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Vita e opere di Cavour


LA NASCITA

Camillo Cavour nasce il 10 agosto 1810 a Torino, in rue de Jena, oggi via Cavour.

La famiglia è composta dal padre Michele, dalla madre Adele e dal fratello Gustavo (nato nel 1806).

A palazzo vivono la nonna Filippina di Sales (vedova dal 1807), due prozii, il conte Bartolomeo Bens di Cavour, il cavalier Franchino, la zia materna Enrichetta de Sellon col marito conte d'Auzers e saltuariamente la zia Vittoria, moglie del duca Clermont-Tonnerre.

Dopo l'annessione del Piemonte alla Francia, i Cavour si sono accostati al governo transalpino, accettando Napoleone come garante del nuovo ordine costituito.

Nel 1808, quando giungono a Torino Paolina Bonaparte ed il marito, principe Camillo Borghese, con l'incarico di governatore generale del Piemonte, i membri della famiglia Cavour vengono subito inseriti nella piccola corte imperiale: il marchese Michele è nominato primo ciambellano del principe, Filippina di Sales e Vittoria de Sellon ottengono l'incarico di dama d'onore e dama di compagnia di Paolina.

Quando nasce Camillo, i Cavour sono una delle famiglie più influenti di Torino. Il secondogenito del marchese di Cavour viene battezzato con i nomi di Camillo Paolo, in onore del padrino e della madrina, Camillo Borghese e Paolina Bonaparte.


L’INFANZIA

Camillo trascorre un'infanzia serena, in una famiglia potente e ben inserita a corte.

È un bambino robusto, chiassoso, curioso e gioviale, con un carattere bonario, ma risoluto. La madre Adele si incarica della prima educazione, affrontando con molta determinazione la sua insofferenza per lo studio.

I familiari raccontano nelle loro lettere che l'alfabeto gli procura sospiri da spezzar l'anima.

Con la Restaurazione giungono tempi difficili per la famiglia Cavour. I Savoia, rientrati a Torino, allontanano dagli incarichi pubblici coloro che hanno collaborato col regime napoleonico. Il marchese Michele Antonio però riesce ben presto a tornare nelle grazie dei regnanti, ed in particolare del principeCarlo Alberto.

Un ventennio di burrascose vicende politiche ha contribuito ad accentuare le tendenze conservatrici dei Cavour, che diventano zelanti sostenitori della monarchia cattolica e assoluta.

Camillo cresce in un ambiente ultrareazionario. Il padre sceglie per lui la carriera militare, convinto che la disciplina dell'esercito saprà modellare il carattere del figlio.


GLI STUDI MILITARI

A dieci anni, grazie all'interessamento paterno, Camillo Cavour entra all'Accademia Militare di Torino.

Si distingue per la sua intelligenza e per gli ottimi risultati nelle discipline matematiche e scientifiche, ma anche per il suo temperamento vivace e la sua insofferenza alla disciplina, che gli procurano severe punizioni.

Nel 1824 – grazie all'influenza paterna – ottiene l'incarico di paggio del principe Carlo Alberto, carica importante per una futura carriera a corte. A Camillo Cavour tuttavia pesa l'osservanza della rigida etichetta di corte e si lamenta della sua livrea rossa, che lo fa sentire ridicolo come un gambero. Carlo Alberto, venuto a conoscenza delle proteste, licenzia da corte il giovane Cavour: ne scaturisce una duratura antipatia reciproca.

Tra insofferenze e punizioni, a sedici anni Cavour termina l'Accademia con risultati brillanti e ottiene il grado di sottotenente del Genio.


LA CARRIERA MILITARE

Nel 1827 prende servizio presso la Direzione dell'Arma di Torino ed è destinato di guarnigione prima a Ventimiglia, poi al forte di Exilles ed infine al forte di L'Esseillon, vicino a Modane.

Nel 1830 è trasferito alla Direzione del Genio di Genova. Nella città che con il Congresso di Vienna ha perso la sua indipendenza, l'opprimente politica sabauda provoca un diffuso malcontento e genera un'atmosfera ricca di idee rivoluzionarie e liberali.

Cavour, viene accolto nei salotti genovesi, in particolare presso la marchesa Anna Giustiniani, dove incontra intellettuali e patrioti, che contribuiscono a rinsaldare le sue tendenze rivoluzionarie. Nina, legata da un matrimonio infelice al marchese Giustiniani, è una donna appassionata e di grande cultura; l'affinità di idee affascina il giovane ufficiale, che inizia con lei una intensa relazione sentimentale.

Nel 1830 , quando giunge da Parigi la notizia della rivoluzione di luglio, che rompe l’equilibrio della restaurazione, portando al trono Luigi Filippo, Camillo Cavour manifesta apertamente la sua simpatia per il nuovo sovrano, attirando su di sé il sospetto del governo sabaudo.

Richiamato a Torino, è inviato per otto mesi in Val d'Aosta, a sorvegliare i lavori di manutenzione del forte di Bard. Nell'isolamento in cui è stato confinato, matura la decisione di lasciare la carriera militare.

Nel novembre 1831 dà le dimissioni dall'esercito.


IL RITORNO ALLA VITA CIVILE

Seguono anni difficili per Camillo, la convivenza in famiglia è amareggiata da burrascosi scontri, causati dai forti dissensi ideologici e dalla totale dipendenza economica dal padre. La condizione di cadetto non gli consente nemmeno di contare in futuro sul patrimonio di famiglia, destinato al primogenito Gustavo.

Per allentare le tensioni familiari, il padre lo manda a Grinzane con l'incarico di gestire la tenuta dello zio Clermont-Tonnerre. In questo piccolo centro delle Langhe, di cui assume la carica di sindaco per diciassette anni, Cavour inizia il suo tirocinio agrario: si dedica alla nuova attività con energia ed entusiasmo, integrando la preparazione economica con studi di agronomia.

La nuova attività e il soggiorno a Ginevra presso lo zio Jean-Jacques De Sellon e il cugino Auguste De La Rive risollevano lo spirito del giovane Cavour.


VIAGGI ALL’ESTERO

L'impegno dimostrato nell’amministrare la tenuta di Grinzane gli vale il consenso del padre ad intraprendere un lungo viaggio.

Tra febbraio e luglio del 1835 visita la Svizzera, la Francia, l'Inghilterra e il Belgio, entrando in contatto con l’élite europea e con gli intellettuali liberali più avanzati. A Parigi frequenta salotti, ma anche lezioni alla Sorbona e sedute del Parlamento. A Londra visita scuole, orfanotrofi, ospedali, prigioni, tribunali, ferrovie, fabbriche ed officine, spinto dal suo interesse per i fatti sociali e per le condizioni di vita dei lavoratori inglesi.

Le esperienze vissute in questo e nei successivi viaggi all'estero, contribuiscono alla sua formazione di uomo europeo e rafforzano le sue idee liberali, dandogli la possibilità di studiare da vicino le diverse realtà economiche e sociali e di conoscere le trasformazioni indotte dalle nuove tecnologie applicate ai trasporti ferroviari e alle navi a vapore.


LA TEORIA DEL GIUSTO MEZZO

Camillo segue con interesse gli avvenimenti politici del Piemonte e delle grandi potenze europee. Ha una chiara visione dei cambiamenti che stanno maturando nel commercio internazionale, nelle tecnologie, nei trasporti, nella finanza, nelle istituzioni e nella società. Si rende conto del pericolo di una svolta reazionaria, che bloccherebbe ogni forma di progresso, ma anche del rischio di una svolta rivoluzionaria, che sovvertirebbe radicalmente l'ordine sociale.

La ragione lo porta a sostenere la teoria del "giusto mezzo", auspicando un modello di sviluppo basato su riforme sociali tali da garantire una nuova dignità alle classi lavoratrici, e su riforme istituzionali che sanciscano la separazione e l’equilibrio tra i poteri.

Cavour matura una posizione politica nuova per i suoi tempi, prendendo le distanze dai legittimisti, dai conservatori e dai rivoluzionari: aspira al progresso, imperniato su nuove e moderne istituzioni, i cui poteri siano definiti dalla Costituzione.


CAVOUR IMPRENDITORE

Al ritorno da Londra, il padre Michele gli affida la gestione della grande tenuta di Leri nel vercellese, acquistata dai Cavour quando è stata liquidata la proprietà di Lucedio, appartenuta al principe Camillo Borghese. Cavour accetta l'incarico con entusiasmo, perché gli dà l'opportunità di applicare le moderne teorie agrarie nelle risaie, con l'utilizzo di concimi, macchine agricole e nuovi sistemi di irrigazione e di rotazione delle colture.

Si appresta non solo ad amministrare, ma a trasformare le tenute di famiglia in imprese redditizie, introducendo nuove tecniche e nuove coltivazioni: asparagi a Santena, nuovi vitigni a Grinzane, riso e barbabietole a Leri, ma anche foraggi che gli consentono di allevare bovini da carne e da latte.

Entra nell'Associazione Agraria, dove ha subito un ruolo di rilievo. E’ un convinto sostenitore della necessità di introdurre innovazioni nelle coltivazioni – macchine agricole, irrigazione dei terreni e guano del Perù – per rimodernare l'agricoltura piemontese e aumentare la produttività dei terreni. E’ lui a volere fortemente la costruzione del Canale Cavour, che sarà inaugurato nel 1866, dopo la sua scomparsa.

Alterna all’occupazione agraria numerosi viaggi, dapprima nel Lombardo-Veneto, poi in Francia ed Inghilterra, per approfondire i suoi interessi economici, istituzionali e sociali e per studiare i progressi della tecnologia e dell'agronomia.

Pubblica articoli su temi agrari, commerciali e ferroviari, caldeggiando l'iniziativa imprenditoriale individuale, favorita da interventi governativi mediante leggi che liberalizzino il mercato.


UOMO D’AFFARI

Col tempo, la necessità di incrementare la produzione agricola e l’esigenza di facilitare la circolazione delle merci sul territorio, spingono Cavour verso altre attività.

Impianta la manifattura di prodotti chimici Rossi e Schiaparelli, partecipa alla fondazione della Banca di Torino, che nel 1849 diventerà Banca Nazionale per la fusione con la Banca di Genova, finanzia le costruzioni ferroviarie, dà il via ad un servizio postale di battelli a vapore sul lago Maggiore.

Con i suoi molteplici interessi, Camillo Cavour dimostra di essere un impareggiabile uomo d'affari: i possedimenti agricoli danno alla famiglia rendite cospicue; le partecipazioni azionarie e la tenuta di Grinzane, ereditata dalla zia Vittoria, assicurano anche al cadetto un patrimonio consistente.

Grazie ad un inventario dei beni del 1856, sappiamo che il patrimonio indiviso della famiglia ammonta a 7.300.000 di lire ed è costituito in buona parte da proprietà fondiarie (cascine e terre di Leri, Grinzane, Santena, Cavour, Cellarengo,Isolabella, Trofarello e da case, castelli e palazzi in Torino), ma anche da beni mobiliari (titoli pubblici e azioni di società private).


L’IMPEGNO POLITICO

Dal1848 la storia della vita di Cavour si sovrappone alla storia del Piemonte, dell'Italia e dell’Europa.

Il 1848, caratterizzato da grandi insurrezioni in tutta Europa, è un anno decisivo perché segna il suo esordio attivo in politica.

Alla fine del 1847, insieme a Cesare Balbo, ha fondato Il Risorgimento, un giornale di stampo liberale, dalle cui pagine caldeggia la necessità di riforme liberali per migliorare le condizioni economiche e sociali del paese.

«Il Risorgimento», Anno I, numero 1 del 15 dicembre 1847


Influenza delle riforme sulle condizioni economiche dell'Italia

... Prevedendo che a poco a poco l'adito dei nostri mercati dovrà farsi libero alla concorrenza forestiera, sarà debito del giornale il ricercare i mezzi più acconci per combatterla e vincerla. Ond'è che si farà a promuovere le istituzioni di credito, le scuole professionali, le onorificenze industriali; mezzi, che, adoperati accortamente, daranno un rapido sviluppo ai vari rami d'industria che mirabilmente si confanno alle condizioni dell'Italia, che fra breve forse l'innalzeranno a prender posto fra le prime potenze economiche del mondo.

Ma l'aumento dei prodotti nazionali non sarà il solo scopo economico che il giornale prenderà di mira: esso metterà eguale o maggior cura nella ricerca delle cause che influiscono sul benessere di quella parte della società, che più direttamente contribuisce a creare la pubblica ricchezza: la classe degli operai. Gli è perciò che tutti coloro che intrapresero volonterosi la pubblicazione di questo foglio, unanimemente dichiarano che non avrebbero per buono, per veramente utile al paese alcuno aumento di ricchezze, se ai benefici di esso non partecipassero coloro che vi ebbero parte, la massima parte, gli operai. L'edificio industriale che per ogni dove s'innalza, è giunto e giungerà ancora a tale altezza da minacciare rovine e spaventose catastrofi, se non se ne afforzano le fondamenta, se non si collega più strettamente colle le altre parti di esso, la base principale su cui poggia la classe operante col renderla più morale, più religiosa; col procacciarle istruzione più larga, vivere più agiato. ...

Nel gennaio '48 chiede l'emanazione di una carta costituzionale: un mese dopo Carlo Alberto promulga lo Statuto e Cavour è chiamato a far parte della commissione incaricata di preparare la nuova legge elettorale, che sancisce il sistema dei Collegi Uninominali.

Quando giunge la notizia che il popolo milanese è insorto contro gli Austriaci, Cavour scrive sul Risorgimento: “L'ora suprema della monarchia sarda è suonata ...”, esortando Carlo Alberto ad abbandonare ogni indugio per accorrere in soccorso dei Lombardi.

Il 23 marzo la monarchia sabauda dichiara guerra all'Austria, ma il conflitto porta un grande dolore personale a Camillo Cavour, causato dalla morte del nipote Augusto, caduto a vent'anni nella battaglia di Goito.


PRIMA DEPUTATO, POI MINISTRO

Nel 1848 Cavour è eletto deputato al Parlamento Subalpino; in poco tempo emerge come figura di rilievo diventando leader della destra riformatrice.

Finita la prima guerra d'indipendenza con la sconfitta di Novara e l'abdicazione di Carlo Alberto, il nuovo Re di Sardegna Vittorio Emanuele IIconferma lo Statuto ed il Parlamento dà il via ad importanti riforme.

Nel 1850 Cavour appoggia con particolare vigore la promulgazione delle leggi Siccardi, per l'abolizione dei tribunali ecclesiastici, del diritto d'asilo, della manomorta, sostenendo che i principi di libertà di uno Stato liberale non possono consentire alla Chiesa di mantenere gli antichi privilegi. La sua posizione favorevole ad una netta separazione dei poteri temporali e spirituali sarà poi sintetizzata nella famosa frase “Libera Chiesa in libero Stato”.

In breve tempo Cavour è chiamato a far parte del governo D'Azeglio: nel 1850 è nominato Ministro dell'Agricoltura, del Commercio e della Marina e nel 1851 assume l'incarico di Ministro delle Finanze.

Grazie alla sua politica di riforme, Cavour realizza attorno a sé una larga maggioranza, avvicinando i moderati del centro-destra alla corrente del centro-sinistra, guidata da Urbano Rattazzi: questa coalizione, che prende il nome di connubio, nel 1852 porta il governo D'Azeglio alle dimissioni.

Da una lettera di Urbano Rattazzi a Michelangelo Castelli:

Firenze, 1° maggio 1870

Amico Carissimo,

Fate benissimo di occuparvi per compilare la cronaca politica di questi ultimi anni. Quanto all’atto del Connubio niuno meglio di voi potrebbe scriverne l’origine, ed il modo con cui fu condotto e compiuto, perché foste voi uno dei principali promotori. Vi ricorderete che le basi del connubio, o per dir meglio della fusione dei due centri nel Parlamento subalpino, furono intese in modo definitivo nel dicembre 1851 o gennaio 1852, in casa vostra, in una riunione, alla quale presero parte oltre di voi, il compianto Cavour allora ministro d’agricoltura e commercio nel gabinetto d’Azeglio, il povero Buffa e lo scrivente.

È in quella stessa riunione che si convenne di preparare il terreno per rendere possibile nella Camera quella fusione, e quando questo scopo si fosse raggiunto cogliere l’occasione in cui fosse sorta una grave discussione nel seno di essa Camera per farla pubblicamente conoscere. Così si fece; ed il connubio si dichiarò nella discussione relativa alla legge che portava qualche mutazione a quella della stampa; esso però era già stato inteso e preparato dai quattro che ho teste nominati, senza che alcun’altra persona ne fosse in alcun modo informata.

I principii che dovevano inspirare il nuovo partito erano principalmente due, cioè all’interno resistere a qualsiasi tendenza reazionaria, che poteva sorgere in allora minacciosa in vista del recente colpo di Stato in Francia, e nel tempo stesso promuovere per quanto le circostanze lo permettessero, un continuo e progressivo svolgimento della libertà consentito dal nostro Statuto, sì nell’ordine politico, come in quello economico ed amministrativo. All’estero, preparare la via a mettere il Piemonte in condizione di procacciare all’Italia la sua indipendenza dallo straniero. E mi è grato di riconoscere, posciachè mi accade ricordare quei tempi, che se quella riunione, nella quale fu inteso il connubio ha potuto aver luogo, e se potè perciò formarsi quel partito, che senza peccare di troppo contro la modestia parmi poter dire, abbia reso in appresso grandi servigii alla libertà ed all’Italia, il merito è dovuto in gran parte a voi, ed al povero Buffa.

Io non avevo in quel tempo col Conte di Cavour strette relazioni personali, e confesserò schiettamente che rimaneva ancora nell’animo mio una qualche diffidenza intorno ai di lui sentimenti liberali ed italiani, diffidenza che era bensì grandemente scemata dal contegno del Conte Cavour nel Parlamento dopo il disastro di Novara, ma che non era ancora interamente scomparsa. Voi invece, che eravate intimamente legato a Cavour, e che potevate conoscerlo ed apprezzarlo in allora meglio di me, avete potuto togliere dall’animo mio ogni incertezza ed indurmi ad un riavvicinamento che l’interesse del paese consigliava, e che niuna ragionevole causa induceva a respingere, perché la mia diffidenza sorgeva da che il carattere del Conte di Cavour non mi era noto in quel tempo. ...


UOMO D’AZIONE

In qualità di Ministro delle Finanze Cavour punta a liberarsi dal controllo dei Rothschild, allacciando rapporti con altri banchieri, come gli Hambro, i Péreire, i Lafitte, e tende ad elevare le entrate dello stato attraverso un incremento delle imposte.

Come Ministro della Marina punta a potenziare la flotta mercantile e a favorire la navigazione a motore.

Come Primo Ministro promuove lo spostamento dell’arsenale e della base militare a La Spezia; ciò consente di ampliare il porto commerciale di Genova che, collegato alla linea ferroviaria per Torino, tramite il traforo del Frejus, si innesta con le linee del nord Europa.

Le Alpi sono scavalcate passando dalla velocità del mulo di 8 km/h agli 80 km/h del treno.

La linea a grande velocità per il trasporto di merci e persone sarà compiuta nel 1871, dieci anni dopo la morte di Cavour.

La grande infrastrutturazione mediterranea ed europea che collega il canale di Suez, tramite ilFrejus, al nord Europa farà diventare Genova il primo porto del Mediterraneo.

La partecipazione alla guerra di Crimea acquista un senso se si inquadra in questo contesto.


CAVOUR PRIMO MINISTRO

Dopo le dimissioni del governo D'Azeglio, il 4 novembre 1852, Vittorio Emanuele II chiama alla guida del nuovo governo Camillo Cavour, che avvia un ambizioso programma di riforme.

Cavour modernizza il Piemonte, adottando una politica di liberismo, che dà notevole impulso al commercio, alle infrastrutture, all'agricoltura, all'industria e alla finanza.

Riforma il sistema doganale, abolendo i dazi su molti prodotti (cotone, lana, ferro, rame, concimi, foraggi e grano). Potenzia il settore bancario, istituendo le Casse di Risparmio e agevolando il credito commerciale.

Attua una severa politica tributaria, istituendo nuove imposte sui fabbricati, sulle successioni, sulla ricchezza mobiliare. Incrementa notevolmente la spesa per opere pubbliche, facendo

costruire strade, ferrovie, porti e bonificare i terreni paludosi.

In pochi anni trasforma l'antiquato Regno Sardo in un moderno stato europeo basato su istituzioni moderne.

Cavour porta il piccolo stato sabaudo al livello delle grandi potenze straniere e, con la sua politica dei “piccoli passi”, è il principale artefice dell'Unità d'Italia.


DALLA GUERRA DI CRIMEA ALLA POLITICA DEL MEDITERRANEO, AL CONGRESSO DI PARIGI

Nel 1855 il Regno di Sardegna aderisce all'alleanza anglo-franco-turca contro la Russia.

L'invio in Crimeadi 18.000 uomini al comando di Alfonso La Marmora si rivela una lungimirante mossa strategica, che consente al piccolo stato sabaudo di partecipare alle successive trattative di pace, a fianco delle grandi potenze europee.

Cavour punta ad inserire il Regno di Sardegna nello scacchiere mediterraneo ed europeo per partecipare al processo di trasformazione dei commerci internazionali, all’uso delle vie del mare e dei porti.

Nel 1856, al Congresso di Parigi, Cavour coglie l'occasione per sollevare ufficialmente la questione italiana, accusando l'Austria di mettere a rischio la pace europea, lasciando intendere che il Piemonte si sente minacciato dalla politica repressiva ed espansionistica austriaca e non esclude la necessità di adottare misure difensive estreme.

Il discorso di Cavour ha vasta eco sulla stampa internazionale ed il Piemonte acquista grande prestigio come portavoce dell'Italia intera.


INCONTRO DI PLOMBIÈRES

Dopo il Congresso di Parigi le relazioni tra Piemonte e Austria peggiorano.

L'imperatore francese Napoleone III segue con interesse la situazione italiana e nel 1858 invita Cavour ad un incontro segreto a Plombières, dove prende forma la trattativa per un'alleanza franco-piemontese, in caso di attacco austriaco al Regno Sardo.

Anche gli Inglesi seguono con attenzione ed apprensione le sorti del Regno di Sardegna, ormai orientato a svolgere un ruolo attivo nella politica italiana, mediterranea ed internazionale.

Gli accordi di Plombières prevedono che il Piemonte ceda Nizza e la Savoia, in cambio dell'aiuto francese contro l’Austria e, per rafforzare l'impegno, viene stabilito il matrimonio di Clotilde, figlia di Vittorio Emanuele II, col nipote di Napoleone III, Gerolamo Bonaparte.

Cavour stanzia grossi capitali per rafforzare le forze armate e, per garantirsi l'intervento dei Francesi, provoca con ogni mezzo l'Austria, per indurla a dichiarare guerra al Piemonte.

L'impero asburgico intanto è sempre più minato al suo interno dal sorgere di nazionalismi e Cavour accoglie apertamente i nemici dell’Austria: i Moldavi, i Polacchi, gli Ungheresi.


SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA

Il 28 aprile 1959 l'Austria apre le ostilità e varca il Ticino, per battere i Piemontesi prima dell'arrivo dell'esercito francese. Le truppe austriache finiscono però impantanate nelle risaie allagate e Napoleone III ha il tempo di stanziare le sue forze.

L'Austria viene duramente sconfitta a Magenta, Solferino e San Martino.

Negli scontri, durati ben quattordici ore, avviene un vero massacro. I tre eserciti lasciano sul campo 30.000 morti e 10.000 feriti.

La conquista di tutta la pianura padana offrirebbe la possibilità al Regno di Sardegna di avere accesso anche al Mar Adriatico. Però quando la via per Venezia è ormai aperta, Napoleone III – a causa delle gravi perdite – ritira le sue truppe e firma l'armistizio di Villafranca con l'Austria.

Vittorio Emanuele II, rimasto solo, firma la pace: l'Austria mantiene il Veneto, mentre il Piemonte ottiene la Lombardia e cede alla Francia Nizza e la Savoia.

Camillo Cavour, dopo aver tentato invano di convincere il Re a proseguire la guerra, si dimette e si ritira nella tenuta di Leri.

Tuttavia lo statista rappresenta ormai per gli Italiani e per i liberali d’Europa la causa nazionale e a gennaio del 1860 il Re lo incarica di formare un nuovo governo.

I successi franco-piemontesi spingono la Toscana, l'Emilia e la Romagna a chiedere - con plebiscito - l'annessione al Regno di Sardegna.


LA SPEDIZIONE DEI MILLE

Al sud intanto cresce l'insofferenza per il malgoverno dei Borboni. A Palermo scoppiano nuovi moti, che si propagano per tutta l'isola. Garibaldi decide di intervenire per unificare l'Italia dal nord al sud.

Nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860 Garibaldi, segretamente appoggiato da Vittorio Emanuele II e da Cavour, salpa da Quarto con un migliaio di uomini e l'11 maggio sbarca in Sicilia.

Nei primi scontri i soldati borbonici vengono travolti; in pochi giorni i garibaldini liberano Palermo e occupano tutta l'isola. Lasciata la Sicilia, sbarcano sul continente, risalgono la Calabria in rivolta e ricacciano l'esercito dei Borboni ormai sfaldato. In pochi giorni Garibaldi arriva a Napoli e viene accolto da liberatore.

Vittorio Emanuele II allora, su pressione di Cavour, dichiara guerra allo Stato Pontificio e col suo esercito scende verso sud, invadendo l’Umbria e le Marche. Dopo aver sconfitto l’esercito del Papa a Castelfidardo, l’esercito piemontese prosegue verso Napoli.

Il 21 ottobre viene indetto un referendum che sancisce l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna ed il 26 ottobre Vittorio Emanuele II incontra a Teano Garibaldi, che gli consegna i territori liberati.


UNITÀ D’ITALIA

Con l'annessione mediante plebiscito delle Marche e dell'Umbria si giunge all'Unità d'Italia.

Mancano ancora due regioni: per il Veneto bisognerà aspettare fino al 1866 e per il Lazio fino al 20 settembre 1870.

Il vecchio Parlamento Subalpino viene sciolto e tutte le regioni eleggono i loro rappresentanti: il 18 febbraio 1861 si riunisce il Primo Parlamento Italiano, che, per quanto eletto da un suffragio molto ristretto (400.000 elettori) rappresenta 22.000.000 di cittadini.

Il 17 marzo 1861 il Parlamento proclama Vittorio Emanuele II "Re d'Italia" e dichiara Torino "Capitale del Regno".

Cavour è chiamato a presiedere il Primo Governo Italiano.

La sua fama è al massimo splendore.

Meno di tre mesi dopo purtroppo muore, lasciando un vuoto incolmabile.

L'unità politica e territoriale è fatta, ma resta da promuovere l'unità amministrativa, economica e culturale.


MORTE DI CAMILLO CAVOUR

Il 29 maggio 1861 Camillo Cavour è assalito da febbre alta e nei giorni successivi a nulla valgono i salassi e le cure col chinino.

Quando la situazione si fa disperata, a Torino iniziano i preparativi per una grandiosa cerimonia funebre di stato, ma l’imbarazzo è generale, poiché la Chiesa di Torino potrebbe negare a Cavour i sacramenti e il funerale religioso, dal momento che lo statista è stato colpito da scomunica per aver sostenuto le leggi Siccardi, la separazione tra Stato e Chiesa e per aver voluto la guerra con lo Stato Pontificio.

Ma Cavour già da tempo ha studiato una soluzione per evitare che la sua morte diventi occasione di scandalo e lacerazione. Si è accordato con Padre Giacomo Marocco da Poirino, vice-parroco della parrocchia Madonna degli Angeli, affinché in punto di morte gli amministri i sacramenti, senza esigere una ritrattazione.

Il mattino del 5 giugno Cavour fa chiamare Padre Giacomo, che lo confessa e gli porta il Viatico.

Alle cinque del 6 giugno riceve l'estrema Unzione e alle sette muore.

Il funerale religioso è celebrato dallo stesso Padre Giacomo con grande solennità, poi Cavour – secondo sua richiesta – viene sepolto a Santena, nella tomba di famiglia vicino al nipote Augusto.

Il coraggioso Padre Giacomo, convocato a Roma per giustificare il suo operato, viene rimosso dalla parrocchia e sospeso per vent’anni dall'amministrazione dei sacramenti per aver assolto Cavour senza chiedere la ritrattazione.

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Per approfondimenti:

Cronologia cavouriana

Gli insegnamenti di Cavour di Francesco Ruffini

Cavour Voyages agronomiques

Marcia funebre di Baur_______ Baur Antonio Capo musica degli Usseri di Piacenza

Marcia funebre di Luzzi______ Luzzi Luigi

Elenco, non esaustivo, delle ultime pubblicazioni su Camillo Cavour

Bibliografia 1861 - 2006

Camillo Benso Conte di Cavour: biografia e pensiero politico