crimea è nato un canalato guidato da questi, dai mongoli. Dopo la presa di Costantinopoli nel 1453, l'impero ottomano si è espanso al di là anche sulla sponda settentrionale del Mar Nero e il canalato di Crimea è entrato a far parte dell'impero turco ottomano. Poi, però, l'impero turco ottomano ha avuto delle conflittualità continue con l'impero zarista; l'impero zarista occupava tutta la parte settentrionale, l'impero ottomano tutta la parte meridionale, confinando necessariamente hanno avuto dei momenti di tensione e di contrasto. Ora, nell'ambito di questi contrasti, nel 1784, quando in Russia c'era la zarina Caterina seconda, la Russia ha conquistato la penisola di Crimea.

A Costantinopoli ha creato la sua più importante base militare sul Mar Nero.

E la Crimea è diventata un territorio russo all'interno del quale viveva una popolazione originaria di fede musulmana che venivano chiamati i tatari. Viveva una popolazione di origine ucraina, cioè che veniva dalla parte occidentale di quel territorio e dopo l'occupazione russa sono arrivati molti russi emigrati in Crimea, anche perché le ricchezze che derivavano dai commerci col Mar Nero, commerci che rappresentavano il mercato di tutta la produzione agricola dell'Ucraina, creavano condizioni di lavoro favorevoli e quindi hanno attirato una immigrazione fortissima; ora, quando arriva come immigrata, una popolazione che appartiene al paese forte tendenzialmente riduce gli spazi di autonomia, di movimento e perseguita a volte le minoranze originarie.

Ma lo vediamo anche in Medio Oriente, in Palestina cosa sta succedendo no? e così questa popolazione russa che comincia ad arrivare alla fine del 700 e nel corso dell'Ottocento si moltiplica, diventa nettamente maggioritaria. Ora la guerra del 1854-55, quella a cui partecipa poi il Piemonte, ufficialmente nasce dal fatto che la Francia, la Gran Bretagna, l'Austria e poi il Regno di Sardegna vogliono difendere i diritti della popolazione musulmana, cioè dei tatari oppressi dal governo zarista di San Pietroburgo. Questa è la motivazione ufficiale. In realtà ci sono delle motivazioni un po’ diverse e le motivazioni nascevano dal fatto che i francesi e gli inglesi avevano fatto un accordo con l'Impero ottomano per essere loro a garantire la sicurezza dei luoghi santi. Ma garantire la sicurezza dei luoghi santi non era una scelta di carattere religioso. Voleva dire penetrare nel Medio Oriente come potenze occidentali. I russi, non volendo questa ingerenza in quello che consideravano area di interesse strategico, iniziano la guerra premendo contro l'impero ottomano sia verso quella che oggi è la Bulgaria, la Romania, questi territori, spingendo verso il Danubio, sia cercando di fare una traversata del Mar Nero, per riconquistare anche le coste meridionali del Mar Nero. Ecco, di fronte a queste pressioni intervengono le potenze europee, l'Austria, perché non vuole che i sovietici gli zaristi, scusate, i russi arrivino sul Danubio perché arrivando sul Danubio arrivano alle porte dell'impero austriaco. Gli inglesi e i francesi perché vogliono difendere l'accordo che hanno fatto con la Turchia a protezione dei luoghi della Terra Santa. E la scusa che viene trovata per tutto questo è difendere i tatari e cioè i musulmani della Crimea, a cui non fregava niente a nessuno di questi, di queste potenze, tant'è che quando la guerra si conclude, gli accordi prevedono che la Crimea continui a essere russa esattamente come prima.

Viene però ottenuta la smilitarizzazione del Mar Nero, che era quello che effettivamente premeva, e cioè non avere la flotta russa nel Mar Nero, perché poi tramite il Bosforo e i Dardanelli poteva arrivare nel Mediterraneo e fare concorrenza alla flotta inglese. E viene sancito il mantenimento degli accordi tra francesi, inglesi e turchi per la protezione della Terra Santa e quindi la loro penetrazione in Medio Oriente. La Russia viene sconfitta. Insomma, Sebastopoli, l'assedio di Sebastopoli, che si conclude con la caduta di Sebastopoli, è stata anche l'oggetto di un romanzo di Tolstoj, per il grande effetto che ha avuto ed anche per altre ragioni: è stata la prima guerra fotografata. Le prime fotografie di guerra sono le fotografie dell'assedio di Sebastopoli. Sono fotografie grottesche perché sono state fatte mettendo in posa i morti. Perché le fotografie al tempo non richiedevano una frazione di secondo ma l'obiettivo doveva stare aperto per un certo numero di secondi; quindi ci sono questi morti tutti ben in posa, appoggiati in modo scenografico sulle cortine delle fortificazioni. Ma ha avuto un impatto grosso perché per la Russia è stata la prima sconfitta secca, una delle prime grandi sconfitte. Poi ci saranno quelle nel 1905 nella guerra contro il Giappone, fino poi al tracollo, nella prima guerra mondiale, ma questo per dire che la Crimea era un territorio dal 1784 russo. Ora da quand'è legittimo considerare la proprietà di un territorio? E questo è difficile, però se andiamo a ritroso. Perché l'Italia deve avere l'Alto Adige, perché deve avere Trieste? Perché la Francia deve avere Chambéry e Nizza? Insomma, ci sono mille ridefinizioni.

Il problema è che la storia è fatta di percorsi. E il percorso della Crimea è un percorso che lo inserisce nell'ambito dello Stato zarista russo. Stato zarista russo che comprende anche l'Ucraina. L'Ucraina è un territorio che non è esistito per molto tempo in forma unitaria come oggi. È un territorio che aveva a Kiev un Principato che comprendeva la parte centro orientale, attuale Ucraina, la parte invece occidentale è quella di Leopoli ed era un territorio che gravitava nell'area di interesse della Polonia. In una delle tante guerre combattute nel 700 e a noi sconosciute ( perché noi nel 700 studiamo in genere la guerra e di successione spagnola, la guerra di successione polacca e la guerra di successione austriaca, perché abbiamo ovviamente una visione eurocentrica ), c'è una guerra a metà degli anni 70 tra la Russia e l'impero ottomano, una delle tante che si conclude con la conquista da parte della Russia sia del Principato di Kiev sia del resto del territorio che stava verso la Polonia, la zona di Leopoli e tutto questo territorio viene inglobato nell'impero zarista col nome di Ucraina.

Ora Ucraina, vale la pena riflettere sul significato della parola. Noi in Italia usiamo in modo indifferente il termine confine e il termine frontiera. In realtà sono due concetti diversi. Il confine è quello che troviamo a San Bernardo, a Chiasso, c'è una sbarra e i doganieri che controllano i documenti, si attraversa una linea immaginaria e si entra in un altro Stato. Frontiera indica invece un territorio vasto anche centinaia di chilometri quadrati, all'interno dei quali abitano popoli di lingua, di tradizioni, di cultura, a volte di religione differente. In questo senso l'Italia ha una frontiera adriatica. Che comprende la Venezia Giulia, dall'altra parte del confine l'Istria che adesso è in parte slovena, in parte croata, la costa Dalmata, gli arcipelaghi dell'Adriatico settentrionale. Ecco tutta questa zona era da sempre abitata da italiani, da sloveni e da croati. Ora in slavo, frontiera in questa accezione si dice Craina e Ucraina vuol dire sulla frontiera. Termine che hanno usato proprio per indicare il carattere multietnico di quel territorio. Il fatto che ci fossero presenze di gruppi diversi: c'erano degli ucraini, c'erano dei russi e c'erano dei tatari. Tutto questo dura sino alla fine dell'impero zarista, quando nel 1917 c'è la rivoluzione d'ottobre. In tutto quello che era l'ex impero zarista nascono delle ribellioni e delle sollevazioni, ribellioni e sollevazioni che danno origine a delle realtà rivoluzionarie di carattere differente. L'Ucraina, proprio per questo suo carattere particolare, crea nel 1917 due repubbliche, una ad Oriente, Repubblica socialista del Doneck, cioè una Repubblica che guarda ai bolscevichi e a Mosca, dall'altra, nella parte occidentale nasce invece una Repubblica indipendente che guarda ad Occidente. Tant'è che quando a Brest-Litovsk, nel 1918, viene firmato l'armistizio tra la Russia, ormai diventata comunista, e la Germania viene previsto che la parte che è occidentale dell'Ucraina, quella che ha Repubblica indipendente, resti una Repubblica indipendente, mentre la parte orientale, quella del Donbass, diciamo, viene incorporata alla Russia comunista.

Quando, sapete che subito dopo la fine della guerra nel 1918, in Russia inizia la controrivoluzione ( la cosiddetta guerra dei bianchi contro i rossi: i bianchi sono l'aristocrazia russa zarista, scacciata via dalla rivoluzione, i ricchi proprietari terrieri, quelli che comunque erano contrari all'ideologia comunista e alla prospettiva bolscevica ), i Bianchi creano un esercito comandato da Kolčak e l'Occidente non può intervenire militarmente perché dopo 3-4 anni di massacro nelle trincee, l'ultima cosa che un occidentale poteva far passare ai propri cittadini era continuare a fare la guerra ancora in un'altra situazione. Ma quello che i governi occidentali fanno è sostenere questa rivoluzione, questa controrivoluzione bianca, con finanziamenti, con armamenti. Ora qual è la capitale di questa controrivoluzione? È proprio questa Repubblica dell'Ucraina occidentale, cioè quella che i tedeschi avevano voluto che venisse riconosciuta come indipendente. E quindi vedete che c'è una storia di divisioni in Ucraina che nascono da allora, cioè questa parte occidentale dell'Ucraina che guarda inevitabilmente ai modelli occidentali diventa il cuore e l'anima della controrivoluzione, cioè di quella che cerca di abbattere i bolscevismo, mentre la parte orientale, quella di Doneck del Donbass, è perfettamente allineata con i bolscevichi. La guerra civile finisce con la vittoria dell'Armata Rossa e quindi tutto quel territorio che prima che si era diviso in due anime, viene accorpato in un unico Stato, l'Ucraina, all'interno di quella che diventerà l'Unione Sovietica.

Vi dico questo perché, come dire, non si riesce a comprendere la radicalità delle contrapposizioni che ci sono in quel paese e le ragioni di una guerra se non si risale alle divisioni ataviche che quel territorio porta con sé, con la propria storia. Qui sono le contrapposizioni che sono nate, con le divisioni politiche di fine 800 inizio 900. Perché di per sé stessi i popoli vanno d'accordo tra loro. Pensate alla storia del confine orientale italiano. Italiani, sloveni e croati, finché quelle terre hanno fatto parte della Repubblica di Venezia, sono andati perfettamente d'accordo. Gli italiani vivevano, in genere nelle cittadine della costa, di attività mercantili o artigiane. Gli slavi erano prevalentemente all'interno dei lidi e si occupavano di attività agricole, ma c'erano matrimoni misti, c'era la condivisione dello spazio, la condivisione del lavoro. E i problemi sono nati quando quelle terre sono diventate impero austroungarico. Perché l'impero austro ungarico era un impero multietnico e quindi giocava sulle contrapposizioni delle comunità per mantenere il potere. Divide et impera, il vecchio, adagio latino è perfettamente adatto a descrivere la situazione. Quando nel 1861 nasce l'Italia, la comunità degli italiani che stanno di là sente un polo di attrazione che non hanno invece gli slavi perché erano sloveni e croati e non esiste uno Stato slavo e quindi gli italiani diventano una forza centrifuga destabilizzatrice dal punto di vista dell'impero austro ungarico. Allora cominciano a fare una politica che privilegia gli sloveni e i croati rispetto agli italiani. Per cui, nelle carriere pubbliche vanno avanti quelli che sono sloveni e croati, non quelli che sono italiani. E questo comincia a creare delle differenze, delle contrapposizioni all'interno della classe dirigente. Poi quando nel ‘22 quelle terre diventano italiane e poco dopo si afferma il fascismo, che è un regime fortemente nazionalista, cioè che predica la superiorità di una nazionalità sull'altra, allora quelle divisioni cominciano a scendere a livello delle persone. Perché il fascismo impone, per esempio, l'uso esclusivo dell'italiano nei luoghi pubblici, negli uffici pubblici. E se tu sei in Slovenia devi mandare un pacco alla posta, devi parlare italiano, ma una lingua che non sai e quindi non puoi mandare il pacco. Poi viene imposto l'uso esclusivo dell'italiano anche nei nomi per cui se c'è un nome slavo, lo si deve italianizzare (anche da noi è successo così, no? Sestrières è diventata Sestriere, Sauze d'Oulx è diventata Salice d'Ulzio. Ma insomma, non è che cambi molto. Dall'altra parte c'erano Rijeka diventata Fiume, sono due cose diverse, no? Come radice tematiche. Ecco, tutte queste trasformazioni, le divisioni che prima erano solo a livello di classe dirigente, le ha portate nel cuore delle persone, ha fatto nascere i sospetti, la diffidenza. L'idea che gli uni facessero dei soprusi nei confronti degli altri e con tutte le degenerazioni che poi ne sono seguite con la guerra. Ma la realtà dell'Ucraina è abbastanza simile, cioè, sono delle realtà che hanno avuto delle storie diverse e che queste storie sono state determinate a dare scelte politiche che a un certo punto si sono contrapposte l'una alle altre e quindi hanno avuto un riflesso nella coscienza e nell'attitudine delle persone. Poi arriviamo al 1919, alla vittoria dell'Armata Rossa e quindi dell'Unione sovietica nella guerra civile: tutti quei territori entrano a far parte di questo grande impero comunista. Che è ufficialmente un impero federale perché basato sulla Federazione di repubbliche indipendenti, l’Ucraina è una di queste repubbliche indipendenti, la Crimea è invece parte della Repubblica indipendente russa, non fa parte dell'Ucraina. La Crimea non ne faceva parte prima della Rivoluzione russa, non ne fa parte neanche dopo la Rivoluzione russa. Durante il periodo degli anni '20-30-40 non ci sono state forme di ribellione perché c'è stato lo stalinismo.

Lo stalinismo è stato un regime che ha avuto una enorme capacità di controllo e di repressione. Ancora oggi non si sa quanti siano le vittime che ci sono state in quel periodo e non necessariamente vittime che sono state uccise in seguito ad un processo o ammazzate per ragioni politiche, ma anche vittime che sono state tali per deportazioni. Perché? Ecco, per esempio i tatari nel 44 sono stati deportati nel Kazakistan e pare che ne siano ne siano morti il 46%, perciò la metà, perché erano le politiche di Stalin che significava utilizzare le persone là dove bisognava sfruttare il territorio, non a caso i gulag li hanno fatti in Siberia. La Siberia era ricca da un certo punto di vista delle risorse minerarie. E però bisognava che ci fosse qualcuno che andasse a lavorare e a sfruttarle. Durante questo periodo staliniano, dicevo, non ci sono delle tensioni particolari. Cominciano ad essercene di nuovo nel 1941 quando i tedeschi invadono l'Unione sovietica, e, dall'estate, anche un reparto italiano partecipa alla guerra in Unione Sovietica, l' XI Corpo di spedizione italiana in Russia. L'anno dopo l'Italia manderà un'armata intera che si chiamerà ARMIR “Armata Italiana in Russia”, quella della ritirata del DON e quant'altro. Quando arrivano gli italiani e i tedeschi in Russia, in Unione Sovietica, una delle prime decisioni di Stalin è quella di deportare tutti coloro che possono essere sospettati di complicità. E c'è una storia abbastanza sconosciuta qui in Italia che è la storia dei rifugiati italiani di Kerč'. Kerč' è una città della Crimea, della parte più orientale della Crimea, una città di mare dove c'era una grossa colonia italiana di antifascisti che erano scappati dall'Italia perché perseguitati dal regime; si erano trovati in quella zona, ma nel momento in cui l'Italia invade l'Unione Sovietica, vengono considerati cittadini di una nazione ostile e quindi deportati tutti nel Kazakistan insieme ai tatari. Quanto siano le persone scomparse non si sa, perché nessuno ha mai studiato quel fenomeno. Ma è paradossale che gli antifascisti siano stati perseguitati a causa di una guerra che avevano fatto, invece, i fascisti contro cui combattevano. Ma sono i drammi della storia. Per esempio, durante la Resistenza c'è stato un numero significativo di soldati sovietici che hanno combattuto nella Resistenza italiana. Quando sono ritornati all'Unione Sovietica sono stati quasi tutti perseguitati. Perché? Perché un sovietico si trova a fare il partigiano in Italia? Perché erano i sovietici che si erano aggregati all'esercito di Hitler che aveva invaso l’Unione sovietica. Quando l'Unione Sovietica ha cominciato a ritirarsi, una parte di questi soldati sono stati impiegati nell'occupazione dell'Italia, poi durante l'occupazione dell'Italia o per ragioni diverse, per maturazioni politiche, perché si sono accorti di come andava a finire, per mille ragioni, hanno disertato e molti si sono uniti alle formazioni partigiane diventando dei combattenti antifascisti e antitedeschi. Ma quando sono tornati in Unione Sovietica erano dei collaborazionisti che prima erano andati a fare la guerra con i tedeschi che avevano invaso il loro territorio, cioè la storia è fatta così. La storia, guardate, è fatta di casualità. La guerra ognuno la paga, non per le colpe, perché il destino è cieco.

Faccio una digressione, anche se non c'entra con queste cose. La figura simbolo delle foibe è una ragazza che si chiama Norma Cossetto, anche ricordato in vari posti, forse in modo più strumentale che sentito, ma comunque è ormai un nome che circola. Abbiamo una ragazza che alla vigilia della laurea nel settembre del 43, quando c'è la prima ondata di turbamenti, viene presa dai soldati titini e stuprata, perché le donne pagano sempre la guerra come vinte e come donne, poi uccisa e buttata in foiba. Ho scoperto un'analogia tra la vita di Norma Cossetto e quella di mia madre. Perché Norma Cossetto era nata il 17 Maggio del 1920 a Visinada in Istria, mia madre era nata il 30 maggio del 1920, cioè due settimane dopo, ed era cresciuta a Giaveno, qua vicino in Piemonte occidentale. Venivano da due famiglie di piccola borghesia abbastanza illuminate da fare studiare le figlie femmine, cosa che non era così frequente all'epoca. Non l’hanno costretta e va in un collegio di suore a Gorizia e si diploma, mia madre va in un collegio di Maria Ausiliatrice a Vallecrosia, Bordighera, e si diploma. Poi Norma Cossetto, con un'amica, affitta una stanza a Padova, si iscrive all'Università di Padova, mia madre fa la stessa cosa a Torino e si iscrive all'università di Torino. Poi nel 43 mia madre si laurea, poi si sposa, per tutta la vita fa l'insegnante di francese, ha un figlio, avrà dei nipoti, muore nel suo letto a 95 anni. Norma Cossetto non si laurea perché alla vigilia della laurea viene presa, stuprata, torturata, uccisa e buttata in foiba. Qual è la differenza da queste due ragazze? Solo una! che una è nata a Nord est e un'altra è nata a nord ovest. Perché la storia è che lei, la Cossetto, ha avuto il problema di essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato, il problema è che quel posto era casa sua!

Ma esattamente come oggi essere un ucraino, o almeno in questi anni, essere un ucraino di Charkiv o un ucraino di Leopoli voleva dire una cosa diversa, perché Charkiv è nel cuore della guerra, mentre Leopoli la guerra, la guerra combattuta, non l'ha vista, non l'ha sentita direttamente sulla propria testa. Ecco, questo per spiegare come queste siano avventure. Ma guardate che in quegli anni ci sono stati degli scambi, degli spostamenti, delle avventure di piccoli gruppi che hanno dell'incredibile. Ce n'è un'altra curiosa riguardo i monfalconesi. I monfalconesi erano una comunità di circa 2000 persone, i lavoratori dei cantieri navali di Monfalcone, insieme alle loro famiglie, molte di fede comunista. Quando finisce la guerra da un lato c'è la crisi in Italia e quindi i cantieri di Monfalcone sono quasi chiusi, dall'altro gli Jugoslavi rappresentano l'avvenire, c'è la società del futuro, che si sta costruendo; per cui questa comunità parte e si trasferisce in Jugoslavia a costruire il futuro. Poi però, nel 1948, Tito viene espulso dal Cominform dall'Internazionale comunista e il partito comunista italiano si schiera a favore di quell'espulsione. E allora quei comunisti italiani monfalconesi che sono andati a costruire i soldi per l'avvenire, per la Jugoslavia diventano dei sospetti e quindi vengono rinchiusi nell'isola di Krk, che è una delle isole degli arcipelaghi settentrionali, particolarmente battuta dai venti e vivono due anni in prigionia, dopodiché se ne ritornano in Italia, scornati, scornati dal punto di vista sociale, scornati anche dal punto di vista ideologico, perché questa gente era andata là perché ci credeva proprio!. Ma per quelli gli strali della storia sono finiti sul loro capo.

Arriviamo a noi, finisce la guerra, 1945, la Ucraina, tutta insieme, è uno Stato sovietico, una Repubblica sovietica. La Crimea è parte della Repubblica russa. Ma nel 1954 Krusciov, (Krusciov è il Primo ministro, Capo dell'Unione sovietica dopo Stalin), con un decreto del presidium del Soviet Supremo dell'Unione Sovietica trasferisce la Crimea dalla Russia all'Ucraina. Ora la ragione ufficiale è che si celebrava il trecentesimo anniversario del 1654, quando la parte orientale dell'Ucraina, cioè il Donbass, era diventata, in seguito a quegli accordi di pace di Perejaslav, Russia e allora per celebrare quel trecentesimo viene decisa l'assegnazione di Crimea all'Ucraina. Quale fosse la ragione vera, nessuno storico lo ha indicato con chiarezza, è probabile che all'interno di un equilibrio generale bisognasse rinforzare lo Stato ucraino con una maggiore presenza russofona e siccome in Crimea erano, per la maggior parte, ormai russofoni, per questo è stata fatta l'annessione. Il governo Soviet del Presidium del Soviet Supremo ucraino riconosce questa ammissione e quindi nel 1954 la Crimea diventa parte dell'Ucraina. E tutto questo non cambia le cose in campo fino al 1990-91, quando crolla l'Unione sovietica. Cade prima il muro di Berlino nell'89 e poi crolla l'impero sovietico. Il crollo dell'impero sovietico è un evento particolare della storia del mondo. È la prima volta che succede che un regime, che ha governato per decenni, e che ha condiviso con un'altra superpotenza il controllo del mondo, crolla non per una guerra o per una rivoluzione, ma perché implode al suo interno.

Guardate che tutti i grandi cambiamenti epocali si sono avuti perché una rivoluzione oppure una guerra hanno portato alla caduta di uno stato, alla crescita di un altro. E difatti, ogni volta che è finito un sistema di relazioni internazionali ne è nato subito un altro, fondato sulle forze nuove emergenti che avevano vinto.

E nel 1989 è successo un qualcosa di cui paghiamo tuttora le conseguenze. Il mondo che era bipolare, che aveva due luci, due soli o due tenebre, chiamate come le volete, ma comunque due Stati guida, ad un certo punto ne ha avuto solo, ma uno che non si era preparato per essere la guida di tutti, che non aveva, come non ha neanche oggi, né la forza economica né l'interesse economico a controllare tutto. Se uno vuole controllare deve spendere, spendere in armi, spendere negli uomini, spendere in controllo e spendere in funzionari. Non è possibile che una potenza come gli Stati Uniti con 300 milioni di abitanti possa controllare capillarmente 7 miliardi di persone, 8 miliardi quanti siamo oggi. E così il mondo è rimasto monco, senza un sistema che governi le azioni internazionali. Per questo negli ultimi trent'anni ci sono state molte più guerre e conflitti di quanti ce ne fossero stati nell'epoca precedente.

Quello che sta succedendo a Gaza da un anno non sarebbe mai stato possibile prima dell'89, come non sarebbe stata possibile la guerra in Ucraina. Le guerre che ci sono state prima o sono state guerre coloniali di liberazione coloniale come la guerra d'Algeria, la guerra del Vietnam, oppure guerre su uno scenario lontanissimo come la guerra di Corea, che francamente era un posto talmente emarginato dal mondo e talmente insignificante dal punto di vista economico all'epoca, non oggi, che poteva anche esaurirsi in uno scontro locale, nonostante la ferocia con cui è stato combattuto e i morti e che ha provocato. Negli ultimi trent'anni, invece, le guerre le abbiamo avute alle porte di casa. Pensate alla crisi della metà degli anni 90 nella ex Jugoslavia, l'assedio di Sarajevo. Sarajevo dov'è? A un'ora di volo da Roma, forse neanche. In più, quando crolla il mondo sovietico, nascono tante repubbliche indipendenti, nasce una Repubblica indipendente in Ucraina, nasce una Repubblica indipendente in Crimea. Ma gli ucraini, dopo essersi assestati al loro interno all'inizio del 2000, rioccupano la Crimea e la rincorporano nello Stato perché era una donazione fatta da Krusciov nel 1954. Allora il discorso che si faceva: da quando bisogna considerare definitiva e legittima un'annessione? evidentemente non c'è una regola. Possono essere un anno, possono essere 10 secoli. Il problema è se le persone che abitano nel territorio, lo accettano o non lo accettano. La popolazione della Crimea è una popolazione nettamente russofona. I dati dell'ultimo censimento del 2014, prima che la Russia la riinvadesse, davano il 59% di popolazione russa, 24% di popolazione Ucraina, 12% di popolazione tatara (quei musulmani originari) e poi delle minoranze, gruppi, comunità ebraiche, turche e quant'altro. È un paese nettamente, come dire, legato alla Russia, finché in Ucraina c'è stato un regime autonomo e indipendente, ma post-comunista. Sapete che in tutte queste repubbliche ex sovietiche, sono arrivati al potere tutti i vecchi leader comunisti, che si sono riciclati come post-comunisti, ma che hanno mantenuto in qualche modo dei legami tra loro.

Nel 2004 però, a Kiev, c'è quella che ho chiamato la rivoluzione arancione, vi ricordate? Con grandi proteste di piazza contro questi autocrati post-comunisti che guidavano l'Ucraina e Janukovyč, che era il Presidente dell'Ucraina, è costretto a dare le dimissioni e le elezioni vengono vinte da Juščenko. Ora Janukovyč era un filo russo mentre Juščenko era un filo occidentale, cioè era uno che ha cominciato a guardare all'Occidente, all'Unione europea, ma anche alla NATO.

Ecco, mettiamoci dal punto di vista della Russia. Non voglio fare il tifo per Putin, ci mancherebbe, ma mettiamoci dal punto di vista della Russia; la Russia è un paese che dopo la il crollo dell'Unione Sovietica ha avuto una sorta di Stati cuscinetto che la separavano dalla NATO, la Ucraina e la Bielorussia. Se questi Stati cuscinetto scompaiono ed entrano nella NATO, vuol dire che la Russia ha alle porte, al suo confine, una alleanza militare diversa. Cosa hanno fatto gli americani quando Cuba nel 1962 si è avvicinata all'Unione Sovietica e i sovietici hanno cercato di costruire le basi missilistiche? Kennedy ha schierato l'armata! la flotta americana a bloccare l'accesso a Cuba e la flotta russa che, partita dal Baltico, portava le ogive nucleari a Cuba si è trovata nell'alternativa di cercare di sfondare e quindi scatenare la guerra mondiale, oppure di ritirarsi. Io ero bambino che faceva le elementari, ricordo che quella settimana di ottobre del 62, tutte le mattine le maestre si facevano pregare per la pace nel mondo. Non sapevamo bene cosa volesse dire, perché per fortuna siamo una generazione nata quando la guerra non c'era più, ma c'è stato davvero il timore in tutto il mondo. Si era mobilitato Giovanni XXIII, il Papa, che aveva un carisma e un prestigio diverso da quello che ha Bergoglio, evidentemente! Perché? Non perché Bergoglio non ce l'abbia per demerito suo, perché comunque oggi tutte quelle che abbiamo considerato come le grandi istituzioni sono in crisi di credibilità e di spendibilità. Si era mobilitato Bertrand Russell, che aveva raccolto tutti gli intellettuali del mondo. Tutti si erano mobilitati per la difesa della pace. Kennedy aveva capito, ed è quello che l'ha fatto poi diventare un grande leader, al di là della mitizzazione dopo la morte, che i russi, la guerra nucleare, non l’avrebbero scatenata, che non potevano scatenarla e si è messo in una posizione tattica di vantaggio perché si è schierato per impedire l'accesso ai Caraibi. Era la Russia che doveva tornare indietro e la sua grande intuizione è stata quella di impedire di fare quello che i militari americani volevano fare. I militari americani volevano bombardare la flotta russa e distruggerla con le armi atomiche. A parte distruggere la flotta russa con le atomiche poi non si sapeva bene dove andavano a finire le radiazioni perché non erano poi tanto distanti da Miami e dalla Florida. Ma soprattutto voleva dire scatenare la guerra atomica. Con la diplomazia e, come dire, con la costanza e l'intuizione Kennedy ha impedito che la guerra scoppiasse, ma questo per dire che quando si è profilata l'idea di una presenza militare diversa in America, gli americani hanno reagito arrivando al confine della guerra mondiale.

Si può capire l'altra parte, perché noi sapete, siamo in qualche modo tutti i figli della informazione che riceviamo. Noi siamo convinti di essere liberi, insomma, ognuno di noi cosa controlla da solo? Cosa capita a casa nostra? Cosa capita nell'Ufficio nella scuola, cosa capita 200 m più in là? È un'informazione che riceviamo. È vero che viviamo in un mondo dove l'informazione è libera, è plurale dove ci sono più voci, ma insomma, che sia proprio così plurale e così libera e così obiettiva è un po’ discutibile. E, ricordate tutti, quando nel 2001 Colin Powell, segretario di Stato americano, è andato all'Assemblea dell'ONU con una provetta per dire che in Iraq si producevano armi di distruzione di massa e quindi bisognava fare la guerra per abbattere Saddam Hussein. Eppure, quella informazione è passata nel mondo libero occidentale ed è stata fatta la guerra. Dopodiché, dopo tre mesi che erano lì, non hanno trovato neanche l'ombra delle armi di distruzione di massa. Allora han cambiato versione, si è detto, andiamo lì per abbattere un feroce dittatore. Beh, è vero che Saddam Hussein era un feroce dittatore, ma quattro quinti del mondo sono governati da feroci dittatori. Non è che l'alleato dell'Arabia Saudita, Salmān Āl Saʿūd, insomma, quel principe che va di moda oggi, sia un personaggio non feroce dittatore, insomma ha fatto eliminare un giornalista dissenziente, facendolo assassinare in Turchia, per cui neanche quella giustificazione/causa reggeva. Allora si è passati a dire distruggiamo Saddam Hussein e l'Iraq, perché è un luogo dove si addestrano i terroristi. Salvo che quella classe dirigente sunnita che è stata eliminata, allontanata è quella che poi ha dato vita all’Isis; quindi, semmai si è creata un'ulteriore area di formazione del terrorismo, altro che abbatterla. Se noi, che abbiamo l'informazione libera, viviamo con questi problemi, immaginiamo dall'altra parte, dove uno dei principi educativi di tutta l'Unione sovietica, è stato quello di pensare che l'occidente sia imperialista e aggressivo e che bisognava difendersi. Quando si andava a Mosca, quando vi era ancora il comunismo, ricordo che c’era una grande scritta MIRUMIR che era un gioco di parole, “Pace al mondo” perché Mir vuol dire sia pace sia mondo, miru al mondo, dativo Mir la pace. C'è una propaganda ossessiva sull'idea della pace che per ottenerla bisognava difendersi dall'aggressività. È un po’ quello che oggi ci viene detto alla rovescia, no? Che per difendersi dall'aggressività di Putin dobbiamo sostenere l'Ucraina armarci o quant'altro? Sono, come dire, gli elementi con i quali ogni popolo si onora. Voglio dire che è comprensibile che da quell'altra parte l'idea che l'Ucraina, che eventualmente in un domani la Bielorussia, entrino nel blocco occidentale, crei delle frizioni, crei delle tensioni, che probabilmente la NATO, in quanto strumento di difesa dell’occidente democratico nel mondo bipolare, non aveva più ragion d'essere in quella forma, in un mondo che bipolare non è più! Perché se tu fai una difesa contro qualcuno e quel qualcuno non c’è più com’è che stai ancora tutti insieme? per che cosa? Probabilmente andiamo in un discorso troppo complicato. Bisognava immaginare che la NATO diventasse uno strumento dell'ONU, cioè che ci fosse una forza armata, ma dell'ONU delle Nazioni Unite, che intervenisse là dove ci sono i conflitti, perché ci piaccia o non ci piaccia la pace bisogna anche imporla con la forza. Se tu vedi due persone che litigano non è che puoi andare con l'acqua Benedetta, se vuoi che smettano, bisogna che uno ne prenda uno da una parte e l'altro prenderà l'altro dall'altra. E per farlo? Ci vuole uno strumento! Così non è stato e questo ha creato delle diffidenze dall'altra parte. Poi credo che dall'altra parte ci sia un regime autocratico, come quello di Putin, che ha bisogno di alimentare l'idea dell'aggressione. Cioè, per tenere insieme un popolo, per tenere insieme un gruppo, non bisogna desistere. II gruppo non si tiene insieme coi progetti, si tiene insieme col nemico comune, è il nemico comune che tiene insieme le persone. Pensate che danno ha fatto alla sinistra Berlusconi, quando è sparito dalla politica? Finché c'era Berlusconi tutta la sinistra era riunita contro Berlusconi. Più Berlusconi sono tutti sparpagliati da una parte e dall'altra. Pensate agli imbecilli che si scazzottano negli stadi, che ragione ha uno di essere un Fighter della Juventus se non per prendersi a pugni con gli analoghi dell'Inter o del Milan, non so qualche altra squadra? Ecco, da sempre il nemico è un grande strumento di distrazione di massa. Se vuoi distrarre le persone dai problemi interni, dal fatto che si mangia poco, che non si arriva a fine mese, eccetera eccetera, trovi un nemico, un pericolo, ci si aggrega tutti quanti e ci si rafforza attorno a quella leadership che ci difende. Nel 1900 l'Ucraina dopo la rivoluzione arancione non è stato un paese stabile. Se andate a vedere cosa succede in Ucraina tra il 2004 e il 2019, quando viene eletto Presidente Zelensky, vedete che è un continuo andare a elezioni anticipate, voti che vengono annullati col sospetto di broglio e poi c'è il sospetto che invece siano stati annullati per altri motivi e che il broglio sia la scusa per annullare perché ha vinto quello che non volevi, cioè un paese profondamente instabile, dove si alternano le forze filosovietiche e le forze filoccidentali. Ad un certo punto emerge una leader donna, la Julia Timoshenko, guardate quella bella donna bionda con tutte le trecce, insomma, la corona di capelli in testa, che poi viene accusata di malversazione, condannata a 7 anni, poi in seguito ad un altro rivolgimento liberata. Ma vuol dire che è un paese profondamente instabile, che oscilla tra il guardare a est e il guardare ad ovest, è davvero “Ucraina sulla frontiera”. Cioè, davvero divisa in due parti o in due anime. Nel 2014, dopo varie alternanze, rivincono le forze filooccidentali. In Crimea scoppia una rivolta, questa rivolta è ufficialmente fatta da elementi di forze volontarie di autodifesa. Sostanzialmente di gruppi armati non inquadrati in un esercito. In realtà pare che questi gruppi fossero addestrati da ufficiali o da sottufficiali russi e soprattutto armati da russi; questi chiedono di distaccarsi dall'Ucraina e di diventare un territorio autonomo. I russi a sostegno di questa rivolta invadono la Crimea, l'Ucraina non ha la forza per reagire. Tutta la Crimea viene nel giro di 15 giorni, nell'autunno del 2014, invasa. Viene fatto un referendum che al 96% chiede l'annessione alla Russia. Questo referendum non è riconosciuto dall'Occidente, ma sulla base di che cosa non è riconosciuto? Perché ormai siamo abituati a dire che tutto quello che viene fatto, tutte le votazioni che vengono fatte in Russia sono votazioni truccate. Però fino a che Putin non ha invaso l'Ucraina, ogni volta che veniva rieletto, Mattarella, Macron, Merkel, insomma, tutti i capi di Stato gli mandavano i telegrammi di congratulazioni. Bisogna intenderci perché, se sono truccate oggi allora lo erano anche ieri e se ci siamo complimentati ieri dobbiamo riconoscerle anche oggi. Io francamente non credo che queste elezioni siano truccate. Sono elezioni figlie di una di una propaganda a una voce sola. E quando c'è una propaganda a una voce sola c'è la stessa identica cosa che c'era in Italia nel 1930, nel 1940. Lasciamo stare le votazioni, i plebisciti, ma quando, nel 1940, Mussolini dichiara guerra e comunica, da Palazzo Venezia, (il discorso lo trovate su YouTube digitando 10 giugno 40) che la dichiarazione di guerra è già stata presentata agli ambasciatori di Francia e di Gran Bretagna, la piazza esulta in delirio! Mette i brividi sentire gente in delirio perché è stata dichiarata la guerra! Eppure, erano i nostri nonni, i nostri genitori. Perché è vero che in piazza Venezia erano precettati. Era una piazza organizzata dal partito. Ma, trasmessa in diretta dagli altoparlanti dell’EIAR, che era la Rai del tempo, quel discorso è stato sentito in tutte le piazze d'Italia, sicuramente anche qui a Santena. Era una generazione educata per vent'anni alla guerra, all'onore, alla bella morte, all'eroismo e a quant'altro. Se educhi per vent'anni le persone alla guerra, poi quando la guerra c’è, sono contenti di farla, poi quando cominciano a farla capiscono che cos'è, ma prima, sanno solo come è stata declamata. Io credo che in Russia ci sia lo stesso fenomeno, no? E cioè, se tu bombardi la popolazione con l'idea delle minacce, con l'idea delle aggressioni, con l'idea dei pericoli, quando trovi un leader che a quei pericoli reagisce con i muscoli, gli vai dietro. Cosa sta succedendo oggi negli Stati Uniti? Insomma, il fenomeno Trump mi pare sia, come dire l'aver promesso la grandezza degli americani. Aver fatto vedere i muscoli! Li sta facendo vedere! Più di così! Non so poi quanto li faccia vedere in concreto e quanto siano parole, ma con un atteggiamento che sicuramente acchiappa quel segmento di opinione pubblica purtroppo maggioritario che guarda queste manifestazioni di nazionalismo. Ecco, in Russia credo che ci sia stato un voto di questo genere. Certamente il voto della Crimea, se la popolazione al 60%, 59% è russofona, è chiaro che preferisce essere unita alla Russia, piuttosto che a un'Ucraina, dove le divisioni che si sono alimentate nel corso degli anni e sedimentate creano la discriminazione, la marginalizzazione dell'elemento non ucraino. Per fare tutta questa operazione, tra l'altro, hanno fatto ricorso anche a un cavillo giuridico, in qualche modo. Perché, quando Krusciov trasforma i confini e trasferisce la Crimea all'Ucraina, lo fa con un atto del presidium, che viene convalidato dal presidium ucraino. Ma l'articolo 18 della costituzione del 1936, quella di Stalin, stabilisce che, se si variano i confini delle repubbliche sovietiche, queste variazioni devono essere avallate da un referendum popolare. Il referendum popolare non c'era stato nel 54, è stato fatto da Putin nella Crimea limitatamente al territorio che ha chiesto il referendum, ma se l’avesse fatto adesso, nell'Ucraina probabilmente il risultato sarebbe stato diverso. L'hanno fatto nella Crimea, cioè nella parte russofona, e quindi quel referendum ha dato quel risultato. Questo per dirvi come si ricorre a sotterfugi; anche adesso Trump, per espellere quel gruppo di venezuelani, ha fatto ricorso a non so che cosa del 1798, cioè di più di due secoli fa.

Bene, quando la Crimea si rende indipendente, si stacca dall'Ucraina e poi si annette alla Russia, la stessa cosa fa la Comunità russofona del Donbass, cioè, di quella Ucraina orientale che da sempre aveva guardato a Mosca, che già nel 1917 aveva fatto la rivoluzione guardando i bolscevichi, a differenza della parte orientale che aveva guardato invece all'Occidente. E nascono anche nel Donbass dei gruppi armati di autodifesa, cioè delle bande finanziate, sostenute, organizzate, addestrate da ufficiali, da ufficiali russi. Solo che l'area del Donbass è un'area ricchissima dal punto di vista minerario e quindi l'Ucraina ha concentrato tutti i suoi sforzi per impedire il distacco di questo territorio. Ma non è arrivata a ricontrollarlo tutto, perché a queste bande armate si è unito un gruppo di Legionari (Gruppo Wagner), non mi ricordo qual era il capo di questi legionari (Evgenij Viktorovič Prigožin ndr) che poi è morto in modo misterioso dopo aver cercato di marciare su Mosca. Quella cosa per cui Putin parlava con un suo amico e diceva,” ma questa Russia è divisa in tutti questi fusi? Dobbiamo cambiare, fare un fuso orario unico perché non si capisce più cosa capita dove. Figurati che ho fatto le condoglianze alla moglie di questo tizio, e il suo aereo non era ancora partito”. Dicevamo, l’Ucraina non riesce a controllare tutto il Donbass, alcune aree, la zona di Charkiv in particolare, resta sotto il controllo di queste bande e vive una sorta di autonomia e indipendenza all'interno di una realtà statale che non riconosce più. Tutto questo porta tra il tra il 2014 e il 2022 a tantissime tensioni e a tantissimi scontri armati.

Non è che la guerra è iniziata nel 2022. Nel 22 è iniziata l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Ma scoppi e tensioni ce ne sono state in continuazione, anche perché nel Donbass volevano fare un referendum, come era stato fatto in Crimea; il governo ucraino lo ha rifiutato, allora lo hanno fatto in modo autonomo e ha dato anche lì dei risultati eclatanti a favore dell'annessione alla Russia. Non si sa però quale fosse la rappresentatività di coloro che sono andati a votare proprio perché non è stato organizzato dallo Stato ma è stato fatto in modo autonomo. Ma questo per dire che anche lì c'è una forte presenza russofona. Nel 2022 tutte queste tensioni si sono trasformate in guerra. Perché nel frattempo, dopo vari anni di turbolenze e di cambiamenti di regime, di crisi, in Ucraina si è formato un governo più stabile. Pensate che il governo di Zelensky nasce da un partito. Zelensky, uno che fino al 2019 ha fatto l'attore ha recitato in una fortunata serie televisiva in cui recitava la parte del Presidente dell'Ucraina. Siccome questa serie aveva avuto una particolare fortuna, il network che l'aveva prodotta organizza un partito.

È un po’ come se Mediaset facesse un partito. Vabbè, l’ha fatto! Come se la La 7 Cairo facesse un partito, ecco, e poi non lo vendesse come fa coi giocatori del Torino.

Dicevamo, il network organizza un partito che punta sull'onestà sulla serietà, reagisce a tutti gli scandali e alle corruzioni, vere o presunte, che c'erano state, negli anni prima, ma che avevano portato non solo ai 7 anni di galera per la Timoshenko ma tante altre figure del ministero ad essere condannati e questo partito vince le elezioni; Zelensky si qualifica subito come un filo occidentale e inizia le trattative per entrare in Europa, trattative che erano già iniziate anni prima, ma inizia pure dalle trattative per entrare nella NATO. E da parte occidentale si fanno delle aperture all'ingresso nella NATO.

A quel punto Putin invade. Allora questo non vuol dire che Putin abbia ragione, vuol dire però che non possiamo immaginare che un conflitto di questo genere nasca perché qualcuno si è svegliato male al mattino. La storia nasce per ragioni, se no potremmo anche pensare che Hitler si sia svegliato male, un mattino, ed abbia invaso la Francia, o Mussolini è entrato in guerra! No, ci sono ragioni storiche ben precise che hanno portato gli uni e gli altri a quelle follie. E sicuramente quella di Putin è stata una follia. Credo che Putin abbia fatto male i conti. Putin non voleva, non credo volesse, occupare l'Ucraina. Credo volesse abbattere l'attuale governo ucraino. Non so se ricordate, ma Berlusconi era stato intercettato mentre parlando a dei non so se senatori o comunque parlamentari di Forza Italia, aveva riferito di una sua telefonata con Putin poco dopo la guerra in Ucraina, dicendo, che lui (Putin) voleva andare in Ucraina per togliere dal governo quelli che ci sono e mettere della gente per bene, ha detto testualmente. Voleva dire che probabilmente Putin voleva annettere il Donbass e mettere a Kiev un governo che fosse filorusso o quantomeno neutralista. Cioè, non voleva che ci fosse una Ucraina legata alla NATO. Questo è un pochino il quadro, vedete? Non è un quadro unilaterale. La follia omicida dell'uno, la giustizia e la difesa degli altri. È che siamo in un mondo che non ha oggi un sistema di relazioni internazionali. Un sistema di relazioni internazionali è sempre basato sul fatto che qualcuno più forte comanda e qualcuno più debole obbedisce. I secoli più fortunati della storia dell'umanità, i primi due secoli dell'epoca cristiana, dove dominava la pax romana. E la pax cos'era? Era che le regioni erano così forti che tutti stavano zitti e trovavano una collocazione all'interno di quel quadro. Ecco, oggi non c'è il sistema dell'azione internazionale. È trent'anni che non c'è un sistema di relazione internazionale ormai da quasi 40 anni, dal 1989. Se ne sta ridefinendo uno, quando la Von der Leyen dice che entro la fine degli anni 20 ci sarà un nuovo sistema delle Nazioni internazionali, credo abbia abbastanza ragione. Una storia non può andare avanti a micro-conflitti, da una parte e dall’altra. Cosa può prevedere questo sistema di relazioni internazionali? Beh, credo che, per quanto riguarda quell'area, sia abbastanza scontato che le due aree russofone, cioè la Crimea e il Donbass, diventino Russe. D’altra parte, se è anche quella la volontà popolare, insomma, bisogna in qualche modo rispettarla. Poi però credo che si possa andare avanti da un lato, se l'Europa si unifica in un modo che vada al di là degli aspetti economici. Cioè, un'Europa a 27, dove ci sono le stesse regole di quando era l'Europa a 6, cioè il principio dell'unanimità! Allora, quando si è in sei lo capisco che si possa essere unanimi. Ma quando si è in 27? Se uno basta a mettere il veto non è un sistema democratico, no, è evidente che non funziona, è che ci sono delle regole fatte allora che sopravvivono. Ma esattamente com’è l'Assemblea delle Nazioni Unite? Quando si è creata l'Assemblea delle Nazioni Unite nel 1945, si è pensato di mettere insieme tutti gli Stati che erano allora 54, 55, perché tutti i paesi coloniali sono nati dopo, dell'Asia e dell’Africa. Mettere insieme degli Stati dando all'Assemblea un carattere democratico e paritario, cioè tutti votano e hanno un voto, ma creando un organismo al di sopra dell'Assemblea che è il Consiglio di sicurezza dove ci sono più membri. Ma 5 di questi hanno il diritto di veto: gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica, la Francia, l'Inghilterra e la Cina. Intanto c'era già stato un paradosso, perché la Cina fino al 1971, era Taiwan nel Consiglio di sicurezza, non la Cina di Pechino. Era la Cina di Chiang Kai-shek, era Formosa, quella che adesso insomma chiamiamo Taiwan. Nel 49 i comunisti cinesi di Mao arrivano a Pechino. Chiang Kai-shek, che era il Presidente moderato e tanto per intenderci, come schema, nazionalista della Cina, scappa in questa isoletta che faceva parte della Cina e crea questo Stato Formosa diventato Taiwan. Beh, ufficialmente Cina è stata considerata quella fino al 1970. Quando c'è stata, se ricordate, la diplomazia del Ping Pong cioè, quando dopo non essersi parlati per anni, hanno fatto una partita di ping pong, la nazionale americana è stata invitata a fare una tournée in Cina. Sulla base di quello si è avviata l'azione diplomatica e l'anno dopo Nixon è andato a fare il viaggio in Cina. È stata una cosa inedita. Un Presidente americano che va nella Cina che era la Cina di Mao, quella di servire il popolo, del libretto rosso e di tutte le esasperazioni della rivoluzione culturale.

L'Onu soltanto nel 1971 ha considerato che nel Consiglio di sicurezza ci fosse la Cina di Pechino. Ma ha tenuto nel Consiglio di sicurezza, col diritto di veto, la Francia e l'Inghilterra, la Gran Bretagna, il cui potere nel 1945 è una cosa, ma oggi è un'altra. E oggi conta molto di più il Giappone, conta molto di più la Germania di quanto non contassero quei paesi. Il problema è che la politica è fatta di schemi che vengono faticosamente stabiliti e che poi durano e sopravvivono a sé stessi. L'economia e le trasformazioni sociali sono molto più veloci, per quello ci sono le rivoluzioni, perché non c'è contemporaneità tra il livello economico e sociale da un lato e la traduzione in politica dall'altro. Ecco, io credo che probabilmente occorra immaginare un'Europa con altre regole, che sappia creare una difesa comune. Guardate che oggi il problema della difesa non è che mancano gli investimenti. Ho visto delle statistiche, il paese che investe di più in armi sono gli Stati Uniti. Poi c'è la Cina e a ridosso della Cina, c'è l'Europa. La Russia ha un investimento in armi che è un terzo di quello europeo. Il problema è che gli investimenti europei sono divisi in 27 eserciti, ci sono per esempio 16 tipi di carro armato diverso gli americani ne hanno due. Ma 16 tipi di carro armato diverso vuol dire che devi avere 16 pezzi di ricambio diversi, 16 officine diverse, 16 piloti diversi, 16 sistemi d'armamento diversi. Ci sono 15 caccia. Gli Stati Uniti ne hanno tre come modelli. Ci sono 27 tipi di cannoni diversi, (ogni Stato ne ha uno diverso), negli Stati Uniti ce ne sono 2. È questo che fa la differenza, Il problema secondo me non è tanto quello di aumentare le spese della difesa, è quello di armonizzare le spese che vengono fatte, creare, ad esempio, un comando unico, la NATO ha un comando unico già oggi. Ma il comandante è sempre stato un americano! Se l'Europa vuole avere un'autonomia dovrà pensare a qualcosa per mettere insieme i suoi pezzi con una struttura di comando diversa. Guardate che non sono situazioni diverse da quelle dell'Italia nel '40. Quando l'Italia è entrata in guerra aveva 82.000 camion, erano tanti, cioè, voleva dire un parco macchine adeguato per fare la guerra, ma erano di 11 modelli differenti e quindi volevano dire 11 pezzi di ricambio. Quando la ritirata di Russia è stata fatta proprio nel Donbass a piedi è stata fatta non perché non mancava di camion, ma perché mancavano dei pezzi di ricambio e non è che un mezzo usato in guerra cambia la frizione ogni 50.000 km no, magari deve cambiare tre volte in una settimana, per via dell'usura, dei sobbalzi e quant'altro. Qui mi pare che siamo un po’ nella stessa situazione. E poi l'altro problema: o si immagina che l'Europa si allarghi e, magari, guardi anche alla Russia come paese da inglobare, e alla Turchia, cioè a tutta l'area, oppure bisogna avere degli Stati cuscinetto. Non si può immaginare che ci sia il confine, ma è un principio banale. Quando, al Congresso di Vienna, nel 1814, hanno ridisegnato l'Europa, dopo la stagione napoleonica, non è che hanno fatto confinare la Francia con l'Austria, ci hanno messo in mezzo il Regno di Sardegna, che durante il periodo napoleonico non aveva fatto nulla, perché i Savoia erano andati in esilio in Sardegna, in esilio, a casa loro, ma comunque fuori dai giochi. Eppure, sono stati premiati con Genova e con la Liguria perché volevano che tra la Francia e l'Austria ci fosse questa realtà. Per non far confinare l'Austria con lo Stato Pontificio ci hanno messo in mezzo il Ducato di Parma e Piacenza, di Modena, il Ducato di Toscana. Cioè, il principio dell'interposizione è un principio sacrosanto. Questa credo possa essere eventualmente una prospettiva. Poi, ripeto, bisogna chiederlo ai politologi e non agli storici. Lo storico ha difficoltà a capire, cioè, se avessimo parlato solo della guerra del 55 sarebbe stato più sicuro di cosa diceva, ma adesso qui siamo nel campo dell'ipotesi, ecco perché la politologia. La politologia è fatta di ipotesi.

Per chiudere, quello che pare si evinca da tutta questa vicenda, al di là della sua tortuosità e della sua complessità, è proprio che l’Ucraina è un'area di realtà culturali etniche, nazionali diverse, storicamente divise da orizzonti diversi, e immaginare di tenere tutti insieme all'interno di uno Stato che non è neutrale, ma che si vuole spostare dall'una o dall'altra parte crea la conflittualità. Che poi questa conflittualità venga interpretata in modo criminale, perché tirare i missili sulle case, ammazzare i civili è criminale e per ora l'hanno fatto i russi verso gli ucraini e non viceversa. Questo come dire? Questo è un altro discorso!

Santena, 19 Marzo 2025