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Plombières-les-Bains nella storia patria
 

      Plombières-les-Bains nella storia patria: il contesto strategico di un incontro segreto in un luogo celato.
      Finiti i moti del 1848-49, tramontato il disegno municipalista e federalista, il processo di indipendenza in Italia dispone di due soluzioni rivoluzionarie.
      La prima movimentista-repubblicana di Mazzini, la seconda costituzionale-riformista interpretata da Cavour. Mazzini esalta gli ideali, stimola alla rivolta. Le cospirazioni seminano apprensione, la rivoluzione fa proseliti, molti si esaltano, ma col tempo si avverte la mancanza di concretezza.

      La politica cavouriana usa, sul piano interno ed internazionale, lo spauracchio della sedizione, proponendo come unica alternativa la soluzione piemontese.
      Cavour rappresenta uno Stato in cui progresso ed innovazione sono protagonisti. Piemonte, in Italia ed in Europa, significa moderne istituzioni, infrastrutture, scuole ed innovazione nella finanza, agricoltura, industria e nei trasporti.
      La partecipazione alla Guerra di Crimea è il primo passo di una politica di alleanze internazionali che si dispiegherà pienamente dopo il Congresso di Parigi del 1856. La piccola penisola del Mar Nero è il teatro di uno scontro di portata mondiale. Tutte le potenze occidentali, tranne gli Stati Uniti, scendono in campo su un francobollo di territorio.
      In gioco c’è il controllo del Mediterraneo.
      La guerra è una grande operazione logistica in cui sono protagoniste le navi a vapore che trasportano centinaia di migliaia di soldati. Le flotte militari si rinnovano e si riarmano. Gli arsenali sono i centri della più alta specializzazione tecnologica e professionale. I progressi tecnici nella meccanica e nella metallurgia sono spettacolari. La rincorsa agli armamenti finanziati dagli stati fa da traino allo sviluppo. Inghilterra e Stati Uniti competono per il controllo strategico dei mari. In ballo ci sono la sicurezza delle vie di navigazione, la difesa degli interessi commerciali, il controllo degli approvvigionamenti di materie prime e di semilavorati in un mercato sempre più globalizzato. Gibilterra e Suez sono due punti decisivi. Gli Inglesi allungano il loro sguardo e la loro influenza su Corno d’Africa, Africa Sud-Orientale, Golfo Persico, Indie, Filippine, Malesia, Thailandia, Indonesia, Cina, Australia, Nuova Zelanda e area del Pacifico. Il controllo dei Dardanelli è importante, i Russi vanno tenuti indietro. Il Piemonte si schiera con l’Inghilterra, la Francia e l’Impero Turco, contro la Russia. Il Mediterraneo è la nuova frontiera, il Canale di Suez è il passaggio ad Oriente, Genova deve diventare il primo porto. L’Inghilterra ha bisogno di rispondere alla prepotente crescita della potenza navale degli Stati Uniti nella competizione scatenata dalla crescita dei commerci mondiali. Cavour, forte del credito acquisito nel conflitto per il controllo del Mediterraneo, punta sulla Francia e sull’Inghilterra. La fine della Santa Alleanza tra Austria e Russia consente di aprire con decisione il conflitto con l’Impero di Francesco Giuseppe. Mano a mano Cavour sottrae l’iniziativa ai mazziniani. La modernizzazione del Regno di Sardegna avviata dal suo governo acquista credibilità e consensi. La guerra di Indipendenza trova nella Società Nazionale l’organizzazione capace di unire il movimento nazionale alla corona di Vittorio Emanuele II. L’adesione di Daniele Manin e soprattutto di Giuseppe Garibaldi è il segnale di un successo politico e della presa sull’opinione pubblica. Il pendolo dell’egemonia pende dalla parte di Cavour. Devono però maturare le condizioni internazionali che danno sostanza alla sua strategia.
      Nel 1857, il fallimento della spedizione di Carlo Pisacane rafforza la scelta cavouriana. Francia ed Inghilterra devono convenire che la strada di Cavour contro la cospirazione è giusta e praticabile. A complicare il quadro si inserisce la vicenda dei Principati danubiani che rischia di scompaginare le alleanze internazionali. Per fortuna lo scontro tra Francia ed Austria si fa più acceso.
      Nel gennaio 1858, l’attentato di Felice Orsini a Napoleone III, paradossalmente si trasforma in un mirabile veicolo di consenso verso la linea cavouriana. La condanna a morte dell’attentatore colpisce l’opinione pubblica con un’ondata emotiva di cui è compartecipe l’Imperatore. A luglio, Napoleone III e Cavour s’incontrano in segreto a Plombières-les-Bains. Si decide la guerra all’Austria in caso di aggressione al Piemonte. Napoleone III vuole allontanare gli Austriaci dalla Penisola per sostituirli. Al Regno di Sardegna saranno aggiunti la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna. Passeranno sotto un sovrano francese Toscana, Umbria e Marche. Il Regno delle Due Sicilie resterà ai Borboni, il Papa governerà sul Lazio e su Roma. La Francia avrà la Savoia e Nizza. Fuori gli Austriaci, dentro i Francesi, questo vuole l’Imperatore. Cavour mira al Regno dell’Alta Italia che porta in dote la ricca Pianura Padana e un nuovo sbocco sul mare Adriatico. Il conflitto va preparato e provocato il più in fretta possibile, prima che mutino le condizioni.
      Nei primi mesi del 1859 il sogno sembra svanire. Napoleone III vacilla, contro la guerra premono le grandi potenze ed anche l’opinione pubblica. Cavour è prima allarmato, e poi angosciato. Si arrabbia, pensa al suicidio, grida al tradimento, minaccia di andare negli Stati Uniti e da lì esporre al pubblico ludibrio il Francese. Poi, come suo solito, applica la tattica dell’attesa vigile. Asseconda, provoca, lusinga, finalmente l’orgoglio gioca un brutto scherzo all’Imperatore austriaco.
      L’ultimatum al Piemonte del 23 aprile scatena il conflitto, la Francia interviene, non ci sono alternative. Gli Austriaci perdono. Il nazionalismo è un terremoto che sgretola la fragile roccia su cui poggia l’Impero austro-ungarico.
      Il 24 giugno a Solferino e San Martino i Franco-Piemontesi vincono una battaglia che rimarrà nella storia e nella memoria. Venezia sembra a portata di mano. Ma Napoleone III vuole l’armistizio. Vittorio Emanuele II con realismo è d’accordo. Camillo Cavour è contrario e lo urla in faccia al Re. Lo scontro tra i due è memorabile. Il conflitto istituzionale è imponente. Il Primo Ministro, l’artefice della politica nazionale ed internazionale, il perno cui guarda il ceto dirigente risorgimentale si dimette. Va a Leri, poi raggiunge Ginevra terra che ritempra lo spirito e la mente. Ormai un processo inarrestabile è in moto. Chi lo può governare è solo Camillo Cavour. La guerra per l’Indipendenza si trasforma, in corso d’opera, in conflitto a tutto campo per realizzare uno stato unitario.
      Il movimento nazionale si gonfia spinto da un vento impetuoso. Il progetto egemonico di Napoleone III è in frantumi ma, come concordato, otterrà la Savoia e Nizza. Le Annessioni dei Ducati, della Toscana, della Romagna si accompagnano alla spedizione dei Mille di Garibaldi.
      La dichiarazione di guerra e l’invasione dello Stato pontificio saldano rivoluzionari e moderati nel moto nazionale. La stretta di mano tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi a Teano segna la vittoria e la consacrazione di Cavour. Egli è l’artefice di un’operazione che avviene in tempi brevi nell’arco che va dall’aprile 1858 al marzo 1861. In ventidue mesi si realizza l’Unità d’Italia. Mancano il Veneto (1866), e il Lazio (1870).
      Dalla guerra di Crimea sono passati solo 6 anni. I Piemontesi hanno attraversato il Mediterraneo per combattere in terre mitiche ed esotiche. I Russi sconfitti giammai avranno il controllo dei Dardanelli.
 
      La spedizione è una prova generale delle potenzialità fornite dalle nuove tecnologie trasportistiche di cui il Regno di Sardegna dispone. Il Piemonte è nel club delle potenze del Mediterraneo. L’impatto sull’opinione pubblica è notevole. Sei anni, un lasso di tempo breve, frenetico, elettrizzante.
      In Europa, nel cuore del Mediterraneo si forma un nuovo, unico Stato. La fantastica “autostrada del mare” verso l’Oriente, ormai solcata dalle moderne navi a motore è pronta a cogliere le nuove opportunità dell’espansione mondiale dei commerci.
      Non è un caso che gli Inglesi abbiano favorito l’invasione del Regno delle Due Sicilie. Due fantastiche infrastrutture sono in cantiere, il Canale di Suez e il Tunnel del Frejus. Il Mediterraneo è collegato con l’Oceano Indiano.
      Una linea ferroviaria posta alle spalle del porto di Genova si congiunge, passando da Alessandria e Torino, alla rete di trasporto del Nord Europa, fino all’Inghilterra. La mobilità via mare e via terra compie un balzo in avanti abbreviando i tempi e le distanze ed alleviando le fatiche. Le Alpi sono superate da una linea di alta velocità che le percorre ad 80 kmh. L’Italia si unisce all’Europa che conta.
      Tecnologia, infrastrutture, istituzioni sono le innovazioni su cui poggia il progresso che raccoglie le speranze degli Italiani e dei Patrioti.
      Camillo diventa Primo Ministro dell’Italia Unita e si accinge a governare il nuovo Stato con il piglio dei suoi giorni migliori. È ancora giovane, ha solo cinquant’anni ma la fatica si fa sentire. Già una pesante nube appare all’orizzonte. Scoppia la rivolta nel Meridione. Il “brigantaggio” sostenuto dai Borboni e dai Papalini scatena un conflitto che si trasformerà in guerra.
      Poche settimane di gloria e di preoccupazioni separano lo scomunicato Cavour dalla morte avvenuta il 6 giugno 1861.
      Santena, 10 luglio 2008
                                                                                                       Gino Anchisi

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