RICCARDO MUTI PREMIO CAMILLO CAVOUR 2025
Giovedì 25 settembre, ore 15,30, nel cortile dei Castello dei Benso di Santena la consegna dei tipici occhiali di Camillo Cavour.
Il Premio – tra i più rilevanti a livello nazionale – è frutto della collaborazione iniziata nel 1996 tra le Città di Torino e di Santena, la Regione Piemonte, l’allora Provincia di Torino, lo Stato, la Fondazione Cavour e i volontari dell’Associazione Amici di Camillo Cavour per rendere accessibile e usufruibile un luogo significativo della memoria patria ed europea. Un luogo che rischiava, come altri della storia risorgimentale, di finire nel dimenticatoio. Un’operazione non ancora del tutto riuscita per le troppe colpe e sottovalutazioni sulla funzione del patrimonio custodito nel panorama culturale, sul suo utilizzo e sui benefici derivati agli Italiani dal processo di unificazione.
La presenza di Muti il 25 settembre è un’occasione per riflettere sul valore dell’arte e della cultura nella storia italiana, europea, mediterranea e mondiale. Il Maestro merita il Premio per mille motivi. Tra questi, l’essere estimatore dell’opera di Giuseppe Verdi: significativo è stato il suo esordio alla Scala con il Nabucco nel 1986 e con il bis del “Va’ pensiero”. Il coro che non può essere l’Inno degli Italiani. Così come la splendida “Bella Ciao” non può sostituire l’inno dei patrioti Mameli e Novaro. Verdi –ammiratore di Cavour “grande uomo di Stato… Padre della Patria”– è stato uno degli artefici della riscossa degli Italiani avvenuta con il Risorgimento. L’acronimo “W VERDI” VIVA VITTORIO EMANUELE RE D’ITALIA urlato nelle piazze, nei teatri o scritto sui muri era un messaggio politico ben preciso. Che combaciava con la strategia cavouriana –anti-movimentista e anti-austriaca – dell’Italia unificata intorno alla Costituzione e alla monarchia Sabauda. Deputato dal 1861 al 1865 su precisa richiesta di Camillo Cavour e quindi senatore del Regno d’Italia dal 1875, Verdi è stato un intellettuale di valore mondiale prima agnostico e anticlericale e poi cattolico praticante nonché intimo amico di Alessandro Manzoni.
Il Premio a Riccardo Muti apre gli orizzonti su tempi gloriosi. Giuseppe Verdi –nato nel 1813 a Busseto nel piccolo Ducato di Parma e morto a Milano capitale finanziaria e produttiva nel 1901 – è il compositore – con Rossini, Bellini, Donizetti, Puccini… – che ha reso popolare l’opera, la musica e il teatro. Un ragazzo di umili e fiere origini contadine come lo erano quasi tutti i nostri orgogliosi antenati, che iniziò la carriera partendo da chierichetto e da organista nella sua parrocchia. Le sue opere, dai teatri e dalle chiese, trasmigrarono naturalmente nelle città e nelle campagne. Insieme alle canzoni popolari divennero i cori delle piazze, delle osterie, delle fabbriche, dei campi, delle aie, delle cascine, delle calde stalle invernali. Canti di persone che, pur non avendo elevati titoli di studio, possedevano intelligenza e cultura sopraffine, trasmesse dalle parole, dalle arie, dalle poesie, dai racconti, dalle favole, dal ballo e dalla pratica dei molteplici lavori imparati nella fanciullezza. Una musica che nell’Ottocento trovò nella fisarmonica, l’organo del popolo, lo strumento capace di armonizzare con la società i luoghi, i suoni e le persone di umili origini. Quelle che Cavour stimava e frequentava nelle cascine di Santena, del Bacino del fiume Banna, di Grinzane nelle Langhe e di Leri nel Vercellese, nelle piazze, nei mercati e che trovava tra la truppa dell’esercito e dei combattenti volontari per la liberazione dall’occupazione straniera.
Il Premio Cavour a Riccardo Muti è occasione per ricordare le eredità, i valori e l’etica che ci hanno lasciato gli antenati. E con essi l’importanza dell’arte e della cultura per l’Italia e per gli Europei in questi complessi tempi di nuove guerre mondiali, di riassetti di poteri a livello globale, di crisi occidentale.
N.B. L’ingresso nella casa di Camillo Cavour di Santena è libero e gratuito. Ma ricordate: è assolutamente necessario prenotare il posto.
Gino Anchisi.
