"A Carlo Pischedda e a tutti coloro che in modo disinteressato hanno dedicato la loro vita allo studio ed alla divulgazione del pensiero del massimo esponente politico italiano degli ultimi due secoli, Camillo Benso di Cavour".

Speciali

9 gennaio 2010 - Il Corriere della Sera
Il tirocinio giornalistico prima dell'Unità d'Italia di Sergio Romano
 

Ho letto che prima di diventare l' artefice dell' unità d' Italia, Cavour faceva il giornalista. Vorrei sapere: quale peso ebbe questa attività sulla sua formazione politica? Michele Toriaco micheletoriaco@ alice.it Caro Toriaco, Nella sua biografia, edita da Laterza, Rosario Romeo ricorda una confidenza di Cavour al cugino ginevrino, Auguste De la Rive. Gli disse di provare «una grande difficoltà a redigere le mie idee in maniera da poterle presentare al grande pubblico». Aveva molte intuizioni, soprattutto sui grandi temi della modernizzazione economica e sociale - agricoltura, ferrovie, pauperismo - a cui si dedicò prima di entrare in politica. Ma gli sembrava di non avere un sicuro possesso della «sola macchina che possa metterle in circolazione, la penna». Il problema era anzitutto linguistico. Cavour era cittadino di uno Stato bilingue, francese e italiano, dove il linguaggio quotidiano della capitale non era, tuttavia, né l' uno né l' altro. A corte, nelle caserme, nei circoli e nei salotti, la lingua correntemente parlata era il dialetto piemontese. Quando doveva scrivere un saggio o un articolo in francese o in italiano, Cavour era quindi nella situazione di chi deve continuamente tradurre le espressioni popolari ma efficaci del dialetto in una lingua colta, e corre così il rischio di produrre periodi contorti e artefatti che non colgono la sostanza del problema e non trasmettono compiutamente i concetti dell' autore. Si mise tenacemente al lavoro ed ebbe un primo successo in francese con un saggio sui rapporti fra agricoltura padana e agricoltura nordica che apparve, fra il 1843 e il 1844, a Ginevra e Parigi; e dimostrò di avere finalmente «la penna» con un saggio sul problema irlandese che apparve nella Bibliothèque Universelle di Ginevra nel gennaio-febbraio 1844. Per affrontare temi politici, tuttavia, occorreva padroneggiare l' altra lingua del Regno. L' apprendistato giornalistico di Cavour in italiano cominciò alla fine del 1847 quando l' elezione di un Papa apparentemente liberale, Pio IX, creò attese e speranze che sarebbero esplose nella primavera dell' anno seguente. I liberali moderati scesero in campo non appena Carlo Alberto, nell' ottobre del 1847, si risolse a permettere la pubblicazione di giornali politici. Nacque così, per una iniziativa di Cesare Balbo, Il Risorgimento, e Cavour ne fu sin dall' inizio, oltre che vicedirettore (e più tardi direttore), il suo principale editorialista. Un altro biografo, Denis Mack Smith, pensa che questa esperienza sia stata «inestimabile». Cavour doveva ricorrere spesso al vocabolario ed era aiutato da collaboratori che correggevano i suoi testi. Ma aveva una grande familiarità con la pubblicistica francese, nella quale i temi politici erano dibattuti con efficacia, e riuscì così a creare «uno stile chiaro e conciso, che evitava le astrattezze e le circonlocuzioni». Più tardi riconobbe che «scrivere per un giornale era stato un eccellente tirocinio politico». Non credo quindi che Cavour possa definirsi «giornalista» nel senso proprio della parola. Fu un uomo politico che seppe servirsi dei giornali per fare circolare le proprie idee e meglio promuovere le proprie battaglie. Fu giornalista, in altre parole, nel senso in cui lo furono molti altri protagonisti della politica italiana, da Mussolini a Nenni, da Gramsci a Togliatti, da Guglielmo Giannini a Spadolini, da Veltroni a D' Alema. RIPRODUZIONE RISERVATA

Romano Sergio  (... leggi l'articolo)

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