FEB
17
1855

Accadde oggi

17 Febbraio 1855

Discorso alla Camera sul progetto di legge relativo alla soppressione di comunità religiose. (17-23 febbraio).


nazari monsig

La cosiddetta “crisi Calabiana” fu originata dalla presentazione di un disegno di legge, firmato da Cavour e Rattazzi alla fine del 1854, che prevedeva la soppressione di quegli ordini religiosi che non si dedicassero alla predicazione, all’istruzione o all’assistenza agli infermi.

Secondo il progetto, il loro patrimonio sarebbe stato attribuito ad un ente pubblico appositamente istituito, la Cassa ecclesiastica, che, posto sotto il controllo statale, avrebbe provveduto al pagamento delle pensioni per i religiosi delle case soppresse e degli assegni destinati ai parroci poveri, il cui importo era stato fino a quel momento a carico dello Stato.

La discussione della legge, interrotta in gennaio per la chiusura del Parlamento in segno di lutto per la morte delle regine Maria Adelaide e Maria Teresa, madre e moglie di Vittorio Emanuele II, la cui fede cattolica e religiosità erano comprovate, riprese il 16 febbraio alla Camera, che approvò il provvedimento il 2 marzo 1855.

Nel momento in cui il progetto passò all’esame del Senato, il vescovo di Casale, monsignor Nazari di Calabiana, fu autorizzato dalla Santa Sede ad offrire ufficialmente al governo, a nome dell’episcopato piemontese, la somma necessaria al pagamento delle pensioni per i parroci, in cambio del ritiro della legge.

L'iter di approvazione della legge, proposta dal presidente del Consiglio Cavour, fu contrastato da re Vittorio Emanuele II e da un'opposizione parlamentare agitata dal senatore Luigi Nazari di Calabiana, vescovo di Casale Monferrato, che determinarono le temporanee dimissioni dello stesso Cavour.

Le difficoltà incontrate da Durando nel tentativo di costituire un nuovo ministero, le manifestazioni anticlericali, che si svolsero contestualmente a Torino, e le pressioni esercitate sul re in senso liberale da autorevoli personalità quali La Marmora e d’Azeglio, resero però necessario il ritorno al governo di Cavour, che riuscì così ad infliggere un duro colpo agli ambienti conservatori.

Poiché l’intransigenza dei vescovi rese impossibile ogni compromesso, la proposta Calabiana fu lasciata cadere e la legge venne approvata anche dal Senato nel maggio 1855.

Con una allocuzione del 26 luglio, Pio IX condannò il provvedimento e scomunicò tutti coloro che lo avevano proposto, approvato ed eseguito; tuttavia autorizzò il clero del Regno di Sardegna ad accettare le pensioni elargite dalla Cassa ecclesiastica.

La separazione fra Stato e Chiesa era iniziata con le leggi del 1848 che avevano assicurato anzitutto la libertà di culto ai valdesi e successivamente con la legge Sineo la non discriminazione in base al culto.

Nel 1850 furono promulgate le leggi Siccardi (n. 1013 del 9 aprile 1850, n. 1037 del 5 giugno 1850), che abolirono tre grandi privilegi del clero, tipici degli stati di antico regime: il foro ecclesiastico, un tribunale che sottraeva alla giustizia dello Stato gli uomini di Chiesa oltre che per le cause civili anche per i reati comuni (compresi quelli di sangue), il diritto di asilo, ovvero l'impunità giuridica di chi si fosse macchiato di qualsiasi delitto e fosse poi andato a chiedere rifugio nelle chiese, nei conventi e nei monasteri, e la manomorta, ovvero la non assoggettabilità a tassazione delle proprietà immobiliari degli enti ecclesiastici (stante la loro inalienabilità, e quindi l'esenzione da qualsiasi imposta sui trasferimenti di proprietà).

Inoltre, tali provvedimenti normativi disposero il divieto per gli enti morali (e quindi anche per la chiesa e gli enti ecclesiastici) di acquisire la proprietà di beni immobili senza l'autorizzazione governativa. Nonostante l'opposizione di principio della Santa Sede, fu accettata da una parte del mondo cattolico (i cosiddetti cattolici liberali).

I cattolici intransigenti promossero invece una strenua resistenza a queste leggi, che continuò anche a seguito della loro promulgazione e sfociò con l'arresto di Luigi Fransoni, arcivescovo di Torino, che venne processato e condannato ad un mese di carcere dopo aver invitato il clero a disobbedire a tali provvedimenti. Fonte: https://www.150 anni.it/webi/stampa.php?wid=1173&stampa=1

divisore