GIU
27
1835

Accadde oggi

27 Giugno 1835

Michele Benso di Cavour nominato vicario e sovrintendente generale di politica e polizia della città di Torino


michele prefetto

𝐈𝐥 𝟐𝟕 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟏𝟖𝟑𝟓, il padre di Camillo, Michele Benso di Cavour fu nominato vicario e sovrintendente generale di politica e polizia della città di Torino - carica che manterrà fino al 17 giugno 1847. In tale carica si adoprò in occasione dell'epidemia di colera di quell'anno, dimostrando ancora una volta la sua capacità di lavoro e il suo spirito organizzativo. Pochi giorni dopo, il 30 giugno, fu nominato gentiluomo di camera onorario. Colse l'occasione offertagli dal nuovo impegno di vicario di polizia per liberarsi del peso - che tale era diventato per lui - dell'amministrazione di Leri, che affidò a Camillo. Verso la fine dell'anno seguente acquistò, intestandola al figlio minore, la tenuta del Torrone, vicino a Leri, di circa 300 ettari. Nella sua qualità di vicario Michele si occupò di diverse iniziative, nelle quali ricevette spesso la collaborazione del figlio: l'illuminazione a gas della città, i progetti per l'asfaltatura delle strade, ed altre ancora.

Rappresentante della classe degli aristocratici piemontesi vissuti fra il vecchio mondo, assolutistico-feudale e il nuovo Piemonte liberale e costituzionale, classe vitale e attiva, spregiudicata e a suo modo altoborghese, vera protagonista di un'epoca cruciale della storia non solo piemontese, ma italiana, Michele. rivela la sua apertura moderna, oltre che nell'attenzione, meno razionale che intuitiva, per il benessere spirituale dei figli, nell'energia, tenacia, coraggio e lungimiranza con cui si occupò della costruzione della fortuna familiare, nella varietà e vastità degli interessi nel campo degli affari e del lavoro, che si manifesta anche nei diversi opuscoli da lui composti su vari argomenti: l'allevamento, le innovazioni tecniche e i nuovi modi di gestione in agricoltura.

Un'ultima prova di intelligente affetto per il figlio la diede quando questi, nell'ottobre del 1840 in un'incauta speculazione alla Borsa di Parigi, perdette una cospicua somma di denaro. Lo scambio di lettere seguitone tra padre e figlio testimonia la fiducia di Camillo nel padre, la tenerezza, e anche la serena fermezza con la quale quest'ultimo sapeva valutare sia l'imprudenza del figlio, sia - al di là della "sottise" che aveva commesso - le grandi qualità che riconosceva in lui. Il 5 febbraio 1848, con un parere che ebbe molto rilievo, si pronunciò nel Collegio dei decurioni a favore della richiesta di una costituzione. Muore a Torino il 15 giugno 1850, ed è sepolto a Santena nella tomba di famiglia all’interno del Polo cavouriano.

Fonte: treccani.it

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