OTT
2
1859

Panizzi, Antonio a Cavour, Camillo Benso di 1859-10-02 #3709


Mittente:
Panizzi, Antonio.
Destinatario:
Cavour, Camillo Benso di.
Data:
02 Ottobre 1859.

                                                                                        [London, British Museum] 2 ottobre 1859

      Mio caro ed illustre amico,
      Ritornai con felicissimo viaggio e contentissimo d'averlo fatto, principalmente per aver avuto il piacer di vedervi in ottima salute, pronto a tornar a prender il timone dello Stato e a risponder ai voti della Italia, che giustamente in voi solo spera.
      Tra gli uomini di Stato che ora governano il Piemonte, dal quale dipende la sorte del resto della nostra patria, non mi è parso vederne nessuno quale i tempi esigono. Il Primo ministro vostro successore non v'ha dubbio essere un ottimo ministro della Guerra, piemontese, ma molto inferiore d'assai a quel posto cui le necessità dei tempi l'hanno innalzato. Non mi pare possibile che tutti parlassero di lui come fanno se non avessero buona ragione di farlo, ed è inutile il celare che la diffidenza nella sua capacità nelle presenti circostanze è universale. L'esercito, in cui solo è a confidare, è pur esso, a dir di tutti, in uno stato deplorabile almeno quanto a numero; e moltissimi disposti ad arruolarsi sono scoraggiati non solo, ma soggetti a indegne repulse. Questa è la voce generale costì e nei Ducati; e ho sentito mover lagni di questo procedere da persone di tutti i partiti, di tutte le età e di tutte le classi.
      La cosa è di tal importanza che ho stimato mio debito parlarvene, ossia scrivervene alla libera e senza indorar la pillola pur troppo amarissima: ma a voi si deve la verità.
      Come avrete visto dalle gazzette, l'Imperatore non era a Parigi quand'io vi passai. Vidi Fould a colazione, che mi disse esser certo che S.M. mi vedrebbe con piacere ove fossi dov'Egli è, e a cui ripetei press'a poco quel che avrei detto al suo padrone. Mi promise portar tutto quel che gli dissi alla conoscenza sua, e io soggiunsi che, ove S.M. desiderasse veramente di vedermi, correrei a Parigi a posta per averne un'udienza. Fould poi disse a me che, quanto a Parma e Modena, potrei essere à peu près tranquille sulla loro sorte. Rispetto alla Toscana osservò che l'Imperatore si teneva onorevolmente legato a procurar il ritorno del Gran Duca o della dinastia a quel trono; che colà non pareva che l'unanimità contro gli antichi sovrani fosse così generale come nei due altri ducati, e che si teneva per certo che le masse nel contado voterebbero ben altrimenti che non avevan votato nelle città; che anzi si potevan attender moti contro lo stato attuale delle cose. Mi parlò di Bettino Ricasoli come d'uomo duro e violento; e a questo risposi che un uomo di Stato, che aveva delle convinzioni e il coraggio di sostenerle, era sempre accusato di durezza e violenza da chi non era capace d'imitarlo. Rispetto alle Romagne, Fould si mostrò ancor più dubbioso e scoraggiante. Mi domandò di voi, se v'aveva veduto, e cosa dicevate. Gli dissi che v'aveva veduto, che stavate a meraviglia, e che non eravate punto scoraggiato dalla gravità delle circostanze; che né voi, né altri poteva credere che l'Imperatore volesse permettere all'Austria di tornar ad opprimere l'Italia come per lo passato, e che le cose eran venute a un punto, che era impossibile dar indietro ove pur si volesse; al che fare non credeva nessuno esser inclinato.
      Fould, per qualche affare suo particolare che gli dà molta noia, ha domandato che io lo aiuti; il che farò, ed anzi ho già cominciato fare; gli occorrerà quindi scrivermi e bisognerà che si ricordi di me. Tuttoché non mi possa lusingare di far un bene al mondo, e tuttoché non abbia molta inclinazione a far la corte all'Imperator de' Francesi, nulladimeno ora ci sono, e se mi si fa sapere che s'avrebbe piacer di vedermi, andrò, e vi scriverò quanto mai accadesse. Ma spero non esser obbligato muovermi.
      Qui ho avuto ieri una lunga conversazione con Palmerston, il quale è per noi più che mai. Egli pure crede che bisogna aver qualche ardire. Fatta la pace qualsiasi, pare che il Re abbia diritto di accettar la dedizione delle varie province -salve le Romagne, forse, che sono in una posizione singolare. Ma, quanto agli Stati senza Sovrano, né l'Austria, né la Francia ha diritto impedire che si diano a chi vogliano; né par possibile che l'Austria volesse intervenir colle armi alla mano per impedir loro di far di sé quel che vogliano. La nomina separamente [sic] del principe di Carignano a Reggente de' vari Stati è molto approvata, ma non bisognerebbe perder tempo. Del resto, a pace fatta, sarebbe inutile se il Re occupa a dirittura i paesi che si son dati; ma allora bisogna che il vostro ministro della Guerra pensi a formar un esercito numeroso, senza metter tempo in mezzo.
      Vi sarà un Congresso? Ecco quel che nessuno sa. L'Inghilterra, prima di prendervi parte, vorrebbe saper chiaramente quel che l'Imperator de' Francesi veramente intende fare e che parte prenderà. La Prussia pure tien la solita condotta incerta e subdola, tuttoché scambi coll'Austria note sempre più e più amare rispetto alla Germania.
      Qui o non si sa o non si vuol dire a che fine il re Leopoldo sia andato a Biarritz. È un fatto che il suo ministro qui, Van de Weyer, antico ribelle e rivoluzionario voltairiano, ci è nemico. È pur un fatto che questa Corte ci è ostile; ma finché Lord John, Palmerston e Gladstone sono fermamente uniti come ora, poco importa. Addio, mio caro amico. Scrivetemi soltanto un verso per dire che avete ricevuta questa mia.
      Amatemi credetemi
                                                                                                         Vostro sempre
                                                                                                            A. Panizzi

      PS. - Vorrei che usaste di tutta la vostra influenza presso gl'Italiani vostri amici in generale, e più particolarmente presso i Toscani onde s'astenessero dalla ridicolaggine di decretar l'erezione di statue e monumenti, pe' tempi che corrono. Comprino fucili e cannoni, ingaggino soldati e li vestano, e non pensino a fanciullaggini. L'accusa è vecchia; noi pensiamo ad erigere statue ai morti da secoli in luogo di pensare a dar mezzi ai vivi di meritarsi statue dai posteri. Non avete idea del male che questo produce. Siam sempre lì, dicono i forestieri: questi Italiani son poeti e non altro. Per l'amor di Dio, scrivete e scrivete fortemente. È tempo ornai che l'Italia cessi d'esser soltanto un cimitero.

divisore
Nomi citati:
Antonio Panizzi, Imperatore, Fould, S.M., Bettino Ricasoli, Palmerston, principe di Carignano, re Leopoldo, Van de Weyer, Lord John, Palmerston, Gladstone.
Toponimi citati:
Italia, Piemonte, Parigi, Modena, Toscana, Romagne, Austria, Inghilterra, Prussia, Germania, Biarritz.

Allegati