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1846

Accadde oggi

09 Settembre 1846

Si apre il Congresso agrario di Mortara


cavour pensoso

9 settembre 1846 si apre il Congresso agrario di Mortara

Fra il ritorno dai viaggi all’estero (giugno 1843) e l’ingresso al governo (ottobre 1850), Camillo Benso di Cavour si dedicò a una nutrita serie di iniziative nel campo dell’agricoltura. Come importante possidente terriero, nel maggio 1842 contribuì alla nascita dell’Associazione agraria di Torino (nata con il nome di Associazione agraria subalpina), che si proponeva di promuovere le migliori tecniche e politiche agrarie anche per mezzo di una gazzetta, che dall’agosto 1843 pubblicherà periodicamente gli articoli del conte. Impegnato nell’attività di gestione delle tenute di famiglia: nuovi vitigni a Grinzane, coltivazione di asparagi a Santena, barbabietole e risaie a Leri (oggi frazione di Trino Vercellese). Nelle risaie, grazie alla collaborazione di Giacinto Corio, dall’autunno 1843, ebbe l’opportunità di applicare nuove tecniche agrarie, con l’utilizzo di concimi, macchine agricole e moderni sistemi di irrigazione, ma anche foraggi che gli consentirono di allevare bovini da carne e da latte. Dal 1843 al 1850 la produzione di riso, frumento e latte crebbe sensibilmente e quella di mais risultò addirittura triplicata.

Camillo Benso di Cavour, nell’autunno 1844, percorse le campagne lomelline in compagnia di Cesare Alfieri di Sostegno e poi relazionò “sull’abilità degli agricoltori della Lomellina” in una lettera all’agronomo francese Naville de Chateauvieux, autore di vari opuscoli sull’irrigazione: «Sono stato colpito dalla ricchezza delle colture e dall’abilità degli agricoltori della Lomellina. Questa regione, che è compresa tra il Po, il Ticino e la Sesia, è un vero giardino. Essa non ha niente da invidiare alla Lombardia per le marcite (Marcita - Wikipedia), le praterie e i gelsi. Quello che è più stupefacente è che quel paese ha raggiunto tale grado di fertilità in meno di cinquant’anni: alla fine dello scorso secolo, meno qualche eccezione, non era che una landa e una palude».

Il 9 settembre 1846 si radunò il Congresso agrario di Mortara, fu la prima manifestazione pubblica, dopo l’elezione di papa Pio IX, della partecipazione piemontese alle nuove speranze della rinascente Italia. Vi presero parte i più esperti agricoltori e studiosi d’agraria, scrittori, politici e cittadini “caldi d’amor patrio” da ogni parte d’Italia e, in particolare, dalla limitrofa Lombardia, allora, come Regno lombardo-veneto, parte dell’Impero austriaco. Fra loro anche Camillo Benso di Cavour, all’epoca imprenditore agricolo e futuro artefice dell’Unità d’Italia e Cesare Alfieri di Sostegno, futuro presidente del Consiglio dei ministri (agosto-ottobre 1848) e, nel 1844, presente con Cavour all’assemblea del Comizio agrario lomellino per discutere del progetto di derivazione di un canale irriguo dal lago d’Orta.

Le sedute delle quattordici sezioni si tennero mercoledì 9, giovedì 10 e sabato 12 settembre 1846 a Mortara, nelle aule di Palazzo Lateranense, allora sede dell’Intendenza (prefettura) della Provincia di Lomellina, e venerdì 11 settembre a Vigevano.

Queste le sezioni: Attrezzi rurali; Strade comunali e vicinali; Bachi da seta; Moralità; Bestiame; Caseificazione; Tenuta, irrigazione e adattamento dei fondi; Piantagioni, orticoltura, bacologia, viticoltura, enologia; Opifici, macchine e caseggiati rustici; Concimi e materie fertilizzanti; Strade consortili.

Il banchetto inaugurale si tenne a Palazzo Lateranense, fra gli entusiasmanti brindisi, le parole e l’esultante manifestazione di consenso sul proposito di Carlo Alberto di cacciare lo straniero dall’Italia, l’unanime esplosione dei battimani e lo scroscio degli evviva patriottici. La sera del 9 settembre i congressisti parteciparono alla serata di gala inaugurale del teatro dedicato al principe ereditario Vittorio Emanuele. Il menu, stampato in lingua francese dalla litografia torinese Cretè e Vergnani, era un grande foglio decorato con appetitosi simboli alimentari e «una lista pantagruelica delle vivande». In apertura, risuonò l’inno all’Italia e all’agricoltura scritto dai conti Ottavio Tasca e Giulio Litta Visconti Arese, uno dei migliori compositori dilettanti che vantasse l’Italia. Poi la rappresentazione teatrale di “Ernani”, opera scritta due anni prima da Giuseppe Verdi, con il tenore triestino Francesco Sinico e il soprano Elisa Taccani, seconda moglie dello stesso conte Tasca.

Non si era ancora affievolito l'eco di queste parole e manifestazioni, che a Genova (15 settembre 1846) si teneva il Congresso degli scienziati (859 italiani e 68 stranieri), congresso che riuscì più numeroso dei precedenti, intervenendovi i rappresentanti lombardi e romani. Quel Congresso, in cui ogni seduta terminava con le più vive acclamazioni all'Italia, al Pontefice, a Carlo Alberto e coll'augurio che gli Austriaci fossero cacciati d'Italia, al dire di Cesare Balbo, fu il primo vero Parlamento italiano, vera commedia nel senso scientifico e seria scuola di preparazione in quello politico: preludio alla prima guerra d’Indipendenza.

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