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30 Gennaio 1859
Celebrato il matrimonio tra la principessa Clotilde di Savoia e Girolamo Napoleone
Maria Clotilde di Savoia venne investita di obblighi reali e familiari di grande peso, che seppe condurre con abilità, amabilità e carità tutta Cristiana. Essendo la primogenita, ma anche la figlia prediletta di Vittorio Emanuele, per doveri di Stato, accettò a malincuore di sposare Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, noto e attempato libertino, sebbene per la giovane sposa (appena quindicenne) rappresentò l'inizio di un'unione infelice. Le nozze non furono un’unione d’amore, ma un tassello fondamentale della diplomazia risorgimentale.
Lei stessa confidò successivamente come la sua decisione non fosse dovuta, almeno non semplicemente, a un'imposizione altrui: «L'ho sposato, il principe, perché l'ho voluto io».
Pose tuttavia un'unica condizione: vedere il fidanzato prima di andare all'altare.
All’interno delle trattative diplomatiche fra Napoleone III e Cavour per l’alleanza francese contro l’Austria, nel maggio del 1858, a Plombières, viene concordato il matrimonio fra il cugino di Napoleone III, il trentaseienne Girolamo Napoleone Bonaparte, detto Plon-Plon, e la quindicenne Maria Clotilde di Savoia, primogenita di Vittorio Emanuele II. Le nozze, a suggello dell’alleanza, sono celebrate il 30 gennaio 1859 a Torino nella cappella reale della Santa Sindone. Dopo la cerimonia gli sposi partono per Genova, dove vengono accolti con grandi manifestazioni di entusiasmo; la sera uno spettacolo di gala viene loro dedicato al teatro Carlo Felice.
Il Principe Girolamo Napoleone fu ufficiale dell’esercito del Württemberg dal 1837 al 1840 e divenne il capo riconosciuto della famiglia Bonaparte. Il 16 gennaio 1883 fu arrestato a Parigi per aver sponsorizzato un plebiscito a favore del suo diritto al trono e nel 1886, a causa della sua potenziale pretesa al trono imperiale, fu bandito dal territorio francese.
Maria Clotilde visse a Parigi sfuggendo gli splendori della Corte imperiale, dedicandosi alla beneficenza, con gran dispetto del marito. Una vita tutta improntata in senso cristiano, una serie di attività filantropiche e benefiche, dettate dal suo fortissimo senso religioso, che gli attivarono la simpatia e il rispetto di tutti i francesi. Dopo la Messa quotidiana si recava ad assistere gli ammalati, mentre in casa sopportò la distanza di vedute con il coniuge, il quale solo raramente rompeva la solitudine della giovane donna, preferendo rimanere nei propri appartamenti. Il 20 giugno 1859 Clotilde si consacrò figlia di Maria nel convento agostiniano «Des Oiseaux», che aveva preso a frequentare regolarmente, e tre giorni più tardi «entrò nella locale associazione del Sacro Cuore di Gesù», inaugurando una devozione cui rimarrà sempre legata.
Dall'unione, definita dai contemporanei come quella tra "un elefante e una gazzella" per la disparità fisica e caratteriale, nacquero tre figli: Napoleone Vittorio (1862–1926), Napoleone Luigi (1864–1932), e Maria Letizia (1866–1926), che sposò lo zio Amedeo di Savoia, duca d'Aosta.
Nonostante la profonda devozione cattolica e la riluttanza verso il carattere irreligioso e libertino del principe, Clotilde accettò l'unione per senso del dovere verso il padre e la patria, subendo la vita dissipata del marito che in seguito, nel 1870, la abbandonò, lasciandola in ristrettezze economiche.
Scoppiata la rivoluzione nel 1870, decise di rimanere nella capitale francese in rivolta, malgrado le insistenze del padre a rientrare in patria. Fuggiti tutti i Bonaparte e proclamata la Repubblica, lasciò Parigi per ultima e da sola, in pieno giorno, con la carrozza scoperta e le sue insegne: nel recarsi alla stazione, la guardia repubblicana le rese gli onori.
Tuttavia rimase sempre lei: la tenera madre adottiva dei fratelli; la figlia rispettosa; la nuora affabile dello spodestato Re di Vestfalia, Girolamo Bonaparte (1784-1860); la sorella dei poveri; la sposa che si sacrificò per la salvezza eterna del marito, al quale, morente, gli stette accanto.
La Serva di Dio spirò a 68 anni nel suo castello di Moncalieri il 25 giugno 1911 e venne sepolta nella basilica di Superga. Il 6 aprile 1936, nella Diocesi di Torino, iniziò il processo di beatificazione della “Santa di Moncalieri”, come ormai da anni veniva chiamata.
Fonti: Wikipedia, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.