Itinerario
cavouriano _________________
"Itinerario
cavouriano" è una sezione del sito dedicato ai luoghi che
in un modo o nell'altro (o perchè di proprietà della famiglia
o perchè di proprietà delle famiglie collegate o perchè
frequentate dai Cavour) contribuirono alla formazione del celebre statista
piemontese.
L'ambasciatore Sergio Romano sul libro
edito dalla Fondazione Cavour definì quei luoghi
"circuito di ville e châteaux che
formano complessivamente la patria familiare ed intellettuale di Cavour.
Collegate l'una
all'altra da un percorso ideale queste case compongono una nazione che
non corrisponde a nessuno degli Stati dell'epoca, una sorta di enclave
a cavallo tra Svizzera, Francia e Regno di Sardegna.
...
Patria europea a cavallo delle Alpi, assai più vicina a Parigi,
Londra e Milano che non a Firenze, Roma e Napoli.
Le frontiere avevano collocato le loro case in Stati diversi e la loro
storia politico-religiosa di quella parte d'Europa aveva separato le
loro Chiese. Ma intellettualmente essi appartenevano ad una stessa patria.
Leggevano gli stessi libri, le stesse riviste, seguivano con eguale
interesse le vicende politiche francesi o inglesi, discutevano con eguale
competenza i problemi della società contemporanea, dello sviluppo
economico, della rete ferroviaria."
Santena
Leri
Grinzane
Torino
Grosio
Thorens
Glierès
Plombières
Les Bains
Auzers
La
Fenêtre
Le
Bocage
Allaman
Genève
Santena
è una cittadina di circa
diecimila abitanti, situata a 239 metri sul livello del mare; si trova
a circa venti chilometri a sud-est di Torino, nella cui Provincia
è compresa.
Il
suo territorio fu abitato fin dai primi secoli dell'era cristiana
quando il Piemonte, allora Gallia Cisalpina, era ancora Provincia
dell'Impero romano. Ne sono testimonianza documenti, anfore funerarie,
vasellame e monete dell'epoca.
Notizie certe si hanno nel Basso Medio Evo quando, con un diploma
del 12 maggio 1029, il Marchese Olderico Manfredo
II e suo fratello Alrico, Vescovo di Asti, donarono alla Canonica
Domini Saluatoris (i Canonici della Cattedrale di Torino) un villaggio
chiamato Santena col suo castello e con una cappella. Fu proprio in
questo periodo che abitanti di Chieri - la Carreum Potentia romana
- distante appena 8 chilometri iniziarono a molestare la popolazione
santenese. Essendo Santena priva di un esercito, Chieri riuscì
ad imporre gravose tasse agli abitanti, che fecero ricorso ai canonici
ed al Vescovo di Torino.
Il Vescovo di allora, Milone di Cardano, cercò di aiutare i
santenesi distruggendo col suo esercito le fortificazioni edificate
sul territorio dai Chieresi.
Questi, il 18 febbraio 1184, condannò Chieri
a restituire ai Canonici del Salvatore il territorio di Santena ed
a pagare una certa somma di denaro come risarcimento dei frutti non
percepiti.
Chieri, tuttavia, dopo un po' di tempo ricominciò ad avanzare
pretese di dominio. Quando Milone fu sostituito nella carica di Vescovo
da Arduino di Valperga, l'8 marzo 1191, il feudo
di Santena venne venduto dalla Canonica del Salvatore a famiglie di
Chieri.
Nel XIV° secolo il territorio italiano fu sconvolto
dalla lotta interna fra Guelfi e Ghibellini: a Chieri i dissidi portarono
al coinvolgimento di personaggi estranei all'ambito comunale con una
serie di alleanze e protezioni. I Ghibellini chiesero l'aiuto del
Marchese Giovanni II di Monferrato, mentre la parte Guelfa si mise
sotto la protezione di Roberto d'Angiò, re di Napoli.
Nel 1343 scoppiò la guerra tra le due fazioni;
nel 1345 presso il castello del Gamenario ci fu un'aspra battaglia
in cui perirono circa 30.000 soldati di ambo le parti.
I Ghibellini ebbero la meglio, ma se la perdita ebbe fatali conseguenze
per la dominazione angioina, la parte guelfa sopravvisse e cercò
l'alleanza dei Principe Amedeo di Savoia, che sconfisse definitivamente
il Marchese del Monferrato ed il suo alleato Luchino Visconti.
Nel 1396 scoppiò una guerra fra Teodoro, Marchese
di Monferrato, ed il Principe d'Acaia; il territorio di Chieri fu
costretto per molti anni a parteciparvi fornendo denaro e uomini.
A questo danno si aggiunse quello provocato dagli Armagnacchi francesi
guidati da Janon Franzoso, scesi in Piemonte in aiuto al conte di
Savoia, che saccheggiarono ed occuparono Santena.
Gli Armagnacchi spadroneggiarono sul territorio per dieci mesi, fino
a quando furono scacciati dalle truppe di Bonifacio di Challant e
la custodia della città venne affidata a Chieri.
Dal
1630 iniziò a diffondersi in Italia un altro
terribile male, la peste. Forse furono tre frati Cappuccini Chieresi
a diffonderla a Santena. Certo è che un piccolo lazzaretto
fu costruito sulle rive del Banna e quando, nella primavera dei 1632,
il flagello si arrestò, un censimento dimostrò che un
terzo della popolazione santenese ne era stata vittima.
Nel 1637, alla morte di Amedeo I, la reggenza dello
Stato Piemontese fu assunta dalla moglie, la duchessa Maria Cristina,
sorella del re di Francia Luigi XIII; i due fratelli, del defunto
duca, che aspiravano al trono, l'accusarono di voler sacrificare l'indipendenza
del paese alla Francia e si allearono con gli Spagnoli: ne derivò
una guerra civile. Il Conte d'Harcourt Enrico di Lorena, comandante
delle truppe franco-piemontesi, fu incaricato di marciare su Chieri
dove si scontrò col condottiero delle milizie spagnole il 19
novembre 1639. Il Conte d'Harcourt Enrico di Lorena, comandante delle
truppe franco-piemontesi, fu incaricato di marciare su Chieri dove
si scontrò col condottiero delle milizie spagnole il 19 novembre
1639.
Una memorabile battaglia combattuta sul ponte presso il Castello della
Rotta decretò la vittoria dei Francesi. Si dovettero però
attendere altri venti anni prima che il trattato dei Pirenei mettesse
fine alla guerra costata numerose vittime.
Nel 1731 si diffuse una malattia contagiosa a causa
della quale molti morirono; poi sopravvenne una guerra contro l'Austria
che durò tre anni, e contemporaneamente, dal luglio 1733, iniziò
una siccità che devastò i campi e distrusse l'intero
raccolto. Nonostante queste afflizioni, Santena continuava a crescere
e a migliorare le proprie condizioni di vita. Nel 1710 fu aperta la
prima scuola, fondata dalla compagnia di Santa Croce. Poiché
l'istituto non era pubblico per provvedere all'istruzione dei poveri
Tommaso Bombaro lasciò con il suo testamento la cifra di Lire
100 annue con cui finanziare una scuola popolare.
Un altro importante passo fu compiuto nel 1770, quando
con opere idrauliche si ripararono dalle inondazioni del torrente
Banna circa 6000 giornate di terreno fertile. Sullo stesso fiume venne
inoltre costruito un ponte in muratura in sostituzione di quello vecchio
di legno, pericoloso e ormai irreparabile.
Ma un'altra grave guerra si addensava all'orizzonte. Nonostante gli
sforzi che il re Carlo Emanuele IV faceva per mantenere la pace, i
Francesi decisero di occupare i suoi stati per porre fine alla monarchia
piemontese.
L'8 dicembre 1798 l'esercito napoleonico entrò
a Chieri. Incoraggiata dalle promesse di libertà e di indipendenza
che Napoleone faceva alle città occupate, Santena, come gli
altri comuni piemontesi, eresse il suo "albero della libertà".
L'impeto repubblicano si smorzò quando, dopo la vittoria di
Marengo, Napoleone divise il Piemonte in sette dipartimenti e lo aggregò
alla Francia. Santena fece parte del dipartimento del Po e perse ogni
autonomia locale. Dopo la sconfitta di Waterloo il Congresso di Vienna
decretò il ritorno dei legittimi sovrani sui troni che occupavano
prima dell'avventura napoleonica.
In Piemonte nel 1814 con grande gioia della popolazione
fece il suo ingresso Vittorio Emanuele I. I Santenesi pensarono fosse
giunto il momento di sottrarre il proprio paese alla dipendenza di
Chieri e di erigerlo a Comune autonomo, ma la richiesta venne rifiutata.
Nel 1858 fallì il secondo tentativo, sebbene
i santenesi fossero appoggiati dal conte Camillo Benso, Presidente
del Consiglio dei Ministri.
Nel 1877 fu presentata alla Camera una petizione
con la quale, dopo aver esposto le circostanze in cui versava la Borgata
di Santena e le gravi ragioni per cui essa aveva la necessità
di erigersi a comune autonomo, si richiedeva una legge in base alla
quale le frazioni con popolazione inferiore a 4000 abitanti (Santena
ne aveva allora 3000) potessero aspirare alla costituzione in Comune.
Dalla loro parte i Santenesi avevano il Marchese Carlo Compans di
Brichanteau, che seppe opporre valide ragioni con prove convincenti
e contribuì a persuadere la Commissione Parlamentare che l'8
luglio 1878 discusse ed approvò la richiesta. Santena,
da secoli soggetta al dominio altrui, occupata dai Conti di Torino,
donata ai canonici di San Salvatore e quindi venduta ai Signori feudali,
fu finalmente libera di amministrarsi e di decidere delle proprie
sorti.
|