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24 Gennaio 1837
Contratto per l'amministrazione di Leri.
Il 24 gennaio 1837, viene firmato tra Camillo, il padre Michele ed il fratello Gustavo il contratto per l'amministrazione di Leri.
Il contratto per l'amministrazione di Leri, fu un evento cruciale per la gestione del patrimonio familiare e la gestione del feudo di Leri-Cavour, un'importante proprietà terriera della famiglia, segnando un momento di passaggio di responsabilità all'interno della famiglia Benso.
Camillo aveva assunto ufficialmente l'incarico di amministratore per conto dei familiari l'11 agosto 1835, dopo essere rientrato da un lungo viaggio in Europa. La gestione di Leri rappresentò per lui una " svolta " fondamentale, permettendogli di applicare tecniche agricole innovative e modernizzare l'economia della tenuta.
Questo accordo permetteva a Camillo di iniziare ad assumere responsabilità concrete nella gestione dei beni di famiglia, un passo significativo nella sua formazione, nonostante la giovane età, e anticipava i futuri impegni politici e amministrativi che lo avrebbero reso celebre.
La decisione di assumere la direzione di Leri e di dedicarsi così alla carriera di agricoltore assumeva, agli occhi di Cavour, il significato di una scelta di fondo, destinata a determinare tutto il corso ulteriore della sua vita. Era la conclusione, ch'egli credeva definitiva, di anni di tormentose incertezze, di amari interrogativi su se stesso e il suo avvenire che non avevano cessato di assediarlo in tutto l'oscuro periodo dopo l’abbandono della carriera militare nel 1831. Erano stati gli anni del pessimismo e della crisi, della sfiducia e talora della disperazione, dominati dalla coscienza sempre più netta dell'impossibilità di trovare una qualsiasi via d'uscita da una situazione in cui egli sentiva logorarsi e svanire le sue doti più autentiche. Tuttavia, l'idea di una soluzione al tempo stesso realizzabile e non del tutto negativa era venuta delineandosi man mano che lo stato d'animo veniva mutando, e una nota di vigore e di ottimismo tornava a farsi sentire, anche se restavano inalterate le motivazioni di fondo: “ Si papà, mi ha trovato una via d’uscita … -aveva scritto al fratello, dopo il lungo viaggio, a Parigi e a Londra del 1835, in compagnia dell’amico Pietro di Santarosa- …” Mi tiene occupato, mi interessa in una certa misura e mi aiuta a passare il tempo ”… “ Mi dedico a impegni seri. Questa sarebbe, inoltre, una posizione eccellente da assumere nella sfera pubblica. Come pubblicista filantropico e indipendente, posso assicurarmi un posto di tutto rispetto in futuro”.
Inoltre, cosa poteva fare? Tutte le strade gli erano precluse; non poteva sperare in altro che in un futuro lontano e incerto, che meglio non poteva aspettarsi. Preferiva di gran lunga essere semplicemente un contadino, vivendo pacificamente tra i campi che coltivava con impegno e dedizione. Non era un lavoro affascinante; non era quello che pensava nei suoi giorni giovanili e sognanti. Era stanco di un mondo in cui ha sperimentato i piaceri.
Ora che è tornato da tutti i sogni che gli hanno annebbiato la mente, la vita contadina gli si addice perfettamente, diventando un insigne agronomo. Non può essere altro che un onesto contadino, anche se la politica significava ancora tanto per lui, quasi quanto i suoi vitelli e suoi formaggi. E noi sappiamo benissimo come poi è andata.
I soggiorni a Leri da allora si moltiplicarono, tra un fervore di iniziative, di riflessioni e di attività che venne crescendo con gli anni. Anche a quei soggiorni si alterneranno visite a Grinzane, per seguire la tenuta di famiglia, da Camillo amministrata sin dal 1832; a Santena, la residenza dei suoi affetti più cari; e lunghi viaggi all'estero, ma dell'andamento di Leri egli si terrà costantemente informato. Anche se nuove attività verranno ad aggiungersi a quella agricola, questa occuperà sempre un posto centrale nella vita del conte e ad essa egli sarà indotto a tornare in tutti i momenti più difficili, così che Leri assumerà ai suoi occhi quel valore di rifugio e di soggiorno atto a ritemprare lo spirito dalle prove degli affari prima, e della politica poi, che ha legato indissolubilmente il nome della grande tenuta a quello dello statista.
Nasceva così, in questi anni, il Cavour agricoltore, convinto, com'egli dirà nel 1841, che “ L’agricoltura è l’occupazione più piacevole e adatta di questo secolo” . Significativa l'immagine dello statista quale egli stesso l'aveva disegnata e descritta, nell'atto in cui, “ con un enorme vanga in mano e un grande cappello di paglia... vado correndo per i campi dalla mattina alla sera” , sullo scenario delle grandi risaie del Vercellese, è rimasta tra le più popolari della oleografia risorgimentale.
PS. Questa scrittura privata del 24 gennaio 1837, più volte rinnovata in seguito, costituiva tra lo zio di Camillo, il duca di Clermont-Tonnerre, il marchese Michele e il conte Camillo di Cavour, per la durata di nove anni, una società che assumeva l'amministrazione delle tenute di Leri e Montarucco, con un canone annuo di 45 000 lire, da versare al marchese di Cavour, al quale si riconosceva che i fondi amministrati erano «esclusivamente spettanti. L'amministrazione delle tenute era affidata, sotto la generale sorveglianza di suo padre, Michele, al conte Camillo, per conto sociale a terzo, in maniera, cioè, che gli utili netti della gestione andassero in parti uguali ai tre componenti la società. A carico della quale era il pagamento delle imposte, sia erariali che comunali, e di ogni e qualsiasi peso, di natura tanto civile che religiosa... Con la morte del duca Clermont-Tonnerre, nell’aprile del 1837, si venne ad una definitiva sistemazione dei rapporti con la vedova, la duchessa Vittoria di Clermont-Tonnerre a cui sarebbe spettata per 11 anni una quota di affitto e di interessi a partire appunto dal 1837. La duchessa rimase però estranea alla società per l'amministrazione di Leri, che restava limitata ai due Cavour, padre e figlio, a giusta metà caduno.
Un successivo contratto di affitto della tenuta fu stipulato tra i tre nel novembre 1849, affidando la gestione per nove anni a una società composta da Camillo, il fratello Gustavo e Giacinto Corio. Il 22 aprile 1857 venne rinnovato il contratto di affitto per altri 9 anni alla società che rimase formata solo da Camillo Benso e Giacinto Corio.
In questo scritto sono presenti immagini e brani scelti su : roberto-crosio.net