COSTITUZIONE: DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA


Nel 165° dell’Italia unita si dovrebbe superare il tabù sulla continuità tra la Costituzione Monarchica e Repubblicana. Nel duemilaventotto il 180° della Costituzione del 1848 e l’80° della Costituzione del 1948. Cavour e De Gasperi uomini di istituzioni deliberative e di Costituzioni.

C’è chi è nostalgico di Camillo Cavour, chi di Alcide De Gasperi. Il primo ricorda l’opera degli antenati ottocenteschi protagonisti del processo culminato con l’Italia unita. Il secondo rievoca le generazioni del Novecento che ci hanno lasciato in eredità l’Europa unita. Siamo nostalgici perché c’è bisogno di donne e di uomini come Loro. Anche se sappiamo che i due statisti da soli oggi non andrebbero da nessuna parte. Perché manca la forza delle nostre antenate e antenati: la base sociale che ha creato le condizioni economiche, politiche, identitarie e produttive per fare l’Italia e l’Europa.

Pensiamo a Cavour e a De Gasperi perché avvertiamo il valore alla continuità tra noi e i nostri antenati. Tra i patrioti italiani che hanno operato ottantaquattro anni, dal 1861 al 1945, in un sistema monarchico e ottant'anni in quello repubblicano, dal 1946 al 2026.

Riflettere sui due statisti, sui loro amici, collaboratori e contemporanei stimola a rimuovere un tabù sul referendum tra Monarchia e Repubblica. Che riguarda la sottovalutazione dei valori trasferiti dalla Costituzione monarchica liberale del 1848, la prima dell’Italia unita, alla Costituzione liberale repubblicana del 1948.

Un tabù che sminuisce la Costituzione più “bella” del Mondo facendo iniziare il tutto dall’esito della Seconda Guerra mondiale, dalla fine del Nazifascismo e dall’esito contrastato del referendum. Come se prima ci fosse il nulla. Come se essere nati e vissuti sotto una monarchia costituzionale liberale per sessant’anni non avesse significato. Come se prima fosse “quasi fascismo” e i partiti antifascisti non avessero responsabilità nell’ascesa di Mussolini. Come se lo Statuto Albertino e le istituzioni deliberative non fossero esistite. E’ il vizio di un certo Novecentismo che ha rimosso dalla storia d’Italia la portata riformista del Cattolicesimo, dell’Illuminismo e dell’Ottocento. Della rivoluzione tecnica, scientifica, demografica, istituzionale e produttiva e della questione sociale. Una rimozione che paradossalmente finisce per sminuire la forza dirompente dell’Antifascismo, della Resistenza, della guerra di Liberazione dall’occupazione tedesca dai quali sono nati la Repubblica e la nuova Costituzione. Allo Statuto Albertino, infatti, si riferirono coloro che votarono nel Gran Consiglio del Fascismo il 24 luglio 1943 la restituzione del comando delle forze armate al Re e la sfiducia a Mussolini. Alla Costituzione del 1848 e al giuramento di lealtà al Re si ancorarono i soldati, i sottufficiali e gli ufficiali che si schierarono dalla parte del monarca dopo l’arresto del Duce il 25 luglio. Che dopo l’8 settembre diedero vita al fianco degli Alleati alle diverse formazioni partigiane, al CLN e al CIL cui aderirono cattolici, popolari, monarchici, repubblicani, ex fascisti, comunisti, socialisti, azionisti e liberali. Alla Costituzione del 1848, in un grande processo di identificazione, facevano pure riferimento gli IMI (Internati Militari Italiani), i renitenti alla leva, gli internati nei campi di prigionia e gli antifascisti della prima e dell’ultima ora.

La Costituzione del Risorgimento è stata dunque la madre del passaggio dalla monarchia alla repubblica del 1946 e quindi alla Costituzione repubblicana del 1948 : una continuità che inorgoglisce, con buona pace di chi vuole negare l’evidenza.

Gino Anchisi

da Santena, la città di Camillo Cavour, 11 giugno 2026