Il
Parco _____________________________________________________
Il
conte Carlo Ottavio Benso ottenne il 15
settembre 1708 dall'Arcivescovo di Torino l'investitura
di una parte di feudo e giurisdizione del territorio di Santena.
Nello stesso anno incominciò a far demolire il vecchio castello
per ricostruirlo "su novo ed elegante disegno di stile moderno".
Il progetto fu dell'architetto Francesco Gallo.
Per avere più ampio accesso dalla parte del villaggio e per costruirvi
un giardino ed una piazzetta, Carlo Ottavio fece abbattere la cascina
detta la Buschetta ed una cappella dedicata a S. Giovanni.
Nel
1714 comperava dal marchese
Federico Tana di Baiard il Castellazzo, poi restaurato nella seconda
metà dell'ottocento, ed una parte di un altro castello fatiscente
che il Tana aveva in comproprietà con il conte Giovanni Battista
Fontanella di Baldissero e faceva edificare la terrazza con l'ampia
sala detta "del Consiglio" tuttora esistenti.
La
proprietà dei Benso costituita dal Palazzo Novo appena edificato
comprendeva anche i rustici, la cappella della Madonna della Neve,
la vigna, la cascina detta la Margheria ed un giardino organizzato
con disegno geometrico in quattro parterres disposti simmetricamente
sull'asse orientale ortogonale alla villa.
I parterres più vicini al castello avevano disegno "a
broderies", gli altri che delimitavano la vigna, l'intorno
della cappella ed il corso del Rio Santena Vecchia (l'attuale Santenassa),
che in quel tempo divideva l'attuale area del parco in due zone
distinte, erano più semplicemente delimitati da siepi di
arbusti allineate .
La prima parte del '700
fu un periodo florido per il feudo di Santena e per la famiglia
Benso al quale però seguì un periodo meno fortunato
che si concluse nel 1748 con la morte di Giovanni Francesco Filiberto
Benso, ultimo Conte di Santena.
Per l'estinzione del ramo maschile della famiglia, il feudo ritornò
al suo Signore diretto che era l'Arcivescovo di Torino.
Vi furono delle contese finite in sede giudiziaria per la successione
al feudo di Santena che terminarono nel giugno del 1760 con una
sentenza che dichiarò spettare al marchese Michele Antonio
Benso di Cavour il diritto di successione ad "un donzeno e
mezzo del feudo, giurisdizione, castello, beni e redditi feudali
in Santena". Incominciò ufficialmente qui il possesso
con il titolo delle tenute di Santena dei Marchesi di Cavour che
doveva durare, in linea diretta, fino al 1875 con l'estinzione della
discendenza maschile dei Benso di Cavour, già Benso di Ponticelli.
Nel luglio 1760 Michele
Antonio Benso ordinava i lavori di restauro della villa di Santena
all'ingegner Giuseppe Bovis.
Nel 1771 l'architetto
Ignazio Amedeo Galletti di Pontestura collaudava una nuova strada
fatta costruire dal Marchese di Cavour a nord della cappella della
Madonna della Neve e della cascina della Margheria in sostituzione
della precedente posta a valle della vigna molte volte "fangosa
e soggetta alle frequenti esondazioni" del Torrente Banna.
In quel periodo la composizione del giardino è prevalentemente
a disegno geometrico realizzato probabilmente dallo stesso Michele
Antonio contestualmente ai primi lavori di restauro del Complesso
composto allora dalla villa, dal cortile quadrato d'ingresso rivolto
ad occidente, dai rustici adiacenti, dalla serra, dal Castellazzo
e dal giardinetto interno. A oriente il giardino si presentava disegnato
da "allées" rettilinee, delimitate da siepi di
carpini e di bossi formanti ampi e regolari parterres. Due allineamenti
arborei ad impianto regolare delimitavano lo spazio visuale centrale
del giardino secondo due assi simmetrici laterali al fronte orientale
della villa, rintracciabili ancora oggi negli imponenti esemplari
di platani allineati.
A nord il collegamento tra i rustici e la cascina della Margheria,
esistente già prima del 1728, è formato da un viale
che in parte affianca un tratto del Rio Santenassa, mentre a sud
il disegno geometrico del giardino è sottolineato da muri
di confine e siepi a difesa delle insidie derivanti dal Torrente
Banna.
L'area del giardino terminava qui dove un muro di confine divideva
la proprietà del Marchese di Cavour con quella del Conte
Fontanella, proprietà acquisita poi dai Benso nel secolo
successivo.
Un disegno ovale attribuito all'Abate Borson e conservato nel Museo
Cavouriano ci rappresenta la realtà del giardino alla fine
del 1700. In esso la villa, con la partitura tipicamente settecentesca
della facciata ed ancora priva della sopraelevazione ottocentesca,
è incorniciata da due allineamenti arborei. Al centro un
grande prato regolare, ormai privo del disegno geometrico dei parterres,
ci denuncia una probabile variazione d'uso del giardino da luogo
estetico e di piacere a luogo destinato anche ad uso agricolo.
Alla morte di Michele Antonio avvenuta nel 1773,
l'Arcivescovo di Torino Francesco Rorengo di Rorà concesse
l'investitura al figlio di lui, marchese Giuseppe Filippo Benso
di Cavour. Questi ampliò il giardino acquistando dei poderi
dal marchese Marco Antonio Solaro impostandolo con diverso stile
influenzato dalla cultura dell'epoca che, seguendo la moda inglese,
abbandonava lo stile formale.
I Benso, che nel frattempo avevano consolidato dei rapporti fiduciari
con la monarchia sabauda, dedicarono le loro attenzioni dapprima
alla sistemazione del sito cercando di arginare i frequenti allagamenti
dovuti al Banna e poi, alla creazione di un giardino adeguato alla
posizione raggiunta dalla famiglia a corte. Giuseppe Filippo nel
gennaio 1795 affida al capomastro Pietro Lagna l'incarico alla sistemazione
dei terreni ed alla realizzazione dell'argine perimetrale di destra
del Torrente Banna.

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Vista dal Parco
Castello Cavour - Santena |
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Una
prima modifica avvenne tra il 1760
e 1766 quando due sentenze del tribunale (Archivio
di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Senato di Piemonte, sentenze
civili, mazzo 177, 19 giugno 1760 e mazzo 226, 28 luglio 1766)
stabilirono la divisione dell'edificio in due parti esattamente
identiche simmetricamente rispetto ad un piano verticale ortogonale
alla facciata e passante per il suo centro. |
Alle
idee di Giuseppe Filippo di Cavour contribuì probabilmente
anche la moglie Filippina di Sales che sposò il 24 febbraio
1781 ed il progetto di sistemazione del giardino, il primo sull'intera
area dell'attuale parco, fu affidato all'architetto Lorenzo Lombardi
nel 1797.
Il progetto denominato "Plan Geometrique des Jardins de Santena"
è corredato da una precisa desunzione degli intenti dell'autore
dedicati sopratutto all'assetto della vegetazione che viene descritta
meticolosamente ma che non trovano riscontro con la realtà
attuale.
L'opera del Lombardi denuncia in maniera netta l'interesse dei Benso
per il giardino, la loro intenzione di collegare la villa con la Cascina
Nuova, appena costruita, ed il desiderio di allargarsi verso il Banna
prevedendo la sistemazione anche di una estesa appendice di terreno,
oggi esterna al parco.
La villa, il giardino formale, la vigna, la cascina, la cappella della
Madonna della Neve, lo stagno, la cascina nuova ed i muri di confine
sono graficamente ben illustrati. Sono evidenti la partitura ancora
formale del giardino nei pressi della villa, l'assetto dei viali alberati
e gli allineamenti delle siepi costituite da carpini.
Il progetto del Lombardi inoltre prevede la messa a dimora di molte
specie arbustive in siepi e bordure, in aiuole ed in gruppo che non
trova riscontro con la sistemazione reale.
Si è ritenuto quindi, che quello del Lombardi possa essere
considerato un progetto non realizzato e fosse sostituito da un'altra
successiva idea.
Nel 1800 Giuseppe Filippo
Benso affida la sistemazione del giardino all'Abate d'Arvillars che
viene concretamente realizzato raggiungendo la forma e le dimensioni
attuali. Diversi riferimenti bibliografici ottocenteschi ipotizzano
il merito della realizzazione nell'attuale assetto all'Abate, ma ad
oggi non è stato rintracciato alcun ulteriore e certo riscontro
documentario circa la sua effettiva partecipazione alla realizzazione
dell'opera.
Dell'Abate di Arvillars si sa che fu esperto di botanica e di architettura
paesaggistica e consulente dei Principi di Savoia Carignano a Racconigi
dove si hanno precisi riferimenti circa le sue indicazioni sull'uso
agro-produttivo dell'ampio parco.
Questo particolare è particolarmente importante in quanto ci
documenta che già all'inizio del secolo esiste una relazione
tra i Principi di Carignano ed i Marchesi di Cavour, tra Racconigi
e Santena che, dopo la Restaurazione e la salita al trono sabaudo
di Carlo Alberto, si consolidò ulteriormente anche per ciò
che riguarda la questione dei rispettivi parchi.
Ma anche del progetto dell'Abate d'Arvillars non esistono riscontri
documentati certi. Le cause forse sono da ricercarsi nel confuso ed
instabile periodo in cui il Piemonte cadde durante le guerre napoleoniche
ed anche al limitato uso che la famiglia, frequentemente all'estero,
fece della proprietà di Santena.
Alla
morte di Giuseppe Filippo Benso nel 1807
l'eredità passò al figlio Michele, nato nel 1781. Entrato
giovanissimo nello stato maggiore dell'esercito, dovette abbandonare
la carriera militare in seguito ad una grave ferita. Fu nominato da
Napoleone Bonaparte Barone dell'Impero e nel 1805 a Ginevra sposò
Adele di Sellon d'Allaman, sorella della duchessa Vittoria di Clermont–Tonnerre
e della contessa Enrichetta d'Auzers, le quali, affezionatissime ad
Adele, venivano ogni anno a soggiornare con lei nella villa di Santena
che apprezzavano molto. Vennero sepolte insieme con i loro mariti
nella cripta mortuaria dei Cavour.
Rientrato
in patria, dove a Torino nascevano Gustavo e Camillo, Michele alla fine
della dominazione francese nel 1816
diede avvio ad alcuni interventi di rinnovamento della proprietà
di Santena ove soleva passare con la famiglia l'estate e l'autunno.
Al fine di abbellire la villa egli fece restaurare il castello innanzi
al quale, perchè avesse degna entrata, faceva aprire una bella
e spaziosa piazza demolendo le vecchie case costruite sul sito. Fece
allargare la via principale del paese e riedificò e restaurò
le abitazioni che vi si affacciavano.
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Della
consistenza del parco in quel periodo, che si pensa realizzato
dall'Abate d'Arvillars, si ha un'immagine in un altro quadro attribuito
all'Abate Borson di poco anteriore al 1827.
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Dipinto di Adele de Sellon d'Allaman
Fondazione Cavour - Santena |
Gli allineamenti arborei ed arbustivi e le forme del giardino precedenti
sono cancellate da una sistemazione in apparenza libera di gusto romantico,
in cui gli elementi vegetali compaiono in gruppo o in boschetti sul
prato senza alcuna simmetria e con sentieri dal voluto andamento sinuoso.
Anche la parte del giardino d'ingresso al palazzo, riprodotto in un
dipinto di Adele di Sellon nello stesso periodo, ci mostra uno spazio
informale, aperto e luminoso, privo di alberature d'alto fusto particolarmente
significative organizzato intorno al viale di accesso a sviluppo circolare
molto simile all'attuale.
Dai due disegni, specialmente dal secondo, risultano abbondanti e numerose
le masse fiorite all'interno del giardino e ciò ci suggerisce
un uso del parco non solo come luogo di svago e di riposo ma anche come
luogo di rappresentanza della posizione sociale raggiunta dai Benso.
I
lavori di sistemazione e del definitivo ampliamento del parco, quasi
sicuramente anche il completo riassetto stilistico, vengono avviati
da Michele Benso nel 1830
che affida il progetto a Xavier Kurten.
Questi era direttore del parco di Racconigi dal 1820 per conto del Principe
Carlo Alberto di Savoia. La sua attività di progettista e giardiniere
non è stata ancora approfondita benchè si sappia della
sua responsabilità di "Disegnatore dei Reali Giardini"
dal gennaio 1831. Sono in corso studi per approfondire l'operato del
Kurten in Piemonte e del quale sono già noti gli interventi a
Racconigi, Pollenzo, Agliè, Govone, Pralormo, San Salvà
di Santena e Pinerolo.
Il suo intervento a Santena può essere verificato nel confronto
del parco con altri realizzati nello stesso periodo.
Infatti, nonostante Kurten fosse alle dipendenze dirette di Carlo Alberto,
veniva spesso interpellato dalle famiglie vicine all'ambiente sabaudo.
L'unico documento completo e conosciuto attestante l'attività
del Kurten in Piemonte, però, è quello riguardante il
giardino della villa "Il Torrione" in Pinerolo. Questo documento
permette un confronto con il parco di Santena dove l'albero isolato,
il grande prato, le masse arbustive, i boschetti, il lago, le prospettive
sono elementi fondamentali della teoria del giardino di paesaggio e
del giardino pittoresco in voga all'inizio del 1800 in Italia ed in
Europa.
Un disegno di Augusto di Cavour, nipote di Michele Benso, eseguito sicuramente
prima del 1845 ci documenta l'avvenuta trasformazione del parco nello
stile voluto dal Kurten.
Michele di Cavour infatti aveva fatto eseguire diversi lavori di sistemazione
del complesso tra il 1834 ed il 1845 tra i quali la manutenzione della
serra e dei muri di cinta, probabilmente senza operare ulteriori modifiche
al parco.
Ma l'interesse dimostrato dalla Famiglia Benso per la residenza santenese
all'inizio del secolo va via via diminuendo per vari motivi verso la
metà dell'800. Vengono a mancare nella famiglia Adele di Sellon
nel 1846, Filippina di Sales nel 1849, Michele di Cavour moriva il 15
giugno 1850, il figlio marchese Gustavo perdeva la giovane consorte
Adele Lascaris di Ventimiglia nel 1833 ed il figlio ventenne Augusto,
ferito mortalmente nella battaglia di Goito il 3 maggio 1848.
L'avvicendarsi in così breve tempo di tanti lutti in casa di
Gustavo, di carattere introverso e riflessivo molto dissimile da quello
del più famoso fratello Camillo, furono le cause di un certo
disinteresse di questi per le tenute di famiglia, compresa quella di
Santena. Infatti gli interventi fondiari, agricoli e commerciali dei
Benso nella prima metà del secolo si erano estesi alle altre
proprietà che nel frattempo si erano aggiunte nel patrimonio
familiare quali Trofarello, Grinzane e Leri. Di loro fin dal 1842 se
ne occupò direttamente il conte Camillo esperto di tecniche agronomiche
e poi Ministro dell'Agricoltura nel 1850.
La residenza di Santena mantenne il ruolo di rappresentanza e di villeggiatura
stagionale data la vicinanza a Torino dove i Marchesi di Cavour avevano
la loro residenza abituale nel Palazzo Benso sito nell'attuale Via Cavour
al n° 8 costruito nel 1729 dall'architetto Gian Giacomo Plantery.
Camillo Cavour, finchè visse il padre, era solito passare l'estate
e buona parte dell'autunno nella villa di Santena. Successivamente al
1850 dopo la sua nomina a Segretario di Stato per gli affari di agricoltura,
industria e commercio vi si recò di rado. Vi soggiornò
l'ultima volta nella primavera del 1860. Morì il 6 giugno 1861.
Il fratello Gustavo gli sopravvisse di poco mancando il 26 febbraio
1864.
Il
figlio di questi marchese Aynardo Benso di Cavour fu diplomatico del
Regno presso parecchie Corti d'Europa ma, dopo la morte del padre, si
ritirò a vita privata. Sappiamo di lui che tra il 1864 ed il
1875 distrusse, senza apparente motivo, buona parte dell'archivio di
casa Cavour e, forse, di altre nobili casate ereditate che si erano
andate concentrando nel palazzo torinese
dei Benso.
Nel
1866 faceva restaurare
la villa di Santena ove intendeva stabilire la sua residenza estiva
e quivi moriva il 30 agosto 1875.
In quel tempo la famiglia Cavour era proprietaria in Santena di una
tenuta agricola di oltre 96 ettari dei quali 16 erano censiti come "giardino
all'inglese" e corrispondono all'attuale lotto catastale. Il giardino
costituiva circa il 16% dell'intera proprietà e due poderi di
terreno agricolo siti in località detta Masseria erano adibiti
a vivaio per gelsi e piante esotiche che, probabilmente non usate direttamente
per l'abbellimento del parco, dimostravano l'interesse per l'arboricultura
sperimentale della Famiglia Benso.
Con la morte di Aynardo si estingueva la discendenza maschile diretta
dell'antica ed illustre famiglia dei Marchesi Benso di Cavour.

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Albero secolare
Castello Cavour - Santena |
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La
proprietà passò al conte Eugenio Roussy di Sales,
del ramo savoiardo della famiglia, il quale il 21 marzo 1876 rinunciò
ai diritti in favore della sorella di Aynardo, Giuseppina Benso
di Cavour sposata al marchese Carlo Alfieri di Sostegno. |
Sono
di questo periodo, tra il 1876 ed il 1888
molte opere di sistemazione e restauro del Castello coincidenti con
l'uso assiduo della proprietà da parte della famiglia della marchesa
Giuseppina Alfieri Cavour che, contrariamente al fratello Aynardo, era
appassionata di Santena e della storia della famiglia. Furono sistemati
i tetti, la facciata e l'arredo della villa. Fu restaurata l'antica
Torre e sicuramente, anche se ciò non si legge nei rendiconti,
fu sistemato il giardino che fu mantenuto nella forma, nello stile e
nella consistenza in cui era stato ereditato. Lo schema dei percorsi
ad andamento prevalentemente sinuoso ed i reimpianti effettuati ad integrazione
o sostituzione di esemplari arborei messi a dimora in precedenza vennero
effettuati e mantenuti secondo lo schema distributivo progettuale del
Kurten.
La
proprietà di Santena venne ereditata dalla figlia di Giuseppina
Benso, Luisa Afieri Cavour nata nel 1852 che nel 1876 sposò
il marchese Emilio Visconti Venosta. Successivamente la tenuta passò
al figlio di questi Giovanni Visconti Venosta. Alla morte del marchese,
in esecuzione del suo testamento, il complesso di Santena divenne
proprietà della Città di Torino con usufrutto della
moglie marchesa Margherita Visconti Venosta nata Pallavicino Mossi.
Fu per merito di questa nobildonna che, con il favorevole assenso
di Istituzioni e Personalità torinesi, si costituì la
Fondazione Camillo Cavour che operò per la realizzazione del
Museo Cavouriano nel 1961 in occasione del centenario dell'Unità
d'Italia.
Nella
prima metà di questo secolo
il parco venne utilizzato come fondo agricolo annesso alla Cascina
Nuova. Non si hanno notizie di particolari interventi di sistemazione
o trasformazione che però sicuramente furono effettuati in
occasione dell'esondazione del Torrente Banna del 1901 quando la piena
ruppe l'argine destro e inondò l'intero parco, il centro abitato
e tutta la campagna santenese sino a Tetti Giro.
La preferenza della Famiglia proprietaria per altre residenze non
innescò per il Complesso particolari trasformazioni se non
i consueti interventi manutentivi di conservazione necessari come
la ricostruzione della cinta in muratura del tratto prospicente la
via Sambuy, crollata in parte nel 1929. Altri interventi manutentivi
furono probabilmente eseguiti dopo la piena del 10 e 11 novembre 1951,
quando il Banna, oltre al Parco Cavour, invase anche il parco della
tenuta di San Salvà.
Le
prime concrete trasformazioni in questo secolo avvennero dopo la costituzione
della Fondazione nel 1955 soprattutto per l'interesse della cittadinanza
santenese alla realizzazione di un viale pubblico di passeggio nel centro
dell'abitato con D.C.C. n° 527 del 30.10.1954 : "Viale–passeggiata
(a denominarsi) lungo un tratto di Via Cavour, concessione da parte
del Comune di Torino (Ente proprietario) di tutto il terreno occorrente".
La Città di Torino, con l'assenso della usufruttuaria marchesa
Margherita Visconti Venosta, concesse in uso alla Città di Santena
un lotto di terreno su cui si realizzò, conformemente a specifiche
norme e secondo un progetto sottoposto alla Soprintendenza competente,
uno spazio verde ad uso pubblico per un periodo di nove anni e rinnovabile.
Il terreno dato in concessione d'uso alla Città di Santena coincidette
con l'area del fabbricato, ora abbattuto, sito in Via Cavour per un
totale complessivo di mq. 1224. La Città di Santena approvava
con D.C.C. n° 635 del 26.11.1955 ed appaltava il progetto redatto
dall'architetto Alessandro Molli Moffa che, approvato dalla Soprintendenza,
venne realizzato con alcune varianti nel
1956.
La realizzazione del viale–passeggiata progettato dall'arch. Molli
Moffa prevedeva l'abbattimento di singole piante ad alto fusto (ne furono
abbattute 5), la demolizione del muro perimetrale di cinta del parco,
la realizzazione di una fognatura con fossa biologica, l'allacciamento
idraulico, l'impianto di illuminazione, la costruzione di una nuova
cancellata in ferro, servizi igienici e ripostiglio, la sistemazione
del terreno con muratura in pietra, impianto del giardino pubblico,
verniciatura e posa delle panche.
Quasi contemporaneamente la Città di Torino deliberava un primo
intervento di manutenzione del parco con il fine di aprirlo al pubblico.
Nel 1958 infatti il Servizio
Giardini e Alberate della Città con "... un intervento straordinario
sostituisce circa un centinaio di alberi secolari che si sono dovuti
abbattere". Questo intervento, non documentato, può essere
facilmente dedotto dagli impianti arborei più recenti.
In occasione delle manifestazioni tenute per le Celebrazioni
Cavouriane del 1961, coincidenti con il centenario dell'unità
d'Italia, la città di Torino fa eseguire dei lavori di giardinaggio
e manutenzione straordinaria nel parco di Santena che vengono realizzate
tra il settembre 1960 ed il 30 giugno 1961, giorno in cui l'allora Sindaco
Amedeo Peyron inaugurò il nuovo Museo Cavouriano all'interno
del plesso. In particolare viene sistemata la corte interna del fabbricato
destinato a Museo con impianto di querce e carpini in forma fastigiata.
Il successo avuto dalle Celebrazioni Cavouriane consentirà l'esecuzione
nel 1962 dei lavori di sistemazione del viale–passeggiata pubblica
che non si poterono ultimare nel 1957 per mancanza di fondi.
A questo periodo di interesse per la valorizzazione del Complesso Cavouriano
durante il quale furono regolarmente eseguiti gli interventi di manutenzione
del verde per consentire l'apertura al pubblico, seguì purtroppo
un periodo piuttosto lungo di disimpegno rispetto alle esigenze necessarie
alla conservazione di un parco storico come questo dovute alla mancanza
dei fondi occorrenti.
Su istanza della popolazione santenese venne interpellata la Regione
Piemonte che inserì il Parco Cavour nel primo Piano Regionale
dei Parchi nel 1977 ma l'ipotesi programmatica non andò oltre
la redazione e pubblicazione di un primo studio botanico e l'ipotizzata
costituzione di un apposito Ente Regionale di gestione dei parchi non
venne concretizzata.
Il 17 agosto 1978 un frassino
di oltre 25 metri di altezza si schianta al suolo uccidendo purtroppo
una donna e la giovanissima figlia. Questo grave incidente costringe
l'Amministrazione Comunale di Torino a muoversi con un programma di
interventi straordinari. Il parco viene chiuso al pubblico e tale rimarrà
fino al 1982, anno della riapertura dopo l'esecuzione di interventi
straordinari di manutenzione da parte del Servizio Giardini ed Alberate
della Città di Torino.
Vengono abbattute oltre duecento piante, principalmente infestanti,
e vengono effettuati interventi di dendrochirurgia e di controllo fitosanitario
sugli esemplari più vecchi.
Il parco rimarrà così parzialmente chiuso per motivi di
sicurezza e da quell'anno verrà regolarmente utilizzato l'ingresso
pedonale da Via Sambuy, aperto per evitare l'accesso ai visitatori nelle
vicinanze della Villa dove allignano gli alberi più vecchi e
potenzialmente più pericolosi.
Il parco fu parzialmente riaperto nell'agosto
del 1982 e venne nuovamente chiuso ogni qualvolta si
manifestò un evento atmosferico di maggiore intensità
come i temporali del luglio 1983 e dell'agosto 1985 che causarono anche
dei danni. Gli onerosi problemi di gestione e manutenzione del parco,
la suddivisione delle responsabilità a fronte della necessità
di mantenere il giardino aperto al pubblico, renderanno complicati i
rapporti tra gli Enti interessati all'uso del Complesso causando, in
modo indotto, il degrado del parco stesso.
Solo
nel 1988
viene finalmente stipulata una convenzione tra la Città di Torino,
la Città di Santena e la Fondazione Cavour che fissa i termini
tecnico–giuridici inerenti alla gestione e manutenzione del parco.
La Città di Torino assume così, tra gli altri, gli oneri
di manutenzione ordinaria e straordinaria dell'ingente patrimonio arboreo
ancora asistente.
Alla fine degli anni '80
sono stati realizzati ulteriori studi ed interventi, quali il primo
"Inventario e controllo fitosanitario del patrimonio arboreo del
Parco di Santena" presentato nell'ottobre 1987, che hanno consentito
un parziale risanamento delle condizioni generali del giardino, evidenziando
nel contempo la necessità di una approppriata analisi storico–botanica
per pianificare un corretto programma di restauri conservativi.
Vengono posizionate reti di recinzione interne che divideranno poi dal
1989 in due parti il parco per consentire l'apertura al pubblico in
modo più controllato. L'esecuzione della recinzione all'interno
del parco purtroppo ha modificato la struttura primitiva del giardino
variando il corso dei vialetti. La non accessibilità e la mancanza
di interventi conservativi negli anni nella parte chiusa al pubblico
ha fatto sì che le passeggiate interne siano state fagocitate
dall'estendersi del tappeto erboso e dalle piante infestanti.
Purtroppo
l'evento alluvionale del 5–6 novembre 1994 ha causato ingenti
danni, vista la straordinaria imponenza dell'esondazione, alla Villa,
al Museo ed al Parco. La furia delle acque ha rovinato l'argine destro
del Torrente Banna che delimita il lato sud del parco e sono ancora
oggi evidenti le buche prodotte dai vortici nella zona prospicente la
passeggiata pubblica adibita a parcheggio.
Il muro di cinta è in parte crollato nella zona adiacente all'ingresso
pedonale su Via Sambuy e la rete metallica di recinzione sull'argine
e stata divelta. Sono ancora in loco gli alberi che non hanno retto
all'onda d'urto che risultano semicoperti dalla vegetazione infestante
con conseguente danneggiamento del prato, altri si sono rinsecchiti
e possono potenzialmente risultare staticamente instabili e pericolosi.
Questo monitoraggio effettuato a circa due anni dall'evento alluvionale
ci fa constatare purtroppo che il Parco ha più che mai bisogno
di un'altra serie di interventi di riordino e di manutenzione straordinaria
che ci auguriamo avvengano il più presto possibile. Molti splendidi
alberi, come ad esempio i faggi dislocati sul lato destro del prato
davanti alla Villa, risultano malati, attaccati dai parassiti e dal
marciume o addirittura morti. Certo, gli alberi in quanto esseri viventi
sono soggetti alle leggi che regolano l'esistenza: la nascita, lo sviluppo,
il deperimento, la morte ..., ma sappiamo anche che la longevità
di una pianta dipende dalle cure e dalle attenzioni che ad essa vengono
dedicate.
Molti degli alberi più vecchi,
piantati magari dai Benso, hanno bisogno del nostro aiuto. Noi dobbiamo
farci carico di questo per il rispetto che meritano tutti gli esseri
viventi e per il rispetto che dobbiamo alla Famiglia Cavour ed ai loro
discendenti che ci hanno messo a disposizione il gioiello che è
il Complesso.
... e così da ogni albero caduto o morto, uno nuovo forte e vigoroso
dalle radici rinsecchite germoglierà ed un giorno rifiorirà.
Flavio Rainero
Giacomo Tamietti
Giuseppe Valle
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