GEN
10
1859

Accadde oggi

10 Gennaio 1859

Vittorio Emanuele II pronuncia il famoso “Grido di dolore”.


re Vittorio Emanuele II mentre legge il discorso

Il 10 gennaio 1859, Vittorio Emanuele II, all’apertura del Parlamento subalpino a Torino, nell’annuale Discorso della Corona pronunciò il famoso "Grido di Dolore" affermando: "L'orizzonte in mezzo a cui sorge il nuovo anno non è pienamente sereno... Il nostro Paese, piccolo per territorio, acquistò credito nei Consigli dell'Europa, perché grande per le idee che rappresenta, per le simpatie ch'esso inspira. Questa condizione non è scevra di pericoli, giacchè, nel mentre rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d'Italia si leva verso di Noi. Forti per la concordia,

fidenti nel nostro buon diritto, aspettiamo prudenti e decisi i decreti della Divina Provvidenza.", un chiaro segnale alle potenze europee e all'Austria che il Regno di Sardegna non poteva ignorare la sofferenza degli altri Stati italiani, preparando il terreno per la Seconda Guerra d'Indipendenza italiana e l'unificazione nazionale.

Che la guerra all'Austria fosse ormai imminente apparve subito manifesto fin dall'inizio del 1859. Infatti il primo gennaio Napoleone III, rispondendo agli auguri del corpo diplomatico, disse all'ambasciatore austriaco: " Mi dispiace che le nostre relazioni col vostro governo non siano così buone come nel passato; ma vi prego di dire al vostro imperatore che i miei sentimenti personali per lui non sono cambiati

Il discorso, preparato con Cavour, fu una provocazione diretta all'Impero Asburgico,

acuendo le tensioni che portarono all'ultimatum austriaco e, di conseguenza, alla guerra.

Immagine del testo con correzioni del discorso

Le parole del Re suscitarono grande entusiasmo tra i patrioti italiani, alimentando le speranze di un'unificazione nazionale e confermando l'impegno del Piemonte nella causa italiana.

Il discorso era parte di una strategia diplomatica concordata con la Francia di Napoleone III, che prevedeva l'intervento francese in caso di aggressione austriaca, come stabilito dagli Accordi di Plombières.

L'Austria, il 23 aprile 1859, percependo il discorso come un'aggressione, inviò un ultimatum al Regno di Sardegna, col quale gli intimava, entro tre giorni, il licenziamento di tutti i volontari raccolti in Piemonte e la riduzione dell'esercito sardo allo stato di pace, in caso contrario dichiarazione di guerra. Era la condizione tanto attesa dal Cavour, che aveva anzitempo dato precise disposizioni al fine di evitare ogni minima iniziativa che possa distogliere l’Austria dal commettere un simile errore: poiché il Piemonte veniva attaccato dall'Austria, Napoleone III era tenuto, secondo i patti, ad accorrere immediatamente in suo aiuto. L'ultimatum dell'Austria fu respinto dal governo di Torino il 26 aprile.

Il rifiuto di disarmare portò all'inizio della Seconda Guerra d'Indipendenza nel 1859, segnando un passo cruciale verso l'Unità d'Italia.

Parlamento subalpinoe

Parlamento subalpino

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