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"Il
Risorgimento" - Anno III, n. 625
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Torino,
5 gennaio 1850
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Corso
di economia politica
professato dal signor Francesco Ferrara.
Teoria di Malthus
[4]
I discepoli di Malthus, o per
dir meglio gli esageratori delle sue dottrine, nel proclamare che
il genere umano era spinto da una forza fatale a moltiplicarsi più
rapidamente dei mezzi di sussistenza, non hanno rettamente valutato, sia
le cause che determinar possono un continuo aumento della produzione, sia
il grado d'efficacia cui sono chiamate ad acquistare le forze destinate
dalla Provvidenza a moderare il progresso della popolazione.
In primo luogo la produzione può essere ampliata dal migliore o più
intelligente impiego delle forze fisiche ed intellettuali dell'uomo. Una
brigata di robusti e ben diretti operai ricaveranno dal loro lavoro un ben
altro prodotto, anche senza il sussidio di alcuna macchina, che un egual
numero d'indolenti e mal condotti braccianti.
In virtù soltanto del principio della divisione del lavoro, suscettibile
tuttora di ricevere infinite nuove applicazioni, si sono ottenuti i più
singolari risultati; e siccome coll'aumentarsi della popolazione cresce
altresì la facilità di estendere e perfezionare questa divisione
del lavoro, ne consegue che le società, col diventar più numerose,
acquistano il mezzo di accrescere l'efficacia d'uno dei principali elementi
della produzione, il lavoro.
In secondo luogo i capitali riproduttivi crescono d'ordinario assai più
rapidamente della popolazione. Questa proposizione vien confermata dalla
storia di quasi tutte le nazioni civili. Il capitale, che ora in Europa
ed in America coopera al gran fenomeno della produzione industriale ed agricola,
sta al numero degli abitanti dei due emisferi in una proporzione senza confronto
maggiore di quanto il fosse nei secoli addietro.
Questo più rapido accrescimento del capitale può in parte
compensare le maggiori difficoltà che incontra lo svolgimento dell'industria
agricola. Infatti egli è costante che coll'impiego de' più
cospicui capitali, coll'intraprendere lavori, i di cui risultati si abbiano
più lungamente ad aspettare, si potranno anche, astrazione fatta
da qualunque progresso nelle arti rurali, impiegare alla cultura de' terreni
già produttivi nuove braccia, senza che perciò debba necessariamente
scemare la ragione in cui stava il lavoro alla produzione. In questo caso
il profitto dei capitali diminuirà, ma i mezzi di sussistenza aumenteranno
quanto la popolazione.
Debbesi in ultimo avvertire che i progressi dell'arte agricola operano di
continuo per mantenere l'aumento dei mezzi di sussistenza in relazione coll'aumento
della popolazione. Né è da considerarsi questa causa benefica
come di poco momento, e come destinata ad andare gradatamente scemando d'energia.
Noi portiamo ferma fiducia che il contrario abbia da accadere, e che l'industria
rurale sia suscettibile di indefiniti successivi notevoli miglioramenti.
I fatti relativi alla rivoluzione operatasi nella coltura di molte contrade,
ci dimostrano quanto una scoperta, una modificazione nel sistema degli avvicendamenti,
aumentino la massa dei prodotti che ricavar si possono dalla terra. I progressi
già compiti ci sono arra di nuovi e maggiori progressi. Solo da alcuni
anni si è dato principio allo studio serio delle scienze ausiliari
dell'agronomia; ma questo studio è tuttora nell'infanzia. Dall'applicazione
però della chimica vegetale si sono già ricavati notevoli
vantaggi; ma nulla ancora si è fatto per utilizzate le forze elettriche,
che trovansi sparse con tanta copia nella natura, e che paiono avere sì
larga parte nei fenomeni fisiologici. Chi ardirebbe assegnare un limite
al sussidio che l'agricoltura potrà ottenere da queste forze misteriose?
Dopo la miracolosa invenzione del telegrafo magnetico, è lecito sperare
che la scienza giungerà a scoprire il mezzo di valersene per accrescere
immensamente la potenza produttrice della terra.
Questi riflessi intorno alle cause che influir possono sulla produzione
bastano a stabilire quanto sia erronea l'opinione di coloro che dichiararono
non potersi sperare di vedere, nel procedere dei secoli, i mezzi di sussistenza
crescere con uguale rapidità della popolazione.
Ma quand'anche avessimo esagerata la potenza di queste cause, non perciò
sarebbe assolutamente vera la desolante sentenza degli esageratori di Malthus.
Noi abbiamo già accennato e provato che se un istinto naturale spingeva
la specie umana a moltiplicarsi rapidamente, gli effetti di questo istinto
erano contrastati da ostacoli e forze contrarie in continua operazione.
Queste, come pure già avvertimmo, sono di due specie; forze morali,
che prevengono l'aumento della popolazione; forze, fisiche, che lo distruggono
in parte: ostacoli preventivi, ed ostacoli repressivi.
Tralasciando per ora di occuparci di queste ultime forze destinate a ristabilire
l'equilibrio, fra la popolazione ed i mezzi di sussistenza coll'accrescere
la funesta influenza delle privazioni e della miseria sulla vita dell'uomo,
ci restringeremo ad esaminare se l'azione delle forze preventive non basti
da sé per rendere erronea la fatale sentenza dei meno illuminati
fra i discepoli di Malthus.
La forza preventiva, che si oppone al progresso della popolazione, non consiste
in altro che in quelle abitudini di prudenza, che tendono a rendere i matrimoni
men precoci, a diminuirne il numero, e farli men fecondi. Queste abitudini
esercitano sulle diverse nazioni una ben diversa influenza. Quasi nulla
nelle contrade poco civilizzate, o nei paesi in cui le terre incolte e fertili
abbondano; essa cresce di efficacia nelle antiche società, in proporzione
della diffusione dei lumi e della civiltà. Se si ricerca quale sia
in queste società la principale causa che determina l'energia della
forza preventiva, si troverà che essa dipende quasi interamente dalla
condizione fisica e morale delle classi le più numerose, le classi
faticanti.
Le abitudini di previdenza, gli istinti di prudenza imponendo gravi privazioni,
non si possono né esigere né sperare da individui ridotti
in sì bassa condizione, da non poter temere di vederla peggiorare.
Il bracciante, che non ritrae dal suo lavoro che lo strettissimo necessario
per campare la vita, non vedrà ragione di sorta per privarsi dell'unica
consolazione a cui gli sia dato di partecipare del pari con gli esseri più
favoriti dalla sorte, i piaceri del matrimonio. Non gli darà fastidio
la futura sua prole, giacché ei pensa che, a peggio andare, essa
non sarà più misera ch'esso nol sia. Egli quindi prenderà
moglie tosto che trovi una donna che voglia associare la propria miseria
alla sua, e procreerà quanti più figliuoli potrà.
Non è così per quelle classi della società che dal
loro lavoro o da altre sorgenti di reddito traggono, i mezzi di procacciarsi
oltre lo stretto necessario, anche qualche comodo, una certa agiatezza.
In queste classi le abitudini di previdenza si svolgeranno largamente, la
voce della prudenza eserciterà un non debole impero.
L'uomo che guadagna o può disporre di una massa di prodotti maggiori
di quanto è strettamente necessario alla sua sussistenza, ha un mezzo
certo di migliorare la sua condizione e di innalzarsi nella sfera sociale;
basta per ciò ch'egli si astenga dal consumare tutto il suo reddito,
e ch'egli si procuri col risparmio un piccolo capitale, od aumenti quello
di cui era già possessore.
Ora il desiderio di migliorare la propria condizione, di salire i gradini
dell'ordine sociale, essendo uno dei più potenti istinti del cuore
umano, esso esercita una grande influenza sulle classi che hanno il mezzo
di soddisfarlo. E siccome l'economia ed il risparmio riescono assai più
facili e soventi solo possibili all'operaio scapolo, così esso sarà
ridotto a ritardare l'epoca del suo matrimonio finché sia giunto
ad accumulare un piccolo capitale; e con questi ritardi accadrà spesso
ch'egli lasci sfuggire quel breve periodo della vita, durante il quale possono
realizzarsi, con fondate speranze di successo, que' sogni di domestica felicità
che la massima parte degli uomini concepiscono nella loro gioventù.
Sugli animi i più timidi il timore di peggiorare di condizione, di
perdere il rango sociale acquistato, produce analoghi effetti a quelli sovra
indicati.
Crediamo quindi potere stabilire come verità economica incontrastabile:
"non produrre effetto le abitudini di prudenza se non su coloro che
non sono ridotti allo stretto necessario; e perciò operare l'ostacolo
preventivo con più o meno efficacia nelle varie società, in
ragione della condizione più o meno agiata delle classi più
numerose".
L'analisi dei dati statistici raccolti in tutti i paesi europei, pienamente
conferma questa grande verità.
Se la popolazione indigena di Ginevra è quella sulla quale opera
con maggior energia l'ostacolo preventivo, si è perché essa
è una delle più agiate d'Europa. I capitalisti in essa abbondano,
e gli operai essendo addetti a delle industrie le quali richieggono un lavoro
intelligente, e perciò largamente retribuito, hanno più che
in altri paesi i mezzi e quindi il desiderio di migliorare la propria condizione.
Ai medesimi risultati si giunge analizzando i dati statistici relativi al
movimento della popolazione con tanta cura da alcuni anni raccolti nella
Gran Bretagna. Da questi appare, che le classi della società sulle
quali l'azione dell'ostacolo preventivo è minore, in cui si contano
i matrimoni i più precoci ed i più fecondi, sono appunto quelle
che trovansi ridotte in peggiori condizioni.
Così i matrimoni e le nascite sono, relativamente alla popolazione
totale, più numerosi fra gli operai irlandesi che fra i braccianti
inglesi. Lo stesso si verifica pei tessitori a mano (hand loom weavers),
la di cui industria è di giorno in giorno meno retribuita, in confronto
coi filanti il cotone, che ricevono una mercede tre volte maggiore.
Non v'è dubbio che, oltre l'accennata causa, altre ve ne sono che
influiscono sull'intensità della forza preventiva. E così,
a cagion d'esempio, le varie credenze religiose, le opinioni popolari, la
coltura intellettuale, il modo con cui la proprietà territoriale
è ripartita, alcune istituzioni politiche ed economiche, la coscrizione,
le casse di risparmio, sono altrettante cause che tendono ad aumentare o
diminuire il numero e la fecondità dei matrimoni. Ma ciò nullameno
non crediamo che anche nel loro complesso l'azione di tutte queste forze
sia paragonabile alla sola influenza esercitata dalla condizione economica
delle classi più numerose; epperciò doversi ritenere per vera
la sentenza sovra enunciata.
Ciò stabilito, ne consegue che ogni progresso economico che si estenda
a tutte le classi della società, tende ad accrescere l'efficacia
delle forze morali, dirette a mantenere l'equilibrio tra l'accrescimento
della popolazione e quello dei mezzi di sussistenza.
Certamente, se mentre cresce l'agiatezza delle classi faticanti, le loro
abitudini morali peggiorassero, se scemasse in esse lo spirito d'antiveggenza
e gli istinti di prudenza, in allora l'ostacolo preventivo perderebbe della
sua efficacia, e la condizione delle masse popolari sarebbe tosto ridotta
alle antiche strettezze; così accade pur troppo soventi volte, quando
in uno speciale genere d'industria, in seguito a qualche favorevole circostanza,
i salari sono di recente molto aumentati. Ma quando il progresso economico
si estende a tutte le classi dei salariati, quando ad esso corrisponda un
miglioramento intellettuale e morale, in allora si può con certezza
affermare, non essere da temere un soverchio aumento della popolazione.
A conferma di questa proposizione invocheremo un'ultima volta l'esempio
dell'Inghilterra, ove più che altrove chiaramente si manifestano
le leggi che regolano lo svolgimento economico dell'umanità.
Da cinquant'anni in Inghilterra le condizioni delle classi operanti, considerate
nel loro complesso, hanno migliorato d'assai, come risulta incontrastabilmente
dal notevole accrescimento della vita media. E siccome contemporaneamente
l'educazione popolare ha fatto lenti, ma continui progressi, così
l'efficacia dell'ostacolo preventivo si è fatta maggiore. Di questo
importantissimo miglioramento fanno fede gli annui registri delle nascite
e dei matrimoni, ed i sunti statistici ogni anno pubblicati dai commissari
stabiliti già da quindici anni per sovraintendere alla compilazione
dei registri dello stato civile.
Questi rapidi ragionamenti, all'appoggio dei quali potremmo ancora addurre
un'infinità di fatti non contrastabili, bastano a dimostrare quanto
sia erronea la fatale conclusione che alcuni vogliono trarre dalla teoria
di Malthus, proclamando: essere la popolazione spinta da una forza irresistibile
ad accrescersi più rapidamente dei mezzi di sussistenza.
Ma abbiamo già avvertito che se alcuni scrittori giunsero a questa
desolante conclusione per difetto di sana logica, altri furono condotti
ad accogliere senza esame una massima dalla quale, mercé un equivoco
grammaticale, si dedussero analoghe conseguenze.
Quest'equivoco fu per la prima volta posto in piena luce da uno dei più
acuti economisti moderni, il dottor Whately, arcivescovo di Dublino, colle
seguenti sagaci osservazioni.
Malthus asseverò avere la popolazione una tendenza a moltiplicarsi
più rapidamente dei mezzi di sussistenza. Ora la parola tendenza
può ricevere due diversi significati. Può essere considerata
come indicante una forza, la quale, non incontrando ostacoli, conduca a
un dato risultato. In questo senso si può dire che la terra, od ogni
altro corpo, che si aggira attorno un centro che lo attrae, ha una tendenza
a sfuggire dalla sua orbita per via della tangente; si può dir pure
che l'uomo ha una tendenza a cadere prostrato al suolo, poiché la
forza di gravità, se non venisse contrastata dalle forze muscolari,
non lo lascierebbe rimanere a lungo in piedi.
Ma la parola tendenza può anche significare un fatto probabile in
dipendenza di un certo stato di cose: si dice esservi una tendenza a tale
o tal altro risultato quando questo risultato riesce quasi inevitabile.
E così si può dire avere la terra una tendenza a rimanere
nell'orbita che essa percorre da secoli.
Quindi noi riputiamo assolutamente esatta ed incontrovertibile la sentenza
malthusiana, se la parola tendenza, che in essa si trova, si interpreta
nel primo degli accennati modi; assurda ed erronea, se ad essa si attribuisce
il secondo significato.
La storia dei secoli passati, lo studio delle condizioni economiche della
società presente ci dimostrano del pari che, se vi esiste una forza
potente che spinge l'umanità a crescere in numero, questa viene contrastata
da altre forze, che ne moderano l'efficacia, e fanno sì che in definitiva
la popolazione ha cresciuto e continuerà probabilmente a crescere
meno rapidamente dei mezzi di sussistenza.
Ecco la sentenza finale, alla quale ci conduce la teoria di Malthus, e da
cui si possono dedurre un'infinità di conseguenze pratiche della
massima importanza. Noi saremmo vogliosi di andarle discutendo al cospetto
del pubblico; ma ci toglie il coraggio di farlo il timore di aver già
soverchiamente abusato della pazienza dei nostri lettori, trattando argomenti
prettamente scientifici in un foglio consacrato alla polemica politica ed
alla ricerca delle notizie quotidiane.
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Note
informative
Nel titolo, il testo eventualmente contenuto tra parentesi
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nell'originale ed è stato inserito per comodità. |
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