I COMUNI PIEMONTESI DA CAMILLO CAVOUR


11 ottobre, il 43° Congresso dell’ANCI PIEMONTE nel Castello di Santena, casa del Consigliere Comunale di Torino e di Trino Vercellese e Sindaco di Grinzane. L’azione dal basso verso l’alto per la Costituzione, la questione sociale e per l’Unità d’Italia di Cavour e dei suoi contemporanei.

valore civico

Camillo Cavour aveva un fiuto eccezionale per le questioni sociali. Non per niente era per il decentramento amministrativo e contrario al centralismo deresponsabilizzante.

Una sensibilità che derivava dall’essere cresciuto in una famiglia chierese, cattolica, pienamente immersa nell’Illuminismo. I Benso, all’inizio dell’Ottocento appartenevano infatti all’aristocrazia che aveva detto addio al vecchio regime per abbracciare l’attività di imprenditori e di produttori della ricchezza.

Eppure se non avesse fatto il Sindaco di un piccolo comune di campagna Cavour non sarebbe diventato così bravo. Come troppo pochi italiani sanno Camillo lasciò la carriera militare nel novembre 1831 diventando un giovane secondogenito alla ricerca di un futuro, il più indipendente possibile dal fratello maggiore. Nel 1832, all’età di 22 anni, l’amorevole famiglia, non priva di preoccupazioni, gli affidò l’amministrazione dell’azienda agricola che possedeva a Grinzane tra le colline del paesaggio Unesco di Langhe, Roero e Monferrato. In più, in aggiunta e come incoraggiamento, giunse dal giovane re Carlo Alberto la nomina a Sindaco del Comune. Fu così che Camillo entrò in contatto con la vita vera e complessa di una piccola e dinamica comunità del bacino idrografico del fiume Tanaro. Collocata tra Pollenzo di Bra, La Morra, Castiglione Falletto, Fontanafredda e Alba. In quello che oggi è, anche grazie a Lui, uno dei territori vitivinicoli più importanti al Mondo. L’esperienza nel lavoro, nell’innovazione e commercializzazione delle produzioni agricole, nel contatto con persone e problematiche sociali, che fino allora non lo avevano minimamente sfiorato fu fondamentale per la sua formazione di amministratore, giornalista, imprenditore, politico e statista. Tutto questo venne potenziato dai viaggi di studio compiuti negli stati europei aldilà delle Alpi per conoscere come funzionavano i loro sistemi sociali e le dinamiche in corso con le nuove categorie che producevano la ricchezza.

Nell’arco di tempo che si avvicinava alla rivoluzione del 1848 Camillo Cavour maturò esperienze che mise a frutto negli anni in cui fu il principale artefice del processo sfociato nell’Italia Unita. Tra le tante, vale la pena di ricordarne una troppo sottovalutata. Significativa, perché riguarda una delle caratteristiche principali di Cavour: la capacità di rappresentare nelle istituzioni gli interessi delle categorie nuove emergenti nella società. L’epilogo avvenne tra il dicembre 1847 e il 4 marzo del 1848. Nel periodo in cui i nostri antenati e le nostre antenate da servi della gleba si ritrovarono all’improvviso cittadini portatori di diritti e di doveri. Come se lo sentisse, Camillo Cavour aveva bruciato tutti sul filo del traguardo. Il 15 dicembre 1847 usciva il giornale “Il Risorgimento”. Nell’editoriale c’era il programma-manifesto del riformismo europeo che parlava del sistema elettorale rappresentativo e della questione operaia. Un manifesto che anticipava di tre mesi il “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels. La storia costituzionale degli Italiani entrava in una decisiva fase. L’agitazione e l’attenzione dell’opinione pubblica erano alle stelle. Specialmente nella capitale del Regno di Sardegna che già nel 1821 aveva fatto le prove sfortunate della rivoluzione per la Costituzione e per cacciare gli Austriaci dalla pianura padana. Lo slogan chiave era dunque “Costituzione”. Camillo direttore di giornale insieme al suo più caro amico Pietro di Santarosa, consigliere comunale di Torino, decise che bisognava toccare i tempi al Re: l’amato-odiato Carlo Alberto. Il 7 gennaio da Genova arrivò una delegazione di infuocati rivoluzionari mazziniani. Chiedevano al Re, ancora assoluto, l’istituzione della Guardia Civile e la cacciata dei Gesuiti. Cavour li volle incontrare insieme ai suoi colleghi dei giornali moderati piemontesi, cui si era aggiunto Angelo Brofferio. E fece una proposta più radicale di quella dei genovesi. Praticamente li superò a “sinistra”. Chiese la Costituzione. Al movimentismo contrappose le istituzioni rappresentative. La proposta vinse ma Carlo Alberto rimase ostile su tutta la linea. Camillo allora inviò un articolo al giornale fiorentino “La Patria”. Il Re si arrabbiò ulteriormente, ma Lui tirò dritto. Il 29 gennaio l’amico Pietro di Santarosa, membro del Consiglio Decurionale di Torino (l’ultimo Consiglio comunale di nomina regia), d’intesa con Camillo, presentò la richiesta della Costituzione. A sostegno dell’iniziativa il 4 febbraio 1848 –da giornalista di razza dallo stile diretto, ironico e di scorrevole lettura qual era – Cavour scrisse un memorabile articolo: “Il Risorgimento Italiano e le Rivoluzioni Inglese, Francese e Spagnola” in cui incardinava nel contesto europeo gli avvenimenti italiani evidenziandone le specificità, tra le quali il ruolo dei Cattolici. Il testo tratto da “Il Risorgimento” insieme a quello del Manifesto è sul sito dell’Associazione Amici di Camillo Cavour www.camillocavour.com alla voce “articoli”.

Gli interessi delle categorie emergenti avevano trovato due giovani intraprendenti rappresentanti: Pietro e Camillo. Il Re stavolta accusò il colpo. Un’istituzione, il Consiglio della Città di Torino, era protagonista, dal basso verso sua Altezza, di un evento inaudito. L’8 febbraio, Carlo Alberto, annunciò la concessione dello Statuto Albertino: la Costituzione del 1848.

La storia d’Italia e d’Europa cambiava percorso. Il Regno di Sardegna diventava il punto di riferimento degli Italiani che volevano modernizzare la società. Le persone da servi della gleba diventavano cittadini uguali davanti alla legge. Cavour si imponeva sulla scena politica europea come l’innovatore di un sistema che si adeguava alle esigenze delle categorie produttive emergenti nella comunità italiana. Che voleva la separazione dei poteri, compresi quelli tra lo Stato e la Chiesa. Il 23 marzo 1848 scoppiò la Prima Guerra d’Indipendenza. Intanto proseguivano i lavori della ferrovia Torino-Genova. Il 7 novembre Camillo veniva eletto nel nuovo Consiglio Comunale di Torino.

Dopo l’ondata rivoluzionaria in Italia il solo Stato a mantenere in vigore la Costituzione, nonostante la sconfitta della “fatale” Novara, fu il Regno di Sardegna di Camillo Cavour e dei suoi contemporanei. La strada ancora complicata per realizzare l’Italia unita era ormai aperta. Cavour nel novembre 1859 –dimessosi polemicamente da Primo Ministro dopo la pace di Villafranca– da consigliere comunale di Trino diede una dimostrazione di come intendeva la questione sociale. Di fronte a una delibera che puntava a istituire la prima e la seconda classe di Rettorica, il ginnasio, convinse il Consiglio a votare per istituire piuttosto la classe di quarta elementare. La questione era semplice e assai politica. Il Ginnasio i figli di benestanti potevano continuare frequentarlo in altre città circostanti, anche se ciò costava alle famiglie. Mentre la quarta serviva ai figli del popolo per istruirsi per praticare attività professionali, artigianali o commerciali. Da notare, quando Cavour ritornato al governo nel gennaio 1860 non partecipò più ai lavori comunali il consiglio ritornò sui suoi passi istituendo le Prime due classi di retorica. La visione sociale della “elite” cittadina era ben differente da quella di Camillo. Qualcuno mise in giro che Cavour era contro la scuola e l’Istruzione. Non era vero, così come non sono vere tante altre illazioni lanciate contro di Lui sul territorio della Patria che ha contribuito a rendere unitaria e indipendente.

Gino Anchisi

da Santena, la città di Camillo Cavour, 12 ottobre 2025

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