GEN
30
1860

Marliani, Emanuele a Cavour, Camillo Benso di 1860-01-30 #3994


Mittente:
Marliani, Emanuele.
Destinatario:
Cavour, Camillo Benso di.
Data:
30 Gennaio 1860.

                                                                      Londra 30 gennaio 1860 – Bath Hôtel Piccadilly

      Pregiatissimo Sig. Conte,
      Sabato ebbi l'onore di participarle il mio arrivo in questa capitale, e che il primo mio atto era stato di chiedere un'udienza a Lord John Russell, ministro degli Affari Esteri di S.M.B. onde presentarle le mie credenziali come inviato straordinario del governo dell'Emilia; con una benevolenza che mi fu di gratissimo augurio, un'ora dopo ricevevo il grazioso invito di recarmi in giornata al Foreign-Office ad un'ora e mezzo pomeridiana.
      Fui accolto con infinita bontà, e le prime mie parole furono per ringraziare Milord in nome di tutti gli italiani riconoscenti per i servigi che aveva reso alla nobile nostra causa propugnando in ogni tempo per il suo trionfo e come membro del Parlamento, e come ministro della Corona d'Inghilterra.
      Entrando poi nell'esame de' casi presenti, Milord ha tanto a cuore che esauditi siano i voti nostri, che mi trattenne più d'un'ora richiedendomi con mirabile premura i più piccoli dettagli che potevano servirle d'argomento per la nostra difesa, e ad ogni soddisfacente mia risposta, la contentezza di Milord si ripercuoteva sul suo volto, come chi godeva di avere così fortemente contribuito a salvare una causa santa, perchè dal suo linguaggio era facile concludere che Milord la considera salvata.
      Le di Lei istruzioni tanto sul modo progettato per l'annessione, quanto per il di Lei viaggio, mi furono preziosa guida, perchè furono due punti principali della conferenza. Lord John Russell, senza dissimulare la gravità del passo che eravamo per fare, lo trova naturale, e bene inteso, rimanendole soltanto un dubbio, ed è come i deputati dell'Emilia e della Toscana non convocati dal Re, potevano presentarsi al Parlamento sardo, riunito in virtù di un decreto di S.M. sarda, usando di una delle prerogative costituzionali della corona. La finzione, risposi, sotto la quale viviamo da tanti mesi, viene così al suo ultimo stadio: senza autorizzazione legale di S.M.S. ma colla sua tacita adesione abbiamo fatto l'annessione doganale, giudiziaria, militare, nello stesso modo faremo l'annessione parlamentaria, che sarà l'ultimo annello della catena che riunirà per sempre l'Emilia e la Toscana al Piemonte; Milord nulla ebbe da opporre al mio raziocinio.
      Lord John Russell mi chiese se eravamo pronti ad accettare una rinnovazione de' voti dell'assemblea già espressi per l'annessione. Risposi a Milord che in diritto non sapevamo riconoscere la necessità di simile rinnovazione, l'assemblea essendo stata nominata ad hoc con una latitudine elettorale che chiamava a votare tutti coloro che sapevano leggere e scrivere, ma che forti della verità di questi voti, e volendo provare al mondo intiero la sincerità del voto emesso dall'assemblea, e l'indomito proposito delle nostre popolazioni di condurre a termine questo grande atto esenzialmente italiano, Ella ed il Governo dell'Emilia mi avevano ordinato di accettare in fatto la rinnovazione del voto, già espresso dell'annessione al Piemonte, da una nuova assemblea, onde togliere perfino il dubbio che l'antica avesse emesso un voto di circostanza, eletta sotto l'influenza de' pericoli del momento in cui fu adunata, salvo però intendersi sulla forma di questa elezione, sembrando ai due governi di Piemonte e dell'Emilia eccessiva la domanda del suffragio universale che il buon senso non può riconoscere come verità assoluta, e che l'Inghilterra non ammette nel suo organismo elettorale, ma disposti ad estendere il diritto elettorale, sino ai limiti che la ragione fissa; chiamati a votare tutti coloro che sanno leggere e scrivere, sono chiamati tutti quelli che sono emancipati nella vita sociale e che possono agire da sé. Al di là, è fare un appello all'ignoranza. I due governi sanno che non sono ragioni da esporre presso uno de' governi la di cui protezione è indispensabile all'assetto definitivo dell'Italia, ma si affrettano per mio organo a esporle a quello de' due governi che regge la terra classica del sistema elettorale.
      Lord John Russell approvò nel modo il più caldo le opinioni che avevo l'onore di esporre, e mi assicurò che sarebbero prese in seria considerazione dal governo di S.M.
      In quanto ai pericoli materiali all'incontro de' quali possiamo andare, operando l'annessione nel modo ora stabilito col mezzo dell'unione parlamentaria, Milord mi parve più che rassicurato, non credendo l'Austria nel caso d'intraprendere una guerra contro l'Italia centrale unita al Piemonte. In ogni caso, dissi, i due governi tutto faranno per evitarla, spingeranno la prudenza, la longanimità sino ai limiti dell'onore, ma se per sventura dovesse l'Italia centrale comperare la sua indipendenza e la sua resurrezione a vita virile, libera, con nuovi sacrifici, essa è pronta a fare tutti i sacrifici di sangue e di tesori che una funesta tradizione di odiosa prepotenza austriaca vorrebbe ancora imporle e non senza fede che la sua santa causa protetta dal Cielo escirebbe vittoriosa da una ingiusta lotta, che non provocherà certamente, ma che accetterà impavida, rassegnata e fiduciosa.
      Chiesi a Milord se nel caso di una nuova assemblea per la rinnovazione del voto di annessione questa dovrebbe avere luogo prima della riunione del Parlamento sardo; non posso, mi disse Milord, rispondervi adeguatamente oggi, l'Imperatore ha fatto a Vienna una comunicazione della quale non conosco, o non voglio conoscerne il subbietto, ma fra alcuni giorni potrò darvi una risposta. Sarà informazione preziosa da aversi, dissi, perchè il Parlamento convocato per la fine di marzo, non rimane molto tempo per fare questa rinnovazione del voto, e poi recarsi al Parlamento. Di nuovo Milord mi assicurò che me lo avrebbe fatto sapere al momento.
      Non ho bisogno di dire a Lei, sig. Conte, quanto un ministro costituzionale abbia approvato che l'annessione sia fatta col consenso e la cooperazione del Parlamento, che solo può dare completa sanzione e legalità ad un atto di tanta importanza. Così fu, che Lord John Russell si mostrò molto soddisfatto quando gli dissi che avevo speciale di Lei ordine di dargliene la positiva assicurazione.
      Fu ultimo argomento di una conferenza di più d'un'ora il di Lei viaggio a Londra. Milord mi ha incaricato di ringraziarla molto della sua gentile adesione all'invito che Le aveva fatto, allorquando Ella era libera di allontanarsi da Torino, ma ora che è incaricato del governo di S.M. in circostanze tanto gravi, giudica che non è possibile ch'Ella se ne allontani, almeno per ora, e salvo circostanze che non prevede, stima ch'Ella non deve muoversi dall'alto posto ove l'ha chiamato S.M. con applauso unanime di tutta Italia e non poco del Governo di S.M.B.
      Milord mi chiese la mia opinione sulla sorte futura delle provincie ancora sottomesse al Papa. Risposi che mentre la Francia conservasse una guarnigione a Roma, era probabile che le Marche e l'Umbria non si muoverebbero, ma che mancando questa base unica che ancora rimaneva al potere temporale del Papa, non facevo dubbio che tutto l'edificio crollerebbe; ma noi, mi disse, non possiamo permettere questa occupazione indefinita. Lo capisco, risposi, ma richiesto di dire il mio sentimento, sono in dovere di fare pressentire quale ne sarà l'infallibile risultato. In quanto al governo dell'Emilia, aggiunsi, gemendo sulla sorte de' nostri fratelli delle Marche e dell'Umbria, nulla farà per sollevarli contro il governo pontificio, ed ha dato una prova eloquente della sua moderazione, allontanando dalle Romagne il generale Garibaldi quando questo mal consigliato ebbe progetto un tanto aereo di provocare sollevazioni in quelle provincie; questo dettaglio parve soddisfare molto Milord, che non fa dubbio che il tempo sarà il vero liberatore delle provincie ancora sottomesse al Papa, facendoci noi degni del rispetto che invochiamo per noi, rispettando i diritti, sventuratamente ancora esistenti, del Papa sopra le Marche e l'Umbria.
      Non ho avuto l'onore di vedere Lord Palmerston, egli è a Windsor presso S.M., ma mi ha dato avviso che mi riceverà domani. Avrò l'onore di renderle conto del mio abboccamento col Primo ministro.
      Lord John Russell avendomi congedato per essere giunta l'ora del Consiglio, andai dal sig. Gladstone, che si recava anch'esso al Consiglio; mi ha fissato l'ora delle 11 di questa mattina per ricevermi.
      Mi sia lecito al finire questo mio scritto di aggiungere che l'estrema benevolenza colla quale è stato accolto l'inviato, è la migliore prova della simpatia che desta la causa che ho l'onorevole incarico di difendere: è felice augurio che essa è guadagnata, e che siamo in procinto di vedere compiuto il fatto nazionale il più maestoso ed il più giusto de' tempi moderni.
      Nella giornata di sabato mi recai dal marchese d'Azeglio, al quale resi conto della mia importante conferenza con Lord John Russell, mi sono messo a sua disposizione per agire d'accordo; le ho dato comunicazione delle di Lei istruzioni come quelle del sig. governatore dell'Emilia. Mi farò un dovere ed una premura in ogni circostanza di agire con assoluta identità di viste, una essendo la causa nostra.
      Ieri andai a fare una visita al sig. conte Persigny ambasciatore di Francia, presentato dal marchese d'Azeglio. Se S.M.I. è nelle medesime disposizioni che il suo ambasciatore, la questione Italiana nulla ha da temere dalla Francia, massime in ciò che riguarda il Papa. L'ambasciatore imperiale si espresse contro il potere temporale del Papa in termini così forti che io non gli avrei impiegati, nella forma almeno, benché persuaso che il potere de' Papi sia stato una delle più grandi calamità che abbiano afflitto l'umanità nel decorso de' secoli.
      Voglia, signor Conte, aggradire i sensi della mia alta considerazione e della mia rispettosa devozione colla quale ho l'onore di protestarmi, di Lei, signor Conte,
                                                                                                 Dev. servitore
                                                                                                 Emanuele Marliani

divisore
Nomi citati:
Emanuele Marliani, Lord John Russell, Persigny, Re, Papa, Garibaldi, Gladstone, Lord Palmerston, Imperatore, Azeglio.
Toponimi citati:
Londra, Piccadilly, Emilia, Austria, Roma, Italia, Vienna, Toscana, Umbria, Torino, Marche, Piemonte, Windsor, Francia, Romagne, Inghilterra.

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